mondine


Di madre in figlia a Milano e a Parigi

Ritorna Di madre in figlia – il film. Abbiamo in agenda altre due anteprime. I FF (in rappresentanza) e il coro delle Mondine di Novi (al completo) saranno presenti a entrambe.

Sabato 16 alle 18 siamo alla Cineteca di Milano (Spazio Oberdan). L’ingresso è libero, ma bisogna prenotare (346.95.82.555). Giovedì 28 alle 20 siamo all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi. Tutti invitati, festeggiamo insieme il fatto di esserci e ricordare, ancora.

maggio 12, 2009     Alberto     Fiamma Fumana     3 comments

Di madre in figlia al Bergamo Film Festival

Passerò la Festa della donna con le mie care mondine. Occasione da non perdere: il Bergamo Film Meeting presenta Di madre in figlia; il Coro delle mondine di Novi parteciperà alla proiezione del film e, ovviamente, canterà (impossibile, del resto, impedire loro di cantare quando sono insieme e contente per qualcosa).  All’Auditorium di piazza della Libertà 2, ore 17.15 dell’8 marzo. Venite?

marzo 5, 2009     Alberto     Fiamma Fumana     1 comment

Vuoi suonare nei Fiamma Fumana?

Nel 2008 si è chiuso un ciclo importante per i Fiamma Fumana. Abbiamo realizzato, dopo quattro anni di lavoro, il sogno di portare le mondine in tour con noi in America; e abbiamo presentato il film Di madre in  figlia ai festival del cinema di Toronto e Torino. Rimane da fare un po’ di lavoro promozionale sul film, ma fondamentalmente quell’avventura si conclude, è tempo di guardare avanti.

Abbiamo intenzione di cominciare un ciclo nuovo in un modo bellissimo: guardandoci intorno per cercare persone nuove da conoscere, con cui avere scambi e collaborare. Come sempre, siamo particolarmente interessati a musiciste donne, soprattutto a violiniste, fisarmoniciste, suonatrici di piva, zampogna e cornamuse varie, ghironda etc.; ma in realtà vorremmo tenerci aperti a proposte da ragazze che suonano anche altri strumenti – e perfino, perché no, da musicisti maschi! – purché in qualche modo rapportabili al nostro mondo. Se siete interessate, proponetevi lasciando un commento a questo blog o cercando Paolo Perego, Roberta Carrieri o MissyJay sui vari social network; se non lo siete, vi siamo molto grati se fate girare la notizia.

febbraio 10, 2009     Alberto     Fiamma Fumana     14 comments

La lunga strada di Second Life

 Nevicata a Kublai - Stex, Criscia, Mr. Volare

Con il nome di Mr Volare – richiamo inequivocabile all’Italia e alla musica – frequento Second Life dall’estate 2006. Questo, immagino fa di me un veterano: due anni e tre mesi sono un tempo molto lungo sulla rete. Eppure, come i miei amici SL-entusiasti sanno, ho sempre mantenuto un certo distacco dalla scena SL, distacco al quale non è estranea una certa dose di scetticismo. In fondo sono rimasto un novellino (un niubbo, come si dice in SL italianizzando il termine inglese newbie): “Mr Volare, niubbo – dal 2006!”.

Ma cosa c’è che non mi convince in Second Life? In parte il fatto che – come tutta la rete, e come molte manifestazioni sociali dell’umanità – SL è essenzialmente un posto dove si cazzeggia, si flirta, ci si sfancula. Io sono forse un po’ meno incline di alcuni miei simili a svolgere queste attività in pubblico, e quindi fare “i ragazzi del muretto” tecnologici non mi diverte. Però – come nella rete in generale – anche in SL vi sono spazi di discussione e approfondimento, e quelli sì che mi interessano! E’ partito Giuseppe con unAcademy, introducendo nel nostro ambiente il formato “conferenza-lezione in SL” che funziona benissimo per discutere, informarsi, condividere. Oggi, con variazioni, lo usa Mario per Brain2Brain e noi stessi per alcune delle iniziative di Kublai. Frequentando questi luoghi ho conosciuto persone che sono diventate importanti per me, sia sul piano professionale che su quello personale: Elvira, Elena, Roberta, Fabio, Cristina, Walter, Nino

Trovati spazi e persone congeniali, rimaneva l’altro problema di SL: la sua forte autoreferenzialità (anche questo, a dire il vero, molto vicino ad alcune parti del web). Alcuni utenti – i cosiddetti immersionisti – dichiarano apertamente di stare in SL per vivervi una vita completamente separata da quella fisica, e preferiscono parlarti solo di SL e di ciò che vi accade. Ma anche molti altri, che invece usano SL in modo integrato al web e alla loro vita fisica – gli aumentazionisti – mostrano una strana riluttanza a usare SL come leva per agire nel mondo. Ho visto alcune belle esperienze nate in SL – come il museo delle mondine, a cui ho partecipato di persona – venire abbandonati nonostante il potenziale di sviluppo evidente al di fuori di SL (per esempio, una land tematica sulla memoria con l’ANPI e il Museo Cervi. Poteva essere una cosa su cui ricavare un po’ di denaro e fare un po’ di innovazione estetica, no?).  E’ quasi come se tutto si muovesse per mode, e il gioco fosse essere sull’ultima moda invece che darsi il tempo di sviluppare la propria cosa e di cercare di avere impatto.

Ultimamente mi sembra di intravedere una via per uscire da questa situazione, e trovare un posto vero, importante, a SL nel mio repertorio di media sociali. E’ nato tutto abbastanza per caso, con un seminario molto ben riuscito di Kublai all’Università Federico II di Napoli: la formula è quella – molto aumentazionista – del meshup tra SL e RL. In quel caso, io partecipavo attraverso Mr Volare, che se ne stava al Porto dei creativi in SL e si rivolgeva all’avatar del docente. Dall’aula RL mi vedevano attraverso quest’ultimo e un portatile con una chiavetta HDSPA collegato a uno schermo gigante. La cosa è andata tanto bene da essere rapidamente replicata in altre due situazioni.

Ieri sera, dopo Kublai before Christmas ne parlavo con Stefano. Anche lui sente SL un po’ stretta se pensata come ambiente autosufficiente (“qui siamo a Topolinia – diceva – io voglio stare nel mondo”), e non è quindi sorprendente che abbia riflettuto a lungo sulle tecnologie per creare questi meshup SL-RL. Mi ha promesso un “canale di ritorno”, che era la cosa che mancava nei tre incontri di Kublai: uno schermo che possiamo mettere nel nostro spazio SL attraverso il quale guardare la sala RL, per capire meglio le reazioni che stai avendo nei tuoi interlocutori. Credo molto in questa roba: meshup tra RL e mondi metaforici basati su tecnologia semplice ed economica e su una buona comprensione dell’uso sociale del mezzo. Meno viaggi, meno costi, più accesso.

Chissà che non valga la pena sperimentare una modalità meshup per il Kublai Camp di gennaio. Interessa a qualcuno, oltre a me? Magari è la volta che la smetto con ‘sta storia del niubbo.

dicembre 19, 2008     Alberto     internet     8 comments

Mondine travolgenti

“Di madre in figlia” su Repubblica - 27 novembre 2008
Eh, a me lo dite. Mi sono commosso un’altra volta.

:oops:

dicembre 4, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     1 comment

Le mondine sul red carpet di Torino

Che bello, ho proprio voglia di rivedere le mondine (senza parlare dei e delle Fiamma Fumana, in vacanza dopo la sfacchinata americana)! Oltretutto l’occasione è veramente solo una festa, ormai il film è fatto. Rimane solo da fare il red carpet, per non parlare di una buona cena innaffiata con del red Lambrusco. Nel frattempo, Davide e Andrea mi hanno mandato il bellissimo trailer di “Mondine – Di madre in figlia”

 

novembre 24, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     2 comments

Di madre in figlia in home page su Repubblica.it

Bella soddisfazione: a due settimane scarse dalla prima italiana del film, Repubblica.it dedica uno speciale al progetto Di madre in figlia. Belle foto, bei video, belle emozioni. Nella prima versione c’è, secondo me, un’eccessiva personalizzazione sul mio nome, ma abbiamo scritto all’amica Carlotta, autrice del pezzo, chiedendo una rettifica. Anche perché c’è anche qualche svista fattuale: la prima italiana si tiene il 26 e non il 21 novembre, e io, ovviamente, non suono più nei Modena City Ramblers. Questo progetto è targato Fiamma Fumana dalla testa ai piedi!
special
:)

novembre 15, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     3 comments

Di madre in figlia: la prima italiana del film il 26 novembre!

E’ stata fissata la prima europea di Mondine – Di madre in figlia, il film che vede protagonisti i Fiamma Fumana e il Coro delle mondine di Novi (ho già riferito della prima mondiale a Toronto. Saremo ospitati dal Torino Film Festival; la proiezione è fissata per il 26 novembre alle ore 16 alla sala 1 del Cinema Massimo, in Via Verdi 18. Noi ci saremo. Le mondine ci saranno. Il regista e il produttore ci saranno. Ci saranno anche i sottotitoli in italiano per chi non conosce il dialetto modenese! Voi ci sarete?

:mrgreen:

novembre 7, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     2 comments

I Navajo che cantano in dialetto emiliano: la world music come sentiero tra persone

I ragazzi del Chieftains Choir a Shiprock indossano il tricolore!
Torniamo dopo un anno a Shiprock, New Mexico, ospiti dell’amico Mark Amo (direttore del teatro). Shiprock è nel territorio della Nazione Navajo, e infatti gli studenti della scuola locale sono praticamente tutti Navajo. La scuola ha un coro, e l’anno scorso Bonnie Lee, la direttrice ci aveva invitato a partecipare a una prova. Ne è nata una strana simpatia reciproca (guardinga da parte loro, forse un po’ distratta da parte nostra). Quest’anno ci hanno scritto: il coro ha deciso di preparare due nostri pezzi, Angiolina e Mariuleina, che nell’album sono cantati dal Coro delle mondine di Novi insieme a noi. Possono venire a cantarle con noi? Ma certo, rispondo. Un coro di 46 indiani Navajo che cantano in dialetto emiliano? Non è una cosa che mi succeda tutti i giorni.

Con Bonnie ci ho messo il carico da undici: voglio assolutamente fare con loro Bella Ciao versione “world”, come abbiamo fatto già con artisti di tutto il mondo. Non avete un pezzo Navajo da cantare insieme a noi su Bella Ciao? Bonnie esita, non se la sente. Insisto: noi siamo ospiti qui, è giusto che il suono della lingua Dinè (questo è il termine che loro usano per se stessi, il nome di Navajos glie lo hanno dato i bianchi) si senta in questo concerto. Alcuni dei ragazzi annuiscono: li ho convinti, e a questo punto è fatta. Io preferirei un brano tradizionale dei nativi, ma la cosa più vicina a questa idea che sanno cantare è un inno religioso, “Amazing Grace”, tradotto in Diné.

E così lo facciamo: i ragazzi si presentano con magliette rosse, bianche e verdi in onore dell’Italia, e accanto all’italiano e al dialetto, sul palco, risuonano le aspirate e le gutturali della lingua Diné. Il pubblico – quasi tutti nativi – è molto contento. Roberta chiama l’applauso: “The Chieftains Choir!”. Applausi e grida. Io le faccio eco: “The Navajo Nation!” Ancora applausi. Ringraziamo in Diné: “Akh’ie hé!”. I ragazzi mi salutano con abbracci e pacche da orso.

Il giorno dopo, a pranzo, ne riparliamo con Keith, che lavora con Mark al teatro (ma Mark è bianco, Keith è nativo). Si è capito che la musica, per i nativi americani, non è un marker culturale importante come per noi europei: per loro ha prevalentemente una funzione cerimoniale, l’idea di eseguirla in un teatro davanti agli estranei gli è estranea come lo sarebbe per noi rappresentare la messa e teatro facendo pagare il biglietto.

“Mi sembra che per voi il marker identitario sia piuttosto la lingua, Keith. Peccato che i ragazzi la parlino poco.”

“Molti la parlano in casa, ma si vergognano di parlarla di fronte ai loro amici.”

“E’ una cosa che capisco, ma la considero sbagliata. Da noi i dialetti sono quasi spariti per la stessa ragione. I miei nonni si rifiutavano di parlarci in dialetto, loro volevano che il dialetto sparisse, e che noi fossimo semplicemente italiani, cancellando le identità locali. Oggi mi dispiace di non parlarlo meglio, di non avere acquisito più storie. Da adulto ho ricominciato a usare il dialetto come lingua dell’intimità: se ti parlo in dialetto vuol dire che sei mio amico.”

Keith è chiaramente intrigato. Comincia a raccontarmi della musica dei nativi, di come alcuni giovani stiano cautamente sperimentando piccole innovazioni sul modo di suonare il tamburo (“In alcune cerimonie usano non un tamburo, ma due o addirittura tre di dimensioni e con suoni diversi, e percuotono i bordi della pelle o fanno scivolare la mano per ottenere effetti diversi.”). Io gli rispondo che l’innovazione ci deve essere, ma ci deve essere anche un grande rispetto per la musica, e che io, per capire se sono sulla strada giusta, mi confronto con le mondine, che sono gli anziani della nostra tribù. Se loro mi dicono che va bene, io la mia musica la difendo anche dalle truppe d’assalto dell’inferno, e nessuno può dirmi stronzate tipo “la vera musica tradizionale non usa suoni elettronici”.

Keith si anima ancora di più. “Anche noi chiediamo consiglio agli anziani quando facciamo cose nuove. Se loro approvano, ti senti molto forte: se la tua integrità verrà messa in discussione, loro usciranno allo scoperto e diranno: noi approviamo, gli abbiamo detto noi di fare così. E quando hai questa forza a sostenerti, come puoi sbagliare?”

Mentre parla, ha cominciato a scivolare nel Diné: dice una frase in Diné e la traduce in inglese per me, poi un’altra in Diné, poi ancora in inglese. Sono così assorbito da quello che dice che ritardo a rendermi conto delle implicazioni di rapporto. Non voglio metterlo in imbarazzo, per cui decido di buttargliela lì a mò di battuta mentre vado in bagno:

“Mi stai parlando in Diné, quindi vuol dire che sei mio amico, no?”

Quando torno, Mark sta pagando il conto. E’ ora di ripartire. Keith mi stringe la mano e mi dice una lunga frase in Diné. Non traduce. Stavolta capisco al volo l’offerta che mi fa, e voglio ricambiarla. Un po’ emozionato, riesco a trovare qualche frase in dialetto. “A gh’è chès c’ag tornàm a vèder, Keith. Stè bèin, Dio a’t bendéssa!”

Poche volte come oggi ho capito perché la world music mi dà così tanto. Aiuta a tracciare sentieri che consentono alle persone di incontrarsi e capirsi, aiutate – non ostacolate, alla faccia di Sam Huntington – dalle rispettive culture. Sarà la luce del deserto in autunno, sarà il suono della lingua Diné, saranno i due giorni che ho passato in un luogo in cui i nativi americani sono la maggioranza, ma mi sento come se Keith e io fossimo due esploratori che hanno appena trovato un sentiero. E sembra promettente.

ottobre 18, 2008     Alberto     Fiamma Fumana, Hyperlocal     4 comments

Cartoline dall’America

Quasi tutte le foto sono di Fabio.

ottobre 14, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     1 comment

« previous articles   


© Contrordine compagni - Wordpress-Theme 0816 by Netprofit Webdesign & Robert Hartl and personalized by Freddy