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Il ritorno della controcultura: i pionieri del web come partigiani

Tra gli eventi tecnologici a cui ho partecipato Reboot è il più vicino alla cultura internet originale. Radicalismo cognitivo, richiami allo yoga e allo zen, Djs, spazio giochi per i bambini, feste interrotte dall’arrivo della polizia (l’anno scorso): si sente benissimo l’origine controculturale della scena hacker. E i grandi vecchi come Dave Winer o David Weinberger (entrambi presenti: il secondo ieri ha affrontato con una passione quasi fisica il tema della moralità e della cyberutopia, nientemeno) hanno uno status simile a quello degli ex partigiani nell’Italia degli anni 60: hanno un prestigio indiscusso, sono circondati di grande affetto e rispetto, e in virtù di questo si possono permettere posizioni più radicali e innovative di chiunque altro. Non so se la mia generazione riuscirà a produrre pensatori altrettanto influenti in questa cultura. Non credo. Meglio tenerci stretti questi.

giugno 29, 2009     Alberto     internet     comment

La Commissione Europea a Reboot?!?

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Quella tra Nadia El-Imam e Bror Salmelin è un’alleanza davvero improbabile. Lei è un’interaction designer, afro-svedese, ventottenne, radicata nella cultura hacker e diffidente verso le grandi burocrazie pubbliche; lui è un funzionario senior della Commissione Europea, finlandese, esperto di tecnologia (ha avuto un ruolo importante nella nascita del movimento Living Lab) e incardinato nell’istituzione. Nonostante parecchie difficoltà di linguaggio iniziali i due sono arrivati a capirsi (un po’) e a rispettarsi a vicenda, e insieme hanno messo in pista Future building for wikicrats, un’iniziativa davvero innovativa: invece di organizzare un proprio seminario a Bruxelles, la Commissione promuove un workshop all’interno di Reboot – che, per chi non lo conoscesse, è un evento della comunità hacker internazionale nato nel 1998, dove puoi incontrare gente come Howard Rheingold, Tim O’Reilly e Dave Winer. L’obiettivo del workshop è condividere un modo nuovo di pensare alla politica della tecnologia, che prenda il meglio della cultura della governance (accountability, imparzialità, inclusività, orientamento all’interesse pubblico) e di quella hacker (condivisione, trasparenza radicale, meritocrazia, autonomia).

Le persone invitate con qualche eccezione, non sono esperti di politiche per la tecnologia. Sono gente proprio come voi e me, che crea o usa la tecnologia; sono molto diversi tra loro per cultura, vissuto, mestiere e interessi. Sono anche persone interessanti. Gianluca Dettori fa il venture capitalist; Robin Chase fa impresa nel campo dei trasporti; Amelia Andersdotter è una figura di spicco del Partito Pirata svedese; Elvira Berlingieri è un’esperta di diritto digitale; io dovrei rappresentare il mondo della creatività (hai detto niente); Freek van Krevel lavora alla Commissione, e insieme a David Osimo è l’unico che fa l’esperto di politiche della tecnologia di mestiere.

La cosa che mi aspetto che succeda è che, interagendo in un contesto informato a valori condivisi, queste persone acquisiscano nuove metafore (Dante parlerebbe di “figure”) per pensare alle politiche della tecnologia attraverso le donne e gli uomini che la fanno e che la subiscono. I funzionari pubblici dicono “l’impresa innovativa”, e pensano a modelli economici impastati di retorica neoliberale. Questi modelli sono molto diversi dalle persone che fanno impresa, e conoscere Robin e Gianluca può aiutare a temperarli, approfondiri o scartarli completamente. Allo stesso modo, molti hackers pensano agli “eurocrati”, come a una specie di orchi grigi ossessionati dalla curvatura delle banane; e non hanno idea dei veri interessi e delle spinte ideali di Bror o di Freek. I partecipanti a FBFW possono servire da figura (dantesca) dei diversi stakeholders gli uni per gli altri: l’approccio “personale” del seminario aiuta a fare questo, e spero davvero che promuova la comprensione reciproca tra gli stakeholders della politica per la tecnologia.

Conoscendo un po’ lo stile compassato della Commissione Europea è veramente un bel salto culturale. Vedremo come andrà. Per ora: brava Nadia, bravo Bror. Di questa roba IMHO si sente molto il bisogno.

Tag: wikicrats
Twitter hashtag: #wikicrats
Livestream URL: www.ustream.tv/channel/wikicrats-at-reboot11

giugno 24, 2009     Alberto     e-government 2.0     1 comment

Policy as conversation?

Sarò troppo ottimista, ma vedo segnali che si stia aprendo una conversazione di tipo nuovo tra (alcune) pubbliche amministrazioni e (alcuni) cittadini. Eccoli:

1. Il seminario dell’OCSE a cui ho partecipato la settimana scorsa a Londra. Si è parlato di co-progettazione e co-implementazione di servizi pubblici, amministrazioni e cittadini insieme; e se ne è parlato con uno stile disingessato, in gruppi di lavoro internazionali che discutevano di casi molto concreti. E la cosa più interessante è che fa parte di una serie di seminari (Innovative Delivery Workshop Series), quindi sembra che l’OCSE sia intenzionato ad andare in questa direzione.

2. Il gruppo di Public Services 2.0 che lancia oggi un brainstorming collettivo per costruire una dichiarazione da presentare alla conferenza dei ministri UE sulla strategia europea per l’IT (Målmo, novembre 2009).

3. La Commissione Europea che partecipa a una conferenza abbastanza hacker come Reboot, e vi organizza un seminario su come aiutare il nuovo parlamento europeo a prendere decisioni sensate in materia di politica della tecnologia.

Non è realistico aspettarsi soluzioni miracolose da questa roba, in fondo si tratta di cose molto piccole. Ma sono piccole cose sagge, e sono meglio, molto meglio dell’attuale balcanizzazione del dibattito, con l’onorevole Carlucci che augura al figlio del blogger e giornalista Alessandro Gilioli di essere adescato da un pedofilo (in questo video).

giugno 15, 2009     Alberto     e-government 2.0     1 comment

   


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