booster


Come distruggere la fiducia

Dopo gli ultimi chiarimenti, il progetto Booster sembra ripartire. Marco si sta occupando del project work con molta competenza. L’associazione Pescara 2.0 muove i primi passi e sta organizzando il concerto di Raiz al Teatro Massimo (nonostante l’assessore comunale con delega ai grandi eventi, dopo molte promesse e rimpalli, si sia disinteressato della cosa). Tutto bene?

No, per niente. Si è rotto qualcosa: il (per me) clamoroso voltafaccia del partenariato di Booster sul project work (ne parlo qui, e Marco ci aggiunge qualche riflessione qui e qui) ha cancellato buona parte del patrimonio di fiducia che eravamo riusciti ad accumulare durante l’inverno e la primavera. Gli allievi cominciano a essere irrequieti, buona parte degli associati di PE2.0 pensa che non vale la pena perdere tempo con gente inaffidabile come noi, i ragazzi dello staff di progetto sono demotivati e molto critici verso gli uomini del sistema della formazione professionale. La cosa che mi fa più male è che questa immagine negativa comincia a coinvolgere, per contagio, anche The Hub: e del resto è vero, noi non siamo riusciti a governare il processo, abbiamo sollecitato uno sforzo collettivo di progettazione partecipata sul project work per poi tirarci indietro. E dietro le ragioni addette dai nostri partners non è difficile vedere biechi problemi di spartizione delle risorse.

Bisogna stare attenti, insomma: tutte le volte che si fa un’uscita pubblica, che ci si prende un impegno, che si convoca una riunione, si accendono degli obblighi, e poi bisogna reggere il gioco. Sbagliare si può, ma la mancanza di trasparenza, in un paese in cui le politiche pubbliche hanno una pessima reputazione, viene immediatamente punita con il ritiro della fiducia.

Mi pare che la mancanza di trasparenza sia assolutamente connaturata a molti dei soggetti che affollano il milieu della formazione professionale in Italia (state seguendo il ramo padovano dell’inchiesta Why not, che coinvolge società e cooperative di formazione – proprio su Equal – affiliate alla compagnia delle opere? E’ su Il Manifesto). E’ urgente costruire canali “puliti” con cui la gente come me e come quelli di PE2.0 possa partecipare a progetti di sviluppo locale. Ne sto discutendo con gli amici dell’UVAL.

novembre 1, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

Decadence – la fine dell’impero degli Enti di Formazione

Il sistema della formazione in Abruzzo sta cambiando. La Regione – che pure non si può vantare di alti standard di efficienza e buon governo – ha decuplicato il numero dei soggetti accreditati, ha imposto la revisione contabile, ha sostituito interamente la dirigenza dell’Ufficio Equal… A tutto questo (e altro ancora) si aggiunge la diminuzione drastica delle risorse comunitarie per il passaggio all’obiettivo 2.

Gli Enti di Formazione sono in ginocchio, commissariati, con buona parte del personale in cassa integrazione e sulla via del licenziamento, ormai senza capacità operativa.

Questo avviene dopo anni di “vacche grasse” sui fondi europei, nei quali queste strutture con un monopolio quasi totale del settore si erano iper-specializzate nel conoscere e rispettare “alla virgola” le migliaia di norme e requisiti solo formali richieste dalla Regione per ottenere i finanziamenti (che “garantivano l’impossibilità” per i soggetti realmente innovativi del territorio di accedere a questo tipo di canali di finanziamento, con un assurdo meccanismo di adverse selection) crescendo a dismisura e puntando ad accaparrarsi fondi in qualsiasi ambito di attività: dall’industria al turismo, dai detenuti ai giovani creativi. E con il tempo sono arrivate ad avere un cinismo (ancora più inquitante se si pensa che sono organismi interni ai sindacati nazionali) nei confronti delle attività che svolgono che li porta a concentrarsi “molto più” sullo scrivere le cose “giuste” con il giusto quantitativo di pagine (in modo da garantirsi la gestione di risorse che permattano il loro auto-sostenimento e quindi la giustificazione della propria struttura e del personale), che hai risultati.

In questo quadro da fine impero, i suoi protagonisti, che pure ne sono consapevoli, sembrano però non voler accettare che tutto cambi (quindi anche loro, pena l’esser messi definitivamente “fuori”), e continuano con i loro modi “da furbi” (che poi diventano spesso) arroganti e cinici a cercare di far pesare un potere che hanno sempre meno, non ammettendo i loro errori e rendendosi protagonisti di altri momenti negativi “da non dimenticare” per la storia del nostro progetto. Ne elenco qui alcuni, presi solo dall’ultimo mese, che mi hanno visto da “protagonista incredulo”:
-la lettera inventata: il 24 settembre il coordinatore manda in allegato una lettera intitolata “Caro Marco” (dai toni amichevoli e pacati) che sostiene di aver inviato il 7 settembre in risposta a una mia mail, non ricordandosi di aver risposto alla mia mail con tutto il partenariato in copia e con ben altri toni due giorni prima, il 5 settembre (gli altri partners, dopo la mia denuncia, non diranno nulla, come se non fosse successo niente di strano…);
-brindisi ai (/alla faccia dei) fondi FSE: il 27 settembre, dopo le polemiche durissime degli ultimi 3 mesi, osservo basito gli altri partners brindare agli Equal (e mi trovo pure “costretto” a partecipare!) e sguazzare nella jacuzzi dell’albergo con vista sul golfo di Palermo (qui invece non partecipo) dopo la “formalissima” (e poco interessante) conferenza chiusa in anticipo dell’ultimo incontro transnazionale;
-i partners non leggono i documenti sul progetto (e alcuni manco sanno cosa sta succedendo!): il 15 ottobre ascolto incredulo a questa domanda fatta da un membro della PS di Booster: “ma cosa ne è stato di quella cosa che si doveva fare quest’estate? quella per la quale eravamo andati da Di Pietrantonio (Assessore ai Grandi Eventi del Comune di Pescara, ndr) … non ho capito perchè non si è fatta…” (si riferiva al project work di Booster, affossato dalla PS a giugno-luglio senza neppure sapere bene di cosa si trattasse – evidentemente il problema non era quello -, come era chiaro dalle ripetute domande nelle riunioni di PS sul “cosa fosse un workshop etc.”, nonostante la spiegazione fosse riportata in tutti i nostri documenti da mesi …);
-tutte scuse?: durante lo stesso incontro, il 15 ottobre, si mette finalmente in chiaro che tutte le nostre proposte non avevano problemi di rendicontabilità, tant’è che si decide di tenerle e – assieme ad altre – di cercare di realizzarle, con modalità diverse però: spezzettate nel tempo e per partner della PS (ovviamente facendo perdere così di fatto molto del senso e della potenzialità che avevano inizialmente). Allora il problema era solo questo, di far cioè tenere ai partner il controllo sul loro budget e su come utilizzarlo?

Non basta però un partner in disaccordo per garantire l’utilizzo “decente” delle risorse sul project work e la realizzazione delle attività in modo “dignitoso”, per ottenerlo e garantirlo è necessario il monitoraggio delle istituzioni, regionali e centrali: il rapporto con “la committenza”, quello che stiamo ricercando da oltre un anno…

ottobre 17, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     1 comment

Mappa della creatività a Pescara

L’ufficio cartografico della regione Abruzzo avrebbe dovuto fare una mappa online con i dati del nostro Atlante della creatività nell’area metropolitana di Pescara, (una hit su Scribd: 1368 views al momento in cui scrivo) ma si è un po’ perso nella burocrazia (bisogna chiedere l’autorizzazione all’ufficio formazione professionale, che segue i progetti EQUAL, e questo pare richieda mesi, anni…. è da gennaio che siamo dietro a questa cosa). Così oggi, in un impeto di do-it-yourself stile punk del 77, mi sono messo su Community Walk e l’ho fatta io. Ci ho messo un’ora, e ho usato un servizio gratuito di meshup del database geografico di GoogleMaps, il che solleva qualche interrogativo sul ritorno effettivo degli investimenti in tecnologia fatti dal progetto di e-government cartografico della Regione Abruzzo.

Siccome aggiornare il sito di Booster è sostanzialmente impossibile (scadute le password Aruba, non si capisce chi ha quelle nuove, la mappa la pubblico qui. Carina, no? Se zoomate, si vede molto bene il cluster della musica nel “quartiere latino” di Pescara Vecchia, sul fiume.

Ho caricato su Scribd una nuova versione dell’Atlante della creatività di Pescara che incorpora queste mappe.

Ideas for planning a weddingCommunityWalk Map – Atlante della creatività nell’area metropolitana di Pescara

ottobre 2, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

The Hub al Bollenti Spiriti CreativeCamp di Bari

E’ la prima volta, credo, che il presidente di una regione apre un barcamp; è la prima volta, credo, che le istituzioni regionali promuovono un barcamp (e lo fanno a tema creatività giovanile); era la prima volta che si teneva un barcamp in Puglia, e ci sono stati (nonostante i pochi giorni di preparativi) 250 iscritti sul wiki e oltre 40 interventi. Sulla creatività giovanile in Puglia qualcosa si muove, il fermento è avvertibile e il successo inaspettato di questo barcamp lo testimonia.

Io arrivo in ritardo (e senza valigia) a causa di un’Alitalia sempre più inaffidabile e mi trovo catapultato in un luogo stupendo, l’ex monastero di Santa Scolastica a Bari Vecchia, pieno di ragazzi che sia aggirano curiosi per le sale del camp (qui e qui le foto). Sono ospite di Municipale Balcanica e ARTI per Bollenti Spiriti, il programma regionale sulle politiche giovanili in Puglia. Ospite di istituzioni, quindi, nelle quali però i protagonisti sono ragazzi, tutti ventenni e trentenni, con una gran voglia di fare e di cambiare la propria regione, e la sensazione per la prima volta di poterlo fare davvero. Incontro e conosco così Annibale D’Elia, Nico Marziale, Massimo Avantaggiato… e i tanti altri che hanno organizzato in maniera impeccabile questo camp.

Dopo il mio intervento mi fermo a parlare con Nico dei Laboratori Bollenti Spiriti in Puglia: vecchi immobili dimessi, edifici scolastici in disuso, palazzi storici abbandonati, ex monasteri, mattatoi, mercati o caserme che diventeranno 138 laboratori per le diverse forme di espressione giovanile (sul sito ufficiale la mappa mashup). Parliamo in particolare di quello di Terlizzi, dove Municipale Balcanica ha coordinato un enorme processo di progettazione partecipata con tutti i soggetti locali che si occupano di giovani e creatività, per definire la proposta di gestione per l’ex mattatoio che sarà ristrutturato. A dicembre si sapranno i risultati del bando, poi, nel caso in cui la gestione sarà assegnata a loro, ha proposto che The Hub collabori alla definizione e realizzazione di iniziative che coinvolgano la rete territoriale e il pubblico nella gestione e frequentazione del nuovo centro culturale. Ne parlerà anche con Alberto al prossimo incontro di inizio ottobre in Basilicata.

La serata prosegue fra le decine di presentazioni e tutte le altre iniziative collegate nelle sale attigue dell’ex convento e lunghe le vie di Bari Vecchia per quella che è la seconda edizione de La notte dei ricercatori. Attorno all’una finisce il camp e vado con i ragazzi dell’organizzazione a fare un giro in centro e poi in birreria. Parliamo di ciò che ha funzionato e ciò che si può migliorare (la discussione continua sul blog ufficiale a più voci), di come abbiano partecipato al camp i giovani creativi e non la comunità informatica e opensource, del WaveCamp, di The Hub e Booster, di Visioni Urbane in Basilicata, del mio nuovo incarico per il DPS (che mi riporterà presto in Puglia), dei risultati che le istituzioni potrebbero avere se utilizzassero il loro ruolo e potere in modo corretto e utile… Mi fanno sentire come fossi uno di loro da sempre, eppure era la prima sera che li vedevo. Mi dicono che apprezzano le cose che facciamo, e che “loro sono lì, e magari in futuro ci sarà la possibilità di collaborare”. Grazie, ragazzi, grazie davvero, spero di rivedervi presto.

E ora le slides del mio intervento:

 

settembre 30, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     1 comment

Il blog come strumento di project management

Il progetto Visioni Urbane ha da qualche giorno un proprio blog, che mi sembra partito bene. molto vivace! E’ da un po’ che penso al blog come a uno strumento molto utile per il project management e le attività di valutazione e monitoraggio. La ragione è che i blog contengono informazioni che sono situate nel tempo (i post hanno una data), intersoggettive (i post hanno un autore, e in genere usano un linguaggio semplice e diretto, in cui la soggettività di chi scrive non è troppo mediata dalla necessità di essere “fedeli a una linea” aziendale o istituzionale), e interattive (si può cliccare su “aggiungi un commento” e dire la propria).
Leggendo i post di un blog di progetto (in cui, immagino, ci saranno più bloggers principali), si può quindi ricostruire l’evoluzione del progetto – sia nel senso delle cose fatte che delle trasformazioni nel modo in cui i suoi protagonisti pensano al progetto, a se stessi, e agli altri attori importanti. Si può quindi ricostruire, del progetto, non solo “la storia”, ma anche “le storie” che ciascuno di noi racconta sul progetto: e le nostre storie, cambiando, influenzano l’andamento di ciò che facciamo. Questo metodo è stato teorizzato da Giovanni Francesco Lanzara in un libro molto bello, che purtroppo non si trova più, Capacità negativa: e, nel mio piccolo, utilizzato anche da me in uno studio sul progetto Booster a Pescara.

settembre 19, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

Booster, "meglio di Un Posto al Sole"

Mi trattengo per ora dallo scrivere su questo blog il mio punto di vista completo sulla situazione attuale di Booster perchè mi ci vorrebbe un paio di giorni per farlo e… per altre ragioni. La storia di Booster sta però assumendo tutti gli aspetti di una telenovela infinta (la battuta che lo paragona a Un Posto al Sole è di Elisa), con continui colpi di scena, che da un certo punto di vista è interessante analizzare, ma il fatto di esserci contemporaneamente “dentro” rende la cosa molto stressante e snervante, oltre che rischiosa dal punto di vista finanziario e non solo.

Mi limiterò ad elencare alcuni degli aspetti che mi sembrano più interessanti:
1) esiste una Grande Famiglia degli Enti di Formazione (e dei soggetti ad essi collegati) che ha acquisito competenze di processo elevate sulla gestione dei fondi comunitari. Questa Grande Famiglia si muove in modo compatto nella aquisizione e gestione delle risorse comunitarie: o sei loro alleato, di tutti, o no;
2) se, come è, i controlli della Regione sono solo formali, chi ha competenze procedurali (come scrivere carta in modo che passi i controlli formali della Regione) ha molto più potere (capacità di bloccare e indirizzare le azioni e le decisioni) all’interno della PS rispetto a chi nel processo mette i contenuti e le azioni “vere”. Allo stesso modo grande enfasi nella discussione delle azioni da realizzare viene data alla loro “presentazione formale/rendicontabilità” (secondo le prassi consolidate) e molto poca alle azioni in se e agli obiettivi e risultati delle stesse (da notare che si sta parlando di progetti che dovrebbero essere innovativi e di sviluppo, quindi in qualche modo di rottura rispetto al passato);
3) il progetto è sempre strettamente legato al contesto, e il contesto in questo caso è fatto di ritardi cronici e strutturali (qualsiasi cosa è gestita in emergenza all’ultimo minuto e oltre), di inefficienze delle strutture pubbliche e para-pubbliche (per non dire di peggio), etc. E’ importante conoscerlo, capirlo, e in una qualche misura accettarlo, senza però rassegnarsi.
4) Esiste infatti una difficoltà di relazione e comprensione fra i soggetti del territorio, nel nostro caso spesso del Mezzogiorno d’Italia, e chi viene “dal Nord” e cerca di portare un modo diverso di lavorare e vedere le cose. Spesso si viene guardati con diffidenza e in caso di conflitti liquidati con un “non potete capire… qui non funziona così…”. La strada per il cambiamento è quindi molto difficile (ma non impossibile, citando Seravalli) e impervia.
5) E come sempre nelle relazioni umane, i rapporti fra due o più soggetti sono fragili: lungo e faticoso è il tempo che serve per costruirli, molto breve quello necessario per infrangerli. Dopodichè è molto difficile ricomporli. E i progetti vivono di relazioni umane.
6) Concordo su quanto mi dicevi ieri: la perdita di fiducia dell’associazione Pescara Duepuntozero (associazione di imprese e soggetti che si occupano di creatività a Pescara, nata su proposta e iniziativa di Booster) e dei soggetti che la compngono verso il progetto e le istituzioni in generale, a causa dei problemi dello stesso e del comportamento di chi lo gestisce, è una perdita per il territorio e per tutti. Sarebbe un vero peccato se il loro contributo allo sviluppo, in termine di energie e competenze, andasse disperso.
7) E concordo quindi anche sulla grande soddisfazione nel sentire i rappresentanti dell’associazione Pe2.0 dire: “ok, sentiamo quello che ci viene proposto ora da questi enti di formazione – che mai abbiamo incontrato prima – ma devono venire loro alla nostra assemblea, e farci proposte per noi interessanti. Se non vengono allora vuol dire che a loro non interessa e quindi neanche a noi, non abbiamo bisogno dei loro soldi, per noi il lato più importante del progetto è stato farci conoscere e far nascere l’associazione e le collaborazioni fra i suoi componenti.”

per ora mi fermo qui, a breve altre riflessioni…

settembre 16, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     1 comment

Letture estive

Oggi mentre leggevo “Che cos’è l’architettura? – intervista a Renzo Piano” mi sono imbattuto in questo passaggio:

“…circola il malinteso che per creare ci voglia una libertà totale, ed è la più grande sciocchezza che si possa credere. Perchè su questa base si cresce con l’idea che se non si è liberi, allora si ha un alibi per dire: “Non ci riesco”.
Questa era precisamente la poetica dell’Oulipo, di cui Calvino era membro: che a stimolare la creatività è la presenza delle costrizioni, e non l’assenza di regole.
“E la stessa cosa succede non solo nella letteratura, o nella musica, ma anche nel quotidiano. Ad esempio, vedo con piacere che lei prende appunti su un quaderno a quadretti: davanti a un foglio bianco uno è completamente perso, ma con le righe è già meglio, e coi quadretti ancora meglio. E la matematica è tutto uno struggersi, una disperata ricerca di un inquadrettamento, appunto, come àncora di salvezza. [...]
Non si dice sempre, però, che gli architetti sono completamente liberi nel progettare, mentre è agli ingenieri che tocca dover pensare alle costrizioni?
Sì, ma è la classica scemenza. La verità è, invece, che l’ispirazione corretta nasce subito ancorata. E la matematica è questo sostanziale bisogno di ancoraggio, che naturalmente va di pari passo con la voglia di disancorarsi. [...]

Non so, ma a me i progetti architettonici così come li descrive Piano (avventure di conoscenza e ad un tempo rispetto e cambiamento dei luoghi e della loro storia – mi riferisco soprattutto al libro “La responsabilità dell’architetto“) ricordano molto i progetti di sviluppo locale…

agosto 10, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     comment

Mappe per capire la creatività iperlocale

I luoghi contano, lo ripetono in continuazione gli economisti che, come noi, si occupano di sviluppo. E la creatività non fa eccezione: ci sono città e luoghi più creativi di altri. Ne consegue che dovremmo sempre stare molto attenti a riportare i nostri dati su mappe, e ripensare alle informazioni che abbiamo situandole in un contesto geografico. Queso una volta era lungo, difficile e costoso (ricordo Anna Natali che colorava con i pastelli cartine topografiche della bonifica del Mezzano, nel delta del Po – era solo 15 anni fa!): oggi, però, fare mappe è diventato molto semplice: sono disponibili database geografici planetari 3D molto accurati (come la piattaforma Google Maps/Google Earth) e interfacce assai intuitive su cui tutti possiamo innestare i nostri dati, creando mappe mashup. Così sostiene l’ultimo numero di Wired, che dedica due lunghi articoli (uno addirittura di Bruce Sterling! massimo rispetto e venerazione) alle nuove opportunità di organizzare l’informazione per localizzazione nello spazio e a come esse stanno trasformando il mondo.

Ho fatto qualche prova e ho scoperto che è vero: con qualche ora di lavoro, partendo dallo zero assoluto, ho costruito una mappa mashup del tour estivo 2007 dei Fiamma Fumana, ora visibile sul nostro sito. Ho usato Community Walk, ma ci sono letteralmente decine di tools (per ora non trovo molto intuitivo quello della stessa Google, My Maps) per fare la stessa cosa. Più o meno tutta questa roba usa un linguaggio che si chiama KML (keyhole markup language), per cui è facile passare da un’applicazione a un’altra. Da Community Walk potete scaricare la mappa del tour dei Fiamma Fumana sull’hard disk (genera un file .kml) e trascinarla sull’icona di Google Earth per vedere il tour “dallo spazio”.

Anche a Pescara abbiamo bisogno di mappe. L’Atlante della creatività, pubblicato a inizio anno, contiene molti dati, ma non la visualizzazione in mappe. Abbiamo un accordo con il servizio cartografico della Regione Abruzzo, che ha un progetto di e-government basato sulle mappe online, ma la Regione è sostanzialmente paralizzata dalla burocrazia interna (i cartografi attendono da sei mesi un’autorizzazione dal servizio formazione professionale per consegnarci le mappe – ma perché, poi? Booster è un progetto regionale, noi lavoriamo per loro). Ho deciso: se non si danno una mossa ci investo un paio di giornate di lavoro e mi arrangio da solo. Comunque, il loro investimento in tecnologia è già obsoleto, Google è entrata nel mercato e – di nuovo – questo significa che serve contenuto, analisi locale, non tecnologia: la Silicon Valley è il fornitore globale di queste tecnologie, punto e basta. A proposito di località.

agosto 8, 2007     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

The time is now: il fattore tempo nella progettazione

L’altra sera ho visto un’intervista registrata di Giovanni Lindo Ferretti dove si parla molto del tempo e dove, fra l’altro, si dice che “una cosa fatta nel momento giusto, è un atto molto potente”.
Questa e altre frasi mi hanno fatto pensare una volta di più a quanto il fattore tempo sia stato determinante nei risultati di molti avvenimenti a me accaduti: la stessa azione fatta in ritardo rispetto al tempo “giusto” per farla, perde quasi completamente la sua forza e il suo significato.

Anche in Booster il fattore tempo sta determinando lo stravolgimento di ciò che ha senso ed è possibile realizzare nel project work finale, nonostante ci sia chi cerca di affermare che si è ancora e sempre in tempo per realizzare tutto (per poi sistematicamente accorgersi all’ultimo momento di essere in ritardo ed in emergenza). Non c’è più il tempo per realizzare ciò che fino a un paio di mesi fa sembrava possibile realizzare e che avrebbe dato grande visibilità e slancio per attività future. Perfino concerti pensati per la loro originalità, dopo qualche mese hanno perso questa loro valenza (gli artisti coinvolti hanno già suonato più volte in città).

Inevitabile allora riprogettare tutte le attività in base ai nuovi accadimenti, inutile perdersi in rimpianti, è invece il tempo di capire cosa è giusto fare in questo momento, adattando ciò che abbiamo pensato finora con atteggiamento realistico, “creativo” e “nuovo”. Capire qual’è la cosa giusta da fare in questo momento, e farla, nel momento giusto, non aspettare, il tempo è una risorsa scarsa, molto scarsa.

Questa necessaria flessibilità in itinere dei progetti e della progettazione mi ha fatto pensare anche alle riflessioni di Anna Natali alla Scuola Estiva della Calabria sui limiti degli schemi a sequenza logico-razionale predefinita, ma di questo magari parlerò in un prossimo post…


P.S. questo è un blog, anche per i post di un blog c’è un tempo giusto per scriverli e un tempo oltre il quale non ha più senso. Beh, ce ne sono diversi che avevo pensato di scrivere ma poi il tempo è passato… In ogni caso credo che le cose che volevo dire ritorneranno più avanti, cambiate e rinnovate.

agosto 7, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     comment

"Il sottosviluppo è la regola, lo sviluppo l’eccezione." Nel sottosviluppo la "storia" di ognuno è: la colpa è degli altri

“Nel Meridione il sottosviluppo è la regola, lo sviluppo l’eccezione, questo è il messaggio sotteso di consapevolezza della nostra scuoletta estiva di quest’anno” ha ripetuto più volte Mimmo Cersosimo nei giorni della nostra presenza in Calabria.

Ora il progetto Booster si è scontrato contro il muro di gomma del sottosviluppo: inefficienza, ritardi cronici che fanno saltare la programmazione, inaffidabilità, gambadilegno…
Nulla di nuovo insomma.
Dal punto di vista delle dinamiche dello sviluppo forse la cosa più interessante è che negli entusiasmanti 9 mesi (settembre 2006 – maggio 2007) “di sviluppo” di Booster si era venuta a formare (citando Seravalli) una nuova storia comune di soggetti eterogenei che condividevano (in modo più o meno forte) uno stesso “discorso” sul cambiamento.

Ora che invece tutto sembra essersi impantanato nelle paludi del sottosviluppo, quella storia comune sembra essere smarrita, e ogni singolo soggetto di quella storia sta cercando di affermare ripetendo come un mantra la sua storia, che si potrebbe facilmente riassumere nella frase: “la colpa di questa situazione è degli altri”.
Sembra quasi che ammettere le proprie responsabilità significhi “far passare” la storia degli altri, la mia opinione è invece che questo sarebbe il primo necessario passo da fare (tutti assieme, ognuno le proprie) per ricostruire una comune volontà e storia per il cambiamento (perchè come si è detto questo è frutto di una volontà condivisa da più soggetti, non il risultato possibile dell’azione di un solo soggetto isolato).

Del resto è molto evidente come questa pratica non ha fatto altro finora che separare i soggetti un tempo uniti (in modo anche debole e fragile, ma uniti), facendoli impegnare più a raccontare/mistificare la realtà a loro modo, che a darsi da fare per cercare di mettere in atto se non il cambiamento sperato, almeno quello possibile.

agosto 6, 2007     Marco     industrie creative e sviluppo     1 comment

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