Second Life


Imparare le scienze – e la spazzatura di Napoli in Second Life!

Siccome sono di passaggio a New York ho pensato di passare a trovare Rik Panganiban a Global Kids. Raccomando il suo blog a chi si interessa a Second Life come ambiente di apprendimento e di coordinamento per azioni RL, è veramente una miniera.

Global Kids si interessa di come costruire un futuro per i ragazzi delle periferie urbane più desolate, a forte rischio di esclusione. Uno degli obiettivi è insegnare loro matematica e scienze. Lo fanno in vari modi: uno di questi è usare Second Life. Nel video qui sotto, gli studenti esplorano una Napoli virtuale, perseguitata dal problema della spazzatura come quella reale. Guardare il video è un’esperienza esaltante per le possibilità del mezzo (qui alcuni commenti), e, per un italiano, stranamente umiliante. I ragazzi dei peggio quartieri di New York, quelli con il metal detector all’ingresso della scuola, che si impietosiscono per le condizioni allarmanti in Italia e dicono “bisogna fare qualcosa! Non avevo idea che la situazione fosse così brutta”.

Il blog dell’iniziativa sui media digitali di Global Kids è una risorsa utile per chi si interessa di queste cose.

December 9, 2009     Alberto     internet     comment

PDF Europe, a first impression


Back from Barcelona, and time for a wrap up of Personal Democracy Forum Europe – also in response to a request for feedback from PDF Founders Andrew Rasiej and Micah Sifry. The conference is brand new to Europe, so it’s still in beta – and it has every right to be. Here’s what I experienced:

Personal approach of the organizers. Although somewhat of an outsider, I was made feel welcome at all times, thanks to a great team (though I do have a weak spot for Antonella).

Inspiring American presence. As seen from Europe, PDF has the great advantage of bringing over many interesting Americans that we can interact with – on our home turf! The American/European dualism kept surfacing and peppering the conversation.

High level of speakers. PDF EU convened some pretty bright people, with interesting things to show. Well worth getting to know.

High level of attendees Some really interesting people showed up, and we were able to have good conversations out of the spotlight.

Format issues. However, I did not always manage to make the most of those interesting speakers. The conference was mostly formatted into four-speakers panels with 6-8 minutes presentations and Q&A; presentations were in general too short to really delve deep into individual stories; Q&As were too short to morph into a real conversation. It ended up being, at times, annoyingly superficial. For example, when I got Irish blogger Mick Fealty to tell me about his story, his community and his vision it took me the best part of an hour to understand it well enough that I could make suggestions to him, and compare his project to other stuff I have seen or done. Mick and I did that over breakfast on Sunday morning: in the panels there was no time.

Two crowds or one? PDF EU had sessions on e-activism and sessions on e-government, and I am not sure that the two really belong together. Spin doctors and political advisors can be very interesting (think the Obama campaign, well represented in Barcelona), but I am not so sure that people like me belong with the same crowd as people like them. I see my role as that of a technical person. I designed Kublai to improve the effectiveness of regional development policy: whether I think regional development policy is a good idea or not is completely irrelevant. The democratic process resulted in laws and regulations saying there should be one, my job is not questioning it but making it work. The credibility of people like me – and ultimately our usefulness to society – depends on our ability to argue our cases without being suspected of partisanship. Of course, the skill set – if not the value system – overlaps across the two crowds, I guess we need to work out the conditions for they to be at ease with each other.
Finally, my presentation was a hit ;-) , having done my homework. The funniest remark I got (from two different people) is that Kublai is the first project they have come across which has actually found a use for Second Life! Just when did the Lindens get such a bad name?

November 23, 2009     Alberto     e-government 2.0     5 comments

Due giorni divertenti (se sopravvivo)

Domattina mi sveglio presto, non a casa mia ma a Matera. Alle 8 ho una presentazione di Kublai all’OECD World Forum. Noi presentiamo da Second Life, e i colleghi del Dipartimento per le politiche di sviluppo partecipano dallo stand del DPS al Forum. Che si trova a Pusan: l’ora indegna serve a collimare con il fuso orario coreano.

Dopo colazione, una breve passeggiata tra i Sassi mi porta a Matera Fablab. Sotto la guida di “Mr. Arduino” Massimo Banzi costruiremo un sistema di regia a distanza per webcam (ci serve per gli spazi laboratorio di Visioni Urbane). Massimo dice che useremo i motori elettrici degli specchietti retrovisori delle auto per muovere le webcam a distanza! Nel pomeriggio mi divido tra Fablab e la sessione sulle industrie creative degli Open Days. Nel frattempo arriva il resto del team di Kublai, e mi sa che ci tocca pure una riunione. Cena ufficiale con tutti-ma-proprio-tutti.

Venerdì sono impegnato in Progetto in un giorno, un laboratorio che mira a condensare il percorso di Kublai in una giornata. E’ la prima volta che ci proviamo, spero e credo che ci divertiremo. Alle 17 finiamo, mi cambio e mi metto a giocare ad A-maze, il gioco urbano inventato dal gruppo di Criticalcityper Matera. E gli altri concorrenti sono avvisati, gioco per vincere!

Tutto si può dire del mio lavoro, ma non che sia noioso. Un giorno devo fare una riflessione seria su cosa stanno diventando le politiche di sviluppo. Se riesco a riprendermi.

October 28, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo     1 comment

Mezzo Hummer

half a hummer

A inizio 2009 ho aperto un account su Dopplr. A differenza di altri social network, in cui sono entrato semplicemente per desiderio di esplorazione, qui avevo un obiettivo molto preciso: tenere un conto approssimativo delle distanze che copro quando mi sposto (prevalentemente per lavoro) e della CO2 che emetto. A luglio mi è arrivato il mio primo rapporto semestrale. Che dice:

  • nei primi sei mesi del 2009 ho fatto 26 viaggi, per un totale di 58 giorni
  • ho percorso 23.407 km (il 6% della distanza tra la Terra e la Luna)
  • la mia velocità media del semestre è stata di 5,42 km/ora, circa quanto un papero (?)
  • e soprattutto, ho emesso, viaggiando, 2,237 tonnellate di CO2 in sei mesi. Un Hummer H3 (il SUV più SUV e antiecologico che ci sia) produce circa 10 tonnellate di CO2 in un anno. Ne consegue che io, a questo ritmo, solo spostandomi per lavoro inquino quanto mezzo Hummer.

Questo non mi fa per niente piacere. Io non ce l’ho neanche, la macchina; sono preoccupato per il cambiamento climatico e mi dispiace trovarmi a inquinare come se l’avessi. Un buon proposito per l’anno nuovo è di cercare di limitare i viaggi di lavoro, sostituendo tutte quelle riunioni – spesso neanche tanto utili – con sistemi di gestione di progetti in asincrono, come Basecamp, o con riunioni in Second Life (per Kublai funziona alla grande). Ovviamente questo proposito funziona meglio se non sono solo io, ma se tutti insieme spingiamo la cultura antiriunione. Viaggiamo, ma per incontrarci davvero, per partecipare a conferenze e condividere conoscenza e socialità. E comunque mezzo Hummer è troppo. Voglio passare a mezza Smart!

[Post realizzato per Blog Action Day]

October 15, 2009     Alberto     La vita, l'universo e tutto quanto     1 comment

Dieci anni di tempesta perfetta: i bloggers italiani fanno il punto sulla musica

Foto: Shivayanamahohm - CCNell’estate 1999 due studenti di diciotto anni lanciano Napster, il padre almeno spirituale di tutti siti di file sharing. Il suo successo senza precedenti (26 milioni di utenti nel mese di picco, febbraio 2001) e l’attacco a colpi di avvocati e di acquisizioni più o meno ostili che ha subito da parte del music business ufficiale sono lo specchio del rapporto mai risolto tra l’industria musicale e Internet.

Dopo dieci anni non possiamo più nasconderci dietro la scusa del “fenomeno nuovo”. E’ tempo di tentare di fare il punto della situazione. Lo faremo lunedì 14 alle 21, con l’aiuto di alcuni tra i più preparati bloggers italiani che si occupano di musica.

- Francesco D’Amato ha inventato e coordina il Master in Musica, Comunicazione e Marketing all’Università di Roma – La Sapienza. Ci parlerà di modelli di business, con un approfondimento sul cosiddetto crowdfunding, cioè comunità di fans che si uniscono per finanziare la musica dei loro artisti preferiti.

- Gabriele Lunati è consulente new media per Rockol e Elio e le Storie Tese. Ci parlerà di come è cambiata la scena dei media che raccontano la musica.

- Antonio Incorvaia è web project manager a Blogosfere. Sosterrà che la musica stessa, almeno quella ufficiale, stia diventando meno creativa.

- Io farò soprattutto da padrone di casa, visto che siamo a Kublai. Ma mi piacerebbe parlare brevemente di come la musica stia diventando un posto poco ospitale per i giovani creativi.
- I progettisti di Kublai – ce ne sono molti che si occupano di musica – parteciperanno alla discussione finale.

Alla fine faremo una piccola festa, in cui dovrei fare da dj, sfoggiando la mia invidiata playlist etnoelettronica. Il tutto si svolgerà in meshup tra Second Life e RealLife: si svolge in al Porto dei creativi in Second Life (chiedete a Criscia se vi serve aiuto) e al Creaticity Gate di Via Pasubio 14 a Milano, in zona Garibaldi. Lunedì 14 alle 21.30. Siete tutti invitatissimi: vi chiedo il favore di iscrivervi su Kublai o su Facebook, così compro abbastanza patatine per tutti. :-)

September 6, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo, musiconomics     1 comment

Beam me up, Scotty! Milano apre un varco Second Life/Real Life

Giovedì 18 giugno proviamo a fare una roba carina, ancorché un po’ geek. Ci troviamo alle 19.30 per un aperitivo più o meno legato alla colonna milanese di Kublai, e fin qua siamo nella normalità meneghina. Ma alle 21.30 comincia la conferenza di Ruggero Rossi sulla network analysis come strumento per studiare i social network, e parte un film completamente diverso. Ruggero parlerà dal Porto dei creativi in Second Life, e il suggestivo spazio di Creaticity Gate (via Pasubio 14, zona Garibaldi) si trasformerà in un gateway tra la Seconda Vita e la prima. Per carità, niente in tutto: un buon collegamento in fibra, un wi-fi, un proiettore, un impianto di amplificazione. Però potremo vedere e sentire Ruggero e gli altri amici che intervengono dalla seconda vita a grandezza naturale o quasi: l’ubergeek Stex Auer sostiene che il lumen del proiettore è abbastanza alto per consentirci di vedere sullo schermo avatar grandi come le persone vere mantenendo la qualità del colore. Il teletrasporto di Star Trek ci fa una pippa.

Io tenterò di sdoppiarmi: sarò al Porto come Mr Volare, e a Creaticity Gate con la mia carcassa analogica. Se volete fare lo stesso venite con portatile e cuffia, ma controllate con Stex prima di iniziare, perché possiamo loggare un numero limitato di avatar prima di saturare la banda.

La conferenza, tra l’altro, sarà super interessante. Ruggero ha usato un crawler per ricostruire il grafo delle interazioni progettuali su Kublai, e su quel grafo ha fatto una serie di analisi matematiche. Io ho poi provato a prendere decisioni di gestione di Kublai sulla base di quella analisi.

Se vi interessa venire – in qualunque delle due vite – fatecelo sapere su Facebook o Kublai. Chi preferisce il buon vecchio web può seguire lo streaming.

June 16, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo, vita digitale     1 comment

There’s no such thing as technical innovation: suggestions from complexity economics

Er… I’m an economist actually, madam. True though, my working tools have been kind of unusual over the latest years, since I started working on the creativity/innovation/development nexus: not only blogs and social networks, but also parties, barcamps and Second Life-Real Life mashups. Much if the stuff I do feels right, and a lot of it goes surprisingly well, but it is by no means easy being confident that I really am getting it right, and that I am not missing out important opportunities simply because I do not see them. The economics I studied at college does not help me in this; nor do the intellectual contributions picked up along the way, from game theory to new economic geography, from the regional analysis of innovation à la Saxenian to public choice theory, important as they are. And when you find itself spending taxpayer money to improve your Second Life avatar to generate credibility (ok, that was about five dollars, but it’s the concept that matters), well, then it’s time to update your theoretical framework.

I looked around for a few years and I think I have spotted a promising thread in complexity economics. It is the attempt to apply to the economic domain a conceptual framework that developed in completely different disciplines, from biology to meteorology, in which the classic approach based on reductionism and determinism was not yielding results. Though this approach can be traced back to – surprise surprise – Viennese school economists, Von Hayek in particular, the birthplace of the concept of complex system is generally thought to be the Santa Fe Institute. So I started to hang out with David A. Lane, who worked in Santa Fe and now teaches in Italy, and to exchange some thoughts with him. Lately we have been speaking a lot about Kublai, and two of his students are trying to conceptualize the Kublai social network as a complex system: the approach seems interesting, we’ll see what comes out of it.

Meanwhile I have started to read Complexity Perspectives on Innovation and Social Change, by David and others (forthcoming). Compared with his articles of the late 90s and early 2000s there is a noticeable development: the “complexity approach” of that time is turning into a full-fledged economic theory. And it accounts for something that IMHO badly needs accounting for: namely, that technical innovation does not exist. What does exist in innovation, that happens in the agents-artifacts-culture space, and that involves people, modes of interaction, new artifacts and the set of attributions concerning all of the above. Technology is a part of this, and it does not make sense analytical sense to separate it out from the whole.

For a plain, rank-and-file economist like myself, spoonfed on Keynes and Edgeworth, reading this stuff is like going on some kind of psychedelic trip. I read of “Darwinian accounts”, “funcional orthogonality”, “agent-artifact space”, “attributional shifts” and even “exaptive bootstrapping dynamics” – a locution which I have not even been able to translate into Italian – until my brain starts to smoke like on old, overheated engine. But it’s good, very good, and well worh the effort. And I can’t help thinking – with some kind of warped professional pride – that David teaches in a department of economics: there must be something right in a discipline that can question itself so deeply, and to keep on giving me, after twenty odd years, new stimuli.

December 29, 2008     Alberto     complexity economics, industrie creative e sviluppo     9 comments

La lunga strada di Second Life

 Nevicata a Kublai - Stex, Criscia, Mr. Volare

Con il nome di Mr Volare – richiamo inequivocabile all’Italia e alla musica – frequento Second Life dall’estate 2006. Questo, immagino fa di me un veterano: due anni e tre mesi sono un tempo molto lungo sulla rete. Eppure, come i miei amici SL-entusiasti sanno, ho sempre mantenuto un certo distacco dalla scena SL, distacco al quale non è estranea una certa dose di scetticismo. In fondo sono rimasto un novellino (un niubbo, come si dice in SL italianizzando il termine inglese newbie): “Mr Volare, niubbo – dal 2006!”.

Ma cosa c’è che non mi convince in Second Life? In parte il fatto che – come tutta la rete, e come molte manifestazioni sociali dell’umanità – SL è essenzialmente un posto dove si cazzeggia, si flirta, ci si sfancula. Io sono forse un po’ meno incline di alcuni miei simili a svolgere queste attività in pubblico, e quindi fare “i ragazzi del muretto” tecnologici non mi diverte. Però – come nella rete in generale – anche in SL vi sono spazi di discussione e approfondimento, e quelli sì che mi interessano! E’ partito Giuseppe con unAcademy, introducendo nel nostro ambiente il formato “conferenza-lezione in SL” che funziona benissimo per discutere, informarsi, condividere. Oggi, con variazioni, lo usa Mario per Brain2Brain e noi stessi per alcune delle iniziative di Kublai. Frequentando questi luoghi ho conosciuto persone che sono diventate importanti per me, sia sul piano professionale che su quello personale: Elvira, Elena, Roberta, Fabio, Cristina, Walter, Nino

Trovati spazi e persone congeniali, rimaneva l’altro problema di SL: la sua forte autoreferenzialità (anche questo, a dire il vero, molto vicino ad alcune parti del web). Alcuni utenti – i cosiddetti immersionisti – dichiarano apertamente di stare in SL per vivervi una vita completamente separata da quella fisica, e preferiscono parlarti solo di SL e di ciò che vi accade. Ma anche molti altri, che invece usano SL in modo integrato al web e alla loro vita fisica – gli aumentazionisti – mostrano una strana riluttanza a usare SL come leva per agire nel mondo. Ho visto alcune belle esperienze nate in SL – come il museo delle mondine, a cui ho partecipato di persona – venire abbandonati nonostante il potenziale di sviluppo evidente al di fuori di SL (per esempio, una land tematica sulla memoria con l’ANPI e il Museo Cervi. Poteva essere una cosa su cui ricavare un po’ di denaro e fare un po’ di innovazione estetica, no?).  E’ quasi come se tutto si muovesse per mode, e il gioco fosse essere sull’ultima moda invece che darsi il tempo di sviluppare la propria cosa e di cercare di avere impatto.

Ultimamente mi sembra di intravedere una via per uscire da questa situazione, e trovare un posto vero, importante, a SL nel mio repertorio di media sociali. E’ nato tutto abbastanza per caso, con un seminario molto ben riuscito di Kublai all’Università Federico II di Napoli: la formula è quella – molto aumentazionista – del meshup tra SL e RL. In quel caso, io partecipavo attraverso Mr Volare, che se ne stava al Porto dei creativi in SL e si rivolgeva all’avatar del docente. Dall’aula RL mi vedevano attraverso quest’ultimo e un portatile con una chiavetta HDSPA collegato a uno schermo gigante. La cosa è andata tanto bene da essere rapidamente replicata in altre due situazioni.

Ieri sera, dopo Kublai before Christmas ne parlavo con Stefano. Anche lui sente SL un po’ stretta se pensata come ambiente autosufficiente (“qui siamo a Topolinia – diceva – io voglio stare nel mondo”), e non è quindi sorprendente che abbia riflettuto a lungo sulle tecnologie per creare questi meshup SL-RL. Mi ha promesso un “canale di ritorno”, che era la cosa che mancava nei tre incontri di Kublai: uno schermo che possiamo mettere nel nostro spazio SL attraverso il quale guardare la sala RL, per capire meglio le reazioni che stai avendo nei tuoi interlocutori. Credo molto in questa roba: meshup tra RL e mondi metaforici basati su tecnologia semplice ed economica e su una buona comprensione dell’uso sociale del mezzo. Meno viaggi, meno costi, più accesso.

Chissà che non valga la pena sperimentare una modalità meshup per il Kublai Camp di gennaio. Interessa a qualcuno, oltre a me? Magari è la volta che la smetto con ‘sta storia del niubbo.

December 19, 2008     Alberto     internet     8 comments

How to play live in Second Life

Il pubblico vola intorno al palco al concerto dei FF in Second Life

Once we had dealt with the technical issues both inworld (build acceptable avatars, find instruments and animations, build the stage…) and in RL (organize the signal channel from our RL instruments to the streaming server), yesterday’s concert in Second Life was emotional and fun. We “felt” the audience, it felt “like being there”. The vibe is more or less that of a live-on-the-radio performance, maybe more fun because you can actually see the audience and interact with them. It was a success, too: we had a full sim and everyone was happy with the experience.

I thought I’d share here the solution we found to do a “real” live show (not just streaming of prerecorded audio files, as most people do in SL). Here it is:

  1. the band gathered in a recording studio (Casamedusa in Milan), The signal from the studio main board was routed to a USB audio interface connected to a PC on which WinAmp and Shoutcast DSP (a WinAmp plugin for audio streaming) had been installed.
  2. we bought time on a SL-specialized streaming service based on Shoutcast. You pay according to time and number of people served: we bought 24 hours for 50 avatars for 700 Lindens. When you pay, the service gives you the config parameters for both Shoutcast DSP and the SL land (which needs to read the music stream from that server’s feed). The sound quality was found to be quite good.
  3. our avatars were steered by other people, leaving us free to concentrate on the music. We, however, had chosen animations, instruments etc.
  4. In the performance room, standing net to us, we set up a laptop logged into SL (via the studio wi-fi) as a “spectator” avatar, allowing us to see the audience inworld and interact with it. (“Hey, you really are raving like there’s no tomorrow! Let’s all fly around the stage!”). The ADSL can take the audio streaming plus one logged-in avatar no problem.
  5. in the control room of the studio there was Ginevra with another laptop (this one logged onto the net via UMTS, in order not to burden the bandwidth) logged onto SL with our vocalist Roberta’s avatar. Besides animating it, she was charged with monitoring the inworld audio and reporting any problems to the engineer.

What I think we should try and improve is interacting with the audience. We’d need a much bigger screen in the studio to have a better feeling of what happens inworld; also we need to learn to interact in the presence of significant streaming latency. Setting DSP to the same parameters as the server (128 kps, 44.1 KHz, mono) we had about 15 seconds latency: that is to say, a note we played in RL would be heard inworld 15 secs later. This means that we could not communicate by talking and responding, but only trying to steer the emotion f the performance: warmup first, then full power on, then slow at the very end.

Roberta was great in mixing SL lingo and live concert ritual (“Are you having find, my dear newbies? LOL!”) and the audience really dug it. Except at the end, when we played a solemn, atmospheric Bella Ciao and everyone was still running wild dancing anims. We all need to learn…

Mega thx to everybody who helped out:

Francesco, Velas, Emiliano, Junikiro, Joey, Rosa, Ginevra, Eliver, Tonino, Asian e tutti i volontari della Festa.

June 24, 2008     Alberto     Fiamma Fumana, vita digitale     6 comments

Second Live: waiting for the curtain

Paolo and Mr.V rehearsing in Second Life

I have done very many concerts. But the one we’ll do tonight is he first-ever in Second Life, has several strange and interesting technical and technosocial problems (interacting with the audience in the presence of lag, anyone?), and I find myself a little highly strung. Meanwhile Paolo and I rehearse.

June 23, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     comment

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