Tempesta perfetta, il giorno dopo
E’ stato divertente ieri Tempesta perfetta! Siamo riusciti a interagire bene tra il mio soggiorno pieno di gente e l’auditorium di Kublai in Second Life, e l’atmosfera di casa è stata anche più raccolta di quella del pur bellissimo Creaticity Gate.
Ma soprattutto, la discussione è stata molto interessante. Gli interventi di Francesco, Antonio e Gabriele sono stati puntuali e profondi: e la platea era piena di gente che la tempesta perfetta la vive tutti i giorni, da Swina di B-Side a Giuseppe di Sounday, da Alberto a Rossella – una mia ex studentessa e collaboratrice, ci tengo a dirlo – che lavora in Sony. Mi sono rimaste in mente due cose, soprattutto.
Una è questo video, prodotto dalle pubbliche relazioni di PMI e FIMI (associazioni di categoria di produttori musicali e case discografiche. Racconta la storia di un gruppo – i Greenwich, che esistono davvero – che ha il sogno di fare musica, e ce la fa. Grazie ai nostri discografici! Grazie al produttore musicale, che diventa come uno di noi! E noi che credevamo che si potesse fare un disco con il computer di casa! L’ideologia della professionalità in musica – che dimentica completamente la lezione del punk, “ehi, anch’io posso fare questa roba!”- è stata analizzata bene da Francesco. La beffa, però, è che da due settimane i Greenwich non esistono più: la cantante partecipa a X-Factor come solista (cambiando nome, come negli anni sessanta), immagino con il consenso – se non l’incoraggiamento attivo – dei “nostri discografici”. Mi chiedo come si sentiranno gli altri componenti della band, rimasti fuori dai giochi, a riguardarsi questo video. E ci sta in pieno: i Greenwich fanno un pop blando, decaffeinato e IMHO strasentito. Per i reality è perfetta.
L’altra è la mail notturna che mi ha mandato Alberto :
Chiaro che l’industria musicale non sa abbracciare il modello Internet, ed è altrettanto chiaro che per ora, con radio e tv, è ancora ben più efficace della Rete stessa. Ma la domanda è appunto quale sia il modello che funziona
Parallelo con altra soft industry, la mia: il giornalismo. Chiaro che con il blog non si guadagna niente. Tre anni che investo e ancora neanche un segno – ma anche Cory Doctorow con Boingboing ci ha messo cinque anni prima di prendere pubblicità. Però è altrettanto chiaro che è questo il modello emergente
Morale: non c’è salvezza dalla Tempesta Perfetta. Non c’è un percorso di transizione che sia sicuro e indenne. Se sei un musicista, devi buttare via il modello vecchio, mettere in conto investimenti per qualche anno di sperimentazione e infilarti nel tunnel, anche se nn vedi la luce in fondo
Per questo secondo me è meglio interrogarsi su quali siano le sperimentazioni / i modelli emergenti che funzionano (splendido l’intervento di D’Amato), anziché sbattersi a cercare una via di fuga. Non c’è
My two cents, sperando che lì la discussione vada ancora avanti, tu mi legga, e serva a qualcosa. Il che sicuramente non è, quindi buonanotte o buongiorno, a seconda
Quoto. Fuori, dieci anni dopo Napster, la tempesta perfetta continua a infuriare.

Alberto



pingback | 16 settembre 2009 at 18:18 | individual pingback-link
[...] questo l’ho usata come subject della mail che ho mandato l’altra notte ad Alberto, dopo l’interessante serata trascorsa a casa sua con altri amici. Copio qua le mie considerazioni: Chiaro che l’industria musicale non sa abbracciare il modello [...]
pingback | 17 settembre 2009 at 17:54 | individual pingback-link
[...] Davvero una bella serata lunedì, quella della conferenza NonZero sull’industria musicale al Porto dei Creativi, dove l’interessante e qualificata discussione si è sviluppata sui e anche grazie ai diversi media utilizzati. Cercando di ricostruire parte della “conversazione” (in attesa del video di Stex) ritroviamo la foto che Velas ha postato su facebook in tempo reale (raccogliendo subito una quindicina di commenti), poi unita alle altre inserite sotto che testimoniano l’interazione Milano-Italia via secondlife, i primi tweet (grazie alla decisione presa sul momento di utilizzare l’hashtag #kublainight), i commenti su Friendfeed (qui la cronaca di Alberto D’Ottavi: 1 2 3 4, con post finale su Infoservi) … commenti istantanei seguiti poi da molte mail e messaggi entusiati sulla serata. Alberto ha fatto un resoconto sul suo blog, qui. [...]
pingback | 28 gennaio 2010 at 14:25 | individual pingback-link
[...] modi con il MMCM fino dal suo inizio; il suo direttore Francesco D’Amato ha partecipato a diverse nostre iniziative, e sarà anche al Camp 2010. Collaborazioni con altre università sono allo [...]