gruppi di lavoro


The Hub al Bollenti Spiriti CreativeCamp di Bari

E’ la prima volta, credo, che il presidente di una regione apre un barcamp; è la prima volta, credo, che le istituzioni regionali promuovono un barcamp (e lo fanno a tema creatività giovanile); era la prima volta che si teneva un barcamp in Puglia, e ci sono stati (nonostante i pochi giorni di preparativi) 250 iscritti sul wiki e oltre 40 interventi. Sulla creatività giovanile in Puglia qualcosa si muove, il fermento è avvertibile e il successo inaspettato di questo barcamp lo testimonia.

Io arrivo in ritardo (e senza valigia) a causa di un’Alitalia sempre più inaffidabile e mi trovo catapultato in un luogo stupendo, l’ex monastero di Santa Scolastica a Bari Vecchia, pieno di ragazzi che sia aggirano curiosi per le sale del camp (qui e qui le foto). Sono ospite di Municipale Balcanica e ARTI per Bollenti Spiriti, il programma regionale sulle politiche giovanili in Puglia. Ospite di istituzioni, quindi, nelle quali però i protagonisti sono ragazzi, tutti ventenni e trentenni, con una gran voglia di fare e di cambiare la propria regione, e la sensazione per la prima volta di poterlo fare davvero. Incontro e conosco così Annibale D’Elia, Nico Marziale, Massimo Avantaggiato… e i tanti altri che hanno organizzato in maniera impeccabile questo camp.

Dopo il mio intervento mi fermo a parlare con Nico dei Laboratori Bollenti Spiriti in Puglia: vecchi immobili dimessi, edifici scolastici in disuso, palazzi storici abbandonati, ex monasteri, mattatoi, mercati o caserme che diventeranno 138 laboratori per le diverse forme di espressione giovanile (sul sito ufficiale la mappa mashup). Parliamo in particolare di quello di Terlizzi, dove Municipale Balcanica ha coordinato un enorme processo di progettazione partecipata con tutti i soggetti locali che si occupano di giovani e creatività, per definire la proposta di gestione per l’ex mattatoio che sarà ristrutturato. A dicembre si sapranno i risultati del bando, poi, nel caso in cui la gestione sarà assegnata a loro, ha proposto che The Hub collabori alla definizione e realizzazione di iniziative che coinvolgano la rete territoriale e il pubblico nella gestione e frequentazione del nuovo centro culturale. Ne parlerà anche con Alberto al prossimo incontro di inizio ottobre in Basilicata.

La serata prosegue fra le decine di presentazioni e tutte le altre iniziative collegate nelle sale attigue dell’ex convento e lunghe le vie di Bari Vecchia per quella che è la seconda edizione de La notte dei ricercatori. Attorno all’una finisce il camp e vado con i ragazzi dell’organizzazione a fare un giro in centro e poi in birreria. Parliamo di ciò che ha funzionato e ciò che si può migliorare (la discussione continua sul blog ufficiale a più voci), di come abbiano partecipato al camp i giovani creativi e non la comunità informatica e opensource, del WaveCamp, di The Hub e Booster, di Visioni Urbane in Basilicata, del mio nuovo incarico per il DPS (che mi riporterà presto in Puglia), dei risultati che le istituzioni potrebbero avere se utilizzassero il loro ruolo e potere in modo corretto e utile… Mi fanno sentire come fossi uno di loro da sempre, eppure era la prima sera che li vedevo. Mi dicono che apprezzano le cose che facciamo, e che “loro sono lì, e magari in futuro ci sarà la possibilità di collaborare”. Grazie, ragazzi, grazie davvero, spero di rivedervi presto.

E ora le slides del mio intervento:

 

Booster, "meglio di Un Posto al Sole"

Mi trattengo per ora dallo scrivere su questo blog il mio punto di vista completo sulla situazione attuale di Booster perchè mi ci vorrebbe un paio di giorni per farlo e… per altre ragioni. La storia di Booster sta però assumendo tutti gli aspetti di una telenovela infinta (la battuta che lo paragona a Un Posto al Sole è di Elisa), con continui colpi di scena, che da un certo punto di vista è interessante analizzare, ma il fatto di esserci contemporaneamente “dentro” rende la cosa molto stressante e snervante, oltre che rischiosa dal punto di vista finanziario e non solo.

Mi limiterò ad elencare alcuni degli aspetti che mi sembrano più interessanti:
1) esiste una Grande Famiglia degli Enti di Formazione (e dei soggetti ad essi collegati) che ha acquisito competenze di processo elevate sulla gestione dei fondi comunitari. Questa Grande Famiglia si muove in modo compatto nella aquisizione e gestione delle risorse comunitarie: o sei loro alleato, di tutti, o no;
2) se, come è, i controlli della Regione sono solo formali, chi ha competenze procedurali (come scrivere carta in modo che passi i controlli formali della Regione) ha molto più potere (capacità di bloccare e indirizzare le azioni e le decisioni) all’interno della PS rispetto a chi nel processo mette i contenuti e le azioni “vere”. Allo stesso modo grande enfasi nella discussione delle azioni da realizzare viene data alla loro “presentazione formale/rendicontabilità” (secondo le prassi consolidate) e molto poca alle azioni in se e agli obiettivi e risultati delle stesse (da notare che si sta parlando di progetti che dovrebbero essere innovativi e di sviluppo, quindi in qualche modo di rottura rispetto al passato);
3) il progetto è sempre strettamente legato al contesto, e il contesto in questo caso è fatto di ritardi cronici e strutturali (qualsiasi cosa è gestita in emergenza all’ultimo minuto e oltre), di inefficienze delle strutture pubbliche e para-pubbliche (per non dire di peggio), etc. E’ importante conoscerlo, capirlo, e in una qualche misura accettarlo, senza però rassegnarsi.
4) Esiste infatti una difficoltà di relazione e comprensione fra i soggetti del territorio, nel nostro caso spesso del Mezzogiorno d’Italia, e chi viene “dal Nord” e cerca di portare un modo diverso di lavorare e vedere le cose. Spesso si viene guardati con diffidenza e in caso di conflitti liquidati con un “non potete capire… qui non funziona così…”. La strada per il cambiamento è quindi molto difficile (ma non impossibile, citando Seravalli) e impervia.
5) E come sempre nelle relazioni umane, i rapporti fra due o più soggetti sono fragili: lungo e faticoso è il tempo che serve per costruirli, molto breve quello necessario per infrangerli. Dopodichè è molto difficile ricomporli. E i progetti vivono di relazioni umane.
6) Concordo su quanto mi dicevi ieri: la perdita di fiducia dell’associazione Pescara Duepuntozero (associazione di imprese e soggetti che si occupano di creatività a Pescara, nata su proposta e iniziativa di Booster) e dei soggetti che la compngono verso il progetto e le istituzioni in generale, a causa dei problemi dello stesso e del comportamento di chi lo gestisce, è una perdita per il territorio e per tutti. Sarebbe un vero peccato se il loro contributo allo sviluppo, in termine di energie e competenze, andasse disperso.
7) E concordo quindi anche sulla grande soddisfazione nel sentire i rappresentanti dell’associazione Pe2.0 dire: “ok, sentiamo quello che ci viene proposto ora da questi enti di formazione - che mai abbiamo incontrato prima - ma devono venire loro alla nostra assemblea, e farci proposte per noi interessanti. Se non vengono allora vuol dire che a loro non interessa e quindi neanche a noi, non abbiamo bisogno dei loro soldi, per noi il lato più importante del progetto è stato farci conoscere e far nascere l’associazione e le collaborazioni fra i suoi componenti.”

per ora mi fermo qui, a breve altre riflessioni…

Credibilità fuori e dentro il gruppo

A proposito di credibilità, al post precedente che parla di quella nei confronti di soggetti esterni aggiungerei anche che esiste una credibilità da guadagnarsi all’interno del gruppo. Penso ad esempio a quella sempre maggiore acquisita da noi ragazzi dello staff di comunicazione e progetto nei confronti dei partner di Booster e al loro cambiamento di atteggiamento nei nostri confronti dopo le diverse fasi di crescita del progetto: gli incontri pubblici di ottobre, le preiscrizioni, l’inizio dei corsi, il primo incontro della rete territoriale a gennaio.

Aprile 23, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     , ,      comment

Integrare le idee e i progetti venuti dal tavolo di progettazione: quando una coalizione si può definire coalizione?

La riunione di lunedì e i successivi due giorni di consultazioni hanno visto finalmente delinearsi sia la proposta di festival che le linee guida dell’associazione. Entrambe verranno presentate martedì 27 alle 11.00 nella Sala Consiliare del Comune di Pescara, alla presenza di diversi esponenti della pubblica amministrazione e dei media. Questa scelta ci è stata suggerita dai nostri contatti “istituzionali” stessi, il momento è giusto per “giocare d’anticipo” e presentare la nostra proposta alla città. I buoni risultati di questi ultimi giorni di lavoro non possono però servire a cancellare le difficoltà e i problemi emersi nella progettazione partecipata.

Nonostante entrambe le proposte siano uscite dai gruppi di lavoro nei tempi stabiliti (meno di 2 mesi), è inutile negare che l’attività del Gruppo Progettazione Evento abbia avuto diversi problemi. Molti di questi sono già stati menzionati, altri lo saranno in seguito. Uno di questi è stato secondo me il fatto che all’interno del gruppo non si sia affermata e riconosciuta una leadership, una guida che “prendesse in mano la situazione” e cercasse di essere sintesi e interprete delle diverse proposte e anime del gruppo. Relativamente a questo punto, la nostra responsabilità di coordinatori di questo processo è stata quella di attendere forse troppo che questa sintesi si manifestasse autonomamente, lasciando che i lavori avanzassero per troppo tempo in modo lento e disorganico. Con la riunione di lunedì abbiamo proposto noi, di nuovo guida e non semplici coordinatori del processo, la nostra sintesi, che è stata subito accettata nelle sue linee generali (c’è chi poi ha detto: “non so se vi rendete conto che quello che dite voi, si fa”).

Per il futuro rimangono però tutti gli interrogativi legati al fatto che Booster “non è per sempre”, a fine settembre finisce, quindi l’associazione dovrà dotarsi di autonomi processi decisionali di discussione e deliberazione, e questo non potrà avvenire finchè i soggetti non si confrontano apertamente sulle idee e i progetti. Come suggerito da Paolo Verri (Torino Internazionale): “Chi va al tavolo di progetazione non si può permettere di lasciarsi dietro o davanti qualcosa di non detto grazie al quale lui è un po’ più furbo degli altri. Costruire una coalizione significa confrontarsi alla pari, facendo sì che ciascuno si tolga qualcosa della sua autorevolezza…”. Quello che è successo qui credo sia che nessuno si è esposto, non c’è stato il coraggio di criticare apertamente le proposte degli altri e di cercare una sintesi attraverso la discussione. Tutti hanno ripetutamente chiesto che fosse Booster a dare la linea e la sintesi. Ora l’abbiamo fatto, ma se si vuole veramente creare una coalizione credo sia il tempo di vedere “qualche litigata” alle riunioni.

Fortunatamente qualche segnale c’è: vedere l’ipotesi di programma “su carta”, giorno per giorno, ora per ora, che necessariamente taglia molte delle proposte pervenute, rende più facile e concreto il confronto. Ancora qualche settimana e tutto sarà più definito.

Marzo 25, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     ,      comment

Progettazione evento: la forza delle idee e la concretezza dei numeri; l’importanza della guida e del coordinamento.

Ieri per la prima volta Alberto ha dato al gruppo di progettazione dell’evento delle cifre (ancora ipotetiche e da confermare) di possibile impegno finanziario del progetto Booster sull’evento di settembre e ha avanzato l’ipotesi di pensare a quell’importo come al 50% del budget già finanziato, da integrare in fase di progettazione con un uguale importo di eventi organizzati dalla rete da finanziare attraverso i canali del Comitato dei Giochi e degli sponsor.
Queste informazioni e indicazioni segnano per me uno scarto nella progettazione: finora tutto si era basato sulla forza delle idee e queste da sole avevano avuto la capacità di portare i soggetti fino a questo punto, ma giunti in fase di progettazione e budget operativi, gli “imprenditori veri” hanno avuto bisogno di informazioni e indicazioni sul budget totale dell’evento e su un’idea di come raggiungerlo. Per dirla in altri termini credo che le società “a scopo di lucro”, a differenza delle associazioni, ci abbiano chiaramente e ripetutamente comunicato (facendo domande sul budget) il fatto che loro non potevano sopportare l’incertezza e la “nebulosità” di discorsi basati sulla forza delle idee che avrebbero dovuto convincere istituzioni e “smuovere la città” e che non riuscivano a “immaginare concretamente” la dimensione di una cosa che non avevano mai visto. Loro avevano bisogno di cifre, di risorse disponibili, del budget totale dell’evento e di un’idea su come coprirlo. Avevano bisogno di qualcuno che le “immaginasse” per loro e che ovviamente lo facesse in modo credibile e realistico.

Un altro aspetto emerso dalla progettazione è secondo me l’esigenza e l’importanza della presenza di una guida/coordinatore, di qualcuno cioè che conduca le riunioni e i soggetti continuamente, lasciando spazio a tutte le idee e alla discussione “democratica”, ma che poi sia in grado di trarne una sintesi e faccia superare al gruppo le situazioni “di stallo”, senza imporre delle decisioni, ma proponendo una via d’uscita possibile. In questo senso molto importante è anche “il chi” e “il come” redige i resoconti delle riunioni che poi vengono messi a disposizione di tutti, presenti e assenti (si discute se questi debbano essere “una sintesi e un passo in avanti”, oppure una semplice “fotografia della discussione”). Altro aspetto fondamentale è la presenza di rappresentanti del partenariato al tavolo della progettazione, per evitare che decisioni prese faticosamente dal gruppo di lavoro debbano essere riviste perché “non compatibili” con il progetto e le possibilità e decisioni del partenariato che lo promuove.

Lavori in corso

Alla riunione di lunedì del Gruppo Progettazione Evento erano presenti nella stessa stanza Nicola Scuccimarra di Localbus (che ha ospitato l’incontro), Giampiero Palumbi di Soundlabs, Umberto Palazzo del Wake Up!, Piero Lucarelli di Arezzo Wave Abruzzo, Paolo Visci di Clapdance, Massimo Coscia e Luigi Pagliarini di Ecoteca (Claudio Di Dionisio di Events 365 si è scusato per l’assenza dovuta a motivi di lavoro e ha detto che sarà sicuramente presente ai prossimi incontri). A questo “incredibile” gruppo di organizzatori di eventi pescaresi e abruzzesi si sono uniti, sempre nella stessa affollatissima stanza, rappresentanti di Melaesse, Rosaemente, Pescara Lug, Metro Olografix, Loov, Web Festival and Music Festival e degli allievi dei corsi di formazione di Booster, il tutto alla presenza di Claudia Civitarese dell’Assessorato alla Cultura di Pescara e dei coordinatori di Booster e The Hub. Credo che a chiunque capitasse di scorrere questo registro delle presenze di una riunione post-lavoro infra-settimanale non-decisiva senza essere informato sull’esistenza di un progetto chiamato Booster sarebbe portato a chiedersi: “Che diavolo sta succedendo a Pescara?”

Certo non è facile prendere decisioni quando si è in così tanti e così diversi, e non è facile farlo in una sera, ma se si analizzano tutte le posizione emerse (anche dall’utilissima mailing list attivata) in effetti la discussione ha portato verso alcune idee in modo più forte e più ricorrente di altre, e forse a questo punto può ritornare utile il consiglio di Paolo Verri (Torino Internazionale) per il funzionamento di queste riunioni di progettazione condivisa: “Ascoltate le opinioni di tutti, poi cercate di trarne una sintesi e fare un passo in avanti”. Lunedì (domani) alla riunione plenaria dei Gruppi di Lavoro saranno presentate queste proposte e l’assemblea deciderà se approvarle e proseguire i lavori o se rimetterle in discussione.

Nel frattempo il progetto va avanti, la Regione ha garantito il via libera alla realizzazione di una carta tematica sulla musica in Abruzzo in collaborazione con il portale online del Servizio Cartografia, io ho fatto la mia prima esperienza da docente (nel modulo di business plan del corso di formazione per organizzatori di attività musicali di Booster) e si discute della possibilità di ripresentare la domanda all’Unione Europea per una seconda edizione di Booster. Ma su tutte queste cose vi daremo maggiori aggiornamenti nel prossimo futuro… per ora è tutto: “lavori in corso”.

The talk of the town

Questa settimana ero a Pescara per un riaggiornamento generale sul progetto Booster. L’agenda era piuttosto fitta: una riunione del comitato di pilotaggio, l’avvio dei gruppi di lavoro sull’evento finale e sull’associazione ombrello, una cena con i ragzzi dei corsi (e l’amico Sergio Delle Cese, docente valente e manager dei PGR!) e… due interviste. Tanto Mente Locale che Vario - indipendentemente l’uno dall’altro, a quanto ne so - hanno chiesto di intervistarmi, e le domande erano molto simili: “Tutti parlano di Booster, ma pochi hanno capito cosa veramente è” e “Ma come mai questa cosa succede proprio a Pescara?” La vera notizia è che di noi si parla. Non si capirà cosa facciamo, ma si capisce che siamo fighi!

Le riunioni dei gruppi sono andate entrambe molto bene, forse Elisa posterà i resoconti. Ottimo clima: anche il temuto scontro tra gli “indipendenti” (Paolo Visci di ClapDance e Vincenzo Andrietti di SoundLabs) e i “grandi promoter” (Nicola Scuccimarra di Local Bus) non c’è stato, anzi ho avuto l netta impressione di un’alleanza tra i tre nel segno dell’esperienza comune di organizzazione di eventi live. Speriamo che il feeling continui.

Febbraio 16, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      comment

   



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