sviluppo locale


Musica, sviluppo locale e cinghiali: un seminario a Savona

Cinghialogo

L’amica-di-rete Roberta Milano mi ha coinvolto in un’iniziativa interessante dell’Università di Savona: un seminario in cui discutiamo di un festival rock, Balla coi cinghiali, (anche) dal punto di visto degli impatti sullo sviluppo locale. La storia è di quelle che portano una ventata di ottimismo: fondato nel 2002 nel micropaese di Bardineto in Val Bormida da un gruppo di amici, BCC è cresciuto molto rapidamente fino a raggiungere, nell’edizione 2007, le 10.000 presenze. Da quello che ho capito parlando con Roberta, un fenomeno del genere in un’area spopolata ha un forte potenziale non solo in termini macroeconomici (nel senso che moltiplica le presenze di visitatori da fuori territorio) ma anche in termini di come quel territorio si percepisce e quale destino sceglie per se stesso: in mancanza di vere alternative, alcuni degli abitanti di Bardineto – forse – stanno pensando che è più divertente essere un luogo che produce eventi musicali che un paese di 660 abitanti (maschi 322, femmine 338), a 711 metri sul livello del mare, e a rischio di abbandono (“Diciamo che e’ un po’ il villaggio di Asterix della Riviera di Ponente, con gli stessi personaggi assurdi e quell’aria da rissa imminente”, scrivono i ragazzi di BCC sul sito).

Il tema in sè è intrigante, ma è ancora più interessante il modo in cui i savonesi hanno deciso di affrontarlo. Il seminario è coordinato da Felice Rossello, docente e autore di Fazio (Fabio, non Antonio), che ha chiamato alla discussione un pezzo da novanta della televisione italiana, Carlo Freccero; una giornalista musicale, Isabella Rivera di Rockerilla (media partner di BCC); il presidente di una Ong che si chiama Find the Cure e che si occupa di… sviluppo locale nel sud dell’India; e il vostro economista-fisarmonicista preferito.

Mi interessa, molto. Sono anni che sostengo che l’industria musicale è un’occasion per le politiche di sviluppo locale e viceversa. I ragazzi di BCC sembrano un simbolo di questa occasione: una forza fresca, in grado di immaginarsi un futuro da costruire per il loro villaggio di Asterix nel mondo globalizzato. Altri come loro – e che credo con loro andrebbero d’accordo – pensano pensieri simili in aree diverse, penso al gruppo di Radicazioni nel Pollino calabrese. Occorre assolutamente valorizzare il loro pensiero e il loro fare: è quello che tento di fare da tempo, e che proveremo a fare in modo più o meno strutturato nel progetto Kublai (coming soon). Appuntamento lunedì 21 aprile alle 11 al Campus di Savona (Legino) – Palazzina Lagorio – Aula Magna AN 4 (Scienze della formazione).

aprile 9, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     3 comments

I creativi, il Ministero per lo sviluppo e i progetti di sviluppo locale

Sustainable innovation

Questa settimana sarò a Roma per l’avvio ufficiale di un progetto al quale sto lavorando da tempo, e che finalmente è diventato realtà (contratto firmato, decorrenza 1 marzo). Il committente è il Laboratorio per le Politiche di sviluppo, uno spazio di ricerca e dibattito creato dal Ministero dello sviluppo economico – DPS. Mi sembra un sogno: sono passati poco più di due anni da quando, al WOMEX 2005, sostenevo che il settore della musica è una grande opportunità per le politiche di sviluppo locale e viceversa (il paper scritto per quell’occasione – in inglese – è qui).

A differenza di quanto molti credono, i ritardi nello sviluppo locale non sono addebitabili alla mancanza di risorse finanziarie. Anzi: almeno nel Mezzogiorno, quelli che conoscono bene questo campo concordano sul fatto che le risorse sono abbondanti. Ripetete con me: LE RISORSE NON SONO UN PROBLEMA. Ciò che manca sono da un lato le idee, dall’altro la capacità di realizzarle. Cioè: la gente, le persone di valore. Come spesso accade quando si appostano soldi pubblici, il tema dello sviluppo locale in Italia ha generato una dinamica che gli economisti chiamano di adverse selection: i denari pubblici richiamano soggetti privi di competenze e rapporti con il mercato che investono molto per sviluppare canali con cui accedere a questi denari. Chi investe sulle competenze per ideare e svolgere progetti efficaci è – paradossalmente, ma non tanto – meno efficace nell’accedere a risorse pubbliche, e finisce per cercare una via di crescita tutta interna al settore privato.

Io, però, vengo dal mondo della musica e delle creative industries in generale. Molti di noi appartengono al “secondo settore e mezzo”, parte impresa, parte volontariato culturale. Le dimensioni sono piccole, e un incentivo importante è avere impatto, essere riconosciuti, fare qualcosa per la propria città e il proprio territorio. Credo che nel mio ambiente – o in quello del digitale, la gente con più idee che tempo per realizzarle che affolla i barcamp e che frequento da molto meno tempo – ci siano persone e organizzazioni che hanno sia la capacità che la voglia di dare una mano a migliorare un poco il luogo in cui vivono. Credo che a queste persone e queste organizzazioni manchi un’interfaccia con il mondo delle politiche di sviluppo, percepite come lontanissime e tendenzialmente anche un po’ sospette. Lo credo, anzi LO SO. Dopotutto le conosco bene, ci vivo insieme da quando ero ragazzo.

Il senso del progetto è: andare in giro per l’Italia a reclutare queste persone, e costruire loro intorno un’interfaccia che ne preservi l’energia e la costruttività, senza disperderle in compromessi, burocrazia e rapporti mediocri come è successo a me in Abruzzo. Questa cosa si fa con la credibilità di un’amministrazione centrale – il DPS – come sponsor; una grande autonomia di azione, che mi sono garantito; e un gruppo di lavoro che ho avuto il privilegio di potere costruire da zero e in assoluta libertà (per ora comprende Luca Murrau, economista in forza all’UVAL-DPS; Alfredo Scalzo, anche lui economista, lavora a Studiare Sviluppo e si occuperà tra l’altro di eventi; Marco Colarossi, mio compagno di avventura già da… fa un anno e mezzo, no, Marco?; e l’unGuru Giuseppe Granieri come esperto di reti online). Meglio di così… mi sembra incredibile che un ministero italiano mi paghi per fare questa roba.

Aggiornamenti presto.

marzo 10, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     5 comments

Correggio-Pescara. Un racconto sullo sviluppo e i suoi fallimenti
(guest post)

di Marco Colarossi 

CORREGGIO. INTERNO NOTTE

…cominciamo allora a raccontare la storia di un uomo, di un filosofo, o meglio di uno di quei giganti di cui parlava Guglielmo da Baskerville, il frate francescano protagonista del testo di Umberto Eco ‘Il nome della rosa’. Egli disse (citando Bernardo di Chartres) al suo allievo Adso: ‘Siamo nani, ma nani che stanno sulle spalle dei giganti, e nella nostra pochezza riusciamo talora a vedere più lontano di loro sull’orizzonte.’
La storia di un uomo. ‘Nessuna analisi, per quanto profonda, può avere intensità e pienezza di senso paragonabili a quella di una storia ben raccontata’, diceva Hannah Arendt.”

E’ questo l’inizio scelto da Simona per il suo primo incontro serale intitolato “Socrate e il mestiere di vivere.” Vuole provare a portare per una volta la filosofia fuori dalle aule scolastiche, e accetta la sfida di farlo nel suo piccolo paese: è il posto nel quale ha deciso di vivere, con la sua famiglia, i suoi amici, la sua gente… non potrebbe vivere da nessun’altra parte, eppure sta male nel vedere come spesso vanno le cose, anche in questa parte di mondo. Sente la responsabilità di dover provare a dare il suo piccolo contributo per un cambiamento. Questo non può essere il migliore dei mondi possibili.

“Socrate risponde che chi sa cosa deve fare, lo farà immancabilmente; se non lo fa, è perché non lo sapeva veramente… Fermati e pensa…”

Ha ripetuto la lezione molte volte, ma parlare davanti a gente adulta e conosciuta non è per niente facile. Per fortuna in prima fila ci sono i suoi ex allievi del liceo, ancora legati a lei e venuti nonostante le probabili interrogazioni del giorno seguente.

“Ecco il primo momento di contatto tra pensiero e coerenza di vita nell’intera filosofia occidentale.”

Applausi. Lei ringrazia, spiega il filo conduttore che aveva pensato per questa e le prossime due serate, poi però vede che la gente è ancora attenta, nessuno si alza, e allora continua, e prende a ripetere i concetti principali e a sottolineare l’attualità del pensiero di Socrate, per 2, 3, 4 minuti … “questa non la ferma più nessuno!” penso sorridendo fra me e me… ma sù, non si accorge che è il momento di chiudere, son già le 10 e 40 … lei invece continua, è un fiume in piena, quand’ecco che accade ciò che non mi sarei mai aspettato: una signora interviene, parla di sé e fa una domanda, poi ne subentra un altro, e altri ancora, ognuno con esempi e pensieri personali, ognuno con un proprio linguaggio, tutti visibilmente scossi dall’energia emanata da questa piccola filosofa che non la smette più di parlare, perché tiene troppo alle cose che dice, e le dice così, senza nessun tipo di barriera difensiva, in modo assolutamente emotivo.

.
.

PESCARA. ESTERNO GIORNO

“Secondo me, Marco, i progetti sono tutti chiacchiere, tutti. In dieci anni l’unico risultato che abbiamo ottenuto è stata la sensibilizzazione del territorio rispetto a questi temi, la sensibilizzazione. Guarda anche il nostro progetto, che risultati ha ottenuto?”
“Beh, dopo la nascita di Pescaraduepuntozero c’erano grandi aspettative, se si fosse riusciti a dare all’associazione visibilità attraverso il festival avrebbero potuto proporsi per organizzare altre cose…”
“Sì, è vero, se si fosse fatto… ma poi dove sono andate a finire le istituzioni? E il Comitato dei Giochi del Mediterraneo? Di quello nessuno sa ancora nulla…”

E’ una giornata di sole gelido, nel febbraio pescarese. E’ passato un anno e mezzo dall’inizio delle attività di progetto; sembra una vita.

“…e poi basta progetti sugli immigrati, sui carcerati, sugli svantaggiati… non ce l’ho con loro, per carità, ma abbiamo messo in questi progetti montagne di soldi e non abbiamo prodotto nessun tipo di sviluppo territoriale. Servono progetti realmente innovativi… e soldi non dati a questi enti intermedi che ne tengono la maggior parte per loro e solo per produrre carta…”

Il tono della conversazione prosegue in un’altalena quasi schizofrenica in modo prima finto-dadocumentiufficiali, poi confidenziale-dasfogopersonale, poi ancora il primo…

“Il partner X onorerà gli impegni presi per il project work realizzando l’attività Y (((ma non tutte le altre)))… Noi abbiamo chiuso con il concerto del primo gennaio, nel quale i ragazzi hanno suonato su un palco enorme in una delle piazze principali di Pescara (((vuota))) … Prima dell’inizio del concerto, nel momento dei ringraziamenti di rito all’amministrazione per lo spazio concesso, mi sono sentito battere la spalla… mi sono girato… era l’assessore! Salito sul palco a sorpresa! …”
“Non ci posso credere, quello che era venuto subito in conferenza stampa promettendo il contributo dell’amministrazione per il festival, per poi non farsi trovare per mesi?? Bisogna avere davvero una faccia…”

Questa è una roba da commedia tragicomica all’italiana, penso fra me e me, ci si potrebbe trarre un libro o un film, o ancor meglio uno spettacolo teatrale…

.
.

PESCARA-CORREGGIO. INTERNO GIORNO

“Ciao! Sono a Pescara, se ti va ci possiamo vedere per fare due chiacchiere…”
“Oh, ciao. Sì, devo portare mia madre in un posto poi passo e ci andiamo a prendere un caffè, ok?”

I due amici entrano nel bar, ordinano da bere e si siedono al tavolino vicino all’entrata.

“Che mi dicevi della situazione del progetto?”
“Brutto argomento, era meglio continuare a parlare di Correggio Mon Amour… La situazione è a dir poco un disastro: A è fallito e son tutti irreperibili, B è sotto indagini della procura, C ha sbagliato ancora a compilare i documenti per il rimborso, e la Regione non si capisce…”

Arriva il barista e i due si fermano di parlare.

“Ma dimmi un po’, secondo te il progetto è fallito? Perché c’è chi dice che non è così… io però penso di sì, ed ho investito in questa cosa molto tempo e la mia faccia, e io vivo della mia faccia, della mia reputazione, quindi almeno devo cercare di capire perché non ha funzionato, trarne una lezione, anche negativa, da portare con me.” 

In sottofondo la radio passa “Fango”, il nuovo singolo di Jovanotti…

“Non so, credo tu abbia ragione, probabilmente non avrebbe dovuto illudere tutti che una volta trovata una buona idea e un progetto di festival i soldi sarebbero venuti, perché non si può negare che poi il fatto di non averli trovati e non aver fatto il festival ha determinato delusione e perdita della fiducia, rendendo la situazione peggiore di quella iniziale… però cavolo, i soldi per fare un festival il progetto li aveva, forse non un festival così grande, ma una base si pensava proprio di riuscire a mettercela come progetto!
… e poi non è così facile dire cosa è giusto fare, a Correggio ad esempio è successo il contrario: una volta trovata l’idea sono arrivati anche i soldi, dalla Comunità Europea, dalla Fondazione Manodori…”

Cos’è che fa funzionare un progetto di sviluppo?
Io un’idea ce l’ho: la filosofia.

.

febbraio 17, 2008     Marco     industrie creative e sviluppo     2 comments

Raccontare lo sviluppo: slide e foto

All’incontro della settimana scorsa di Visioni Urbane ho avuto uno strano mandato: io, uno straniero, avevo il compito di raccontare la scena creativa della Basilicata a Bruce Sterling, il nostro guru preferito. Questo è successo perché i creativi lucani non se la sono sentita di raccontarsi da soli, e hanno preferito un punto di vista esterno. Io avevo la relazione presentata a ottobre alla prima riunione fisica della scena, che era stata condivisa più o meno da tutti. L’ho un po’ arricchita e tradotta in inglese e il gioco era fatto. O no?

In realtà no. Sentivo che dalle mie slides mancava informazione, mancava la specificità della scena lucana. Andava bene per raccontare la scena ai lucani stessi, che hanno in testa i luoghi, le persone, le facce, i suoni: ma non per raccontarla a Sterling, che arriva da Austin e queste cose non conosce affatto. Allora ho chiesto ai creativi di mandarmi 3-4 foto ciascuno, scelte con l’unico criterio di volersi fare rappresentare da esse. Poi le ho inserite FRA le slides di contenuto: lista di punti importanti – foto – grafico – foto e così via. Volutamente, non ho inserito didascalie: volevo dare un’impressione estetica generale della creatività in Basilicata, un punto di vista sulla scena e non sulle singole iniziative. Mi sembra che questo trucco abbia arricchito la presentazione: certamente ho ricevuto parecchi complimenti da parte dei lucani stessi. Ecco le slides in questione:

dicembre 17, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     2 comments

Neve a Matera e Sterling

Sono le 9. Lascio Matera sotto una furiosa nevicata, che sta trasformando la zona in un paesaggio degno del Dottor Zivago. Mi sembra un buon momento per riflettere: sono reduce da tre giorni di lavoro full immersion su Visioni Urbane, e ancora non ho avuto il tempo di tentarne una valutazione.

Il workshop su tecnologie per la creatività di ieri l’altro con Bruce Sterling è andato certamente molto bene. Grande partecipazione, clima eccellente, e warmup mattutino con il potentino Giuseppe Granieri (qui le sue slide), che mi piace davvero molto e il cui pensiero sto cercando di capire meglio. Ha provato a preparare per le profezie di Bruce una platea il cui grado di confidenza tecnologica è molto vario, riuscendo ad essere chiaro e efficace. La sua relazione era fatta con molto, moltissimo Chris Anderson, un po’ di comuni radici lucane, un richiamo ad alcuni concetti chiave del suo libro e qualche accenno al pensiero di Sterling stesso.

Quanto a Bruce, ha fatto la sua parte molto bene, “spiazzando” più volte il nostro pensiero (anche se, diciamocelo pure, non aveva studiato gran che, e si è limitato a riciclare le cose che si era preparato per un convegno di cui è relatore oggi, a Matera. Infatti io, nella mia relazione, gli ho parlato sempre di Basilicata, e lui ha continuato a parlare soltanto di Matera. Nota a margine: se vuoi un esperto che entri davvero nel tuo problema, non scegliertelo così grande e famoso da essere portato a snobbarti. In questo caso noi non volevamo un consulente ma un visionario, e quindi va bene così). I commenti che stanno affluendo al blog di VU sono una testimonianza di quanto l’impostazione aperta e orientata ai valori della conoscenza del progetto sia stata compresa e condivisa dalla nascente community di creativi lucani.

Tutto bene, quindi? Naturalmente no. Il problema, come sempre, sono i tempi. La community creativa di VU sta strutturandosi, e credo che riuscirei a portarla a fare una vera progettazione di spazi per la creatività, ciascuno con un modello di gestione, un business plan, un’estetica e tutto. Il problema è che ci vorrebbe almeno un anno, mentre la Regione è vincolata ad avviare i cantieri per la ristrutturazione degli spazi entro la fine del 2008, il che significa decidere al massimo a marzo.

Sono in viaggio e non posso accedere alla mia biblioteca (altra nota a margine: col cavolo che è tutto online, e comunque sono sullo shuttle che mi porta all’aeroporto di Bari), ma mi viene in mente un bellissimo libro di Luigi Bobbio sulla decisione pubblica, La democrazia non abita a Gordio. L’autore, pur consigliando ai decisori pubblici di adottare un approccio molto aperto a tutti gli stakeholders, osserva che questo modello decisionale ha tempi molto lunghi, perché in genere non si tratta solo di negoziare una soluzione tra interessi diversi, ma proprio di esplorare lo spazio delle alternative, ricostruendone una mappa. Più sono i soggetti coinvolti, più alternative emergeranno, complicando il processo. D’altra parte è proprio in questo spazio che possono emergere le soluzioni brillanti e innovative che poi proteggono i progetti da veti e blocchi nella fase di realizzazione.

Il caso di VU è un po’ strano, perché ci stiamo costruendo uno spazio di interazione molto adatto alla progettazione partecipata: interessi potenzialmente convergenti, punti di riferimento culturali comuni (come le parole di Bruce ieri), alcuni valori fondanti e condivisi con chi partecipa, una conoscenza molto puntuale dello stato della creatività in questo territorio. La cosa che ci manca per fare un lavoro strepitoso è il tempo! Certo, una decisione presa a marzo potendo accedere alla community di VU sarà sempre più informata di quella che avremmo presa in sua assenza, ma il potenziale partecipativo di questo processo è ancora una frazione di ciò che potrebbe essere. Staremo a vedere…

(il video è di Clarita)

dicembre 14, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     2 comments

Booster: concerto e shutdown…

Con il concerto di ieri di BandaBooster (una band estemporanea composta di allievi del corso e da tre ex Modena City Ramblers oggi avviati ad altre carriere, cioè Cisco, Giovanni Rubbiani e io) finisce, per quanto mi riguarda, il progetto Booster. La serata è andata bene, ma con molte – troppe – assenze significative in teatro da parte degli operatori locali che sei mesi fa erano molto vicini a questo progetto. Anche chi abbiamo coinvolto – a pagamento – per aiutarci a organizzare il workshop non ha messo molto entusiasmo nella cosa: il sottotesto sembrava “OK, lavoro per questi di Booster ma faccio il minimo indispensabile, perché non si meritano niente.” Per me questo è un altro segno che abbiamo perso credibilità e “presa” sul territorio.

Però devo stare attento, perché ho paura di rimanere prigioniero di uno schema narrativo su Booster troppo appoggiato al famoso voltafaccia sul project work (ne ho parlato in molti post di questo blog, a partire da questo): prima andava tutto bene, poi ci siamo rimangiati un impegno preso pubblicamente e ci siamo giocati la credibilità e l’occasione di essere una vera forza di cambiamento a Pescara. Forse non sono obiettivo, e la mia delusione mi impedisce di vedere con chiarezza i segnali positivi. Marco mi sembra più o meno nella stessa situazione.

Per avere uno sguardo fresco su Booster ci siamo rivolti a Filippo Tantillo, economista, ricercatore all’ISFOL e docente all’Accademia dell’immagine dell’Aquila. Filippo ha un progetto interessante di sviluppare un linguaggio per raccontare lo sviluppo con lo strumento del video (l’ho coinvolto anche su Visioni Urbane, il video lo trovate qui); gli ho proposto di realizzare, insieme ai suoi studenti, un video su Booster. Filippo e i suoi ragazzi sono calati su Pescara in forze e hanno cominciato a intervistare la gente, sono molto curioso di capire cosa esce.

Una cosa che Filippo mi ha già anticipata è che gli allievi vivono Booster come una cosa che non è finita. Mancano in effetti le attività di project work gestite dagli altri partners, che però non hanno nessuna esperienza di organizzazione di attività musicali. Spero che abbiano capito che io non ho potere né responsabilità sulle attività non-The Hub.

dicembre 2, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

Bandabooster feat. Cisco e Giovanni, il giorno dopo

Carina l’esperienza di BandaBooster a Pescara! Tre giorni di prova e via, tutti sul palco del Teatro Sant’Andrea a suonare insieme: Mauro di Buen Retiro, Giovanna e Emiliano di Jam Esther, Luigi di Zendavesta, Enrico Lombardi, Tony Nevoso, Cisco, Giovanni Rubbiani ed io. Nella prima parte dello spettacolo abbiamo fatto cover, da Johnny Cash ai Muse, Da Brian Eno a Rino Gaetano, alternando le diverse voci soliste (tra cui anche quella di Cisco): nella seconda parte abbiamo suonato pezzi dell’album di Cisco e dei primi Modena City Ramblers, cominciando in trio acustico voce-chitarra-fisarmonica e venendo poi raggiunti dall’intera BandaBooster per il gran finale.

C’è stato anche un bis (Ninnananna…), ma l’abbiamo suonato soltanto Gio, Cisco ed io, senza amplificazione, seduti sul bordo del palco, con la gente seduta sulla moquette ai nostri piedi e a luci accese. Il custode del teatro aveva acceso le luci di prepotenza, si vede che voleva andare a casa!

Grazie a tutti, ai ragazzi dei corsi di Booster (sul progetto Booster trovate più informazioni sul blog di The Hub), all’organizzazione, ai miei vecchi amici e splendidi quarantenni Gio e Cisco. Bella serata, bella esperienza, alla prossima.

dicembre 2, 2007     Alberto     Fiamma Fumana     comment

le macerie di Booster

Appena terminata quella che per me è stata, almeno dal punto di vista emotivo, la peggiore settimana del progetto Boster dal suo inizio. Quella dove siamo ritornati, dopo 6 mesi di stallo, a cercare di realizzare (una piccola) attività in collegamento con la rete territoriale. Confrontandoci con la città ci siamo scontrati “fisicamente” con ciò che di Booster è rimasto: solo macerie.

Impressionante e devastante il confronto fra rapporti personali e di lavoro nel realizzare attività fino alla primavera ed ora. Ogni fiducia, entusiasmo o interesse verso il progetto dispersi. Nonostante tutti gli sforzi è risultato evidente come “non si possa lavorare con una persona, se lei non ha intenzione o voglia di lavorare per te”, se non ti sei guadagnato il suo rispetto (e forse anche, per questo tipo di progetti, se non c’è un obiettivo “alto” comune), non puoi obbligarla, non puoi pagare il suo impegno in denaro: i professionisti coinvolti hanno lavorato molto di più per il progetto gratis in primavera che ora retribuiti.

… e per ora preferisco fermarmi qui, perchè anch’io credo, come Alberto, di non essere obiettivo e sereno in questo momento. Meglio lasciar passare qualche mese…

… immerso in questi pensieri, passeggiavo lungo la spiaggia di questa città per me così importante, la sera prima del concerto, ripensando a quest’anno passato, alle persone incontrate, alle lezioni apprese, anche queste ultime, le più amare… sono arrivato al porto, poi alzando lo sguardo mi è venuta quest’idea strana e malinconica, di quelle che si dovrebbe trovare la forza di non seguire, ma io non ci riesco mai, e allora ho deciso di andarci, all’ex-Cofa (ex mercato coperto di Pescara), per vedere com’è fatto dentro, il luogo che avrebbe dovuto ospitare il nostro festival, e che probabilmente fra poco sarà demolito. Bellissimo. In un angolo, un carrettino con una palma, lasciata lì, dopo qualche festa. Umberto mi ha regalato un braccialetto, fatto da lui, con annodato un seme di palma di Pescara… Faccio qualche foto, poi riscavalco il cancello e torno in albergo.

Il giorno dopo il concerto, Banda Booster. Nessun esponente delle istituzioni presente, e solo i professionisti della rete retribuiti (neanche tutti). Unica presenza convinta e confortante quella di Giulio Berghella, presidente di Pescaraduepuntozero (“il solo obiettivo veramente raggiunto dal progetto”, dirà uno dei partners presenti). Le uniche energie positive venivano dal palco e dai ragazzi dell’Accademia dell’Aquila, che pur non conoscendoci erano molto interessati e cercavano di incoraggiarci… sì è anche parlato di possibili futuri, vedremo, cosa nascerà dalle macerie di Booster…

Dalla musica buone vibrazioni e qualche risposta, come sempre

Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore.
Così vanno le cose, così devono andare.
Così vanno le cose, così devono andare.

(Clicca qui – più volte, se non funziona subito – per la musica di sottofondo a questo post)

dicembre 2, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     5 comments

Prove con Cisco e Gio…

Sono a Pescara da tre giorni, con Cisco e Giovanni, a preparare lo spettacolo di Bandabooster. Scrivo giusto due righe perché siamo molto impegnati, ieri abbiamo fatto le due in sala prove. De resto si tratta di preparare uno spettacolo in tre giorni scarsi, con gente che non ha mai suonato insieme! Comunque è divertente. Adesso vado in teatro per le prove generali. Informazioni qui.

dicembre 1, 2007     Alberto     Fiamma Fumana     1 comment

Investire in conoscenza per spendere meglio le risorse pubbliche

Eccomi di nuovo in Basilicata per lavorare a Visioni Urbane. Questa mattina abbiamo fatto un vertice DPS-Regione per ragionare sulle procedure amministrative per ristrutturare gli spazi creativi; il clima è buono, mi sembra che non ci saranno grossi intoppi né sugli obiettivi né sugli strumenti. Mi ha colpito una cosa che Lorenzo (Canova) ha detto ieri sera e poi ha ribadito in riunione, e cioè che per spendere bene il denaro pubblico devi investire molto in conoscenza. Nel caso di VU, gli spazi laboratorio creativi contano su 4,3 Meuro, e secondo Lorenzo sarebbe ragionevole spacchettarne 3-400K da destinare a assi di intervento immateriali, con titoli come “conoscenza” o “internazionalizzazione”. Del resto è del tutto ragionevole: il risultato di questa azione sarà l’apertura, in Basilicata, di 2-4 centri culturali nuovi, e investire in competenze gestionali, relazioni e visione del mondo è probabilmente il modo più efficace per fare sì che questi centri possano funzionare bene, che ci sia gente che sa come utilizzarli. Ho scritto una cosa simile nella ricerca sulle politiche di sostegno alle creative industries nel Regno Unito ma, per qualche ragione, ascoltare Lorenzo che propone di creare interi assi di intervento, spostando risorse dai cantieri edili alla conoscenza, mi fa un grande effetto!

Oggi pomeriggio riunione di redazione del blog di VU con Rossella e le Charlie’s Angels. Domani abbiamo un incontro con i creativi, e anche questo è molto gettonato: ci troviamo in Regione, e siamo già in overbooking…

novembre 20, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

« previous articles   next articles »


© Contrordine compagni - Wordpress-Theme 0816 by Netprofit Webdesign & Robert Hartl and personalized by Freddy