Le nostre voci nel canto del pianeta
Voices of the World, voci del mondo si chiamava il concerto di giovedì 31 alla Royal Concert Hall di Glasgow. Mai titolo è stato più appropriato. Dopo il trio Grace, Hewat e Polwarth (Corrina Hewat ha fatto anche da presentatrice per la serata), la cantante Mairi Smith, il coro bulgaro Angelite e il coro gaelico di Aberfeldy diretto da Margaret Bennett, è toccato a noi, Fiamma Fumana e coro delle mondine di Novi, di chiuderlo. Il concerto è stato molto godibile fin dall’inizio per la bellezza serena del canto gaelico, le armonie misteriose delle ragazze bulgare e gli accenti elegiaci di Margaret (che mi ha commosso cantando un’aria composta per il figlio Martyn, grandissimo piper, dj, amico e ispiratore dei Fiamma Fumana, che avrebbe 37 anni se il linfoma di Hodgkin non ce l’avesse preso tre anni fa). Però quando sono salite sul palco le mondine è successo qualcosa: intanto cantano forte, con una pressione sonora che viene dritta dai tempi in cui i microfoni non esistevano e ne fa un po’ gli Who dei cori popolari (”il volume è potere”): e poi siamo arrivati noi, con i groove di batteria e gli strumenti, a tirare la gente in piedi e a farla ballare. E’ finita in una grande festa.
La sera, nel club dell’albergo, la festa è continuata. Le mondine si sono messe a cantare (e noi con loro) e non c’era verso di mandarle a letto. Qualcuno ha regalato loro un paio di bottiglie di whisky, che loro hanno assorbito con lo slancio dell’esperienza (facendo in compenso ubriacare Paolino, che non è un bevitore da poco) tra una “Noi vogliamo l’uguaglianza” e una “Pietà l’è morta”. La gente di passaggio si fermava, accumulandosi in una piccola folla, e non ci poteva credere. E in realtà neanch’io: mi bastava un’occhiata agli splendidi 84 anni di Diva, ancora il contralto più potente del coro di Novi, che invece che passare il tempo a guardare Baudo in TV era a Glasgow a cantare alle 4 del mattino. Si sentiva molto l’orgoglio di esserci e il bene che ci vogliamo, nonne, madri, figlie e figli. E ho capito che dopo tutto, nonostante i limiti (anzitutto miei, di musicista e compositore) abbiamo qualcosa da dire al mondo, abbiamo una bella storia da raccontare e una piccola nota da aggiungere al grande concerto del pianeta. Avanti così.
Alberto
Fiamma Fumana
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