Balla coi cinghiali


Pensa coi cinghiali: spazi nuovi per musica nuova

A parte le emozioni personali, l’esperienza di Balla Coi Cinghiali mi è piaciuta molto. Come Radicazioni (ma in modo forse più evoluto e consapevole) mi sembra uno spazio per la musica di tipo nuovo, che ha alcune caratteristiche del tipico festival di fascia bassa italiano (pubblico molto giovane e simpaticamente fricchettone, ingresso libero, grandi folle) e altre dei festival di livello alto americani e canadesi (campeggio sul sito del festival, attenzione agli spazi di relax e all’intrattenimento tutto il giorno e non solo la sera, con un wake-up stage, stage di danza pomeridiani, l’half-pipe per gli skateboard etc., attenzione per l’ambiente e la buona cucina). Entrambi questi festival – e immagino altri, che non conosco – sono in forte crescita, e stanno allevandosi il “loro” pubblico.

Questa, finalmente, mi sembra una buona notizia per la musica.Con i Modena City Ramblers ho partecipato a due ondate di nuova musica, quella delle posse e quella del “nuovo rock italiano”. In entrambi i casi il punto non era che nuovi artisti cercavano di farsi largo su spazi esistenti: per esempio, non siamo andati a Sanremo per giocarcela con, per dire, Enrico Ruggeri. Il punto era che un’alleanza di musicisti e organizzatori culturali che condividevano età e riferimenti culturali (e ideali) hanno creato spazi nuovi: i centri sociali per le posse, la rete dei live club per il nuovo rock italiano.

Perché questa strategia riesca ci vogliono sia artisti che organizzatori, e la vera risorsa scarsa sono i secondi. Forse la via di uscita dall’impasse attuale della musica italiana passa dai sentieri aperti dai cinghiali.

agosto 27, 2009     Alberto     musiconomics     8 comments

Addio, e grazie per tutto il pesce: i Fiamma Fumana si fermano

Ho cambiato le corde alla chitarra e passato diversi pomeriggi a ripassare i pezzi: sabato sera suono con i Fiamma Fumana a un festival che mi interessa molto, Balla Coi Cinghiali (ne ho parlato qui). Credo che sarà l’ultimo concerto per un bel po’. Tra la crisi di creatività che avverto nell’ambiente musicale; la decisione di Jessica di lasciare il gruppo dopo essere diventata madre; i vari impegni degli altri FF; e lo spostarsi dei miei stessi interessi, non credo proprio che sia il caso di continuare. La musica è una cosa troppo bella e importante per farla controvoglia, di mestiere, trascinandosi. Non riesco nemmeno a immaginare di fare un altro disco senza avere una cosa che sento di dovere assolutamente dire al mondo. Meglio fermarsi a riflettere, magari provare a fare altro.

Non starò a fare grandi discorsi. Ringrazio tutte e tutti, chi ha cantato, chi ha suonato, chi ha ascoltato e ballato, chi ci ha creduto. Non vi dimenticherò mai, mai. Credo ancora nella visione della musica tradizionale dell’Italia e dell’Emilia che torna ad essere materiale vivo, ballato nelle discoteche, suonato nelle proverbiali cantine e sentito vicino, come un pezzo del “noi”. Sono certo che questa musica resterà con me, e magari un giorno sentirò che è venuto il momento di dare di nuovo il mio contributo. Sabato, a BCC, suonerò a cuore nudo. Sipario.

agosto 20, 2009     Alberto     Fiamma Fumana     10 comments

I cinghiali sono tosti

Mi sono piaciuti molto, davvero molto, i ragazzi di Balla coi cinghiali, conosciuti lunedì al seminario organizzato da Roberta all’Università di Savona. Idee chiarissime, una proposta ben caratterizzata (“a BCC portiamo solo birra artigianale di un produttore locale, e prepariamo da mangiare cose buone. Niente birre e panini industriali”), un’idealità forte e non trattabile (“stiamo lavorando per alimentare i palchi a energia da fonti rinnovabili, purtroppo la musica dal vivo ha impatto ambientale, e come”), molti amici (“Find the cure, Legambiente, Rockerilla, fanno parte dei buoni, come noi. Ci siamo detti: mettendo insieme due cose buone non può che venire fuori una cosa ottima. Alla peggio viene almeno buona!”), un bell’orientamento alla condivisione (“vorremmo spiegare come gestiamo le cose. L’abbiamo fatto noi, potete farlo anche voi”).

E’ evidente che BCC indica una traiettoria di sviluppo possibile, l’unica cosa concreta che Bardineto (SV) abbia da opporre all’invecchiamento della popolazione, allo spopolamento e infine all’abbandono. Ma evidente a chi? A un certo punto ho chiesto alla platea: “C’è qualcuno della Provincia, qui? Della Regione?” Silenzio. “Del Comune?” Nessuno. La cosa più vicina a un’istituzione che ci fosse nella stanza, paradossalmente, ero io, un semplice consulente su un progetto sperimentale. Mi sono sentito più che mai come il Marco Polo delle Città invisibili in uno dei suoi viaggi, in attesa di raccontare a Kublai Kan di un’altra delle città del suo impero, che l’imperatore stesso non conosce. E’ veramente urgente mettere in piedi una struttura di ascolto per valorizzare le esperienze come questa, che ci sono.

(Fatemi capire: un evento nato e cresciuto a Bardineto (ab. 660) viene presentato come un caso di successo all’università e il sindaco non ci va? Ma perché?)

 

aprile 23, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     5 comments

   


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