venture capital


Le opportunità che non si vedono (ma stanno su YouTube)

La settimana scorsa sono intervenuto a un seminario dell’università Federico II di Napoli. Avrei dovuto parlare di Kublai, ma mi sono trovato di fronte a una specie di emergenza: gli studenti sono “depressi” (questa parola è stata usata da Stefano Consiglio, docente di organizzazione aziendale e progettista kublaiano, che faceva da padrone di casa). Si sentono inutili, vissuti con fastidio da un contesto adulto che non ha alcuna intenzione di lasciare loro spazi: non riescono a vedere un futuro per se stessi.

Questo loro punto di vista è, secondo me, completamente sbagliato. Viviamo in un’epoca storica in cui la sete di nuove idee, di proposte fresche è più viva e direi prepotente che mai; è molto forte la credibilità dei giovani e giovanissimi nel presentare proposte; non mancano modelli da imitare, imprenditori ventenni di enorme successo come Kevin Rose, Zuckerberg e naturalmente i Google boys. C’è molta concorrenza, ma c’è anche moltissimo spazio: gli studenti di oggi possono vincere un premio di design a 22 anni o partecipare a 13 a un reality show sull’ingegneria o sul venture capital (e non solo nella Silicon Valley, ma anche in posti come il Libano e la Nigeria).

Ma allora perché gli studenti di Napoli sono depressi? Semplice: perché non percepiscono queste opportunità. Ovviamente li capisco, hanno pochi strumenti critici propri e sono assediati da media che mentono e spargono pessimismo e desolazione a piene mani, visto che fa audience. Però è chiaro che questa depressione è un lusso che non ci possiamo permettere, né come economia né come società. Questi sono il motore della creatività e dell’innovazione, e devono avere chiaro che riconoscimento e denaro sono il premio per il duro lavoro e l’audacia di pensiero. Sul famoso giornalismo professionale, con le solite e benermerite eccezioni (Nòva di 24Ore) non si può evidentemente contare. E quindi cosa facciamo? Facciamo dei video e li mettiamo in rete. Come questo di Gianluca, che secondo me è un antidepressivo fantastico: ci mette la faccia, parla guardando in camera e in pochi minuti ti fa capire che se tu hai un’idea, una vera idea, lui vuole ascoltarla, non per buonismo ma per interesse. Se hai un’idea, puoi davvero svoltare. La presenza sulla scena italiana di attori di questo tipo è una svolta storica. Sarà interessante, tra qualche anno, valutarne l’impatto sociale. Il gioco delle previsioni è sempre molto rischioso, ma credo che potrebbe essere molto più forte di quanto oggi ci si aspetti.

Innovazione al sud: si muove Zappacosta

Ho letto la notizia sul Corriere di oggi, ma non trovo un link (!): Pierluigi Zappacosta, abruzzese che ha fatto fortuna nella Silicon Valley co-fondando Logitech (la società che probabilmente produce il vostro mouse) ha dato vita a un fondo di venture capital che si chiama Faro, e adesso sta lavorando con il ministero dell’innovazione per selezionare startup tecnologiche nel Mezzogiorno. Zappacosta è persona seria e saggia, e questi anni di California lo hanno reso abbastanza insofferente ai giochetti italiani (qui c’è una sua gustosa intervista con Marco Palombi) e molto pro-mercato. Insomma, che uno così trovi interlocutori nel governo italiano mi pare una vera notizia. Fusse che fusse la volta bbona… mi informo dai miei amici del DPS. Intanto chiedo a Gianluca e ad Alberto se hanno più informazioni dal lato aziendale….

Gennaio 16, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      3 comments | show

   



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