creativi


Un concorso di idee creative per lo sviluppo

In questo post osservavo che l’idea di innovazione che permea di sé le politiche pubbliche europee tende a coincidere con l’innovazione tecnologica fatta dalle imprese, e viceversa a trascurare quella proposta da gente al di fuori del mondo corporate. Società civile, mondo delle arti e della creatività (come i miei “ingegneri sovversivi”) sono sostanzialmente ignorati nel dibattito sulla policy.

Da Kublai lanciamo un piccolissimo contributo ad una maggiore diversità dell’ecosistema di innovazione, indicendo un premio per la migliore idea creativa di sviluppo. Tutti, ma proprio tutti i creativi che hanno un’idea passibile di contribuire allo sviluppo del proprio territorio (o del proprio pianeta per quelli che pensano in grande)sono invitati a partecipare. Si vince un po’ di denaro da spendere sul progetto, ma soprattutto un convinto endorsement istituzionale del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dello sviluppo economico. Fatevi sotto. Yes we can.:) Informazioni qui.

Policy is conversation

The Visioni Urbane project – just now entering a new phase – taught me a lot. Our problem, in a nutshell, was this: a legacy decision bound the Basilicata regional administration to spend €4.3 million to build “creative workspaces”. These funds were to be “one shot” and earmarked for capital expenditure: we were to spend them in bricks-and-mortar at the beginning of the process, and then there would be no more. There were no ongoing resources for activities to take place therein. How to prevent creative workspaces closing doors immediately after their launch?

The answer could only be “by turning to the market”. The workspaces would become a platform for Basilicata creatives to invent, produce and bring to cultural market, products, products that could attract paying customers. Fine. But what products? Film? Music? And which kinds of film and music? Who would be their customers? How to produce them? Through which channels to distribute them? It was crystal clear that the small advisory group put together by the central government and the regional administration had no chance of solving the puzzle on its own. The only way of doing it was to mobilize the fine-grained knowledge embedded in the Basilicata creatives themselves.

The issue was not to “do research” to extract this knowledge form local creatives. Culture in Basilicata is predominantly financed by the public sector, a common situation in Italy. The market coincides with the local politician who greenlights the project. Local creative people, therefore, have almost no experience of markets: they actually tend to be scared of them. We needed a process that would produce at the same time the awareness of both the problem (public sector funding of cultural activities is scarce and unreliable) and the possible solutions (thinking up cultural products that are “hot”, that “people want”). Perception of the problem without its solutions would produce a defensive reaction, whereas we needed creatives to be optimistic and adventurous enough to innovate.

To get creatives fully involved we needed to treat them as equals, as a subject – as opposed to the target – of policy. So we structured Visioni Urbane as a conversation, much in the Cluetrain Manifesto spirit. And a solution – quite sophisticated, hand-on and utterly unconceivable at the beginning of the process – emerged. I tell the tale in a short essay, Policy as conversation,, to be presented at eChallenges 2008, in Stockholm, on October 24th. You can get it here.

Facce nuove per lo sviluppo

In questo periodo passo molto tempo su Kublai. E’ davvero un esperimento affascinante: un ambiente multicanale di creativi, che usa un blog, un social network, un isola su Second Life e perfino incontri fisici per produrre progetti di sviluppo del territorio. E’ presto per le conclusioni, ma il mio gruppo ed io stiamo cominciando a costruire qualche ipotesi. Per ora sono sbalordito dalla qualità delle persone che scelgono di iscriversi al nostro social network ai suoi primi vagiti (150 membri, due mesi di vita): solo nell’ultima settimana si sono iscritti una giornalista, esponente di 40xVenezia, che vuole fondare un quotidiano online; la mediateca di Matera; il portavoce di Recidivi, la rete dei festival di cinema della Puglia e della Basilicata; il direttore del Festival del copyleft di Arezzo; il fondatore di booKerang, startup che si occupa di libri e di lettori; una donna che ha appena brevettato un nuovo design per tegole fotovoltaiche; uno dei progettisti di Blogitalia.

I kublaiani sono la ragione principale per cui partecipo così volentieri a questo progetto. Hanno idee, energia per portarle avanti, integrità per non arrendersi alle difficoltà. Con frequentatori di questo tipo non mi stupisce affatto che Kublai stia diventando un terreno su cui i creativi fanno alleanze, coinvolgono altri, esplorano gli spazi di azione comune. E’ un processo che si vede benissimo (ne ha scritto Marco) e che trovo… emozionante.

Non credo di sbagliare di molto se dico che queste sono tutte facce nuove sulla scena dello sviluppo locale: persone che i policy makers del nostro paese non conoscono, non capiscono, non riescono a motivare. Mi viene in mente una riflessione che facevamo con Alberto al Pangea Day: noi creativi siamo pochi e dispersi, ma adesso siamo collegati e possiamo fare la differenza.

Kublaiani

July 11, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , ,      comment

   


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