Second Life


Imparare le scienze – e la spazzatura di Napoli in Second Life!

Siccome sono di passaggio a New York ho pensato di passare a trovare Rik Panganiban a Global Kids. Raccomando il suo blog a chi si interessa a Second Life come ambiente di apprendimento e di coordinamento per azioni RL, è veramente una miniera.

Global Kids si interessa di come costruire un futuro per i ragazzi delle periferie urbane più desolate, a forte rischio di esclusione. Uno degli obiettivi è insegnare loro matematica e scienze. Lo fanno in vari modi: uno di questi è usare Second Life. Nel video qui sotto, gli studenti esplorano una Napoli virtuale, perseguitata dal problema della spazzatura come quella reale. Guardare il video è un’esperienza esaltante per le possibilità del mezzo (qui alcuni commenti), e, per un italiano, stranamente umiliante. I ragazzi dei peggio quartieri di New York, quelli con il metal detector all’ingresso della scuola, che si impietosiscono per le condizioni allarmanti in Italia e dicono “bisogna fare qualcosa! Non avevo idea che la situazione fosse così brutta”.

Il blog dell’iniziativa sui media digitali di Global Kids è una risorsa utile per chi si interessa di queste cose.

dicembre 9, 2009     Alberto     internet     comment

PDF Europe, prime impressioni


Di ritorno da Barcellona, ho tempo per un riassunto del Personal Democracy Forum Europe – e del resto l’avevo promesso ai suoi fondatori Andrew Rasiej e Micah Sifry. La conferenza era alla sua prima edizione europea, quindi è ancora in beta (e ne ha tutto il diritto). Ecco cosa ho visto:

Approccio personale degli organizzatori. Anche se sono un po’ un outsider mi hanno sempre fatto sentire benvenuto, grazie a un bel gruppo organizzatore (un grazie particolare a Antonella).

Forte e utile presenza degli americani. Visto dall’Europa, PDF ha il vantaggio di metterci in contatto con molti americani interessanti, proprio qui in casa nostra! Il dualismo America/Europa continuava a saltare fuori, dando stimoli alla discussione.

Interventi di alto livello. PDF EU ha mobilitato diverse persone brillanti, con risultati veri da mostrare. Vale sicuramente la pena conoscerli.

Pubblico di alto livello. Girava gente molto interessante, e abbiamo potuto avere conversazioni istruttive anche (o soprattutto) fuori dalle sessioni vere e proprie.

Problemi di formato. Nonostante questo, non sono sempre riuscito a sfruttare al meglio queste persone così interessanti. Il formato prevalente era di panel di quattro persone con presentazioni di 6-8 minuti ciascuna, più un giro di domande del pubblico. Le presentazioni erano spesso troppo brevi per andare veramente a fondo delle esperienze raccontate, e il tempo riservato alle domande era troppo poco per diventare una vera conversazione. E’ finita, a volte, con sessioni un po’ superficiali. Per esempio, quando mi sono fatto spiegare dal blogger irlandese Mick Fealty la sua storia, la sua community e la sua visione, ci è voluta quasi un’ora perché la comprendessi abbastanza bene da dargli suggerimenti, o paragonare il suo progetto con altre cose che ho fatto o visto. Mick e io abbiamo fatto questa cosa domenica mattina a colazione, perché nei panel non ce ne è stato il tempo.

Due conferenze o una? PDF EU aveva sessioni di e-attivismo e sessioni di e-government, e non sono sicuro che le due cose dovrebbero stare insieme. Gli spin doctors e i consiglieri politici possono essere molto interessanti (basta pensare alla campagna Obama, ben rappresentata a Barcellona), ma non sono sicuro che la gente come me faccia bene a frequentarli professionalmente. Mi vedo in un ruolo tecnico. Ho progettato Kublai per aumentare l’efficacia delle politiche di sviluppo regionale: se poi io pensi che fare politiche di sviluppo regionale sia o meno una buona idea è completamente irrilevante. Il processo democratico ha prodotto leggi che dicono che lo sviluppo regionale va fatto: il mio lavoro è farle funzionare, non metterle in discussione. La credibilità dei tecnici – e, alla fine, la nostra utilità alla società – dipende dalla nostra abilità di argomentare in modo non fazioso. Naturalmente, le competenze richieste sono in parte le stesse per noi e per i cyberattivisti – stiamo pur sempre parlando di internet e sfera pubblica: immagino che dovremo elaborare le condizioni per stare comodamente nella stessa conferenza.
Infine, la mia presentazione è stata un successo :-) – visto che avevo fatto i compiti. La cosa più buffa che mi è stata detta (da due persone diverse), è che Kublai è il primo progetto che avessero mai visto a usare Second Life “per farci delle cose”! Da quando Linden Lab è caduta così in disgrazia nel sentire comune?

novembre 23, 2009     Alberto     e-government 2.0     5 comments

Due giorni divertenti (se sopravvivo)

Domattina mi sveglio presto, non a casa mia ma a Matera. Alle 8 ho una presentazione di Kublai all’OECD World Forum. Noi presentiamo da Second Life, e i colleghi del Dipartimento per le politiche di sviluppo partecipano dallo stand del DPS al Forum. Che si trova a Pusan: l’ora indegna serve a collimare con il fuso orario coreano.

Dopo colazione, una breve passeggiata tra i Sassi mi porta a Matera Fablab. Sotto la guida di “Mr. Arduino” Massimo Banzi costruiremo un sistema di regia a distanza per webcam (ci serve per gli spazi laboratorio di Visioni Urbane). Massimo dice che useremo i motori elettrici degli specchietti retrovisori delle auto per muovere le webcam a distanza! Nel pomeriggio mi divido tra Fablab e la sessione sulle industrie creative degli Open Days. Nel frattempo arriva il resto del team di Kublai, e mi sa che ci tocca pure una riunione. Cena ufficiale con tutti-ma-proprio-tutti.

Venerdì sono impegnato in Progetto in un giorno, un laboratorio che mira a condensare il percorso di Kublai in una giornata. E’ la prima volta che ci proviamo, spero e credo che ci divertiremo. Alle 17 finiamo, mi cambio e mi metto a giocare ad A-maze, il gioco urbano inventato dal gruppo di Criticalcityper Matera. E gli altri concorrenti sono avvisati, gioco per vincere!

Tutto si può dire del mio lavoro, ma non che sia noioso. Un giorno devo fare una riflessione seria su cosa stanno diventando le politiche di sviluppo. Se riesco a riprendermi.

ottobre 28, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo     1 comment

Mezzo Hummer

half a hummer

A inizio 2009 ho aperto un account su Dopplr. A differenza di altri social network, in cui sono entrato semplicemente per desiderio di esplorazione, qui avevo un obiettivo molto preciso: tenere un conto approssimativo delle distanze che copro quando mi sposto (prevalentemente per lavoro) e della CO2 che emetto. A luglio mi è arrivato il mio primo rapporto semestrale. Che dice:

  • nei primi sei mesi del 2009 ho fatto 26 viaggi, per un totale di 58 giorni
  • ho percorso 23.407 km (il 6% della distanza tra la Terra e la Luna)
  • la mia velocità media del semestre è stata di 5,42 km/ora, circa quanto un papero (?)
  • e soprattutto, ho emesso, viaggiando, 2,237 tonnellate di CO2 in sei mesi. Un Hummer H3 (il SUV più SUV e antiecologico che ci sia) produce circa 10 tonnellate di CO2 in un anno. Ne consegue che io, a questo ritmo, solo spostandomi per lavoro inquino quanto mezzo Hummer.

Questo non mi fa per niente piacere. Io non ce l’ho neanche, la macchina; sono preoccupato per il cambiamento climatico e mi dispiace trovarmi a inquinare come se l’avessi. Un buon proposito per l’anno nuovo è di cercare di limitare i viaggi di lavoro, sostituendo tutte quelle riunioni – spesso neanche tanto utili – con sistemi di gestione di progetti in asincrono, come Basecamp, o con riunioni in Second Life (per Kublai funziona alla grande). Ovviamente questo proposito funziona meglio se non sono solo io, ma se tutti insieme spingiamo la cultura antiriunione. Viaggiamo, ma per incontrarci davvero, per partecipare a conferenze e condividere conoscenza e socialità. E comunque mezzo Hummer è troppo. Voglio passare a mezza Smart!

[Post realizzato per Blog Action Day]

ottobre 15, 2009     Alberto     La vita, l'universo e tutto quanto     1 comment

Dieci anni di tempesta perfetta: i bloggers italiani fanno il punto sulla musica

Foto: Shivayanamahohm - CCNell’estate 1999 due studenti di diciotto anni lanciano Napster, il padre almeno spirituale di tutti siti di file sharing. Il suo successo senza precedenti (26 milioni di utenti nel mese di picco, febbraio 2001) e l’attacco a colpi di avvocati e di acquisizioni più o meno ostili che ha subito da parte del music business ufficiale sono lo specchio del rapporto mai risolto tra l’industria musicale e Internet.

Dopo dieci anni non possiamo più nasconderci dietro la scusa del “fenomeno nuovo”. E’ tempo di tentare di fare il punto della situazione. Lo faremo lunedì 14 alle 21, con l’aiuto di alcuni tra i più preparati bloggers italiani che si occupano di musica.

- Francesco D’Amato ha inventato e coordina il Master in Musica, Comunicazione e Marketing all’Università di Roma – La Sapienza. Ci parlerà di modelli di business, con un approfondimento sul cosiddetto crowdfunding, cioè comunità di fans che si uniscono per finanziare la musica dei loro artisti preferiti.

- Gabriele Lunati è consulente new media per Rockol e Elio e le Storie Tese. Ci parlerà di come è cambiata la scena dei media che raccontano la musica.

- Antonio Incorvaia è web project manager a Blogosfere. Sosterrà che la musica stessa, almeno quella ufficiale, stia diventando meno creativa.

- Io farò soprattutto da padrone di casa, visto che siamo a Kublai. Ma mi piacerebbe parlare brevemente di come la musica stia diventando un posto poco ospitale per i giovani creativi.
- I progettisti di Kublai – ce ne sono molti che si occupano di musica – parteciperanno alla discussione finale.

Alla fine faremo una piccola festa, in cui dovrei fare da dj, sfoggiando la mia invidiata playlist etnoelettronica. Il tutto si svolgerà in meshup tra Second Life e RealLife: si svolge in al Porto dei creativi in Second Life (chiedete a Criscia se vi serve aiuto) e al Creaticity Gate di Via Pasubio 14 a Milano, in zona Garibaldi. Lunedì 14 alle 21.30. Siete tutti invitatissimi: vi chiedo il favore di iscrivervi su Kublai o su Facebook, così compro abbastanza patatine per tutti. :-)

settembre 6, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo, musiconomics     1 comment

Beam me up, Scotty! Milano apre un varco Second Life/Real Life

Giovedì 18 giugno proviamo a fare una roba carina, ancorché un po’ geek. Ci troviamo alle 19.30 per un aperitivo più o meno legato alla colonna milanese di Kublai, e fin qua siamo nella normalità meneghina. Ma alle 21.30 comincia la conferenza di Ruggero Rossi sulla network analysis come strumento per studiare i social network, e parte un film completamente diverso. Ruggero parlerà dal Porto dei creativi in Second Life, e il suggestivo spazio di Creaticity Gate (via Pasubio 14, zona Garibaldi) si trasformerà in un gateway tra la Seconda Vita e la prima. Per carità, niente in tutto: un buon collegamento in fibra, un wi-fi, un proiettore, un impianto di amplificazione. Però potremo vedere e sentire Ruggero e gli altri amici che intervengono dalla seconda vita a grandezza naturale o quasi: l’ubergeek Stex Auer sostiene che il lumen del proiettore è abbastanza alto per consentirci di vedere sullo schermo avatar grandi come le persone vere mantenendo la qualità del colore. Il teletrasporto di Star Trek ci fa una pippa.

Io tenterò di sdoppiarmi: sarò al Porto come Mr Volare, e a Creaticity Gate con la mia carcassa analogica. Se volete fare lo stesso venite con portatile e cuffia, ma controllate con Stex prima di iniziare, perché possiamo loggare un numero limitato di avatar prima di saturare la banda.

La conferenza, tra l’altro, sarà super interessante. Ruggero ha usato un crawler per ricostruire il grafo delle interazioni progettuali su Kublai, e su quel grafo ha fatto una serie di analisi matematiche. Io ho poi provato a prendere decisioni di gestione di Kublai sulla base di quella analisi.

Se vi interessa venire – in qualunque delle due vite – fatecelo sapere su Facebook o Kublai. Chi preferisce il buon vecchio web può seguire lo streaming.

giugno 16, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo, vita digitale     1 comment

L’innovazione tecnologica non esiste: suggestioni dall’economia della complessità (available in English)

Io veramente sarei un economista, ma negli ultimi anni – da quando mi occupo del nesso creatività/innovazione/sviluppo – i miei strumenti di lavoro sono stati molto diversi da quelli che immaginavo che gli economisti usassero normalmente. Non solo blog e social networks, ma anche happy hours, barcamp e mashup tra Second Life e real life. Molte delle cose che faccio mi sembrano istintivamente giuste e funzionano anche abbastanza bene, ma non è affatto facile capire se sto davvero facendo le mosse migliori o se invece mi lascio sfuggire opportunità importanti, semplicemente perché non le vedo. In questo l’economia che ho studiato a scuola non mi aiuta affatto, e anche i pure importanti contributi intellettuali assorbiti lungo il cammino – dalla teoria dei giochi alla nuova geografia economica, dall’analisi territoriale dell’innovazione à la Saxenian alla teoria della decisione pubblica – non bastano più. E quando ti trovi a spendere denaro dei contribuenti per migliorare il tuo avatar su Second Life in modo da generare credibilità (ok, erano solo cinque dollari, ma ciò che conta è il concetto) è tempo di aggiornare il tuo quadro teorico.

Per qualche anno mi sono guardato intorno, e mi sembra di avere individuato un filone di studi molto promettente nell’economia della complessità (complexity economics). Si tratta del tentativo di applicare alla scienza economica un quadro concettuale sviluppatosi in aree completamente diverse (dalla biologia alla meteorologia) in cui l’approccio classico basato su riduzionismo e determinismo non stava funzionando. Sebbene questo approccio vanti ascendenze intellettuali proprio nella scienza economica, e in particolare nella scuola di Vienna e in Von Hayek in particolare, il luogo di nascita del concetto di sistema complesso è in genere indicato nel Santa Fe Institute. Ho così cominciato a frequentare David A. Lane, che proviene appunto da Santa Fe ma adesso insegna in Italia, e a scambiare con lui alcune opinioni. Ultimamente parliamo molto di Kublai, e un paio dei suoi studenti stanno provando ad analizzare il social network di Kublai come sistema complesso: l’approccio è interessante, vedremo cosa ne uscirà.

Intanto ho cominciato a leggere Complexity Perspectives on Innovation and Social Change, di David e altri (di prossima pubblicazione). Rispetto agli articoli di fine anni 90 e inizio anni 2000 c’è una crescita molto evidente: l’”approccio complexity” di allora si sta trasformando in una vera e propria teoria economica. E dà conto di una cosa che penso da tempo, e cioè che l’innovazione tecnologica non esiste. Esiste l’innovazione, che avviene nello spazio agenti-artefatti-cultura, e che coinvolge persone, modalità di interazione, nuovi artefatti, e le attribuzioni che gli agenti hanno su tutto ciò. La tecnologia ne è una parte, non separabile dal resto del sistema complesso.

Per un economista tutto sommato plebeo e convenzionale come me, tirato su a Keynes e Edgeworth, la lettura di questa roba è una specie di trip psichedelico. Leggo di “storia darwiniana”, “ortogonalità funzionale”, “spazio agenti-artefatti, “slittamento di attribuzioni” e perfino “exaptive bootstrapping dynamics”, che non so nemmeno come tradurre in italiano, fino a che il mio cervello non comincia a fumare come un vecchio motore surriscaldato. Ma è bello, molto bello, e ne stravale la pena. E mi viene da pensare – con uno strano, distorto orgoglio professionale – che David insegna in una facoltà di economia: ci deve essere qualcosa di buono in una disciplina capace di mettersi in discussione così profondamente, e di darmi, a distanza di vent’anni, ancora stimoli nuovi.

dicembre 29, 2008     Alberto     complexity economics, industrie creative e sviluppo     9 comments

La lunga strada di Second Life

 Nevicata a Kublai - Stex, Criscia, Mr. Volare

Con il nome di Mr Volare – richiamo inequivocabile all’Italia e alla musica – frequento Second Life dall’estate 2006. Questo, immagino fa di me un veterano: due anni e tre mesi sono un tempo molto lungo sulla rete. Eppure, come i miei amici SL-entusiasti sanno, ho sempre mantenuto un certo distacco dalla scena SL, distacco al quale non è estranea una certa dose di scetticismo. In fondo sono rimasto un novellino (un niubbo, come si dice in SL italianizzando il termine inglese newbie): “Mr Volare, niubbo – dal 2006!”.

Ma cosa c’è che non mi convince in Second Life? In parte il fatto che – come tutta la rete, e come molte manifestazioni sociali dell’umanità – SL è essenzialmente un posto dove si cazzeggia, si flirta, ci si sfancula. Io sono forse un po’ meno incline di alcuni miei simili a svolgere queste attività in pubblico, e quindi fare “i ragazzi del muretto” tecnologici non mi diverte. Però – come nella rete in generale – anche in SL vi sono spazi di discussione e approfondimento, e quelli sì che mi interessano! E’ partito Giuseppe con unAcademy, introducendo nel nostro ambiente il formato “conferenza-lezione in SL” che funziona benissimo per discutere, informarsi, condividere. Oggi, con variazioni, lo usa Mario per Brain2Brain e noi stessi per alcune delle iniziative di Kublai. Frequentando questi luoghi ho conosciuto persone che sono diventate importanti per me, sia sul piano professionale che su quello personale: Elvira, Elena, Roberta, Fabio, Cristina, Walter, Nino

Trovati spazi e persone congeniali, rimaneva l’altro problema di SL: la sua forte autoreferenzialità (anche questo, a dire il vero, molto vicino ad alcune parti del web). Alcuni utenti – i cosiddetti immersionisti – dichiarano apertamente di stare in SL per vivervi una vita completamente separata da quella fisica, e preferiscono parlarti solo di SL e di ciò che vi accade. Ma anche molti altri, che invece usano SL in modo integrato al web e alla loro vita fisica – gli aumentazionisti – mostrano una strana riluttanza a usare SL come leva per agire nel mondo. Ho visto alcune belle esperienze nate in SL – come il museo delle mondine, a cui ho partecipato di persona – venire abbandonati nonostante il potenziale di sviluppo evidente al di fuori di SL (per esempio, una land tematica sulla memoria con l’ANPI e il Museo Cervi. Poteva essere una cosa su cui ricavare un po’ di denaro e fare un po’ di innovazione estetica, no?).  E’ quasi come se tutto si muovesse per mode, e il gioco fosse essere sull’ultima moda invece che darsi il tempo di sviluppare la propria cosa e di cercare di avere impatto.

Ultimamente mi sembra di intravedere una via per uscire da questa situazione, e trovare un posto vero, importante, a SL nel mio repertorio di media sociali. E’ nato tutto abbastanza per caso, con un seminario molto ben riuscito di Kublai all’Università Federico II di Napoli: la formula è quella – molto aumentazionista – del meshup tra SL e RL. In quel caso, io partecipavo attraverso Mr Volare, che se ne stava al Porto dei creativi in SL e si rivolgeva all’avatar del docente. Dall’aula RL mi vedevano attraverso quest’ultimo e un portatile con una chiavetta HDSPA collegato a uno schermo gigante. La cosa è andata tanto bene da essere rapidamente replicata in altre due situazioni.

Ieri sera, dopo Kublai before Christmas ne parlavo con Stefano. Anche lui sente SL un po’ stretta se pensata come ambiente autosufficiente (“qui siamo a Topolinia – diceva – io voglio stare nel mondo”), e non è quindi sorprendente che abbia riflettuto a lungo sulle tecnologie per creare questi meshup SL-RL. Mi ha promesso un “canale di ritorno”, che era la cosa che mancava nei tre incontri di Kublai: uno schermo che possiamo mettere nel nostro spazio SL attraverso il quale guardare la sala RL, per capire meglio le reazioni che stai avendo nei tuoi interlocutori. Credo molto in questa roba: meshup tra RL e mondi metaforici basati su tecnologia semplice ed economica e su una buona comprensione dell’uso sociale del mezzo. Meno viaggi, meno costi, più accesso.

Chissà che non valga la pena sperimentare una modalità meshup per il Kublai Camp di gennaio. Interessa a qualcuno, oltre a me? Magari è la volta che la smetto con ‘sta storia del niubbo.

dicembre 19, 2008     Alberto     internet     8 comments

Come fare un concerto in Second Life

Il pubblico vola intorno al palco al concerto dei FF in Second Life

Una volta risolti tutti i problemi tecnici sia inworld (fare gli avatar, trovare gli strumenti e le animazioni, costruire il palco…) che in real (organizzare la catena del suono dai nostri strumenti al server di streaming), il concerto di ieri sera in Second Life è stato divertente ed emozionante. “Sentivamo” il pubblico, “sembrava di essere lì”. La sensazione è più o meno quella di fare un live in radio, ma forse più divertente perché percepisci il pubblico. E’ andata anche bene: SIM piena, tutti contenti.

Ho pensato di condividere qui la soluzione che abbiamo trovato per fare concerti “veri” (non streaming di files audio preregistrati, come fanno quasi tutti in SL). Eccola:

  1. la band si è riunita in uno studio (Casamedusa a Milano). Il segnale veniva mandato dall’uscita del mixer ad una scheda audio collegata a un PC su cui avevamo installato WinAmp e Shoutcast DSP, un plugin di WinAmp per le streaming audio.
  2. abbiamo comprato un servizio di streaming specializzato per SL basato su Shoutcast. Si compra a tempo e a numero di avatars “serviti”: noi abbiamo preso 24 ore per 50 avatars (la capacità di Genesi Italia è 40 avatars) a 700 Linden. Quando paghi, il servizio ti dà i parametri di configurazione sia di Shoutcast DSP per l’upload dei dati audio che della land, che va così a leggere il feed del server affittato. La qualità del suono è stata giudicata buona.
  3. Gli avatar venivano animati da altre persone, non da noi, per lasciarci liberi di concentrarci sulla musica. Noi avevamo però scelto le animazioni, gli strumenti eccetera.
  4. Nella sala ripresa dello studio insieme a noi avevamo un laptop collegato al wi-fi dello studio, in cui abbiamo loggato un avatar “spettatore” con vista sul pubblico. Questo ci permetteva di vedere cosa succedeva in world e di interagire con il pubblico (“ehi, state davvero scatenandovi! Dai, volate intorno al palco!”). L’ADSL reggeva benissimo lo streaming più un avatar loggato contemporaneamente.
  5. Nella cabina regia, c’era Ginevra con un altro laptop, collegato a internet via UMTS per non consumare banda e loggato con l’avatar di Roberta, la cantante. Oltre ad animarlo, lei aveva il compito di avvisare noi e il fonico in caso di problemi.

La cosa che credo andrebbe migliorata è proprio l’interazione con il pubblico. Intanto ci vorrebbe uno schermo molto più grande da tenere in studio per veder meglio cosa succede inworld; e poi bisogna imparare a interagire in presenza di una notevole latenza nello streaming. Settando DSP con gli stessi parametri usati dal server (128 kps, 44.1 KHz, mono) avevamo una latenza di circa 15 secondi: cioè, una nota suonata in real si sentiva in world 15 secondi dopo. Questo significa che si comunica non dialogando, ma cercando di gestire le emozioni: prima ci si scalda un po’, poi ci si scatena, poi di nuovo si rallenta per l’ultimo pezzo.

Roberta è stata bravissima a mischiare gergo SL e rituale del concerto (“Vi divertite, cari i miei niubbi? LOL!”), e anche il pubblico è stato al gioco. Tranne alla fine, quando ha continuato a ballare pazzamente su una Bella ciao lenta e atmosferica! Però stiamo imparando, tutti…

Un mega grazie a chi ci ha aiutato a fare questa cosa, e na preghiera: mi mandate eventuali foto/video ecc.?

Francesco, Velas, Emiliano, Junikiro, Joey, Rosa, Ginevra, Eliver, Tonino, Asian e tutti i volontari della Festa.

giugno 24, 2008     Alberto     Fiamma Fumana, vita digitale     6 comments

Second Live: aspettando il sipario

Paolo and Mr.V rehearsing in Second Life

E dire che ne ho fatti, di concerti. Ma quello di stasera è il primo in Second Life, ha tutta una serie di strani problemi tecnici e “tecnosociali” di interazione con il pubblico, e sono un po’ emozionato. Intanto io e Paolo facciamo le prove.

giugno 23, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     comment

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