Con l’incontro del 5 maggio si conclude il progetto Visioni Urbane, e si conclude - credo - con un successo. Sono reduce dalla scrittura di un paper (che presenterò a eChallenges 2008, in un workshop sui “Living Labs e sviluppo locale” proposto da Jesse Marsh); per scriverlo ho dovuto pensare molto a VU. La mia conclusione - provvisoria, ci mancherebbe - è che l’ethos orientato alla meritocrazia e allo spirito di servizio (”qui non si distribuiscono soldi, si progetta il bene comune”), combinato con un ambiente informativo molto trasparente, in cui la comunicazione era sempre molti-a-molti, è riuscito a modificare in modo sostanziale la percezione reciproca di ente Regione e scena creativa. Purtroppo, però, la magia di VU funziona solo su chi ha condiviso quell’esperienza: il più grande limite del progetto - scrivo in quel paper - sta nel fatto che non è riuscito a convincere gli altri settori della Regione che i creativi lucani sono una risorsa vera. Però non è detta l’ultima: il gruppo ha elaborato un documento che traccia la rotta per usare nel miglior modo possibile le risorse per gli spazi laboratorio (che non sono neanche pochissime, 4.3 milioni di euro), e in quel documento prevediamo una conferenza strategica annuale sulla cultura in Basilicata. Grazie all’adozione di un modello di governance abbastanza sofisticato, dovremmo riuscire a dare una voce autorevole alla community creativa nel dibattito sulle politiche in Regione (tenete presente che il presidente della Regione l’ha condiviso e fatto proprio). Speriamo! Sono proprio curioso di vedere come va a finire.
Nel frattempo i ragazzi e le ragazze di Agoraut hanno raccontato l’incontro conclusivo di Visioni Urbane in un bellissimo video. questo qui:
Ieri ero a Potenza per l’ultima riunione del progetto Visioni Urbane. Sala piena, begli interventi carichi di futuro del mio amico Paolo Verri – attuale direttore di Italia150 – e di Miki Espuma della Fura dels Baus. Dopo mesi e mesi di lavoro, presentiamo un risultato, un risultato vero: il documento sugli spazi creativi della Basilicata, che indica le linee lungo le quali verranno spesi i 4,3 milioni di euro stanziati allo scopo dalla Regione. Il documento è stato scritto con il contributo decisivo della community creativa lucana, e contiene novità importanti gli spazi in rete, un modello di governance che coinvolge un consiglio di saggi di alto profilo che “costringa” creativi e Regione a ragionare in modo strategico, l’evoluzione del blog di VU in un social network che consenta ai creativi di pensare insieme con il minimo sforzo, risorse consistenti per progetti pilota su prodotti culturali innovativi da collocare negli spazi, un gruppo regionale a fare camminare il tutto. Il presidente della Regione è venuto a dire di persona “Mi convince, lo facciamo”. Vittoria! Champagne!
O no? Dalla discussione è emerso che alcuni erano evidentemente scontenti. Perché? Perché manca ancora l’indicazione puntuale degli spazi, su cui interverranno criteri politici immaginati come biechi e opportunisti. Perché non è stata presa una decisione finale sul modello di gestione. Perché la Regione non programma le sue risorse a inizio anno. Perché non usa il suo peso istituzionale per trascinare i grandi sponsor sostenere le attività culturali. Perché…
Alcune di queste osservazioni mi sembravano giuste, altre sbagliatissime. Alcune erano pertinenti e in qualche modo “sotto il controllo” del gruppo di progetto di VU, altre ne erano completamente al di fuori (la programmazione della spesa culturale non è in capo alla presidenza). Non mi stupisce che a questo gruppo si rivolgano lamentele che riguardano altri settori della Regione: in realtà credo che sia un segnale di successo (abbiamo creato un canale di comunicazione che funziona talmente bene che la gente tende a farci passare tutti i suoi problemi). Quello che invece mi fa impressione è la fatica che si fa qui a a leggere un segnale positivo per quello che è: un passo, magari piccolo, nella direzione giusta. Se non risolvi tutti i problemi, sembravano dirmi i più scettici tra i creativi lucani, non hai risolto niente.
Con tutto il rispetto, non sono d’accordo con questa posizione. Credo che la Basilicata sia un posto un pochino migliore dopo VU di quanto lo fosse prima. Credo che non sia giusto aspettarsi che VU risolva i secolari problemi di rapporti tra i cittadini del sud e la loro pubblica amministrazione. Credo che il gruppo di progetto si meriti una pacca sulle spalle – e io sono stato attento a esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per tutti, i colleghi del DPS, quelli della Regione, la community creativa. Credo che sia importante celebrare insieme le vittorie, anche piccole – e quella di ieri tanto piccola non era.
Senza questo è difficile avere il senso che si sta progredendo, e quindi rimotivarsi a giocarsela, insistere, provare a costruire il cambiamento. Proprio per i problemi che devono affrontare, i meridionali meno di altri possono permettersi di piangersi addosso: il piagnisteo demotiva le persone, fa scappare il capitale umano e quindi alimenta il sottosviluppo. Ma è così difficile essere contenti per una cosa che è andata bene? [Illustrazione di Silvio Giordano - grazie!]
All’incontro della settimana scorsa di Visioni Urbane ho avuto uno strano mandato: io, uno straniero, avevo il compito di raccontare la scena creativa della Basilicata a Bruce Sterling, il nostro guru preferito. Questo è successo perché i creativi lucani non se la sono sentita di raccontarsi da soli, e hanno preferito un punto di vista esterno. Io avevo la relazione presentata a ottobre alla prima riunione fisica della scena, che era stata condivisa più o meno da tutti. L’ho un po’ arricchita e tradotta in inglese e il gioco era fatto. O no?
In realtà no. Sentivo che dalle mie slides mancava informazione, mancava la specificità della scena lucana. Andava bene per raccontare la scena ai lucani stessi, che hanno in testa i luoghi, le persone, le facce, i suoni: ma non per raccontarla a Sterling, che arriva da Austin e queste cose non conosce affatto. Allora ho chiesto ai creativi di mandarmi 3-4 foto ciascuno, scelte con l’unico criterio di volersi fare rappresentare da esse. Poi le ho inserite FRA le slides di contenuto: lista di punti importanti - foto - grafico - foto e così via. Volutamente, non ho inserito didascalie: volevo dare un’impressione estetica generale della creatività in Basilicata, un punto di vista sulla scena e non sulle singole iniziative. Mi sembra che questo trucco abbia arricchito la presentazione: certamente ho ricevuto parecchi complimenti da parte dei lucani stessi. Ecco le slides in questione:
Sono le 9. Lascio Matera sotto una furiosa nevicata, che sta trasformando la zona in un paesaggio degno del Dottor Zivago. Mi sembra un buon momento per riflettere: sono reduce da tre giorni di lavoro full immersion su Visioni Urbane, e ancora non ho avuto il tempo di tentarne una valutazione.
Il workshop su tecnologie per la creatività di ieri l’altro con Bruce Sterling è andato certamente molto bene. Grande partecipazione, clima eccellente, e warmup mattutino con il potentino Giuseppe Granieri (qui le sue slide), che mi piace davvero molto e il cui pensiero sto cercando di capire meglio. Ha provato a preparare per le profezie di Bruce una platea il cui grado di confidenza tecnologica è molto vario, riuscendo ad essere chiaro e efficace. La sua relazione era fatta con molto, moltissimo Chris Anderson, un po’ di comuni radici lucane, un richiamo ad alcuni concetti chiave del suo libro e qualche accenno al pensiero di Sterling stesso.
Quanto a Bruce, ha fatto la sua parte molto bene, “spiazzando” più volte il nostro pensiero (anche se, diciamocelo pure, non aveva studiato gran che, e si è limitato a riciclare le cose che si era preparato per un convegno di cui è relatore oggi, a Matera. Infatti io, nella mia relazione, gli ho parlato sempre di Basilicata, e lui ha continuato a parlare soltanto di Matera. Nota a margine: se vuoi un esperto che entri davvero nel tuo problema, non scegliertelo così grande e famoso da essere portato a snobbarti. In questo caso noi non volevamo un consulente ma un visionario, e quindi va bene così). I commenti che stanno affluendo al blog di VU sono una testimonianza di quanto l’impostazione aperta e orientata ai valori della conoscenza del progetto sia stata compresa e condivisa dalla nascente community di creativi lucani.
Tutto bene, quindi? Naturalmente no. Il problema, come sempre, sono i tempi. La community creativa di VU sta strutturandosi, e credo che riuscirei a portarla a fare una vera progettazione di spazi per la creatività, ciascuno con un modello di gestione, un business plan, un’estetica e tutto. Il problema è che ci vorrebbe almeno un anno, mentre la Regione è vincolata ad avviare i cantieri per la ristrutturazione degli spazi entro la fine del 2008, il che significa decidere al massimo a marzo.
Sono in viaggio e non posso accedere alla mia biblioteca (altra nota a margine: col cavolo che è tutto online, e comunque sono sullo shuttle che mi porta all’aeroporto di Bari), ma mi viene in mente un bellissimo libro di Luigi Bobbio sulla decisione pubblica, La democrazia non abita a Gordio. L’autore, pur consigliando ai decisori pubblici di adottare un approccio molto aperto a tutti gli stakeholders, osserva che questo modello decisionale ha tempi molto lunghi, perché in genere non si tratta solo di negoziare una soluzione tra interessi diversi, ma proprio di esplorare lo spazio delle alternative, ricostruendone una mappa. Più sono i soggetti coinvolti, più alternative emergeranno, complicando il processo. D’altra parte è proprio in questo spazio che possono emergere le soluzioni brillanti e innovative che poi proteggono i progetti da veti e blocchi nella fase di realizzazione.
Il caso di VU è un po’ strano, perché ci stiamo costruendo uno spazio di interazione molto adatto alla progettazione partecipata: interessi potenzialmente convergenti, punti di riferimento culturali comuni (come le parole di Bruce ieri), alcuni valori fondanti e condivisi con chi partecipa, una conoscenza molto puntuale dello stato della creatività in questo territorio. La cosa che ci manca per fare un lavoro strepitoso è il tempo! Certo, una decisione presa a marzo potendo accedere alla community di VU sarà sempre più informata di quella che avremmo presa in sua assenza, ma il potenziale partecipativo di questo processo è ancora una frazione di ciò che potrebbe essere. Staremo a vedere…
Ieri mi ha telefonato Carlotta Mismetti Capua, giornalista dell’Espresso. Sta preparando un articolo sugli spazi creativi e ha sentito parlare del nostro lavoro. Buon segno?
Digerito l’incontro del 17 ottobre, il progetto Visioni Urbane è pronto a muovere un altro passo. Stiamo lavorando a quattro giornate di approfondimento tra i creativi lucani e quattro esperti di prestigio assoluto (il primo nome che circola è quello di Bruce Sterling) su quattro temi che attraversano la gestione di spazi per la cultura creatività, e cioè
- modelli di gestione di spazi per la cultura
- tecnologie per la creatività
- comunicare i prodotti culturali
- cultura e territorio
Nel frattempo abbiamo commissionato a Filippo Tantillo il video qui sotto, che dà l’idea della scena con cui stiamo lavorando.
Stavolta niente moto - scrivo dal Meridiana Milano-Napoli delle 20.45 – ma sto tornando in Basilicata per il terzo viaggio di Visioni urbane. Dopo il letargo estivo il progetto mi sembra acquisire tono, il viaggio della settimana scorsa è stato molto utile in questo senso. I risultati più importanti mi sembrano due, anzi due e mezzo.
In primo luogo adesso ho un gruppo. Dal “lato Ministero” Alfredo si sta veramente impegnando nel progetto, e uno con la sua esperienza di progetti del DPS e la sua capacità di governare informazioni complesse può veramente fare la differenza. Lo conosco ancora poco, ma mi pare che sia forte dove io sono più debole, per cui mi dà molta sicurezza. In più abbiamo reclutato le tre ragazze che lavoreranno sul campo: naturalmente è ancora tutto da verificare che riusciremo a lavorare bene insieme con così poco tempo per affiatarci, ma i presupposti ci sono. Già da martedì è partito un fitto scambio di email, e ieri abbiamo fatto un po’ di lavoro sul blog di progetto (a giorni online) con Clara, che mi è piaciuto molto dal punto di vista del metodo. Abbiamo aperto una finestra di chat su Skype che usavamo per accordarci sulle cose da fare (“tu scrivi una tua presentazione, intanto io aggiungo una pagina di valori e obiettivi”), e contemporaneamente eravamo entrambi loggati su Wordpress e stavamo lavorando su pagine diverse dello stesso blog. A volte mi stupisco della naturalezza con cui mi ritrovo a fare questa roba, a 41 anni (Clara ne ha 25 e HTML l’ha studiato a scuola, immagino).
In secondo luogo stiamo acquisendo visibilità in Regione. Lo scambio di mercoledì con Valerio – che era d’accordo con me che occorre “vendere” il progetto alla struttura regionale – sembra avere convinto Rossella a un’azione esplicita di coinvolgimento di alcuni dirigenti regionali in VU. Domani mattina, infatti, ho a Potenza forse l’incontro più importante di questa tornata: vedrò i referenti di line “lato Regione” del progetto. Aggiungo che il lato Regione è quello che conta davvero: il Ministero fa un’azione di accompagnamento, ma la Regione ha la titolarità della policy sulla creatività in Basilicata.
In terzo luogo, grazie all’azione di interfaccia di Alfredo, ci sono segni che VU possa trovare sinergie con gli altri progetti “creativi” del DPS in Basilicata. Un segno piuttosto forte è che venerdì mi abbia chiamato Andrea Topo, che lavora la progetto ArtePollino, per chiedermi di partecipare agli incontri di questi giorni. Spero che insieme possiamo cercare modi per calibrare VU e ArtePollino l’uno rispetto all’altro, così da avere il massimo impatto.
Sono a casa! Il contachilometri parziale della BMW segna oltre 2100 km percorsi, e ho un bel po’ di cose da rimuginare. Ieri non ho postato niente perché ero stanchissimo, ho guidato fino alle 21.30 con un tempo abbastanza infame (pioggia, raffiche di vento, lampi…) e un traffico che, a nord di Pescara, diventa davvero sgradevole. Comunque…
Alfredo e io abbiamo trascorso la mattina di ieri nell’ufficio di Rossella alla Regione Basilicata. Ho conosciuto un suo collega del NUVAL, Valerio Giambersio, che lavora con Lorenzo Canova e il gruppo di Sensi Contemporanei al progetto ArtePollino. Mi sembra un uomo concreto e attivo, spero che metterà un po’ di energie anche in Visioni Urbane. Influenzato dalle critiche di Giuseppe di martedì (”il progetto non è protetto, ci sono troppe variabili che non state controllando”) e da una telefonata affettuosa e saggia di Anna Natali di ieri mattina (”la verità è che abbiamo bisogno delle istituzioni, e che nelle istituzioni si parli delle cose che facciamo”) ho proposto a Rossella e Valerio di investire un po’ di tempo mio per raccontare VU a qualche altro pezzo di struttura regionale.
Salutati Rossella e Alfredo (diretto al Pollino), sono partito da Potenza verso le 15. Il tempo era variabilissimo, con vento forte, aria limpida, scrosci di pioggia, squarci di sole, nuvole nere e arcobaleni, per cui mi sono molto divertito fino circa a Pescara (che emozione entrare in Abruzzo e sentire improvvisamente l’odore della vendemmia che penetra nel casco!). Poi il sole è tramontato, le nuvole si sono infittite, ha cominciato a piovere e ho sofferto un po’. Mi sono fermato a dormire a Castelfidardo, appena a sud di Ancona, dove ne ho approfittato per visitare i miei amici della Pigini, un’impresa che fabbrica fisarmoniche. Con Francesca Pigini abbiamo parlato di musica e sviluppo locale, e mi ha chiesto aiuto per immaginare un’azione di promozione della cultura della fisarmonica “appoggiata” sul distretto di Castelfidardo. Pigini - come le altre imprese del distretto - esporta in tutto il mondo, ha una rete di relazioni pazzesca e potrebbe davvero essere una risorsa per lo sviluppo. Chissà, magari anche nel Mezzogiorno si potrebbero coinvolgere in qualche progetto!
Nel frattempo ho finito Cristo si è fermato a Eboli. E’ un libro stranissimo, folgorante. Descrive una Basilicata contadina diversissima da quella attuale, eppure contiene alcune
intuizioni che sembrano illuminare il Mezzogiorno di oggi. Per esempio quando parla dell’antistatalismo dei contadini meridionali; o quando individua il loro vero nemico nella piccola borghesia dei paesi (il medico, l’avvocato, il maestro di scuola, l’arciprete…): “E’ una classe degenerata, fisicamente e moralmente: incapace di adempiere la sua funzione, e che solo vive di piccole rapine e della tradizione imbastardita di un diritto feudale. Finché questa classe non sarà soppressa e sostituita non si potrà pensare di risolvere il problema meridionale.”
Dopo due giorni trascorsi in Basilicata (in questo momento sono a Potenza) trovo finalmente il tempo per postare qualche impressione sul lavoro di ieri e di oggi. Il risultato più importante di ieri è l’allargamento del gruppo di lavoro, che metterà Visioni urbane in condizioni di fare di più e di meglio. E in effetti ci siamo presi una responsabilità importante in più: quella di organizzare - per ottobre - una mezza giornata di lavoro con un bel pezzo della scena creativa lucana, e di uscirne con una direzione di lavoro efficace e condivisa da noi di VU, dalla Regione e dalla scena stessa sul “che fare” per la creatività in Basilicata. Lanceremo anche un sito che conterrà un blog di progetto, le informazioni che stiamo raccogliendo sui protagonisti della scena lucana, e le idee forti che vengono avanti: per esempio “è molto sentita la necessità di programmare gli eventi culturali a lungo termine: dunque, i fondi per la cultura vanno erogati a due-tre anni alla volta, altrimenti non servono a niente”, oppure “abbiamo bisogno di allargare il mercato, cercando utenti fuori regione”. Per fare tutte queste cose abbiamo imbarcato sul fragile naviglio di VU tre persone nuove, tutte donne e tutte materane (ma è una coincidenza, io ho scritto a tutti per avere gente che si proponesse!). Gabriella Lanzillotta ha una formazione sulla comunicazione e sul marketing, e questo fa nella vita. E’ presidente di un’associazione che si chiama Liberalia e realizza, tra le altre cose, un premio letterario. Conosce un sacco di gente in Basilicata. Si occuperà di comunicazione e di intervistare altri soggetti creativi che noi non abbiamo ancora incontrato. Carmela Stella è un’etnomusicologa. Ha molta esperienza di ricerca: si occuperà essenzialmente di interviste ai soggetti creativi. Clara Longo si interessa di marketing e di internet; ha molta dimestichezza con la tecnologia e gestisce un blog. Si occuperà del sito del progetto. Stamattina abbiamo registrato il dominio e comprato l’hosting, e da oggi stiamo producendo i contenuti. Oggi Alfredo e io ci siamo spostati a Potenza, dove abbiamo incontrato la giovane giornalista Rai Antonella Pallante e l’esperto di innovazione e blogger Giuseppe Granieri. Entrambi molto utili: Giuseppe, in particolare, ci ha “fatti neri” sostenendo che VU “lascia troppe variabili incontrollate”. Siamo finiti a parlare di Robert Pirsig (intelletto classico contro intelletto romantico) e Clay Shirky (regole implicite/regole esplicite). Certamente ci ha dato da pensare! Tra l’altro anche lui va in moto. Guzzi.
Sono rientrato a Milano oggi pomeriggio (in moto e sotto una pioggia battente! Con questa il caldo afoso dovrebbe essere definitivamente archiviato per quest’anno) e già una bella sorpresa: Giuseppe Granieri, blogger di rango che fa base in Basilicata, ha messo in piedi Lucania.social, un aggregatore di notizie (prevalentemente provenienti dalla blogosfera) scritte da lucani o che riguardano la Lucania. Questa idea girava da un po’ di tempo: a me ne ha parlato Luachan, materano, che ha messo sul suo blogroll una lista di links che lui chiama Lucanosfera, una specie di directory dei blogger lucani. Sono tornato a visitare il suo blog e ho visto che, come si poteva prevedere ha scritto un post entusiasta dell’iniziativa di Giuseppe. I lucani mi continuano a stupire per la loro capacità di unirsi, di essere orgogliosi delle loro radici locali senza scadere nel provincialismo o nel campanilismo. O sono io che ho incontrato gente giusta?
Prima spedizione in Basilicata lunedì e martedì per il progetto Visioni Urbane, insieme ad Alfredo Scalzo di Studiare Sviluppo (già collaboratore di Anna Natali per un altro progetto, Sviluppo ai margini… il mondo è piccolo, e le reti molto coese!) e a Rossella Tarantino del Nuval della Regione Basilicata. Rossella ci ha organizzato un’agenda molto fitta di appuntamenti. Lunedì, a Matera, abbiamo incontrato Cinefabrica, Women Fiction Festival, Teatro dei Sassi/Teatro delle Gru, Lucania Film Festival, l’etnomusicologo Nicola Scaldaferri, Onyx Jazz Club e il gruppo dei bloggers materani guidato da Carlo Magni. La prima impressione è molto buona. In generale mi sembra che escano quattro cose:
queste persone sono già abbastanza in rete e disponibili a collaborare tra loro (un po’ meno forse i bloggers, che collaborano molto tra loro ma, mi pare, non moltissimo con il resto della città)
mi sembrano, più o meno tutti, abbastanza in grado di seguire i propri percorsi, senza aspettare che qualcuno venga a dirgli cosa fare o non fare.
C’è un grande problema di programmazione (che c’è dappertutto, non solo in Basilicata) nell’erogazione di contributi pubblici: siccome vengono decisi all’ultimo momento chi dirige un festival non sa se può sbilanciarsi a ingaggiare gli artisti ecc.
Ma la cosa più impressionante per me è stata questa: ritorna, in modo quasi ossessivo, il tema del territorio. Cinefabrica ha un progetto di cinema ambulante, in cui porta il cinema in paesini e quartieri dove non ci sono sale cinematografiche; Teatro dei Sassi ha una scuola di teatro, per sviluppare il gusto del teatro a Matera; Lucania Film Festival nasce come associazione per la promozione del territorio e ripete in continuazione che “il cinema è uno strumento”; Onyx ha convinto la Regione a fare un auditorium alla Casa Cava, uno spazio molto suggestivo ai Sassi; i bloggers hanno un progetto di social network cittadino.
Alfredo dice che c’è anche una pervasività della formazione. Le motivazioni sono biecamente economiche? Non mi pare, credo che sia una conseguenza naturale del rapporto con il territorio. Forse per LFF (dove la formazione gira sulla Casa della Cultura, un centro di iniziativa locale finanziato da Leader; 6 corsi per 800 persone, con, di nuovo un’insistenza sul territorio. Adesso pensano di continuare a fare formazione, a pagamento, perché i fondi Leader si esauriscono). E’ evidente che qui la parola formazione torna ad avere un significato proprio, senza le connotazioni sinistre che ha in Abruzzo.
Qualche differenza nella prima ricognizione a Potenza. Abbiamo incontrato l’associazione Multietnica, che organizza il Pollino Music Festival e le selezioni di Arezzo Wave Basilicata; il gruppo di cabaret La Ricotta con i suoi giovani protegé; l’associazione teatrale L’albero di Minerva, che ha gemmato una coop sociale che fa laboratori teatrali con minori in difficoltà e disabili; due gruppi musicali, Krikka e Ethnos; e, anche qui, i bloggers principali, Giuseppe Granieri e Caterina Polese. Sostanzialmente confermata l’impressione di autonomia e vivacità imprenditoriale in generale (particolarmente impressionante L’albero di Minerva, che tra associazione e coop occupa 15 persone a Melfi; molto meno autonomi sono i musicisti, che, come sempre, vogliono fare la loro musica e lasciare che altri si occupino del resto, ma questo è normale); segnalato anche qui (in modo forte da Multietnica) il problema della programmazione. C’è anche qui un rapporto con il territorio, anche se non mi è sembrato così centrale come a Matera. Non vedo invece, a Potenza, reti di soggetti già formate: per contro c’è, in modo più esplicito di quanto abbia visto a Matera, l’assunzione di responsabilità nei confronti dei giovani artisti lucani (Multietnica si pone esplicitamente come snodo tra bands emergenti e possibili percorsi di carriera, fa passare artisti meritevoli al Pollino MF, cerca collaborazioni con artisti importanti e produce perfino qualche album; La Ricotta sta spingendo una giovanissima compagnia teatrale). Infine, anche qui è stato utilizzato lo strumento della formazione (da Multietnica e L’albero di Minerva). I risultati non sono sempre brillanti, perché al sud la gente tende a fare corsi per occupare tempo e magari prendere un’indennità di frequenza, non necessariamente perché vuole lavorare nell’ambito di cui il corso si occupa. Questo problema si aggrava per la formazione su lavori di tipo artistico e creativo, che spesso i giovani lucani intraprendono “per fare un’esperienza”. Di fatto, L’albero di Minerva ha un problema di reperimento del personal qualificato per fare i laboratori teatrali, e il corso fatto con i fondi della shortlist cultura non ha catturato gente seriamente intenzionata a fare quel mestiere.
Abbiamo anche raccolto qualche prima impressione rispetto all’interazione di questi soggetti con le politiche. In ordine sparso:
Non è una sorpresa, ma gli strumenti contano. Unanime il giudizio positivo sulla shortlist cultura, bando molto aperto e orientato ai contenuti, utilizzato da molti dei soggetti che abbiamo incontrato; altrettanto unanime, ma negativo, quello sul bando grandi eventi (la graduatoria non è ancora uscita), che ha sollecitato domande un po’ da tutti, dalla sagra del peperone al festival blasonato. Molto divertente il racconto degli effetti distorsivi del bando Culture in loco fatto da Lucania Film Festival (bisognava per forza infilarci dentro una Madonna lignea che, in realtà, è abbastanza ininfluente sull’identità di quel territorio. Alla fine Rossella, Alfredo e io ci siamo trovati a parlare di bandi, e a immaginarci strumenti diversi per finalità diverse: bandi molto aperti tipo YouthStart, con modulistica semplice e FAQ, per sollecitare i giovani e i newcomers a entrare nel gioco della progettazione; bandi pluriennali con obiettivi di sviluppo del territorio (e magari quote decrescenti di finanziamento pubblico) per gli operatori che vogliono fare un salto di qualità e hanno bisogno di programmazione (ma in cambio l’ente pubblico deve chiedere congruità agli obiettivi di policy e sostenibilità economica).
Un altro tema caldo su cui ci sono state diverse battute è la Film Commission. In Basilicata il cinema rappresenta evidentemente un’occasione importante, perché le produzioni comunque arrivano (e non solo a Matera; “Io non ho paura” di Salvatores è stato girato nel Vulture, e ha aperto all’Albero di Minerva una linea di lavoro nel casting di giovani e bambini) e il Lucania Film Fest potrebbe essere la base di lancio per iniziare a costruirsi un minimo di industria di servizi per il cinema. E’ evidente la connessione con la creatività locale: si può stimolare il territorio a fare cinema amatoriale, corti, roba low e no budget, videoclip delle bands lucane (Multietnica lo ha fatto), e da lì cominciare a costruire un sapere diffuso sul cinema, da cui poi parta qualche impresa specializzata che sfrutti la connessione con l’arrivo delle produzioni. La Film Commission sarebbe il soggetto naturale per fare questa roba, ma il tema sembra circondato da un certo disincanto. In questo giro ho scelto di non fare troppe domande, ma occorre approfondire.