Wikicrazia

Why write a book?

The Internet is revolutionizing public policy, as well as all the rest. A web 2.0 wind is blowing on public authorities, bringing in sharing, collaboration, radical transparency and hacker ethics through any window left open. I believe that this is a great chance to deeply rethink the way citizes concern themselves with public policies, making it more informed, effective and even fun.

To share my thinking and my experience thereabout, I decided to write a book. Titled Wikicrazia, it will be released on September 15th by the Italian publisher Navarra Editore. It aims to be a frontier work (certainly I put the best of my knowledge into it) while staying simple and hopefully enjoyable if, like me, you are the kind of person who enjoys learning new stuff. I worked on it for a year, and now I have a finished draft. That’s where you come in.

Are you up for doing something together?

I could just go out and press it, but we decided to something different instead: this is is a book on Internet-mediated collaboration, and it makes sense to invite this kind of collaboration to make the book itself better. So I would ask you, if you have a little time to spare and you are intrigued, to help me write the second version, the one that will be printed. You’ll get my lasting gratitude and credit for your contribution, probably through a credits page. We don’t know exactly what will come out of this attempt, so I cannot be more precise, but I do promise to give credit where credit is due. Here is a (still growing) list of people I have been exchanging ideas with towards this work. Please take note: by commenting on this blog, you authorize me to use your comments to improve my book! If you care about the legals, I put them here.

How does it work?

I decided to use the simplest possible tool: this blog (why?). Each of the twelve chapters is encoded as a page. Pick one (you can start here, where each chapter is summarized in one sentence), read it and use the comment box to provide your input. For those who don’t read Italian: I regret that I can’t offer a translation! You are still more than welcome to take part: if you can make do with reading a software-translated version, you can just comment in English, and I’ll reply in the same language.

The contributions I am looking for are mainly:

  • debugging: spot errors or omissions in my analysis
  • fact checking: the book is full of examples you might know. Spot errors and omissions in my versions of the facts
  • storytelling: if you know other stories making the same point, tell me about them
  • visualization: I’m useless at it. If reading brings to your mind a cool infographic, send it on, it’ll be a great contribution! Warning: the printed book will be black&white, though you are welcome to use color for the web.

I recommend you to use the comments box because this allows everyone to read what you think and react to it. The more many-to-many our interaction, the more fruitful it will be. But if you want to, you can also write to me: (alberto[at]cottica[dot]net) or call me on Skype (alberto[dot]cottica).

This collaborative phase will end on June 30th 2010. Starting July, my editor and I will write the final version, acknowledging everyone’s contributions. The responsibility of any remaining errors, as always, will be mine alone.

12 Responses

  1. 1 E ora, un libro (with a little help from my friends) » Contrordine compagni:

    [...] Wikicrazia Il libro in uno sguardo [...]

  2. 2 Wikicrazia | 1right:

    [...] Alberto Cottica ha scritto un libro e chiede la collaborazione dei lettori per migliorarlo prima della stampa. [...]

  3. 3 Wikicrazia: arriva la mappazza » Contrordine compagni:

    [...] Wikicrazia Il libro in uno sguardo [...]

  4. 4 Tweets that mention Wikicrazia » Contrordine compagni -- Topsy.com:

    [...] This post was mentioned on Twitter by Fabio Curzi, Spot.Us Italia. Spot.Us Italia said: Wikicrazia, il prossimo libro di Alberto Cottica sulle politiche pubbliche ai tempi della Rete,ha bisogno di voi!http://tinyurl.com/2wqja5q [...]

  5. 5 Cosa ti interesserebbe leggere su di un ebook o un libro? | Dario Salvelli's Blog:

    [...] segnalare Wikicrazia, il libro collaborativo che ha pubblicato e sta scrivendo online il buon Alberto Cottica di [...]

  6. 6 La carica dei wikicratici » Contrordine compagni:

    [...] Wikicrazia Il libro in uno sguardo [...]

  7. 7 Visioni Urbane in un libro: sarà vera gloria?:

    [...] nel libro come gli autori di quelle modifiche e integrazioni. Vi va di partecipare? Si parte da qui. Pubblicato in Idee [...]

  8. 8 lorenzo marangoni:

    Ciao sono un 40x venezia ma ti consiglio anche di considerare il ning venessia.com che è nato prima e ha una vena più popolare e meno radical chic di 40xvenezia che pur essendo stati un bel progetto ora stagnano in una fase di attorcigliamento su se stessi. In questo momento venessia.com è più interessante sia come interventi che come modalità di interazione che portano molto di più al contatto con le persone con incontri ed iniziative…perdici un po di tempo che ne vale la pena.

    Ah a proposito francamente penso che il fenomeno social network sia in fase di stanchissima…tante parole e poca azione

    [Reply]

  9. 9 Arduino: riprendere la tecnologia nelle nostre mani « sotto gli occhi di tutti:

    [...] nostre mani Alberto Cottica è proprio un genio. Lasciamo perdere il fatto che sta scrivendo un libro sulle politiche pubbliche ed il web e l’ha messo a disposizione sul web per commenti due mesi prima della pubblicazione.  Adesso [...]

  10. 10 Giuseppe Paruolo:

    Caro Alberto, so di essere fuori tempo massimo per inviarti un commento su Wikicrazia, ma per vari motivi solo oggi ho dato un’occhiata al testo sul tuo blog nonostante un amico comune me lo avesse segnalato parecchie settimane fa. Non resisto alla tentazione di mandarti qualche commento telegrafico, tu fanne quel che credi.

    1 – Dall’introduzione sembra che l’approccio wiki possa essere una risposta ad una difficoltà strutturale (direi quasi intrinseca) del fare politica. Secondo me questa difficoltà è vera ma non è intrinseca: è conseguenza della crisi del modello di partecipazione rappresentato dai partiti di massa di una volta. Un tempo era quello il “wiki”, mentre è vero che oggi i politici sono molto più soli – e non a caso vengono percepiti come casta.

    2 – Credo sia illusorio pensare che un approccio wiki possa di per sè impedire malgoverno o malafede. Il portale Italia.it non è un esempio di scelta sbagliata a casua di una scarsa partecipazione e condivisione, è malgoverno e basta. La buonafede di chi governa è un prerequisito indispensabile, e partendo da questa l’approccio wiki può diventare un eccezionale strumento di potenziamento, intelligenza e consenso.

    3 – L’approccio wiki non è quindi necessariamente online. La rete consente di adottarlo con efficacia anche in casi in cui i soggetti coinvolti sono tanti, distanti, difficili da riunire e così via. Un esempio di approccio wiki inizialmente non online è stato il tavolo di programmazione partecipata sulle antenne di telefonia mobile che ho coordinato a Bologna fra il 2004 e il 2009. Se ti interessa conoscerlo, vedi ad esempio http://www.giuseppeparuolo.it/interno.php?ID_MENU=15384&ID_PAGE=15573.

    4 – Quel tavolo è un caso di successo, ma al tempo stesso è una dolorosa metafora di come la politica possa essere insipiente. Per anni comitati di cittadini hanno chiesto di partecipare alle scelte sulle antenne, scontrandosi con politici che la ritenevano una perdita di tempo. Io, convinto del contrario, quando divento assessore nel 2004 avvio il tavolo: per cinque anni funziona benissimo, convincendo anche i più scettici che la via della partecipazione è quella giusta ed azzerando di fatto il contenzioso sociale prima molto rilevante. Ma il calo del conflitto sociale e della conseguente attenzione mediatica induce la giunta Delbono nel mandato successivo dapprima a rimandarne l’avvio dei lavori, e poi nelle more delle dimissioni del sindaco il tavolo viene di fatto revocato (vedi http://bolognanonsilagna.blogspot.com/2010/02/elettrosmog-che-tristezza.html). Ora si attendono i prossimi prevedibili conflitti per accorgersi che la soluzione c’era ed è stata buttata via…

    Basta, mi sono dilungato anche troppo.
    In bocca al lupo per la tua impresa!
    Ciao, Giuseppe

    [Reply]

    Alberto

    Giuseppe, grazie del commento. Anche se dopo la scadenza, sei l’unico politico che abbia partecipato alla discussione su Wikicrazia. Dunque:

    1 – La rappresentanza è una cosa importante, ma funziona meglio in società omogenee. La nostra non lo è più. Io (e credo un po’ tutti) mi sento adeguatamente rappresentato in alcune aree, ma non in altre. In generale, mi sembra che la rappresentatività di politica, sindacati etc. sia in netto e irreversibile calo. Ce la teniamo, per carità, perché è molto meglio averla che non averla (porta la voce di Homer Simpson): ma gli strumenti di tipo wiki possono integrarla con affacci diretti degli individui più interessati e competenti (Lisa Simpson) sulle politiche.

    2 – Non sono del tutto d’accordo. In un ambiente informativamente trasparente e in cui l’attenzione è una risorsa abbondante le rogne saltano fuori prima o poi e il malgoverno diventa più difficile. La versione finale di Wikicrazia (capitolo 6) riporta questo esempio canadese, in cui gli Open Data hanno permesso di scoprire 3 miliardi di dollari di evasione fiscale. La scoperta l’ha fatta un cittadino, non l’ agenzia delle entrate.

    3 e 4 – D’accordissimo. E complimenti per l’esempio bolognese, di cui mi aveva parlato l’amico Stefano Borgognoni! Quanto ai tuoi successori, hai ragione: si ritroveranno il problema. La “maledizione di Bobbio” non perdona: chi prende decisioni a porte chiuse si trova quasi sempre condannato alla paralisi.

    [Reply]

  11. 11 robertina:

    Carissimo Alberto,
    con romanissimo ritardo… arrivo anch’io

    Per quanto, ahimè!, lo abbia letto a spizzichi e bocconi e non sempre con l’attenzione che merita, ho trovato il tuo libro molto ben scritto e davvero interessante! Purtroppo non ho avuto il tempo per pensarci davvero con la calma necessaria a raccogliere le idee in modo da poterti – nel mio piccolissimo e, soprattutto, nella mia arretratezza digitale…. – dire la mia sugli argomenti che affronti.
    La sola cosa, in generale, che mi sento di dire è che non sarà facile superare i muri mentali (intesi anche solo come paura del nuovo) della gran parte dei dipendenti (compresi i dirigenti) della PA e coniugare certi strumenti innovativi con metodi e procedure consolidate: e non parlo dei “lacci e lacciuoli burocratici” (espressione che, personalmente, trovo orrenda e spesso abusata) ma di un sistema di regole che è giusto tenere in considerazione se non altro perché sono lì per cercare di garantire che l’agire amministrativo sia volto all’interesse generale (e, in questa fase, direi che non è poco) e proprio per questo sono alla base del nostro diritto pubblico. E’ vero che tu parli di una sovrapposizione e non di una sostituzione della wikicrazia alla burocrazia, ma – d’istinto – trovo che non sia così facile coniugare i processi wikicratici che descrivi con le regole del tradizionale procedimento amministrativo.
    Sul tema mi viene da porre una questione banale e forse un po’ troppo specifica (tu, probabilmente, parli di processi decisionali di più ampio respiro per i quali non è previsto un obbligo di motivazione): sino a che punto la decisione finale – che, giustamente, rimane in capo all’amministrazione – deve dar conto dei “contributi” dell’“intelligenza collettiva”? O, al contrario, sino a che punto può non darne conto? Se riteniamo che debba farlo in modo puntuale, si rischia evidentemente la paralisi dell’attività pubblica (esplicitare i motivi per i quali ogni singola proposta o anche soltanto quelle principali emerse dalla discussione in rete vengano o non vengano accolte implica un notevole appesantimento dei processi decisionali); se, viceversa, può farne a meno, si rischia, come mi pare dica tu stesso citando il caso del decreto Pisanu, che chi ha il potere di decidere finisca per trascurarli del tutto (non devo darne conto=non perdo tempo ad analizzarli con l’attenzione necessaria a giustificane espressamente l’esclusione/il recepimento). …anche perchè non è così trascurabile l’interesse (spesso non proprio “limpido”) a mantenere il potere di decidere libero da vincoli e/o “suggerimenti” e condizionamenti (in senso buono) esterni: il famoso obbligo di motivazione serve proprio a questo, a garantire la trasparenza delle scelte effettuate.

    Vabbè, non voglio – a pochi giorni dalla consegna – toglierti altro tempo prezioso…e allora mi limito a segnalarti – con riferimento ai singoli capitoli – alcuni piccoli refusi che, forse, hai ancora il tempo di verificare e, se credi, correggere.

    Un abbraccio,
    robertina

    [Reply]

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