Modena City Ramblers


Dai Modena City Ramblers a Wikicrazia: la lunga marcia di un economista-musicista nella grande rete

Ho passato il fine settimana a casa a ripassare i pezzi per il tour di 40 anni, che comincia tra qualche giorno. Fa un effetto strano voltarsi indietro a guardare in prospettiva questo percorso di andata e ritorno dall’economia alla musica; impossibile non chiedersi di nuovo che senso ha, e quale contributo – per quanto piccolo – può dare uno come me all’avventura umana. In questo stato d’animo mi è venuto voglia di rileggere e pubblicare anche sul blog l’introduzione che ho scritto per Wikicrazia, che ho intitolato “Come sono arrivato qui”.

Lascio la band il primo maggio del 2000, a Bologna, subito dopo un concerto in Piazza Maggiore.

Non è una decisione facile, ci ho passato diverse notti insonni. I Modena City Ramblers sono stati un gruppo culturalmente importante e di discreto successo commerciale negli anni Novanta. Io sono uno dei membri fondatori. Ho dato un contributo importante e riconosciuto a costruire il successo del gruppo. Sono uno dei principali autori delle canzoni che abbiamo scritto e suonato negli anni. Sono benvoluto dai fans. Perché lasciare?

Si potrebbe vedere la cosa in diversi modi, ma alla fine io me la rappresento così: perché con questo progetto non sento più di potere cambiare il mondo. Eppure ci avevo creduto: i Modena City Ramblers non sono una band come tante altre. Hanno l’ambizione di dare voce all’Italia giovane e pulita che esce dalle macerie della Prima Repubblica. Vogliono essere la colonna sonora del cambiamento, raccontarlo e al tempo stesso dargli forza e identità.

Il primo maggio del 2000 capisco definitivamente che il meccanismo si è inceppato, o forse non ha mai funzionato. I concerti sono gremiti, dischi e t-shirt si vendono. Però sento che non stiamo più producendo cambiamento, ma consolazione: i fans vengono al concerto, si sfogano e vanno a casa contenti ad aspettare il concerto successivo. Funziona tutto benissimo, tranne che il mondo non sta affatto cambiando. Mi sento inutile e vuoto. Ma in cosa abbiamo sbagliato?

Dieci anni dopo, provo ad abbozzare una risposta. Li ho trascorsi ad esplorare le strade dell’economia creativa e dell’Internet sociale, abitata da tante persone come me e te che mi stai leggendo, invece che solo dalle celebrities e dai marchi delle grandi aziende. Ho parlato con artisti, hackers, funzionari pubblici. Ho collaborato con loro per il bene comune, qualunque cosa questo significhi.

Ecco quello che ho capito. Ho capito che Internet cambia tutto, perché permette alle persone di ritrovarsi e collaborare in numeri abbastanza grandi non facendosi dirigere da un’organizzazione gerarchica, ma coordinandosi in modo leggero attraverso strumenti come quelli chiamati wiki: Wikipedia è uno dei risultati più conosciuti e più riusciti di questa forma di collaborazione. Ho capito che viviamo una stagione di grandi cambiamenti sociali, e che questa stagione non finirà tanto presto. Ho capito che lo Stato e le altre autorità pubbliche stanno giocando una partita strategica nel gestire la transizione da un passato relativamente stabile a un futuro completamente imprevedibile. Ho capito che esse non sono monoliti: sono composte di persone, e che le singole persone possono fare la differenza. Ho capito che la maggior parte delle persone, se glie ne si dà la possibilità, è contenta di dare una mano alla costruzione di un futuro comune — ma questo lo sapevo anche al tempo dei Modena City Ramblers.

Soprattutto, ho capito che aiutare lo Stato e le altre autorità pubbliche a prendere buone decisioni e attuarle bene è possibile e molto, molto utile. È possibile – anche se difficile – perché noi, tutti insieme, abbiamo un patrimonio incredibile di sapere e di saper fare, e Internet ci permette di mobilitarlo e trasformarlo in azione. È utile perché i problemi sul tappeto diventano sempre più difficili, e la capacità di analisi degli uomini e delle donne delle istituzioni è sempre più inadeguata alle sfide.

Se vuoi cambiare il mondo, devi attivare le persone. Soltanto il concorso di moltissime persone molto diverse tra loro, quando si incanala in una direzione comune, riesce a produrre cambiamento. E il cambiamento sarà tanto più profondo quanto più queste persone saranno attive, motivate, creative, non semplici pedine manovrate da leader carismatici. Forse l’errore dei miei anni di musicista è proprio qui: essere riuscito a parlare a centinaia di migliaia di persone, toccare loro il cuore, motivarle… e poi averle relegate nel ruolo di ascoltatori passivi, non avere costruito per loro spazi in cui esprimersi e agire. Sicuramente è un errore che non intendo commettere mai più. Per questo ho passato l’ultimo anno a scrivere e riscrivere Wikicrazia: perché sono convinto che, migliorando le capacità delle autorità pubbliche di prendere e attuare buone decisioni, si cambia il mondo in meglio. E sono convinto che tutti, oggi, possiamo contribuire almeno in piccola parte a questo cambiamento: bastano un po’ di tempo, un po’ di pazienza e un computer. Il tempo della passività impotente è finito.

L’obiettivo del libro è aiutare chiunque lo voglia a diventare protagonista delle politiche pubbliche. Mi rivolgo in primo luogo ai cittadini, ai membri delle associazioni, agli insegnanti, le poliziotte, gli infermieri, a tutti insomma: ci sono spazi di partecipazione in continua espansione a cui potete contribuire — e in cui potete brillare — come individui, anche se non conoscete nessuno e non rappresentate nessuno. Potreste avere un impatto diretto e personale sulla manutenzione della strada in cui abitate, sul rilascio di brevetti relativi a un campo di cui avete esperienza, sulla progettazione del centro culturale in cui andrete a vedere la prossima mostra. In secondo luogo mi rivolgo ai funzionari pubblici, alti dirigenti ma soprattutto semplici impiegati: potete reclutare cervelli di prim’ordine per dare precisione e autorevolezza alle vostre azioni. In terzo luogo mi rivolgo ai ricercatori e agli esperti che si interessano di queste cose. Ho cercato di scrivere con uno stile più chiaro e semplice possibile, ma ho messo in queste pagine il meglio di quello che so.

Il libro è composto da tre parti. Nella prima mi chiedo cosa c’è che non va nelle politiche pubbliche, e rispondo che esse vivono una crisi di attenzione: troppe decisioni da prendere e da attuare, non abbastanza ore nella giornata. Suggerisco anche una soluzione: mobilitare e valorizzare i cittadini comuni per progettare (e se possibile attuare) insieme le politiche pubbliche, aiutandoli a coordinarsi su Internet. La seconda parte è dedicata al come progettare queste “politiche pubbliche wiki”. Ho scelto sei principi da tenere presente quando le si mette in pista — io l’ho fatto, e ho dovuto impararli sulla mia pelle. Nella terza parte provo a immaginare un ipotetico futuro in cui le politiche wiki diventino una modalità normale di azione per lo Stato. Cerco di capire se e come le burocrazie vengono messe in crisi da un approccio wiki, e mi chiedo se poi queste nuove politiche siano compatibili con la democrazia come la conosciamo.

Due cose che nel libro non troverete sono la lamentazione e il cinismo, che invece ricorrono spesso nel discorso sulle politiche pubbliche in Italia. L’una e l’altro sono posizioni rispettabili e perfino condivisibili: è vero che le nostre politiche pubbliche hanno molti problemi, alcuni che hanno tutti e altri peculiari al nostro paese; è anche vero che vi si ritrovano clientelismo, nepotismo e corruzione, in dosi forse maggiori che altrove. Pur con il massimo rispetto per chi le sostiene, scelgo di non fare mie queste posizioni. Preferisco pensare alle cose che ho visto funzionare bene e alle persone oneste, competenti e motivate che ho incontrato tra i funzionari pubblici, la società civile e quel poco di mondo politico che ho intravisto. Altri hanno messo alla berlina politici e amministratori di casta; io vorrei concentrarmi sulle cose che possiamo fare insieme, qui e subito, senza aspettare un cambiamento di sistema o un’evoluzione culturale. Sono anche convinto che alcuni aspetti delle politiche wiki possano contribuire a risolvere quei problemi: più gente pulita e capace circola, più le cose si fanno difficili per la gente che pulita e capace non è.

E soprattutto credo in te, lettrice o lettore di Wikicrazia. Nel tuo gesto di prendere in mano un libro come questo c’è già un seme di curiosità, di speranza, di scommessa sul futuro; questo seme è prezioso, e vorrei che il libro servisse ad aiutarlo a germogliare e mettere radici. Vorrei, insomma, darti uno strumento per essere tu stessa strumento di cambiamento. Non è sempre una strada facile, me ne rendo conto: richiede lavoro, tempo, cuore. Ma d’altra parte, ehi: se avessi voluto fare audience avrei continuato con il rock’n’roll.

novembre 15, 2010     Alberto     40 anni, Wikicrazia     5 comments

Buoni propositi per il 2010: fare un tour con Cisco e Giovanni

Da giovane suonavo in un gruppo, i Modena City Ramblers, che ha avuto un certo successo. E anche una cosa in più: per un breve tempo, nella seconda metà dei ruggenti anni 90 (Stiglitz dixit), è stato una (piccola) band generazionale.

Erano anni interessanti. La gente si arricchiva in borsa con il boom delle dotcom, Mani Pulite spazzava via la prima repubblica e i viaggi aerei a basso costo ci permettevano di visitare luoghi mai visti prima. Era un tempo di ottimismo e di espansione degli spazi di libertà. Era il nostro tempo.

Poi, negli anni 2000 i finanzieri hanno creato e poi fatto scoppiare bolle tossiche; la seconda repubblica è diventata quello che sappiamo; e i viaggi esotici sono venuti associandosi alle perquisizioni negli aeroporti e alla prostituzione infantile. Si costruisce e si lavora ancora, ma senza facili ottimismi, con la guardia alta e parecchie cicatrici; e se si può credere in qualcosa, questo qualcosa sono le persone. Non tutte.

Quasi tutti i fondatori se ne sono andati dai Modena City Ramblers. Io ho lasciato a maggio del 2000.

E nel 2010, Cisco, Giovanni e io torneremo a fare un tour insieme, dopo oltre dieci anni (l’ultimo fu a fine 1999). Non si tratta di una reunion (Cisco è l’unico che fa ancora il musicista di professione, Gio e io facciamo altro e ci sta bene così), e nemmeno di nostalgia, grazie. Abbiamo voglia di tornare a confrontarci con noi stessi, con la nostra generazione e con quelle che sono venute dopo: raccontando la nostra storia, che poi è quella di molti, attraverso le canzoni vecchie e quelle nuove. Senza nasconderci gli errori, e sono tanti, ma con l’orgoglio di non avere mai, mai seguito l’andazzo.

Il concerto si chiamerà “40 anni” in onore di una vecchia canzone e della nostra età attuale (facile). Prime date a febbraio. Non ho ancora nemmeno un sito a cui ridirigervi, state in contatto.

gennaio 7, 2010     Alberto     40 anni, La vita, l'universo e tutto quanto     4 comments

La musica è roba da vecchi

 

Sabato scorso mi hanno telefonato di accendere il televisore per vedere il Concerto per i ragazzi di strada, un evento benefico mandato poi in onda (in una sintesi) da Rai Uno. Oltre ai miei ex soci Modena City Ramblers, ho fatto in tempo a vedere Al Bano, i Matia Bazar, Andrea Mingardi, i New Trolls, Roberto Vecchioni, Eugenio Bennato, Frankie Hi-NRG. Gusti musicali a parte (i miei sono piuttosto distanti da alcune di queste proposte, ma questo non ha la minima importanza) ciò che mi ha colpito è l’estrema vecchiezza degli artisti. A parte i MCR e Frankie (comunque tra i 40 e i 50 anni, e qualcuno anche oltre i 50), gli altri erano tutti over 60. Spirava un’aria sinistra, molto italiana, di inamovibilità: hic manebimus optime, qui sono e da qui non mi muovo, senza nessun senso di autocritica, nessuna vergogna per repertori non rinnovati da decenni e proposte stantìe. Vecchioni (con una maglietta grigia a maniche corte da reparto ospedaliero che gli scopriva le braccia da vecchio) ha cantato, indovinate un po’, Samarcanda (1977). I New Trolls, ebbene sì, Quella carezza della sera (1978). I Matia Bazar, proprio così, Ti sento, grande pezzo ma del 1985.

La cosa che mi amareggia di più è vedere giovani musicisti collaborare con queste persone in ruoli chiaramente subalterni, senza potere mai crescere. Mi ha fatto male al cuore vedere la “giovane” (40 anni giusti) ed energica Roberta Faccani (Matia Bazar) usata da Golzi e Cassano come una trasfusione di sangue per mantenere artificialmente in vita un progetto in sè vecchio: forse Roberta meriterebbe di avere un’occasione tutta sua, come lo meriterebbero altri musicisti giovani che sono saliti sul palco quella sera con un ruolo, invece, da comprimari.

Purtroppo non credo che ne avranno mai una, salvo casi molto fortunati. La tempesta di internet, distruggendo il modello di business basato sulla vendita di supporti come il CD, ha spezzato la capacità dell’industria musicale di sviluppare talento e portarlo all’attenzione del mercato, per cui – razionalmente – discografici e promoter cercano di prolungare la gloria di quegli artisti che sono riusciti a costruirsi una notorietà prima del 2000 – meglio ancora se prima del 1985. Al Bano ha pubblicato 30 album, Mingardi  e Vecchioni 26 ciascuno, i Matia Bazar 25, i New Trolls 33.  Fino a che un modello di business nuovo non emergerà, quella musicale è destinata ad essere una delle industrie più conservatrici e gerontocratiche del mondo. Meglio fare altro.

luglio 3, 2008     Alberto     musiconomics     9 comments

Culture partecipative in Second Life: tutta l’unAcademy in maglietta Modena City Ramblers!

Giovanni Boccia Artieri aka Joannes Bedrosian sta tenendo un corso sulle culture partecipative nelle aule Second Life della unAcademy, che è diventata uno dei miei ritrovi preferiti per pensare pensieri freschi insieme a gente stimolante. Siccome nella discussione sul forum dopo la prima lezione mi è scappato detto che sono un musicista e che ho suonato nei Modena City Ramblers, Velas Lunasea e lo stesso Jo mi hanno passato del materiale “fan generated” che si trova in rete sui MCR. Alla seconda lezione, che era ieri sera, ecco la sorpresa: “Guardati intorno”, mi ha detto Velas. Io mi giro e vedo…

Foto di gruppo all'unAcademy

Alla faccia. Un corso teorico-pratico, eh Jo? Mi è toccato pure fare il discorso. :-)

Questa è la partecipazione che mi piace: creativa, affettuosa, irriverente. Troppo spesso con i MCR ho vissuto “il lato oscuro”, la pressione del pubblico che ti chiede un’emozione preconfezionata (nel nostro caso uno schierarsi acritico e rassicurante). Bravi gli unAccademici!

(Le magliette MCR per gli avatar le ha fatte Asian Lednev, che mi ha promesso anche quelle dei Fiamma Fumana. Grazie, Asian)

marzo 6, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     6 comments

“Settemila persone che cantano”

Fuori Orario

Bellissima la cena del Fuori Orario sul progetto Di madre in figlia. Non se l’aspettava nessuno: il locale è stato preso d’assalto, è stata la cena-record negli annali del locale: 250 persone a mangiare! Franco e gli altri hanno dovuto usare tutti i tavoli e apparecchiare anche sui ballatoi. Le mondine hanno tenuto banco alla grandissima, cantando da sedute a tavola, situazione in cui danno veramente il meglio di sé. E la cosa bella era vedere la comunità che si stringeva loro attorno: c’era Cisco con Giovanni, c’era una nutrita delegazione dei Modena City Ramblers, c’erano Maurizio, Davide e Walter del Gruppo Padano di Piadena, c’era Graziano “Monduja” Magagnoli con Luciano Gaetani per i Paulem, c’era Marco Mainini in rappresentanza della Bonifica Emiliana Veneta ma anche – insieme ai “due Fabio”, Bonvicini e Vetro – delle Pive nel Sacco, c’era l’ANPI di Casalecchio, c’era La Grande Famiglia (capitanata da Checco), c’erano Valeria e Freddy del blog delle mondine, c’erano i ragazzi di Correggio Mon Amour e Rock in Rolo, c’era la signora sindaco di Gattatico e Beniamino Grandi, assessore provinciale di Modena, entrambi in veste di privati cittadini, c’erano le associazioni coinvolte nell’organizzazione del 25 aprile al museo Cervi. Assenti giustificati gli altri, Roberta e io rappresentavamo i Fiamma Fumana. Tutti hanno cantato; i musicisti hanno grattato le chitarre e dato fiato alle fisarmoniche e alle pive. Praticamente a tutti è venuto di cantare canzoni popolari, usare il dialetto, le arie folk.

Ma guarda che roba. Vent’anni fa andavo in Irlanda e invidiavo gli irlandesi che si trovavano nei pub a suonare e cantare canzoni che conoscono tutti e che nonni e nipoti possono cantare insieme; mercoledì vivevo, in Emilia, a casa mia, una serata molto simile a quelle dei pub irlandesi dei tardi anni ottanta, ma con molta più gente e con molti più derivati del maiale in tavola. Giovani e anziani che si riconoscono come attori della stessa storia, con le mondine a fare da simbolo vivente della gioa e del coraggio della nostra gente. Un sogno di vent’anni fa che si realizza…

E non finisce qui. Perché il Fuori Orario ha un capotreno, e questo capotreno è Franco Bassi, che è un visionario vero. E Franco – commosso a vedere il Fuori Orario pieno non solo di giovani, ma anche di anziani, tutti contenti perché “a’s chènta a tèvla”, si canta a tavola – appena realizza un sogno ne sogna subito uno nuovo. E quello che ha sognato è: “il 25 aprile al museo Cervi deve essere come stasera, ma 100 volte più grande. Il 25 aprile al museo Cervi portiamo settemila persone che cantano!”

Settemila persone che cantano. C’è qualcosa qui. Proviamoci. Chi viene a cantare con noi e con le mondine?

febbraio 15, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     6 comments

Alberto, Cisco e Giovanni in concerto a Pescara

Splendidi 40enni!
Come promesso, volevo raccontarvi questa faccenda del concerto con Cisco e Giovanni Rubbiani. Funziona così: da quando anche Cisco ha lasciato i Modena City Ramblers ogni tanto ci coinvolge, sia come autori di canzoni che poi lui rielabora e canta sia come musicisti. La cosa è nata abbastanza per caso, quando, il 25 aprile di quest’anno, ci siamo confessati a vicenda quanto ci faccia ancora piacere stare insieme, dopo tutti questi anni! Così ho deciso di coinvolgere Cisco e Gio in una fase del progetto europeo che, con la mia società, sto realizzando da circa due anni a Pescara. Succederà questo: prepareremo uno spettacolo insieme ai ragazzi del corso creativi di Booster. I ragazzi suoneranno con noi sul palco dell’Auditorium De Cecco, sabato 1 dicembre; e, nel corso di questo show, ci ricaveremo un piccolo spazio per suonare un po’ in trio acustico, Gio, Cisco e io. Suoneremo un po’ di vecchi pezzi dei MCR, un po di pezzi di Cisco, forse qualche cosa nuova e forse qualche cover, vedremo. Come minimo sarà una buona scusa per stare un po’ insieme. Per informazioni, scrivete a Marco Colarossi.

novembre 11, 2007     Alberto     Fiamma Fumana     comment

Ciao Luca

Questa notte, in un incidente stradale, è morto Luca Giacometti, detto “Gabibbo”, bouzoukista e mandolinista dei Modena City Ramblers. Luca è arrivato nei Ramblers dopo che ne ero uscito, e non posso dire di averlo conosciuto bene. Nonostante questo, è sempre triste quando un compagno d’armi se ne va. Alla sua famiglia e al gruppo le mie condoglianze e quelle dei Fiamma Fumana.

ottobre 6, 2007     Alberto     Fiamma Fumana     1 comment

   


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