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Accountability da accesso: i funzionari pubblici vanno su Facebook

Racconta il notevole PSD Blog della Banca Mondiale che un anonimo alto funzionario del governo del distretto di Kanpur, nell’India settentrionale, ha ordinato ai suoi collaboratori più alti in grado di creare “quanto prima” i loro profili personali su Facebook, e di associarlo alla pagina creata per l’amministrazione distrettuale stessa.

L’idea è che i funzionari, risultando più accessibili ai cittadini, ne sentano il fiato sul collo, e quindi siano spinti a uno sforzo per rispondere rapidamente a eventuali sollecitazioni, critiche o lodi. Rispondere, naturalmente, usando la pagina Facebook dell’amministrazione distrettuale. “Ai cittadini questo piacerà, perché saranno in grado di tracciare i loro suggerimenti e i loro reclami.”

L’intuizione mi piace molto: è in linea con quello che scrivo in Wikicrazia, in particolare nei capitoli sulla “trasparenza” e sul “parlare con voce umana”. Nella decisione in quanto tale rimangono alcuni problemi, e uno è che il mio profilo Facebook è mio, non del mio datore di lavoro, anche se questo è una pubblica amministrazione. Forse si potrebbe risolvere questo problema creando accounts multipli, o usando piattaforme in cui gli utenti hanno pieno controllo su cosa condividono con chi, come Diaspora.

La cosa che mi incuriosisce di più, però, è che l’iniziativa del distretto di Kanpur ribadisce che più trasparenza c’è e meglio è per tutti. Che poi è la cosa che pensavo fosse condivisa da tutti fino a che non è scoppiato l’affaire Wikileaks, e molti commentatori (anche autorevoli, come Shirky) hanno dichiarato – ma, a mio avviso, non dimostrato – che i governi hanno bisogno di segretezza per default per funzionare. Chi ha ragione? A occhio il distretto di Kanpur mi sembra più sintonizzato con i tempi: noi umani abbiamo dovuto ripensare la privacy al tempo della rete, sembra logico che anche i governi si trovino a ripensare la loro riservatezza – anche perché francamente non vedo molte alternative. I fenomeni alla Wikileaks non spariranno tanto presto.

Nota: non ho trovato la pagina Facebook in questione – ma sono in Cina, e l’accesso a Internet è un po’ problematico, per cui cerco di risparmiarmi ricerche dettagliate in rete. Se qualche lettore la trovasse e me la segnalasse mi farebbe una cortesia.

gennaio 10, 2011     Alberto     e-government 2.0, Wikicrazia     comment

Wikicrazia in vendita su Facebook: storie dall’economia ricablata

L’avventura di Wikicrazia continua: siamo entrati nella fase in cui me ne vado in giro per il mondo a raccontare il libro. Ho tenuto la prima presentazione alla Social Media Week Milano (un estratto è nel video qui sopra, con tanto di colonna sonora dei Modena City Ramblers; c’è anche un resoconto su Wired), e la seconda al Personal Democracy Forum Europe a Barcellona. Saremo a Bologna il 27 ottobre (info), a Senigallia il 20 novembre e abbiamo già ricevuto parecchie altre richieste, che man mano andremo confermando. Non mi aspettavo tanto calore da parte di wikicratici e semplici lettori! Grazie davvero a tutti quelli che ci stanno sostenendo e aiutando in questo percorso.

Nel frattempo ho scoperto una cosa divertente. Il mio editore, Ottavio Navarra, è un utente forte di Facebook (ha oltre quattromila amici, e ha dovuto creare una pagina personale per evitare che Zuckerberg gli cancellasse l’account). Nelle settimane che il libro ci metterà a percorrere il circuito distributivo e arrivare alle librerie, Ottavio ha messo in vendita il libro sia dal sito che su Facebook. La vendita su Facebook funziona così: si manda un messaggio a Ottavio da qui, dicendo che si vuole il libro e indicando un indirizzo. La casa editrice spedisce il libro (accollandosi anche le spese di spedizione) insieme a un bollettino di conto corrente postale o per un bonifico, prima di ricevere il pagamento. E come fa a garantirsi che la gente non si tenga il libro e non paghi? Semplice: non si garantisce. Si fida. Ottavio non è preoccupato “Sono quasi tutti miei amici su Facebook” mi ha detto. E infatti pagano tutti. Un lettore ci ha addirittura scritto che “Il regalo più bello in quel pacco era la fiducia”.

Traduco nel linguaggio degli economisti: le transazioni di mercato non sono più anonime. Facebook e gli altri social network rendono molto più semplici e veloci gli effetti reputazione; commettere una scorrettezza naturalmente è ancora possibile, ma il colpevole perderà istantaneamente di credibilità. Dovrà ricostruire una nuova identità digitale con un altro nome, e questo non è nè semplice nè veloce: per i 15 euro del libro non ne vale la pena.

L’economia sta cambiando molto più in fretta di quanto noi economisti riusciamo a cambiare il nostro modo di pensare. E non va bene per niente, perché rischiamo di fare più male che bene consigliando ricette pensate per sistemi economici del tutto diversi. Bisognerà pensarci.

ottobre 11, 2010     Alberto     complexity economics, Wikicrazia     2 comments

“Ci troviamo da Ottavio”. Il condominio che fa innovazione sociale

Ottavio Navarra fa l’editore – e sono orgoglioso di dire che è il mio editore. Non è un informatico, né un blogger, né un geek. È uno che ha capito che con Internet ci può fare delle cose straordinarie, e che queste cose hanno il potenziale di dare alla sua azienda uno spunto di competitività aggiuntiva, di uscire dall’ombra delle corazzate del’editoria italiana.

Ottavio ha cinquemila amici su Facebook. Li sente tutti i giorni, condivide video, li intrattiene con battute e discorsi seri. Li chiama “il condominio”, perché il senso è quello di vivere, se non proprio insieme, in appartamenti contigui, e di incrociarsi spesso per le scale.

E adesso comincia a mescolare le carte. Ha già fatto un esperimento che si chiama “Ci incontriamo da Ottavio”: ci si dà appuntamento sulla sua pagina Facebook per parlare di un tema a partire da un libro che ha pubblicato), lui apre le danze con un post e si scatena un diluvio di commenti. Non credo che fosse così che Zuckerberg ha pensato Facebook; non funziona nemmeno tanto bene, ma funziona. La gente è entusiasta di partecipare. Stasera alle 19 ci troviamo per fare la stessa cosa (si parlerà di rete, democrazia e politiche pubbliche, a partire proprio da Wikicrazia), e Ottavio ci aggiunge un altro pezzo: lui e io saremo collegati via Skype, e manderemo l’audio della nostra conversazione in streaming via Ustream (la potete seguire anche da questa pagina). Gli altri partecipanti alla discussione potranno seguirci via audio e reagire lasciando commenti su Facebook (ovviamente bisogna chiedere l’amicizia a Ottavio, ma non è un problema, lui vi aspetta a braccia aperte).

Dal punto di vista tecnologico, chiaro, nessuna novità. La novità dell’iniziativa è sociale: “Ci incontriamo da Ottavio” non è fatta da geeks e studiosi di media, ma da gente normale, a cui la tecnologia non interessa granché. L’attenzione è sulla comunità e sulla partecipazione attiva, non sugli strumenti.

Clay Shirky dice sempre che le cose diventano socialmente interessanti quando diventano tecnologicamente noiose. Oggi Facebook ha quasi 17 milioni di utenti italiani: il popolo della tecnologia lo usa ma non lo ama, sente che non è lì la frontiera. Eppure, proprio per questo mi aspetto un’ondata di innovazione sociale. Ne sarà protagonista gente come Ottavio, lontanissima dal feticismo tecnologico. Questo è un bene, perché se i mille condomini dei mille Ottavi italiani scoprono davvero la partecipazione attiva, sarà una rivoluzione nei media, nella politica, in tutto. E sarà difficile liquidarli come una piccola minoranza disconnessa dal sentire della gente comune, come è stato fatto con i primi utenti attivi di Internet. Quindi stasera, che voi siate supertecnologici o meno, ci incontriamo da Ottavio: vi presento i nuovi vicini di scala. Faremo grandi cose insieme.

settembre 15, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

Si comincia! Wikicrazia alla Social Media Week e su Facebook

Il mio libro riguarda un argomento molto specialistico, interessante per una piccolissima minoranza ma lontano dai pensieri di tutti gli altri più o meno come l’ammasso globulare M13. Eppure, con mia grande sorpresa, ho cominciato a ricevere richieste di presentarlo già due mesi prima di finirlo. Wow.

Tra le prime proposte arrivate, quella che si distingue per il tempismo praticamente perfetto viene da Mafe De Baggis, che mi ha proposto di presentare Wikicrazia alla Social Media Week a Milano. Il libro sarà letteralmente ancora fresco di stampa, e anzi speriamo che arrivi in tempo! Per chi volesse esserci, l’appuntamento è il 21 settembre, ore 14.00 all’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele 11/12. Credo ci sarà anche una ripresa video, che poi sarà resa disponibile online. Appena Mafe mi manda un link all’evento lo condivido qui sotto.

Il mio editore supersocial Ottavio Navarra mi ha anche coinvolto in un’iniziativa che si annuncia molto divertente. Lui è più o meno lo sciamano di una tribù di utenti forti di Facebook. Ha pensato di dare vita a un appuntamento periodico di dibattito a partire dai libri che pubblica, partendo proprio da Wikicrazia. Funziona così: ci si trova alle 19 di mercoledì 15 settembre su questa pagina. Ottavio lancia un post di benvenuto e discutiamo attraverso i commenti a quel post. È contro ogni regola, perché si finisce per usare i commenti di Facebook come una quasi-chat, ma cosa ci volete fare, Ottavio è fatto così.

Per chi invece fosse interessato a organizzare una presentazione del libro, la cosa da fare è scrivere (o telefonare, se preferite) a Navarra Editore, e chiedere di Ottavio stesso.

settembre 13, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

We are the world

US elections online rally

Mi sto chiedendo quanto vale, per l’immagine internazionale di un paese, un risultato come questo.

Mi sto anche chiedendo se non varrebbe la pena considerare, la prossima volta che votiamo un presidente del consiglio, la sua capacità di aggregare consensi e simpatie nell’opinione pubblica dei paesi nostri alleati e partners, e di unire italiani e non italiani nell’adesione consapevole ad alcuni valori comuni. Come molti che mi leggono, anch’io ho frequenti rapporti di lavoro e personali con cittadini di altri paesi, e sono convinto che la credibilità di chi guida il paese sia un elemento che influenza la credibilità percepita dei cittadini di quel paese quando lavorano all’estero. In altri termini, un fattore di competitività. Non mi dite che, nel mandare email di congratulazioni ai vostri amici e colleghi americani, non avete pensato con gioia alla prospettiva di lavorare ancora con loro, cittadini di un grande paese con la capacità di volare alto!

novembre 6, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

   


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