Il sindaco nel suo labirinto

Molti sono i fallimenti annunciati dell’azione amministrativa, quelli immediatamente evidenti a tutti tranne che ai responsabili: dai rifiuti di Napoli, al ponte di Messina, alla legge Pisanu con i suoi registri cartacei, a tutti noi è capitato di leggere annunci trionfali di nuovi progetti pubblici e pensare “non funzionerà mai”. Le persone che prendono queste decisioni, evidentemente, sono di parere opposto. Come si spiega questa discrepanza? L’unica spiegazione che riesco a darmi è che molti decisori pubblici vivano in una bolla informativa del tutto scollegata dall’ambiente in cui viviamo voi e io: semplicemente, non hanno accesso ad alcune informazioni importanti. Se è così, probabilmente queste persone non sono davvero qualificate a prendere decisioni di interesse pubblico.

Prendiamo, per esempio, il progetto Ambrogio del Comune di Milano. Funziona così: alcuni soggetti (consigli di zona, vigili di quartiere, società partecipate) hanno un palmare (in tutto 200), e lo usano per segnalare i luoghi gli interventi di manutenzione e di decoro urbano. La segnalazione viene scritta nelle basi dati degli uffici competenti, che provvedono a risolvere il problema. Il Comune intende assegnare altri 150 palmari a “cittadini sentinella”.

Questo progetto ha problemi seri.

  1. è tecnologicamente sbagliato. Perché incorporare questa funzionalità in un oggetto fisico? Bastava scrivere un software per gli smartphone. Questo avrebbe messo chiunque abbia uno smartphone in condizioni di partecipare, senza costringere i poveri cittadini sentinella a portarsi in tasca un altro aggeggio oltre al loro telefono, tenerne le batterie cariche e il software aggiornato etc.
  2. è socialmente sbagliato: non abilita l’autoselezione. Solo i soggetti scelti top-down dal Comune possono fare segnalazioni. Avrebbe avuto più senso abilitare tutti, e lasciare che ogni cittadino decidesse da sè se e quando partecipare. Grandi numeri nella partecipazione potenziale portano a un impatto alto anche quando i tassi di partecipazione sono bassi, come avviene quasi sempre. Così molti contributi potenziali andranno perduti, e molti di quei palmari rimarranno a prendere polvere nei cassetti.
  3. ha funzionalità inutili, come la possibilità di inviare foto. Se qualcuno abbandona una bicicletta incatenata a un palo, caricarne la foto sui server del Comune non serve a nulla se non ad appesantire il sistema con algoritmi di riconoscimento immagini. Un modulo in cui caricare informazioni testuali è molto più facile da gestire per l’ente che deve ricevere la segnalazione. Queste informazioni si possono scrivere da casa, quindi a che serve il palmare?
  4. è poco trasparente. Al momento in cui scrivo – e nonostante le richieste di informazioni della società civile –  Ambrogio non ha un sito; non si sa quanto costi; non si sa su quali tecnologie si basi. Visto che il partner tecnologico è Telecom Italia, non esattamente un campione del software libero, non mi aspetto che sia basato su tecnologie aperte. Se è così,
  5. è in contrasto con il buonsenso e con il Codice dell’Amministrazione Digitale, che prevedono il riuso delle tecnologie. Per esempio, il Comune arebbe potuto usare FixMyStreet, progetto open source britannico già adottato anche in Norvegia. I norvegesi l’hanno interfacciato con il database geografico di OpenStreetMap, anch’esso in open source. Il codice c’è già e funziona, sarebbe bastato tradurre i menu in italiano! Oppure chiedere al Comune di Spinea il suo sistema, a cui magari aggiungere, con una spesa da qualche migliaio di euro, una app per gli smartphone.
  6. è costoso – anche se, vista la mancanza di trasparenza, non sappiamo esattamente quanto. Alcuni media hanno parlato di 400 mila euro.

La cosa che fa più impressione di questa sequela di errori è quanto sarebbe stato facile evitarla. Una ricerca su Google avrebbe consentito di trovare FixMyStreet e Spinea. Alzare lo sguardo sulla società civile di Milano avrebbe permesso di incontrare persone competenti, che lavorano sulla tecnologia come agente abilitante di una cittadinanza più attiva, come l’associazione Green Geek e gli animatori di NetLAMPS. Valorizzarne il contributo di questi cittadini appassionati di tecnologia sarebbe stato un ulteriore elemento di promozione della cittadinanza attiva. E invece no: nella nostra Milano iperconnessa, i responsabili di Ambrogio sono riusciti in qualche modo a evitare di entrare in contatto con queste informazioni e con i concittadini che avrebbero potuto aiutarli. Purtroppo, questa è una situazione frequente.

Che un sindaco non sia esperto di tecnologia va benissimo: avrà altre esperienze, altri punti di forza da mettere a disposizione dei cittadini. Ma che nessuno dei suoi collaboratori sia in grado di fare una ricerca su Google o di telefonare a qualcuno che, in città, conosce queste cose prima di spendere 400mila euro dei contribuenti, questo lo trovo inaccettabile. Forse sarebbe il caso di pensarci, in vista delle prossime elezioni.

PS – A me incuriosisce anche il famoso palmare. Voi riuscite a capire che roba è?

PPS – Il titolo del post è un omaggio a García Márquez.

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9 pensieri su “Il sindaco nel suo labirinto

  1. Marcello

    Qui credo che valga la battuta di Andreotti, quella a che pensare male si fa peccato ma ci si azzecca. Non è detto che tutta l’operazione non sia stata costruita attorno al palmare e che quindi “Ambrogio” senza palmare non funziona.
    Il problema credo sia quello di ritenere che l’azione della pubblica amministrazione sia improntata al buon senso, cosa che a volte succede, ma non sempre.
    Tu hai tutte le ragioni, anche perché la prima cosa che si dovrebbe fare prima di predisporre un’intervento dovrebbe essere un’analisi dello stato dell’arte. In questa materia basta davvero poco, per esempio leggersi il tuo libro “Wikicrazia”, oltre che cercare qualche esperienza già realizzata in Italia e ce n’è.
    Non credo quindi che quello che tu proponi sia una prova di analfabetismo informatico del sindaco, ma semplicemente un progetto che accontenta tutti gli stakeholders impegnati. Tutti tranne i cittadini.

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    1. Alberto Autore articolo

      Marcello, non mi convince molto. Perché l’argomento vale lo stesso: se io, amministratore, decido consapevolmente di fare un’operazione di questo tipo e spero che nessuno se ne accorga vuol dire che vivo in un mondo parallelo. Se nessuno dei miei collaboratori mi avvisa, vuol dire che ci vivono anche loro. C’è sempre una Wikileaks; per credere di vivere ancora in un mondo di informazione razionata dall’alto bisogna veramente vivere in un mondo di fantasia, come la madre del protagonista in Goodbye Lenin. Che mi è anche simpatica, ma non credo sarebbe un buon sindaco.

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  2. Francesco

    Ciao Alberto,
    sto seguendo fin dall’inizio il progetto Ambrogio per interesse personale dato dal fatto che sto lavorando ad un progetto simile ma pubblico e aperto a tutti.
    Vorrei chiederti un parere, posso contattarti privatamente?

    Grazie

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  3. Davide 'Folletto' Casali

    I agree on everything but one point: “like the possibility to attach photos”. As a designer, I can tell you that we don’t know. A photo, from a GPS enabled device that smartly matches locations with a database, might even be a quicker and more effective way of notifying things and parsing problems (because it’s quicker to parse a serie of images than blobs of text). 😉
    That’s so effective that the same FixMyStreet you cited works with text, location and photos. 😉

    Then, how to know that photos are (or aren’t) the right approach? We could go through a proper user centered process, something that would have addressed also the points 1, 2, 3, 4, 5, 6. All of them. 😉

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    1. Alberto Autore articolo

      Davide, fair enough. When we talk taxpayer money, I have a bias in favour of code-minimizing solutions, because feature creep is in the best interest of the contractors and sometimes they manage to sneak in stuff that we don’t really need, but that they can bill for. But I readily concede I might be wrong in the case in point.

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      1. Davide 'Folletto' Casali

        I can see your bias Alberto, it’s a perfectly fine view and very often that kind of approach also matches well with a proper design approach.

        It this very situation a photo can be a solution that fits that exact sweet spot.. but at the same time can be also a feature creep. It depends a lot, that’s why I was saying that a proper design would help. 😉

        In my experience when you do a proper design thorough all the process you are able at the same time to minimize the UI, minimize the code and minimize the running expenses of the system. And very often minimizing the third one is the biggest gain, when you factor in everything. 🙂

        My comment was just a detail that however makes the point you were trying to make even stronger. 😉

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