visioni urbane


Social news per raccontare il territorio?

Giovanni Calia mi ha invitato alla sede di Milano di CurrentTV per una chiacchierata informale con Amanda Zweerink (VP, online community development) e Rod Naber (direttore, online design) sul tema social news e sulla possibile convergenza tra televisione e web sul tema. Quelli di Current hanno un po’ di idee carine e stanno molto attenti a siti come Digg e Reddit.

Bello, ma io cosa c’entro? Mi rispondono che loro stanno cercando di ampliare la loro rete di contatti con università, ricercatori e pubbliche amministrazioni, cercando spazi per eventuali collaborazioni. Beh, io uno spazio lo vedrei anche: perché non usate i video per raccontare le comunità locali, le persone che si adoperano per farle crescere e trovare loro un sentiero di sviluppo? Si può sostenere che raccontare queste storie sia uno strumento di sviluppo locale oltre che di coesione (lo diceva anche Bruce Sterling a un incontro di Visioni Urbane); quindi non è affatto impossibile che voi possiate fare un progetto e cercare per esso finanziamenti. Anzi, io come Kublai sarei molto lieto che voi lo faceste, e vi darei anche una mano se posso.

Ma naturalmente questo è un altro mestiere rispetto alla conquista del mondo dei media che Al Gore ha in mente per Current. Amanda e Rod mi sono sembrati assai poco convinti, mentre Giovanni - che è meridionale - era ovviamente più coinvolto. Vedremo, ma ho qualche dubbio sul fatto che aziende così scendano direttamente nell’arena della trasformazione locale. E’ possibile, però, che accettino di fiancheggiare qualcun altro che lo fa, a patto che sia questo qualcun altro a tirare. Emanuele Dal Carlo, per esempio, mi diceva che la CEO di Ning verrà presto in Italia per discutere di un possibile progetto comune di 40xVenezia. Spero che ci racconterà presto gli sviluppi di questo incontro. Certo, sarebbe bello se pezzi del miglior hi-tech della Silicon Valley si lasciassero coinvolgere nella costruzione dello sviluppo locale in Italia!

Visioni Urbane: tempo di bilanci

Con l’incontro del 5 maggio si conclude il progetto Visioni Urbane, e si conclude - credo - con un successo. Sono reduce dalla scrittura di un paper (che presenterò a eChallenges 2008, in un workshop sui “Living Labs e sviluppo locale” proposto da Jesse Marsh); per scriverlo ho dovuto pensare molto a VU. La mia conclusione - provvisoria, ci mancherebbe - è che l’ethos orientato alla meritocrazia e allo spirito di servizio (”qui non si distribuiscono soldi, si progetta il bene comune”), combinato con un ambiente informativo molto trasparente, in cui la comunicazione era sempre molti-a-molti, è riuscito a modificare in modo sostanziale la percezione reciproca di ente Regione e scena creativa. Purtroppo, però, la magia di VU funziona solo su chi ha condiviso quell’esperienza: il più grande limite del progetto - scrivo in quel paper - sta nel fatto che non è riuscito a convincere gli altri settori della Regione che i creativi lucani sono una risorsa vera. Però non è detta l’ultima: il gruppo ha elaborato un documento che traccia la rotta per usare nel miglior modo possibile le risorse per gli spazi laboratorio (che non sono neanche pochissime, 4.3 milioni di euro), e in quel documento prevediamo una conferenza strategica annuale sulla cultura in Basilicata. Grazie all’adozione di un modello di governance abbastanza sofisticato, dovremmo riuscire a dare una voce autorevole alla community creativa nel dibattito sulle politiche in Regione (tenete presente che il presidente della Regione l’ha condiviso e fatto proprio). Speriamo! Sono proprio curioso di vedere come va a finire.

Nel frattempo i ragazzi e le ragazze di Agoraut hanno raccontato l’incontro conclusivo di Visioni Urbane in un bellissimo video. questo qui:

 

Maggio 14, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      1 comment | show

Il sud è pessimista (ma non se lo può permettere)

Ieri ero a Potenza per l’ultima riunione del progetto Visioni Urbane. Sala piena, begli interventi carichi di futuro del mio amico Paolo Verri – attuale direttore di Italia150 – e di Miki Espuma della Fura dels Baus. Dopo mesi e mesi di lavoro, presentiamo un risultato, un risultato vero: il documento sugli spazi creativi della Basilicata, che indica le linee lungo le quali verranno spesi i 4,3 milioni di euro stanziati allo scopo dalla Regione. Il documento è stato scritto con il contributo decisivo della community creativa lucana, e contiene novità importanti gli spazi in rete, un modello di governance che coinvolge un consiglio di saggi di alto profilo che “costringa” creativi e Regione a ragionare in modo strategico, l’evoluzione del blog di VU in un social network che consenta ai creativi di pensare insieme con il minimo sforzo, risorse consistenti per progetti pilota su prodotti culturali innovativi da collocare negli spazi, un gruppo regionale a fare camminare il tutto. Il presidente della Regione è venuto a dire di persona “Mi convince, lo facciamo”. Vittoria! Champagne!

O no? Dalla discussione è emerso che alcuni erano evidentemente scontenti. Perché? Perché manca ancora l’indicazione puntuale degli spazi, su cui interverranno criteri politici immaginati come biechi e opportunisti. Perché non è stata presa una decisione finale sul modello di gestione. Perché la Regione non programma le sue risorse a inizio anno. Perché non usa il suo peso istituzionale per trascinare i grandi sponsor sostenere le attività culturali. Perché…

Alcune di queste osservazioni mi sembravano giuste, altre sbagliatissime. Alcune erano pertinenti e in qualche modo “sotto il controllo” del gruppo di progetto di VU, altre ne erano completamente al di fuori (la programmazione della spesa culturale non è in capo alla presidenza). Non mi stupisce che a questo gruppo si rivolgano lamentele che riguardano altri settori della Regione: in realtà credo che sia un segnale di successo (abbiamo creato un canale di comunicazione che funziona talmente bene che la gente tende a farci passare tutti i suoi problemi). Quello che invece mi fa impressione è la fatica che si fa qui a a leggere un segnale positivo per quello che è: un passo, magari piccolo, nella direzione giusta. Se non risolvi tutti i problemi, sembravano dirmi i più scettici tra i creativi lucani, non hai risolto niente.

Con tutto il rispetto, non sono d’accordo con questa posizione. Credo che la Basilicata sia un posto un pochino migliore dopo VU di quanto lo fosse prima. Credo che non sia giusto aspettarsi che VU risolva i secolari problemi di rapporti tra i cittadini del sud e la loro pubblica amministrazione. Credo che il gruppo di progetto si meriti una pacca sulle spalle – e io sono stato attento a esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per tutti, i colleghi del DPS, quelli della Regione, la community creativa. Credo che sia importante celebrare insieme le vittorie, anche piccole – e quella di ieri tanto piccola non era.

Senza questo è difficile avere il senso che si sta progredendo, e quindi rimotivarsi a giocarsela, insistere, provare a costruire il cambiamento. Proprio per i problemi che devono affrontare, i meridionali meno di altri possono permettersi di piangersi addosso: il piagnisteo demotiva le persone, fa scappare il capitale umano e quindi alimenta il sottosviluppo. Ma è così difficile essere contenti per una cosa che è andata bene?
[Illustrazione di Silvio Giordano - grazie!]

Maggio 6, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      11 comments | show

Spazi creativi a sud

Una segnalazione dall’ottimo Tito Bianchi, economista in forza all’UVAL: sembra che negli ultimi tempi diverse amministrazioni del mezzogiorno si stiano interessando al tema degli spazi per la creatività. In Basilicata c’è il progetto Visioni Urbane, di cui ho parlato già molto perché sono coinvolto in prima persona come consulente del DPS; a Catanzaro un progetto Formez ispirato da Mimmo Cersosimo e condotto da un gruppo di suoi allievi sta affrontando lo stesso argomento (in realtà vorrebbero coinvolgere anche me, ci siamo incontrati la settimana scorsa per cominciare a parlarne); infine, sono in movimento le varie gemmazioni del progetto pugliese Bollenti Spiriti (ne ha scritto Marco qui), come questa. Questa attenzione mi fa piacere, ma non mi stupisce: gli spazi alla fine sono edifici, roba solida, che si tocca con mano e che porta consenso. La scommessa vera è farli vivere, e per questo temo proprio che ai creativi che rivendicano spazi da gestire serva una qualche nozione che esistono mercati dei prodotti culturali e che bisogna cercarli e svilupparli. Mica facile. Con il gruppo di Visioni Urbane stiamo ragionando su queste cose proprio in questo periodo, vi terrò informati.

Raccontare lo sviluppo: slide e foto

All’incontro della settimana scorsa di Visioni Urbane ho avuto uno strano mandato: io, uno straniero, avevo il compito di raccontare la scena creativa della Basilicata a Bruce Sterling, il nostro guru preferito. Questo è successo perché i creativi lucani non se la sono sentita di raccontarsi da soli, e hanno preferito un punto di vista esterno. Io avevo la relazione presentata a ottobre alla prima riunione fisica della scena, che era stata condivisa più o meno da tutti. L’ho un po’ arricchita e tradotta in inglese e il gioco era fatto. O no?

In realtà no. Sentivo che dalle mie slides mancava informazione, mancava la specificità della scena lucana. Andava bene per raccontare la scena ai lucani stessi, che hanno in testa i luoghi, le persone, le facce, i suoni: ma non per raccontarla a Sterling, che arriva da Austin e queste cose non conosce affatto. Allora ho chiesto ai creativi di mandarmi 3-4 foto ciascuno, scelte con l’unico criterio di volersi fare rappresentare da esse. Poi le ho inserite FRA le slides di contenuto: lista di punti importanti - foto - grafico - foto e così via. Volutamente, non ho inserito didascalie: volevo dare un’impressione estetica generale della creatività in Basilicata, un punto di vista sulla scena e non sulle singole iniziative. Mi sembra che questo trucco abbia arricchito la presentazione: certamente ho ricevuto parecchi complimenti da parte dei lucani stessi. Ecco le slides in questione:

Dicembre 17, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      2 comments | show

Neve a Matera e Sterling

Sono le 9. Lascio Matera sotto una furiosa nevicata, che sta trasformando la zona in un paesaggio degno del Dottor Zivago. Mi sembra un buon momento per riflettere: sono reduce da tre giorni di lavoro full immersion su Visioni Urbane, e ancora non ho avuto il tempo di tentarne una valutazione.

Il workshop su tecnologie per la creatività di ieri l’altro con Bruce Sterling è andato certamente molto bene. Grande partecipazione, clima eccellente, e warmup mattutino con il potentino Giuseppe Granieri (qui le sue slide), che mi piace davvero molto e il cui pensiero sto cercando di capire meglio. Ha provato a preparare per le profezie di Bruce una platea il cui grado di confidenza tecnologica è molto vario, riuscendo ad essere chiaro e efficace. La sua relazione era fatta con molto, moltissimo Chris Anderson, un po’ di comuni radici lucane, un richiamo ad alcuni concetti chiave del suo libro e qualche accenno al pensiero di Sterling stesso.

Quanto a Bruce, ha fatto la sua parte molto bene, “spiazzando” più volte il nostro pensiero (anche se, diciamocelo pure, non aveva studiato gran che, e si è limitato a riciclare le cose che si era preparato per un convegno di cui è relatore oggi, a Matera. Infatti io, nella mia relazione, gli ho parlato sempre di Basilicata, e lui ha continuato a parlare soltanto di Matera. Nota a margine: se vuoi un esperto che entri davvero nel tuo problema, non scegliertelo così grande e famoso da essere portato a snobbarti. In questo caso noi non volevamo un consulente ma un visionario, e quindi va bene così). I commenti che stanno affluendo al blog di VU sono una testimonianza di quanto l’impostazione aperta e orientata ai valori della conoscenza del progetto sia stata compresa e condivisa dalla nascente community di creativi lucani.

Tutto bene, quindi? Naturalmente no. Il problema, come sempre, sono i tempi. La community creativa di VU sta strutturandosi, e credo che riuscirei a portarla a fare una vera progettazione di spazi per la creatività, ciascuno con un modello di gestione, un business plan, un’estetica e tutto. Il problema è che ci vorrebbe almeno un anno, mentre la Regione è vincolata ad avviare i cantieri per la ristrutturazione degli spazi entro la fine del 2008, il che significa decidere al massimo a marzo.

Sono in viaggio e non posso accedere alla mia biblioteca (altra nota a margine: col cavolo che è tutto online, e comunque sono sullo shuttle che mi porta all’aeroporto di Bari), ma mi viene in mente un bellissimo libro di Luigi Bobbio sulla decisione pubblica, La democrazia non abita a Gordio. L’autore, pur consigliando ai decisori pubblici di adottare un approccio molto aperto a tutti gli stakeholders, osserva che questo modello decisionale ha tempi molto lunghi, perché in genere non si tratta solo di negoziare una soluzione tra interessi diversi, ma proprio di esplorare lo spazio delle alternative, ricostruendone una mappa. Più sono i soggetti coinvolti, più alternative emergeranno, complicando il processo. D’altra parte è proprio in questo spazio che possono emergere le soluzioni brillanti e innovative che poi proteggono i progetti da veti e blocchi nella fase di realizzazione.

Il caso di VU è un po’ strano, perché ci stiamo costruendo uno spazio di interazione molto adatto alla progettazione partecipata: interessi potenzialmente convergenti, punti di riferimento culturali comuni (come le parole di Bruce ieri), alcuni valori fondanti e condivisi con chi partecipa, una conoscenza molto puntuale dello stato della creatività in questo territorio. La cosa che ci manca per fare un lavoro strepitoso è il tempo! Certo, una decisione presa a marzo potendo accedere alla community di VU sarà sempre più informata di quella che avremmo presa in sua assenza, ma il potenziale partecipativo di questo processo è ancora una frazione di ciò che potrebbe essere. Staremo a vedere…

(il video è di Clarita)

Dicembre 14, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      2 comments | show

Investire in conoscenza per spendere meglio le risorse pubbliche

Eccomi di nuovo in Basilicata per lavorare a Visioni Urbane. Questa mattina abbiamo fatto un vertice DPS-Regione per ragionare sulle procedure amministrative per ristrutturare gli spazi creativi; il clima è buono, mi sembra che non ci saranno grossi intoppi né sugli obiettivi né sugli strumenti. Mi ha colpito una cosa che Lorenzo (Canova) ha detto ieri sera e poi ha ribadito in riunione, e cioè che per spendere bene il denaro pubblico devi investire molto in conoscenza. Nel caso di VU, gli spazi laboratorio creativi contano su 4,3 Meuro, e secondo Lorenzo sarebbe ragionevole spacchettarne 3-400K da destinare a assi di intervento immateriali, con titoli come “conoscenza” o “internazionalizzazione”. Del resto è del tutto ragionevole: il risultato di questa azione sarà l’apertura, in Basilicata, di 2-4 centri culturali nuovi, e investire in competenze gestionali, relazioni e visione del mondo è probabilmente il modo più efficace per fare sì che questi centri possano funzionare bene, che ci sia gente che sa come utilizzarli. Ho scritto una cosa simile nella ricerca sulle politiche di sostegno alle creative industries nel Regno Unito ma, per qualche ragione, ascoltare Lorenzo che propone di creare interi assi di intervento, spostando risorse dai cantieri edili alla conoscenza, mi fa un grande effetto!

Oggi pomeriggio riunione di redazione del blog di VU con Rossella e le Charlie’s Angels. Domani abbiamo un incontro con i creativi, e anche questo è molto gettonato: ci troviamo in Regione, e siamo già in overbooking…

Novembre 20, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      comment

Velocità o coordinamento? Scelte difficili per Visioni Urbane

Ieri ero a Roma per una megariunione con lo stato maggiore di Visioni Urbane. E’ stato molto utile e interessante, anche perché Lorenzo Canova – che, per semplificare, potrei definire il “capo” del gruppo di Sensi Contemporanei, e quindi di Visioni Urbane – e il suo braccio destro e mio coautore Tommaso Fabbri erano entrambi in grande forma. Siccome si tratta di persone (molto) intelligenti e con riferimenti teorici molto ricchi e diversi dai miei, quando sono in forma c’è da divertirsi!

Tra l’altro, abbiamo parlato di una cosa che ha implicazioni metodologiche molto interessanti. Il succo è questo: l’incontro con i creativi lucani fatto il 17 ottobre, per altri versi molto positivo, ha lasciato un po’ di confusione circa quello che, nel merito, il progetto propone ai creativi stessi. In un processo condotto con strumenti tradizionali, la cosa si sarebbe parcheggiata lì in attesa di chiarimenti: ma Visioni Urbane comunica con i suoi interlocutori attraverso un blog, e il blog è bidirezionale. Quindi molte persone hanno fatto domande abbastanza puntuali attraverso commenti lasciati sul blog. Chi può partecipare al progetto? Per fare cosa? I gruppi di lavoro corrisponderanno ai quattro approfondimenti proposti? Se no, su che cosa lavoreranno? E così via.

Nel frattempo il gruppo di VU aveva deciso di riunirsi, appunto, ieri – cioè il 9 novembre – per fare un punto generale sull’incontro del 17. La riflessione collettiva sui punti proposti dai commenti sul blog, quindi, era rinviata alla riunione. Questo mi preoccupava: l’incontro del 17 aveva generato un’ondata di entusiasmo e partecipazione che, in assenza di nostre iniziative in tempi rapidi, rischiava di riassorbirsi (questo si vede anche dalla diminuzione delle visite al blog e dei commenti a partire dell’ultima settimana di ottobre). Mi sono quindi assunto la responsabilità di scrivere una pagina di FAQ sul progetto, specificando che si trattava di una versione beta, cioè della mia posizione, che andava verificata con il gruppo.

Ebbene, l’obiezione di Tommy a questa iniziativa è stata: hai fatto male, perché alcune delle cose che hai scritto, a valle della riunione, andranno corrette. Come gruppo VU dobbiamo spendere energie per correggere un’informazione inesatta, e questo ci aumenta i costi di coordinamento. Meglio aspettare la riunione (anzi, il dopo riunione: due pagine di verbale prodotte da Alfredo e fatte circolare). Con la stessa logica, mi aveva chiesto di non pubblicare sul blog la mia relazione intermedia sul progetto, che pure era pronta il 21-22 ottobre, prima che circolasse un verbale condiviso di riunione.

Naturalmente Tommy ha ragione, aggiustare il tiro ex post è un aumento dei costi di coordinamento. Le mie argomentazioni a favore dell’esporsi comunque, rischiando una smentita, sono queste:

  • Entropia sociale. Ogni settimana che fai passare cala l’entusiasmo, e cresce la tentazione di rileggere il passato in termini dell’ennesima falsa partenza: “Questi sono venuti, hanno fatto tanti bei discorsi, poi sono tornati a Roma, il blog è fermo e chi s’è visto s’è visto.”
  • Modalità della comunicazione in rete. Nella comunicazione tradizionale ti proponi come uno fighissimo, che ha tutte le risposte: in quella in rete apri una finestra sui problemi, i dubbi, le sfighe. Questo, paradossalmente, risulta vincente, perché genera credibilità (ne ha scritto Clive Thompson su Wired). In questo senso scrivere delle FAQ provvisorie e poi correggerle è un elemento perfettamente accettabile della comunicazione.
  • Educazione alla complessità. Vedendo questi nostri processi interni, la community – o almeno la sua parte più avvertita – dovrebbe capire che questi sono molto complessi, e che noi non abbiamo superpoteri o bacchette magiche. E, di conseguenza, responsabilizzarsi.
  • Struttura di deleghe. I costi di coordinamento implicati dal cambiamento delle FAQ – e, simmetricamente, quelli implicati dal non dare risposta alle domande espresse dai creativi - non si scaricano su tutto il gruppo di progetto, il quale in fondo fa la sua riunione e prende le sue decisioni esattamente come se la FAQ non fossero mai state scritte. Si scaricano, invece, sul pezzo di progetto che gestisce la community. Quindi sembra appropriato che sia questo pezzo a decidere se preferisce accollarsi i costi di coordinamento o quelli di rivitalizzazione di una community “ammosciata” dai tempi lunghi .
  • Sperimentazione metodologica (questa è una meta-argomentazione che si innesta su quelle precedenti). Il progetto VU ha anche un senso di sperimentazione di metodi nuovi. Questo, in una situazione in cui dobbiamo scegliere tra strade con vantaggi e svantaggi diversi, dovrebbe spingere nella direzione della scelta della meno sperimentata tra le alternative disponibili.

Secondo me, in realtà, questo post dovrebbe stare sul blog di VU, non su quello di The Hub, sarebbe interessante chiedere ai creativi lucani con cui lavoriamo se loro preferiscono che noi ci prendiamo il nostro tempo e poi gli “diamo la linea” o se invece si trovano meglio con un flusso di informazioni più ricco ma meno organizzato, in cui ricostruire anche la discussione interna al gruppo, le posizioni relative di DPS e Regione ecc. Ma questo significa aprire al territorio la discussione di metodo, e vorrei che Lorenzo e Tommy ne fossero convinti!

Spazi per la creatività

Ieri mi ha telefonato Carlotta Mismetti Capua, giornalista dell’Espresso. Sta preparando un articolo sugli spazi creativi e ha sentito parlare del nostro lavoro. Buon segno?

Digerito l’incontro del 17 ottobre, il progetto Visioni Urbane è pronto a muovere un altro passo. Stiamo lavorando a quattro giornate di approfondimento tra i creativi lucani e quattro esperti di prestigio assoluto (il primo nome che circola è quello di Bruce Sterling) su quattro temi che attraversano la gestione di spazi per la cultura creatività, e cioè
- modelli di gestione di spazi per la cultura
- tecnologie per la creatività
- comunicare i prodotti culturali
- cultura e territorio
Nel frattempo abbiamo commissionato a Filippo Tantillo il video qui sotto, che dà l’idea della scena con cui stiamo lavorando.

Novembre 2, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , , ,      comment

Non c’è dubbio: il blog funziona

Ieri l’altro abbiamo tenuto a Potenza l’incontro dei creativi lucani per il progetto Visioni Urbane. Il progetto sta andando bene, mi pare, e ne parlerò ancora molto sia qui che altrove. Quello che mi interessa segnalare qui è che il blog come strumento per gestire progetti di sviluppo locale ha decisamente “sfondato” nel caso di VU.

1. Il blog è un diario del progetto aggiornato in tempo reale. Questo è molto utile al gruppo che lavora a VU, e che comprende una quindicina di persone sparse tra Potenza, Matera, Roma, Milano e Modena. Le riunioni del gruppo sono rade e costose, sia in termini di tempo che in termini di costi, ma tutti leggono il blog tutti i giorni. Questo fa circolare le informazioni più rapidamente e agevola la costruzione di un sentire comune.

2.
Il nostro lavoro quotidiano fa audience per i creativi della Basilicata, che evidentemente si interessano di chi si interessa di loro. Il blog è andato online a metà settembre, senza che noi facessimo nessuna comunicazione a nessuno, e già faceva 300 visitatori e 600-1000 page views alla settimana. Lunedì 12 abbiamo mandato 50 mail ad altrettante associazioni culturali della Basilicata: con quella mail lanciavamo un incontro Ministero-Regione-scena creativa lucana (quello del 17 appunto) e aggiungevamo che avevamo messo in piedi un blog anche per comunicare con loro. I visitatori sono immediatamente raddoppiati, le page views triplicate.

La settimana 42 è ancora in corso, mi sembra prevedibile un altro record. :-)

3. Il blog permette la partecipazione in modo più continuo che non il vecchio sistema dell’organizzazione di incontri pubblici. Si legge, si clicca su “aggiungi un commento” e si dice la propria, in qualunque momento. L’incontro fisico è stato molto partecipato (oltre 60 iscritti, sala piena, forte partecipazione anche dei dirigenti regionali); ma il blog ha tirato su già 149 commenti. Solo ai post di e su ieri l’altro ne sono arrivati 36; inoltre altri cinque bloggers lucani presenti all’iniziativa hanno postato su di essa (e questo è il sesto post!)

4. Gli italiani (o almeno quelli che hanno a che fare con la creatività) sono tecnologicamente più raffinati di quanto si pensi. Nonostante avessimo specificato che qualunque metodo, dal piccione viaggiatore in su, fosse buono per iscriversi al nostro incontro, quasi tutti hanno scelto una strada quasi da Barcamp: lasciare un commento a un post intitolato “chi viene”.

5. Il blog permette anche una partecipazione più “raffinata” aprendo di fatto agli utenti anche il dibattito metodologico. Giancarlo, dopo avermi chiesto di rendere disponibili le slides del mio intervento, fa una proposta per condurre la discussione:

Il mio consiglio è di studiare una soluzione che consenta di inserire vari ticket (esempio: criteri di partecipazione ai gruppi, modalità di costituzione degli stessi, proposte per i contenuti, idee per i contenuti, critiche sulla modalità, etc.) dove si discuta in maniera mirata di ciascun aspetto, in modo da non disperdersi ed arrivare già pronti al prossimo appuntamento. Quello che sta succedendo qui con le sensazioni sull’ “incontro di ottobre”, insomma, ma che si allarghi ad altri punti di interesse.

6. Il blog “apre” il processo di VU. Ci trovi le idee e le decisioni prese, ma anche i dubbi e le contraddizioni. Se nella comunicazione attraverso i mass media tu che comunichi sei il più figo e hai tutte le risposte, nella comunicazione in internet le debolezze vengono condivise e affrontate insieme dalla community. Questo finisce per avere l’effetto positivo che il consumatore (o l’utente della policy) vede ridotto il suo svantaggio informativo, e capisce che tu non stai tentando di fregarlo. Finisce per percepirti non come l’onnipotente Ministero dello Sviluppo, ma come un attore tra tanti, che può portare un po’ di razionalità ma non lo scarica dalla responsabilità di affrontare i problemi. E questa è una percezione corretta. Scrive SirDrake:

Anche la scelta di raccontare tutto in tempo reale sul blog, sarà garanzia di trasparenza. Il percorso sarà tracciato, passo dopo passo, da tutti i partecipanti e nessuno alla fine potrà decidere qualcosa di diverso.

7. Infine, il blog facilita l’interazione peer-to-peer tra i destinatari della policy e non solo tra di essi e il policy maker, in questo caso il progetto Visioni Urbane. Commentando l’incontro Antonello scrive:

Lancio subito un’idea.
Vorrei girare un documentario con i mezzi della Noeltan Film e il Potenza Film Festival su quanto stiamo mettendo in piedi. Qualcuno è disposto a darmi una mano sia creativa che di piattaforma? Noi abbiamo uno spazio da tempo su youtube (date un’occhiata a http://www.youtube.com/noeltanfilm), che potrebbe essere una delle piattaforme, ma lancio un appello a tutti i bloggers frank scaringi, lucaniasocial e quanti possano partecipare a costruire un “documento” importante: giancarlino riviezzi e la sua mitica crew di informatici, alberto, filippo (il ragazzo che ci ha intervistati tutti),vito epifania e tutti quelli che ancora non conosco.

Insomma, il battesimo del fuoco del blog come strumento dei progetti di sviluppo locale mi sembra andato molto bene. User generated policy? Vedremo…

Ottobre 19, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , ,      comment

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