Wikicrazia


Io sfondo porte: estendere i limiti del coinvolgimento dei cittadini nell’azione di governo

Venerdì ero di nuovo in Italia, per tenere un keynote su Wikicrazia al ForumPA. Ho fatto bene ad accettare, perché mi sono divertito tantissimo: ho parlato davanti a una sala molto motivata (anche troppo: ho cominciato alle 13 e mi hanno tenuto sulla corda con le domande fino alle 14.30) e soprattutto piena di gente diversa dai policy geeks che mi seguono di solito. La discussione seguita alla presentazione mi è sembrata particolarmente calda, sincera e utile – certamente a me, ma spero anche agli intervenuti.

Ho deciso di puntare su ciò che è accaduto a valle del libro: cioè, sui nuovi e interessanti problemi che si aprono quando un’amministrazione decide di muoversi in modo wikicratico. L’esperienza a cui ho fatto più riferimento è quella di Edgeryders: in quella sede stiamo provando a dare più peso alla partecipazione dei cittadini integrando il software sociale con software per l’analisi scientifica. Questo ha l’effetto di dare al contributo del citizen expert la stessa veste di autorevolezza e di verifica indipendente dei contributi degli esperti di professione, e quindi si traduce in un empowerment del cittadino che partecipa al dialogo. Abbiamo anche parlato della necessità di “sfondare porte”, utilizzando politici e funzionari innovatori (spesso con contratti a tempo, in modo che non abbiano troppa paura di contraddire la struttura dove serve) per aprire nuovi canali di lavoro, estendendo lo spazio delle azioni percepite come possibili dall’amminsitrazione.

Tutto questo si traduce nella necessità di un ecosistema della governance necessariamente più complesso di una burocrazia weberiana; il settore pubblico da solo non può produrlo senza riforme profondissime, dolorose e forse impossibili. Io stesso ho fatto la scelta di donare un (bel) po’ di tempo a iniziative di società civile, come Spaghetti Open Data e soprattutto Wikitalia. La mia presentazione è stata un’ottima occasione per parlare un po’ di Wikitalia, e presentare a tutti il suo nuovo segretario generale, Antonella Pizzaleo.

Clicca qui per vedere il video della presentazione (molto professionale, complimenti!).

È stato bello anche rivedere un po’ di policy geeks italiani, come Flavia Marzano, Matteo Brunati, Ernesto Belisario e Gigi Cogo, che ormai inizio a sentire come amici. Grazie a Forum PA e Gianni Dominici di avermi invitato! Qui sotto trovate le slides dell’intervento, che in diversi mi hanno chiesto.

maggio 21, 2012     Alberto     Wikicrazia     comment

Wikicrazia reloaded: cerco storie di collaborazione cittadini-istituzioni per un e-book

A un anno e mezzo dalla pubblicazione di Wikicrazia, qualcosa si è mosso. La collaborazione costruttiva, abilitata da Internet, tra cittadini e istituzioni è ancora un fatto eccezionale; ma la pattuglia degli sperimentatori, che nel 2009 e 2010 in cui scrivevo era in grado di mettere insieme pochissimi progetti, si è molto allargata, e anche tra chi non è ancora passato all’azione si sente che l’interesse è molto aumentato.

Il momento mi sembra propizio per fare di Wikicrazia un e-book. Nello spirito che ha sempre contraddistinto il libro (e, mi piace pensare, della mia attività in generale), vorrei fare un e-book collaborativo. In particolare, penso a due parti: Wikicrazia, cioè il libro uscito per Navarra Editore nel 2010; e Wikicrazia Reloaded, cioè una raccolta di saggi che raccontano esperienze di progetti in cui cittadini e istituzioni collaborano a attività di governo; dalla progettazione delle politiche al monitoraggio del territorio, con tutto quello che ci sta in mezzo. Che tu sia un rappresentante eletto, un cittadino, un funzionario pubblico, se hai una storia così da raccontare abbiamo una buona occasione per diventare coautori. Riccardo Luna, generosamente, ha accettato di scrivere la prefazione.

La cosa funziona così:

  • Scrivi una storia. Concentrati sull’esperienza: racconta cosa succede, chi ha avuto l’idea, con chi si è alleato per realizzarla, quali difficoltà ha incontrato e quali sono stati i risultati. Non c’è bisogno che sia una storia di successo, possiamo imparare anche dagli errori e dalle false partenze. Una riflessione finale è ben accetta.
  • 1200 parole, in italiano. Controlla bene l’ortografia, perché non ci sarà editing. Ti consiglio di fare riferimento alle guide di scrittura: la più famosa (e buffa) è Come scrivere bene di Umberto Eco, ma ce ne sono anche di più tradizionali. Consegna entro il 30 di aprile a alberto[at]cottica[punto]net.
  • Non sono ammessi: asserzioni non dimostrate (“è ormai chiaro che la democrazia occidentale è in crisi irreversibile”); piagnistei (“non ce la faremo mai”), soprattutto nella variante esterofila (“A Trinidad e Tobago sì che queste cose funzionano, altroché da noi”); qualunquismo da troll (“hai voglia a fare la wikicrazia, tanto questi pensano solo alla poltrona”);  contrapposizione noi/loro (“mentre il Sindaco Casalmacchi si arroccava in un burocratismo sempre più autoreferenziale, un pugno di cittadini generosi progettava i destini del territorio sotto la guida illuminata del geometra Paladini, che aveva un cugino che era stato un anno al MIT”).
  • Licenza Creative Commons BY.
  • Ciascun co-autore firma il suo pezzo. Dobbiamo trovare una dicitura per tutto il lavoro. Potrebbe essere “A cura di Alberto Cottica”, ma se hai un’idea migliore ti ascolto.
  • Se serve aiuto vai qui.

Una volta ricevuti i contributi, impacchetto il tutto con Wikicrazia; faccio convertire il file; e pubblico su Amazon, al costo di 3 euro al download, in creative commons. Amazon lascia all’autore il 35%, cioè un euro, cioè 75 centesimi perché mi tassano all’origine, a download. Se riusciamo a vendere 150 ebook mi ripago il costo della conversione del file. Nessuno ci guadagna niente, ma abbiamo fatto insieme il punto della situazione su questa partita. Che ne dici?

aprile 11, 2012     Alberto     Wikicrazia     1 comment

Area C a Milano: la conversazione che converge


Area C è un’iniziativa del Comune di Milano, simile in parte alla congestion charge di Londra: si paga per entrare in centro in automobile. Riassunto delle puntate precedenti: la giunta Moratti aveva istituito in via sperimentale un’iniziativa simile, chiamata Ecopass. Alla fine della sperimentazione, con le elezioni comunali in vista, il sindaco aveva rinviato la decisione di mantenere o eliminare Ecopass. Dopo le elezioni del 2011, la giunta Pisapia ha messo mano al suo rilancio, come aveva promesso in campagna elettorale.

Il Comune ha aperto un gruppo ufficiale di Area C su Facebook. È una mossa insolita, ma molto sensata: in una città in cui tutti o quasi sono automobilisti, limitare la libertà di circolazione delle auto genera dissensi. L’idea era probabilmente di limitare il danno, incanalando il malcontento in uno spazio presidiato, moderabile e in cui il Comune avesse una voce. Circa mille persone sono entrate nel gruppo.

E poi è successo qualcosa di inaspettato.

Primo, parecchie persone si sono schierate a favore dell’Area C. C’è perfino un gruppo che ne rivendica l’estensione a mezza città: perché i ricchi abitanti del centro dovrebbero essere gli unici a godersi un traffico ridotto? Lo vogliamo anche noi. A pensarci, ha senso: i processi partecipativi tradizionali (offline) sono costosi e faticosi: devi attraversare la città in orario di lavoro per partecipare a noiose riunioni. Gli unici che lo fanno sono quelli che hanno interessi economici diretti in gioco – e perfino loro tendono a delegare lobbisti. Quindi, ogni volta che una città prova a pedonalizzare il suo centro cerca il confronto con i cittadini, ma finisce per trovarsi davanti la lobby dei commercianti. Ma questa è Internet: è sempre accesa, puoi partecipare da casa tua a mezzanotte se vuoi. La soglia della partecipazione è così tanto più bassa per Area C di quanto non fosse per Ecopass che nel dibattito sulla seconda senti chiaramente la voce dei pedoni, dei ciclisti, delle mamme con bambini piccoli, perfino della minoranza di commercianti a favore del provvedimento. Il Comune – rappresentato nel gruppo da un utente chiaramente identicabile come istituzionale che si chiama “Moderatore Area C” – ha reinventato il proprio ruolo nel dibattito di conseguenza: il suo lavoro non è più vendere Area C ai cittadini, perché questo viene fatto da altri cittadini. È, piuttosto, fare domande (“qualcuno ha provato ad accedere pagando con il Telepass? Funziona bene il servizio? Come avete trovato la prima domenica senza auto?”); fare rispettare le norme di buon comportamento; fornire links con conoscenza fattuale (“ecco i dati: la velocità media dei mezzi pubblici è cresciuta del 22% nei primi due mesi”)

Secondo, la qualità della conversazione è cresciuta molto. Gli scontri tra pro e contro sono diminuiti: i contributi che contengono fatti e proposte, a prima vista, sembrano attirare molti più Like e commenti, e questo ha indirizzato la comunità emergente di Area C verso un monitoraggio dell’iniziativa letteralmente strada per strada. Il traffico è diminuito in via X; è diventato impossibile parcheggiare in piazza Y, a ridosso di Area C; e così via. La gente fa fotografie con il telefono e le carica per comprovare le proprie osservazioni. La conversazione può essere tesa: alcuni partecipanti caricano fotografie di automobili in rovina dopo incidenti stradali con aggiornamenti di status tipo “ecco, questi sono i risultati della cultura dell’automobile”. Ma non supera quasi mai i confini della buona educazione (i moderatori hanno dovuto espellere alcuni trolls nei primi giorni, per dimostrare che insulti e volgarità non erano tollerati). Le persone che scrivono cose sensate e condividono informazioni fattuali sono apprezzate. Una delle stars delle comunità è Davide Davs, a cui piace scaricarsi i dati sull’inquinamento atmosferico dal sito dell’ARPA per costruire grafici colorati con cui paragona i risultati di Area C con quelli di Ecopass rispetto a vari agenti inquinanti. Davide è un venticinquenne, viene da Foggia, lavora a Milano. È il tipico citizen expert che emerge da una comunità online ben progettata – e che non verrebbe mai invitato a un tavolo di stakeholders, perché non c’è modo di sapere che esiste prima che lui stesso si faccia avanti, in un contesto che lo incoraggia a farlo.

In qualche settimana, il gruppo era passato dalla controversia Comune-cittadini alla controversia cittadini pro Area C-cittadini contro Area C alla valutazione informata dell’iniziativa. Il passo successivo era ovvio: proposte. E le proposte sono arrivate. Ne sono arrivate tante che l’amministrazione ha deciso di organizzare un evento, battezzato Traffic Camp, dove i cittadini potessero presentare le loro proposte, di nuovo senza bisogno di inviti e senza selezione (per presentare un’idea bastava scrivere il proprio nome e il titolo dell’intervento su un wiki). Si sono iscritte a parlare ben 47 persone, che hanno presentato mappe online che ottimizzano i persorci per i ciclisti, programmi di car sharing, corrieri che usano solo biciclette e molto altro. Il primo intervento è stato tenuto da Pierfrancesco Maran, il giovane assessore responsabile politico dell’iniziativa, che ha presentato ai suoi concittadini i primi risultati di Area C. Ho letto in rete che Traffic Camp è andato benissimo: sale piene, belle idee, buone vibrazioni.

Terzo, è diventato chiaro che i meriti e i limiti di Area C non erano mai stati il punto cruciale. La conversazione si è spostata. Tutti i partecipanti parlano invece di mobilità. Tutti concordano che qualunque soluzione realistica per i problemi di mobilità di Milano deve usare molti strumenti, e sia indurre che basarsi su modifiche dei comportamenti quotidiani dei cittadini. Tutti concordano che le biciclette sono una parte importante di qualunque soluzione. L’Area C, probabilmente, avrà vita breve: man mano che una soluzione emergerà, dovrà essere riprogettata in modo radicale in funzione della strada scelta. La domanda era sbagliata, ma l’unico modo di arrivare alla domanda giusta era farne una sbagliata strutturare un ambiente di interazione aperto, orientato alla conoscenza e presidiato dall’istituzione e lasciare che i cittadini, grazie alla conversazione, trovassero il vero nodo del problema.

Nel mio libro Wikicrazia ho sostenuto che le conversazioni online convergono: se i valori della comunità e le regole sociali sono quelli giusti, verrà raggiunta una conclusione condivisa. È un punto essenziale: se proponi a un decisore pubblico di usare Internet come canale per la partecipazione democratica, devi convincerlo che le loro iniziative di partecipazione non verranno rovinate da troll che fanno a gara a chi urla più forte, con il risultato di allontanare tutti i cittadini che vogliono contribuire in modo costruttivo. Ho provato a sostenere che i meccanismi di una conversazione online ben strutturata premiano i contributori di valore come Davide Davs con l’attenzione della comunità ed effetti reputazione. Fa sempre piacere vedere qualcuno che mostra che ho avuto ragione.

E considerate: tutto questo si è svolto in tre mesi, e ha richiesto ben poco a parte il lavoro e l’intelligenza di un community manager (Pietro Pannone) e due strateghi (Alessio Baù e Paola Bonini, tutti di Hagakure). Un altro paio di progetti così e i processi partecipativi tradizionali (con la riunione degli stakeholders offline) saranno diventati una strada impercorribile. Per quanto mi riguarda, non ne sentirò la mancanza: la partecipazione sarà diventata molto più facile per chi non può permettersi di assumere lobbisti. Che siamo poi tutti noi.

aprile 2, 2012     Alberto     Wikicrazia     2 comments

Wikicrazia ULTIMATE video

Avevo solo otto minuti, quindi ho dovuto prepararmi davvero bene. Sono contento del risultato: a quanto mi hanno detto, nel mio talk sul concetto di Wikicrazia a Happy Birthday Web sono riuscito a essere chiaro, pur rimanendo nei tempi. Ho montato il video con immagini delle slides principali, in modo da restituire in parte l’esperienza di essere in sala, nel bellissimo Tempio di Adriano. Grazie a Assetcamere, all’organizzazione (impeccabile) e a Riccardo Luna che mi ha invitato.

febbraio 6, 2012     Alberto     Wikicrazia     2 comments

Wikicrazia a Venezia: le frontiere delle politiche pubbliche al tempo della crisi

La prossima settimana sarò a Venezia. Lunedì 23, insieme a Luigi Di Prinzio, Silvia Rebeschini e gli amici della Scuola di dottorato Nuove tecnologie dell’informazione territorio-ambiente, faremo il punto sulle frontiere delle politiche pubbliche collaborative al tempo della crisi. A quasi un anno mezzo dalla pubblicazione di Wikicrazia, queste frontiere sono in rapido movimento, e ha molto senso fermarsi un momento per aggiornarne le mappe. Info pratiche qui.

Il seminario è ovviamente collaborativo. Se avete delle esperienze di politiche pubbliche collaborative e volete condividerle (in un formato sintetico, per stimolare la discussione) scrivete a Silvia: srebeschini[chiocciola]gmail[punto]com.

Martedì e mercoledì mi fermo in laguna. Sarò ospite dell’European Center for Living Technology per l’incontro di inizio del progetto MD – Emergence by Design, nell’ambito del quale dirigerò lo sviluppo di un software per assistere i managers di comunità online (nome in codice: Dragon Trainer). L’incontro dell’ECLT non è aperto al pubblico, ma se ti interessa questa roba prova a scrivermi e vedo se riesco a farti entrare.

gennaio 21, 2012     Alberto     complexity economics, Wikicrazia     comment

Buon compleanno web, l’Italia ha bisogno di te

Di nuovo in viaggio! E questa volta è per una festa: quella del ventesimo compleanno del World Wide Web. Si tiene lunedì 14 novembre a Roma, al tempio di Adriano, in presenza dell’orgoglioso genitore sir Tim Berners-Lee, che terrà il keynote speech. Su scala molto più modesta, anch’io terrò un piccolo intervento, parlando di Wikicrazia, ovvero di governance collaborativa mediata da Internet.

Sullo sfondo della festa, tempi difficili. Ma la festa serve, e teniamocela ben stretta! come scriveva Sant’Agostino sedici secoli fa, i tempi siamo noi: se non ci piacciono, possiamo sempre inventarne di nuovi, o almeno provarci. Un numero sempre crescente di italiani, connessi proprio dal ventenne World Wide Web, ci sta provando. Nel mio piccolo, ci provo anch’io: Wikitalia, di cui parleremo lunedì, è appunto un regalo di compleanno dell’Italia all’Internet, e dell’Internet all’Italia.

(Il video qui sopra è stato un tentativo di qualche mese fa di spiegare ad alcuni non italiani molto interessati cosa voglio fare nella vita. Però c’entra.)

novembre 13, 2011     Alberto     internet, Wikicrazia     1 comment

Buongiorno Wikitalia

Quella che è finita con l’Open Government Data Camp di Varsavia è stata una settimana straordinaria per chi, in Italia, ha a cuore le politiche di governo aperto e di dati aperti. La Regione Emilia Romagna e il Comune di Firenze, hanno inaugurato portali di dati aperti; il Ministero dell’innovazione e della pubblica amministrazione ha aperto il portale nazionale, reclutando l’iniziativa pre-esistente Apps4Italy per aumentarne la potenza di fuoco; ed è stata lanciata Wikitalia, un’iniziativa ambiziosa espressione della società civile.

Uno scenario del genere era impensabile solo un anno fa. Certo, ci sono distinguo da fare e nuove sfide da affrontare, come ci ammonisce Andrea Di Maio; la guardia va tenuta alta, e il bullshit detector acceso e con le batterie ben cariche. Ma intanto godiamoci questo momento, ce lo siamo meritato.

Il percorso italiano verso un governo aperto è diverso rispetto ai casi più noti degli Stati Uniti e del Regno Unito. Là l’iniziativa è stata presa dal governo centrale, mentre da noi la società civile ha un ruolo molto importante, in alcuni casi un ruolo guida. Luoghi di aggregazione informali – il mio preferito è la mailing list di Spaghetti Open Data – hanno permesso ai funzionari pubblici più motivati e avventurosi di interagire con il movimento in modo semiprivato, in modo da raccogliere e consolidare argomenti per “vendere” le politiche di governo aperto all’interno delle proprie amministrazioni. Per questa ragione, noi di SOD abbiamo visto nascere in diretta molte delle esperienze di questo ultimo anno: quelle citate, ma anche altre (fa eccezione in parte la mossa del Ministero, su cui non circolavano molte informazioni fino a qualche settimana fa).

Questa interazione tra istituzioni e società civile è stata straordinariamente costruttiva. Per fare un esempio: il portale dati.emilia-romagna.it è stato lanciato lunedì mattina, e subito ripreso in mailing list. Nel giro di una decina di ore non solo la Regione ha rimediato moltissimi complimenti (poi rilanciati da molti iscritti sui principali social media), ma un gruppo di entusiasti ha spontaneamente (e gratis) collaudato a fondo il sito e postato una serie di suggerimenti e proposte di correzione. Una cosa simile è avvenuta con il sito di dati aperti di ENEL, andato online con una licenza inadatta. I suggerimenti (e in quel caso le critiche) della comunità, amplificate dai social network, hanno portato il responsabile dell’iniziativa all’interno dell’azienda a iscriversi alla mailing list, dove ha ricevuto un caloroso benvenuto e una minuziosa spiegazione di come modificare le licenze per renderle veramente open. Tre settimane dopo ENEL ha modificato la licenza dei propri dati. Pensiamoci: la governance in Italia potrebbe essere così: rispettosa, plurale, veloce, competente e low-cost. Purtroppo in genere non lo è.

Quindi è il momento di un salto di scala, e il salto di scala è appunto Wikitalia. L’idea è stata di Riccardo Luna, che si è imbattuto nel mio libro Wikicrazia nel momento perfetto in cerca di nuove sfide dopo la straordinaria stagione come direttore di Wired. Riccardo si è convinto che la visione che espongo nel libro, di collaborazione mediata da Internet tra cittadini e istituzioni, sia realizzabile e essenziale per vivere decentemente in Italia. Per tutta l’estate ci siamo confrontati in modo serrato (500 messaggi!) per darle forma organizzativa: il risultato è un’iniziativa nonprofit molto corale (grazie allo stile inclusivo di Riccardo) ma molto concreta e “a fuoco” sulle cose da fare (grazie al lavoro di tutti); indipendente dalle amministrazioni, ma che con esse collabora (i comuni di Firenze, Torino e Matera saranno i primi a chiudere accordi di cooperazione); e nativamente globale (ho personalmente insistito per restare in contatto continuo e informale con gente come Beth Noveck, Andrew Rasiej, Marietje Schaake, Micah Sifry, Tom Steinberg e altri).

Quindi, buongiorno Wikitalia. Il paese che vuole rinnovarsi punta su se stesso per passare al livello successivo. Premere START per cominciare. In bocca al lupo a tutti.

ottobre 24, 2011     Alberto     e-government 2.0     comment

Wikicrazia Big Bang: niente guru, per favore

Molte persone mi hanno scritto per segnalarmi un articolo di alto profilo su Repubblica (tre pagine, compresa la prima) dedicato al tema del governo aperto (chiamato dal titolo “Wikicrazia”) e dell’interesse che sta suscitando in Italia. A questo interesse ha contribuito non poco l’articolo stesso: un endorsement cosí forte ha acceso la curiositá di persone che non se ne erano mai occupate, e spinto persone giá interessate a passare all’azione.

Credo che il movimento per il governo aperto, pur cosí minoritario, abbia in sè una forza irresistibile. Gli deriva dal fatto che è possibile impegnarvisi anche da soli, qui e ora, con gli strumenti e le risorse che ci sono; il lavoro è abbastanza frazionabile da potere essere svolto in piccolissimi pacchetti con soddisfazione, sentendosi utili, senza aspettare riforme di sistema o cambiamenti culturali. Però credo anche che, nel generare l’onda di interesse attuale, abbia avuto un ruolo fondamentale Riccardo Luna, ex direttore di Wired Italia e autore dell’articolo in questione. Riccardo non è solo un buon giornalista e comunicatore; è diventato un militante e un organizzatore di questo movimento. In questi mesi ci siamo sentiti spessissimo, e ho visto il suo entusiasmo crescere e diventare visione. Il suo stile inclusivo, attento a riconoscere i meriti altrui e a non intestarsi mai il tema, gli ha creato intorno molta simpatia e molta credibilità.

Se posso permettermi un consiglio – non tanto a Riccardo quanto a tutti noi – credo che sarebbe importante mantenere l’attenzione puntata sulla collaborazione di massa basata sull’autoselezione, evitando ogni personalizzazione e respingendo la tentazione di fare dei guru delle persone che stanno lavorando sul tema. Non sarebbe appropriato. In ogni progetto che inizio, so che il collaboratore più importante, il cittadino o la cittadina che darà il contributo più prezioso, è il cittadino o la cittadina che ancora non conosco. È per questa persona sconosciuta che progetto: perché possa trovare la strada del progetto che ha bisogno proprio di lei, e perché questo la ingaggi in modo utile, divertente e rispettoso. È lei che dà senso alla collaborazione e porta a casa il risultato.

I guru, invece, sono l’ultima cosa di cui sento il bisogno.

settembre 13, 2011     Alberto     Wikicrazia     2 comments

L’autore distribuito: i wikicratici presentano Wikicrazia


Ricevo spesso proposte di presentare Wikicrazia, il mio libro sull’azione di governo ai tempi della rete. Il tema è caldo, e lo rimarrà: dal mio punto di osservazione ho l’impressione che in tutta Italia si stiano costruendo spazi di collaborazione tra cittadini e istituzioni abilitati da Internet. In questi mesi di viaggi e di incontri collegati al libro, ho avuto la fortuna di incontrare veramente tante persone competenti, idealiste e appassionate, certamente in grado di fare proposte credibili di governo wiki nei loro territori. Vedo il mio ruolo, almeno in parte, nell’aiutare queste persone a stabilire collegamenti le une con le altre e con il movimento mondiale dell’open government. Sono cresciuto in provincia, e so bene quanta forza possa dare l’agire nel proprio territorio sentendosi parte di un fenomeno globale.

In questo periodo mi trovo all’estero. Mi è molto più difficile del solito spostarmi, e mi ero rassegnato a sospendere gli incontri per diversi mesi. La settimana scorsa, però, ho ricevuto un invito particolarmente interessante, e ho chiesto agli organizzatori se fossero disposti ad ascoltare la presentazione del libro, invece che da me, da qualcuno che lo conosce bene e che si riconosce nel movimento per un governo aperto. La risposta è stata entusiastica. A questo punto ho pubblicato un update su Facebook per sondare la disponibilità dei miei amici e lettori; con mia grande sorpresa, nel giro di un paio d’ore una mezza dozzina di persone (alcune delle quali non conosco personalmente) si sono rese disponibili a presentare il libro. Fantastico: un libro sulla collaborazione, scritto in modo collaborativo, e perfino presentato da una comunità aperta in stile wiki! Non credo sia mai stato fatto.

A questo punto vi faccio una proposta più articolata. Io e Navarra Editore cerchiamo volontari per presentare Wikicrazia al mio posto nei prossimi mesi, quando capita (e capiterà sempre più spesso) che io non possa andare di persona. I requisiti per farlo sono:

  • avere letto il libro. Non è invece necessario condividerlo in toto; potete anche fare una presentazione critica se vi sembra giusto così.
  • essere disposti a parlare in pubblico.

Quello che vi offro:

  • le mie bellissime slides (annotate).
  • una chacchierata via telefono o Skype per discutere di come impostare la presentazione (“un ripassino”, come ha scritto un lettore su Facebook).
  • il rimborso delle spese di viaggio e del pernottamento
  • un piccolo omaggio dell’editore, giusto per ringraziare.

L’obiettivo è costruire un gruppo di wikicratici avanzati distribuiti tra le varie regioni italiane, in grado di parlare con competenza e disinvoltura di queste cose nelle occasioni pubbliche che si organizzano nei diversi territori. Ho la sensazione che un gruppo così potrebbe essere utile anche per fare altre cose. Si comincia da Riomaggiore, alle Cinque Terre, in una serata che potrebbe essere il 29, il 30 o il 31 luglio. Se la cosa vi interessa – sia per Riomaggiore che per altre cose, magari più vicine a voi, che potrebbero arrivare in futuro, lasciatemi un commento qui sul blog. Mi metterò in contatto rapidamente.

luglio 11, 2011     Alberto     Wikicrazia     13 comments

La carica dei wikicratici


È suonata l’ora dell’open government in Italia. Come molti fenomeni nel nostro paese, non è immediatamente evidente perché parte dalla periferia e si diffonde a macchia di leopardo, invece di essere avviate da una decisione strategica dello Stato centrale come è avvenuto negli USA e nel Regno Unito. In questa fase sembra che i soggetti più vivaci siano le città: basta guardare ePart a Udine), Karaliscrazia a Cagliari, Wikicrazia a San Benedetto del Tronto. Si attendono le mosse della nuovissima giunta di Milano: nel frattempo sia il sindaco Giuliano Pisapia che, soprattutto, l’assessore all’Expo Stefano Boeri (molto attivo su Facebook) continuano a intrattenere una conversazione serrata con i loro sostenitori sui social media.

Scavando un po’, però, si capisce che la vera protagonista di questa fase dell’open government italiano è la società civile. L’iniziativa di San Benedetto parte da un gruppo di cittadini e dal quotidiano Riviera Oggi; a Cagliari le iniziative sono addirittura due, entrambe di matrice società civile (oltre a Karaliscrazia c’è l’Ideario per Cagliari); a Milano, le aperture verso il governo aperto esercitato con strumenti internet sono spinte dell’associazione GreenGeek, che si è mostrata in grado di convogliare verso la collaborazione istituzionale una buona parte dei cittadini connessi che hanno partecipato alla campagna elettorale dell’attuale sindaco (a Udine, invece, l’iniziativa ePart è stata presa dalla giunta). Le giunte, più che prendere iniziative, stanno reagendo alle iniziative dei cittadini. La via italiana all’open government, quindi, è caratterizzata da una doppia anomalia: si svolge più a livello locale che a livello centrale, e la società civile vi svolge un ruolo guida che non mi risulta avere precedenti negli altri paesi.

Altre città seguiranno. Ogni settimana vengo contattato da persone, gruppi e amministrazioni che vogliono lanciare iniziative di collaborazione tra cittadini e giunte; mi chiedono un confronto, mi invitano a iniziative pubbliche. Mi sento onorato e un po’ commosso dal fatto che molte di queste persone usino il mio libro Wikicrazia come un manuale di istruzioni: un libro che non solo ti informa, ma ti abilita a fare.

Questa ricchezza di partecipazione è una risorsa straordinaria, ma nasconde un rischio: quello che gli amministratori si sentano messi alle corde, e percepiscano come una forzatura quella che dovrebbe essere una collaborazione naturale. Il mio primo consiglio alle persone che stanno cercando di costruire esperienze wikicratiche nelle loro città e mi chiedono “come facciamo?” è sempre lo stesso: avete bisogno di coinvolgere il sindaco o la giunta, e preparatevi a modellare l’esperimento in modo che loro ci si ritrovino a loro agio, anche se questo comporta rinunciare ad alcune delle vostre idee. Certo, i cittadini hanno tutto il diritto di fare proposte in autonomia; ma fare proposte non è open government. Per fare open government deve esserci una collaborazione esplicita tra cittadini e amministrazioni: queste ultime detengono la legittimità democratica necessaria a prendere e attuare decisioni che, necessariamente, riguardano tutti i cittadini, anche quelli che non partecipano al processo.

Nei prossimi mesi mi riprometto di dare spazio su questo blog alle tante esperienze di governance collaborativa a livello locale in preparazione o in atto in Italia e all’estero. Le passerò anche un po’ ai raggi X, per distillare le idee migliori da tutta questa energia civica. Se ne conoscete qualcuna e avete voglia di propormela, ve ne sarò grato; mi trovate su questo blog, sui principali social network o all’email alberto[chiocciola]cottica[punto]net.

luglio 4, 2011     Alberto     e-government 2.0, Wikicrazia     4 comments

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