e-government 2.0


Sapere al popolo: il governo britannico libera i dati

Una buona notizia: sir Tim Berners-Lee ha convinto il governo britannico a mettere i propri dati a disposizione del pubblico (fonte: BBC). E’ online un sito che si chiama data.gov.uk (riferimento ovvio al famoso sito di Obama). Mentre scrivo sono online 2.879 basi dati, ma altri verranno (in effetti, come tutti i governi, anche quello di Sua Maestà sta seduto su una tale massa di dati che neppure i suoi dirigenti sanno esattamente cosa hanno per le mani). Gli sviluppatori sembrano interessati: il sito riporta già 29 applicazioni create a partire da quei dati, inclusa la straordinaria Cyclestreets per chi si sposta in bicicletta. Il sindaco di Londra, Boris Johnson, si accoda. Ha annunciato l’apertura di un “magazzino digitale” che conterrà inizialmente 200 basi dati centrate sulla capitale.

L’impatto di questa mossa è difficile da sopravvalutare. Non solo per la miriade di servizi che diventano possibili, ma anche perché costruisce un luogo dove hackers e funzionari pubblici possono – devono – interagire; e così facendo favorisce il “coming together” di due culture la cui alleanza può essere davvero un potente fattore di modernizzazione e civiltà, come dicevo dopo Wikicrats.

E noi? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Tito, ministeriale digitale e – da qualche tempo – anche blogger…

(Hat tip: Alberto D’Ottavi)

gennaio 22, 2010     Alberto     e-government 2.0     , , , , , , , , ,      comment

Perché le politiche pubbliche non funzionano? Due conversazioni a cui prenderò parte

Le politiche pubbliche user generated – come Kublai, tanto per guardarmi in casa – sono assolutamente marginali, poco più che un esperimento interessante. Per ora. Ma cosa succederebbe se diventassero una modalità normale e accettata dell’azione pubblica? Dopo tanto pensare, sento il bisogno di confrontarmi su alcune nuove idee che ho cominciato a elaborare a partire dall’estate.

Questa settimana il confronto comincia dall’Apegreen di stasera a Milano (al Subway, zona Turati, ore 19.30), a cui partecipo con Alberto Masetti-Zannini (The Hub Milano), Giovanni Petrini (Fa’ la cosa giusta!) e Filippo Solibello (Caterpillar).

Si continua giovedì sera con una cosa molto difficile: provo a mettere tutto in fila in una lezione online per Oilproject. Tenterò di capire perché le politiche pubbliche funzionano così male, e cosa possiamo fare noi tutti, armati d internet e buona volontà, per farle funzionare meglio. Il contesto è molto adatto a sottolineare la potenza della rete nel produrre beni pubblici: Oilproject è “una scuola virtuale – gratuita ed aperta a tutti – in cui si discute di attualità, Internet e Innovazione [...] senza alcun fine al di fuori di quello della divulgazione libera dell’informazione. Con più di 9000 studenti, Oilproject è leader italiano nel campo del free e-learning.” L’ha fondata Marco De Rossi. A budget zero. Quando aveva quattordici anni. QED, immagino.

Un ministero su Twitter!

La scorsa settimana a Roma la Banca d’Italia ha promosso un grande convegno sulle politiche economiche per il mezzogiorno. I grandi media (il Corriere, per esempio) si sono concentrati, giustamente, sugli interventi del Presidente della Repubblica e del Governatore Draghi. Lontano dai riflettori, però, debuttava allo stesso convegno una piccola grande innovazione dell’amministrazione centrale italiana: l’account Twitter del Sistema Nazionale di Valutazione, un’iniziativa dell’Unità di Valutazione del Ministero dello Sviluppo Economico (home page). L’idea è della “civil servant 2.0″ Laura Tagle – evidentemente appassionata al tema della valutazione delle politiche pubbliche – che twittava in tempo reale i punti salienti degli interventi di Draghi, Barca e Giovannini.

Se usate Twitter – e se non è chiedere troppo – vi pregherei di cliccare qui e poi sul bottone “Follow” per seguire Laura e il SNV. E’ un piccolo passo, ma va nella direzione giusta, quella dell’uso della rete per una pubblica amministrazione più trasparente e fruibile che abbiamo appoggiato nella Open declaration on European public services. Se Laura e i suoi colleghi vedono che i cittadini apprezzano, forse questo esempio si diffonderà, e ne guadagneremo tutti.

PDF Europe, prime impressioni


Di ritorno da Barcellona, ho tempo per un riassunto del Personal Democracy Forum Europe – e del resto l’avevo promesso ai suoi fondatori Andrew Rasiej e Micah Sifry. La conferenza era alla sua prima edizione europea, quindi è ancora in beta (e ne ha tutto il diritto). Ecco cosa ho visto:

Approccio personale degli organizzatori. Anche se sono un po’ un outsider mi hanno sempre fatto sentire benvenuto, grazie a un bel gruppo organizzatore (un grazie particolare a Antonella).

Forte e utile presenza degli americani. Visto dall’Europa, PDF ha il vantaggio di metterci in contatto con molti americani interessanti, proprio qui in casa nostra! Il dualismo America/Europa continuava a saltare fuori, dando stimoli alla discussione.

Interventi di alto livello. PDF EU ha mobilitato diverse persone brillanti, con risultati veri da mostrare. Vale sicuramente la pena conoscerli.

Pubblico di alto livello. Girava gente molto interessante, e abbiamo potuto avere conversazioni istruttive anche (o soprattutto) fuori dalle sessioni vere e proprie.

Problemi di formato. Nonostante questo, non sono sempre riuscito a sfruttare al meglio queste persone così interessanti. Il formato prevalente era di panel di quattro persone con presentazioni di 6-8 minuti ciascuna, più un giro di domande del pubblico. Le presentazioni erano spesso troppo brevi per andare veramente a fondo delle esperienze raccontate, e il tempo riservato alle domande era troppo poco per diventare una vera conversazione. E’ finita, a volte, con sessioni un po’ superficiali. Per esempio, quando mi sono fatto spiegare dal blogger irlandese Mick Fealty la sua storia, la sua community e la sua visione, ci è voluta quasi un’ora perché la comprendessi abbastanza bene da dargli suggerimenti, o paragonare il suo progetto con altre cose che ho fatto o visto. Mick e io abbiamo fatto questa cosa domenica mattina a colazione, perché nei panel non ce ne è stato il tempo.

Due conferenze o una? PDF EU aveva sessioni di e-attivismo e sessioni di e-government, e non sono sicuro che le due cose dovrebbero stare insieme. Gli spin doctors e i consiglieri politici possono essere molto interessanti (basta pensare alla campagna Obama, ben rappresentata a Barcellona), ma non sono sicuro che la gente come me faccia bene a frequentarli professionalmente. Mi vedo in un ruolo tecnico. Ho progettato Kublai per aumentare l’efficacia delle politiche di sviluppo regionale: se poi io pensi che fare politiche di sviluppo regionale sia o meno una buona idea è completamente irrilevante. Il processo democratico ha prodotto leggi che dicono che lo sviluppo regionale va fatto: il mio lavoro è farle funzionare, non metterle in discussione. La credibilità dei tecnici – e, alla fine, la nostra utilità alla società – dipende dalla nostra abilità di argomentare in modo non fazioso. Naturalmente, le competenze richieste sono in parte le stesse per noi e per i cyberattivisti – stiamo pur sempre parlando di internet e sfera pubblica: immagino che dovremo elaborare le condizioni per stare comodamente nella stessa conferenza.
Infine, la mia presentazione è stata un successo :-) – visto che avevo fatto i compiti. La cosa più buffa che mi è stata detta (da due persone diverse), è che Kublai è il primo progetto che avessero mai visto a usare Second Life “per farci delle cose”! Da quando Linden Lab è caduta così in disgrazia nel sentire comune?

Personal Democracy Forum: reinventare il governo partendo dalle Ramblas (con lo sconto)

Mi chiedono di parlare al primo Personal Democracy Forum europeo (quello americano si tiene già da cinque anni), che si farà a Barcellona il 20 e 21 novembre. Il PDF si occupa di politica e web, ma – almeno in questa edizione – anche di politiche, nel senso di policy. Tutta la seconda giornata è dedicata alla reinvenzione del governo, e in questo senso si spiega anche la mia presenza.

La lista degli speakers è abbastanza impressionante, e sono davvero onorato che mi abbiano chiesto di unirmi a questa specie di legione dei supereroi dell’e-government: Charles Leadbeater, Dom Campbell di Futuregov, Jack Thurston di Farmsubsidy, Tom Steinberg di Mysociety, David Osimo… Io partecipo a un panel che mi interessa molto. Il tema è se le politiche user generated di cui mi occupo (qui chiamate “we-gov”) siano in sync o, invece, in contrasto con l’uso del web in modalità 1.0, per veicolare contenuti dalle autorità pubbliche ai cittadini (“e-gov”); e la domanda è più sottile di quello che sembra. Il moderatore sarà Steve Moore di Reboot Britain; gli altri partecipanti sono Matthew Fraser, Tiago Peixoto e appunto Dom Campbell.

Se avete voglia di partecipare – Barcellona è bella anche d’inverno – potete risparmiare il 20% sul costo della conferenza. La pagina di registrazione è qui: nella casella “promotion code” scrivete “cottica09″. Se si iscrivono quattro persone con lo stesso codice PDF ci regala un ingresso gratis, quindi chiedo a chi dovesse usare il codice il favore di segnalarmelo (scrivetemi o lasciate un commento qui). In questo modo magari riusciamo a regalare un ingresso a qualcuno, o a rifondervi una parte del denaro speso. Ci vediamo sulle ramblas.

novembre 2, 2009     Alberto     e-government 2.0     , ,      2 comments | show

Internazionale: la conversazione globale delle amministrazioni 2.0

Kublai, il primo (o uno dei primi) progetto di governo 2.0 dell’amministrazione centrale italiana, si è conquistato velocemente una piccola visibilità internazionale. Dopo i due showcase con la Commissione Europea (EUPS20 e Wikicrats) e lo scambio francese, la settimana scorsa è stata la volta della Banca Mondiale, che riprende un’intervista che avevo rilasciato al blog americano Betterverse.

Man mano che si capisce che internet funziona bene per produrre beni pubblici, la conversazione sull’e-government 2.0 si globalizza. Le idee circolano rapidamente tra noi europei (il gruppo di EUPS20, o Headshift – peraltro recentemente acquisita da una società americana), americani (Sunlight Foundation) e asiatici (Futuregov), e mi sembra che ci sia un buon livello di fiducia reciproca. Forse c’è speranza.


   


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