spazi creativi


Economista, ma concreto: Visioni Urbane consegna il prodotto (con contorno di Wikicrazia)

Gli economisti hanno fama di tendere al ragionamento astratto più che alla concretezza dell’azione. C’è un po’ di verità in questo luogo comune, tanto che nei dipartimenti di economia fiorisce il sottogenere delle barzellette sugli economisti. Questa, per esempio:

Un economista, dopo un naufragio, si ritrova su un’isola deserta. Si guarda intorno e vede una cassa di legno depositata sulla spiaggia dalla marea. La apre: è piena di scatolette di cibo, nutriente e a lunghissima conservazione! Purtroppo non ha nessuno strumento per aprirle: è forse condannato a morire di fame seduto di fronte a tutto quel cibo? L’economista non si perde d’animo e affronta il problema così: “Ipotizziamo di avere un apriscatole…”

Molti di noi soffrono per la mancanza di concretezza associata talvolta alla nostra professione. Per questo sono così contento di andare a Potenza venerdì 4: perché tre anni e mezzo fa il Ministero dello sviluppo economico mi ha chiesto di assistere la Regione Basilicata nell’elaborazione di una politica di spazi laboratorio per la creatività. Io ho insistito per prendere la strada, lunga e accidentata, del coinvolgimento dei creativi lucani; e oggi, finalmente, il primo spazio (si chiama Cecilia) è pronto, e gli altri quattro sono in consegna. Non solo gli spazi sono stati coprogettati insieme ai creativi di quel territorio; non solo sono sorretti da un’analisi dettagliata di quali imprese e associazioni creative, su quei territori, intendono fare con quegli spazi; ma sono integrati con un bando-tipo per l’assegnazione della gestione, concordato con i Comuni competenti, e con un modello di governance regionale delle politiche culturali.

Il progetto si chiama Visioni Urbane. Ne ho parlato spesso in questo blog. Mi dicono che ultimamente è diventato una specie di bandiera dell’amministrazione regionale; tanto che le associazioni chiedono ora lo stesso tipo di coinvolgimento in altre politiche, come l’istituzione della Film Commission, e la stessa amministrazione, forte del buon rapporto di collaborazione con i creativi, si è impegnata per lanciare la candidatura di Matera come capitale europea della cultura 2019. Non è un caso che la coordinatrice del progetto di candidatura sia Rossella Tarantino, il referente di VU, e che anche il direttore scientifico, Paolo Verri, sia stato “pescato” dalle personalità che hanno collaborato con VU.

Di Visioni Urbane parlo molto nel mio libro Wikicrazia, e l’inaugurazione di Cecilia conterrà, tra le altre cose, una presentazione del libro. Ma quello è il meno: pregusto l’emozione di toccare con mano una policy che ho contribuito a progettare, e che è diventata molto concreta, tanto che mi ci posso sedere dentro per ascoltare un concerto. Per un economista è una soddisfazione relativamente rara.

gennaio 31, 2011     Alberto     industrie creative e sviluppo, Wikicrazia     1 comment

Pensa coi cinghiali: spazi nuovi per musica nuova

A parte le emozioni personali, l’esperienza di Balla Coi Cinghiali mi è piaciuta molto. Come Radicazioni (ma in modo forse più evoluto e consapevole) mi sembra uno spazio per la musica di tipo nuovo, che ha alcune caratteristiche del tipico festival di fascia bassa italiano (pubblico molto giovane e simpaticamente fricchettone, ingresso libero, grandi folle) e altre dei festival di livello alto americani e canadesi (campeggio sul sito del festival, attenzione agli spazi di relax e all’intrattenimento tutto il giorno e non solo la sera, con un wake-up stage, stage di danza pomeridiani, l’half-pipe per gli skateboard etc., attenzione per l’ambiente e la buona cucina). Entrambi questi festival – e immagino altri, che non conosco – sono in forte crescita, e stanno allevandosi il “loro” pubblico.

Questa, finalmente, mi sembra una buona notizia per la musica.Con i Modena City Ramblers ho partecipato a due ondate di nuova musica, quella delle posse e quella del “nuovo rock italiano”. In entrambi i casi il punto non era che nuovi artisti cercavano di farsi largo su spazi esistenti: per esempio, non siamo andati a Sanremo per giocarcela con, per dire, Enrico Ruggeri. Il punto era che un’alleanza di musicisti e organizzatori culturali che condividevano età e riferimenti culturali (e ideali) hanno creato spazi nuovi: i centri sociali per le posse, la rete dei live club per il nuovo rock italiano.

Perché questa strategia riesca ci vogliono sia artisti che organizzatori, e la vera risorsa scarsa sono i secondi. Forse la via di uscita dall’impasse attuale della musica italiana passa dai sentieri aperti dai cinghiali.

agosto 27, 2009     Alberto     musiconomics     8 comments

Spazi creativi a sud

Una segnalazione dall’ottimo Tito Bianchi, economista in forza all’UVAL: sembra che negli ultimi tempi diverse amministrazioni del mezzogiorno si stiano interessando al tema degli spazi per la creatività. In Basilicata c’è il progetto Visioni Urbane, di cui ho parlato già molto perché sono coinvolto in prima persona come consulente del DPS; a Catanzaro un progetto Formez ispirato da Mimmo Cersosimo e condotto da un gruppo di suoi allievi sta affrontando lo stesso argomento (in realtà vorrebbero coinvolgere anche me, ci siamo incontrati la settimana scorsa per cominciare a parlarne); infine, sono in movimento le varie gemmazioni del progetto pugliese Bollenti Spiriti (ne ha scritto Marco qui), come questa. Questa attenzione mi fa piacere, ma non mi stupisce: gli spazi alla fine sono edifici, roba solida, che si tocca con mano e che porta consenso. La scommessa vera è farli vivere, e per questo temo proprio che ai creativi che rivendicano spazi da gestire serva una qualche nozione che esistono mercati dei prodotti culturali e che bisogna cercarli e svilupparli. Mica facile. Con il gruppo di Visioni Urbane stiamo ragionando su queste cose proprio in questo periodo, vi terrò informati.

gennaio 21, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     2 comments

   


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