<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Contrordine compagni &#187; Hyperlocal</title>
	<atom:link href="http://www.cottica.net/category/hyperlocal/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cottica.net</link>
	<description>Il blog di Alberto Cottica: creatività e economia nella grande rete</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 08:00:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>L&#8217;Emilia s&#8217;è desta</title>
		<link>http://www.cottica.net/2011/05/19/lemilia-se-desta-open-data-emilia-awakens/</link>
		<comments>http://www.cottica.net/2011/05/19/lemilia-se-desta-open-data-emilia-awakens/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 07:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-government 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperlocal]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cottica.net/?p=3760</guid>
		<description><![CDATA[Martedì scorso ho fatto l&#8217;evangelist. Mi si chiedeva di presentare il tema Open Data a un gruppo di dirigenti e funzionari del Comune di Bologna. L&#8217;ho fatto a modo mio: ho provato a dare il punto di vista di chi crede negli Open Data come strategia, ma non se ne nasconde limiti e difficoltà. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="width:425px" id="__ss_7954213"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"></strong> <object id="__sse7954213" width="425" height="355"><param name="movie" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=opendataarewereadyita-110513104004-phpapp02&#038;rel=0&#038;stripped_title=bugie-maledette-bugie-e-open-data-per-unecologia-della-discussione-razionale-allargata&#038;userName=haiku66" /><param name="allowFullScreen" value="true"/><param name="allowScriptAccess" value="always"/><embed name="__sse7954213" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=opendataarewereadyita-110513104004-phpapp02&#038;rel=0&#038;stripped_title=bugie-maledette-bugie-e-open-data-per-unecologia-della-discussione-razionale-allargata&#038;userName=haiku66" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="355"></embed></object> </div>
<p>Martedì scorso ho fatto l&#8217;evangelist. Mi si chiedeva di presentare il tema Open Data a un gruppo di dirigenti e funzionari del Comune di Bologna. L&#8217;ho fatto a modo mio: ho provato a dare il punto di vista di chi crede negli Open Data come strategia, ma non se ne nasconde limiti e difficoltà. In particolare — è un mio chiodo fisso — sento il bisogno di promuovere contesti in cui viene premiato, valorizzato e indicato come esempio positivo chi racconta storie basate su dati e convincenti sulla società in cui viviamo: una specie di TED per gli Open Data. </p>
<p>Il mio punto di vista è riassunto nelle slides. Ma la cosa più interessante della giornata è stata senza dubbio l&#8217;energia con cui il seminario è stato accolto. Sono arrivati in tantissimi, un centinaio di persone (erano presenti molti alti dirigenti sia del Comune che della Regione, e i referenti dell&#8217;e-government all&#8217;Università); la partecipazione è stata alta ai limiti dell&#8217;accanimento (sono andato a pranzo alle due passate); e gli interventi e le domande sono state di livello eccellente. Gli stessi promotori (grazie Osvaldo Panaro, Leda Guidi e Massimo Carnevali!) sono stati presi in contropiede.</p>
<p>Mi piacerebbe potermi prendere il merito di questo risultato, ma non sarebbe onesto. Si vedeva benissimo che c&#8217;è una storia che vuole ripartire: la storia dei dirigenti e dei funzionari pubblici che hanno fatto di Bologna e dell&#8217;Emilia un modello per le amministrazioni locali di tutto il mondo. Gente brillante, motivata da un forte ethos pubblico, che ha progettato il futuro e lo ho costruito con le sue mani, guidati da sindaci capaci e amati come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Dozza">Giuseppe Dozza</a> e senza soggezioni nei confronti dei poteri economici forti. Questo modello è in crisi fin dagli anni Ottanta per molte ragioni, non l&#8217;ultima delle quali è il deterioramento della qualità della leadership politica emiliana. Eppure la giornata di martedì ha mostrato che i dipendenti pubblici dell&#8217;Emilia hanno tenuto sul piano culturale: mantengono abbastanza spirito di servizio e capacità di visione da sentire il bisogno di alzare lo sguardo dal loro day-by-day e abbastanza autonomia da farlo e basta, senza aspettare permessi o imbeccate. Un segnale forte di autonomia è che il seminario è caduto in un momento di vuoto di potere, immediatamente prima delle elezioni, ma nessuno ha detto &#8220;aspettiamo il nuovo assessore&#8221;.</p>
<p>Diciamolo sottovoce, per scaramanzia, ma forse la storia dell&#8217;amministrazione pubblica bolognese sta ripartendo. È una storia potente, e potrebbe arrivare lontano. Da bolognese in esilio, faccio il tifo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cottica.net/2011/05/19/lemilia-se-desta-open-data-emilia-awakens/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I dubbi del dittatore</title>
		<link>http://www.cottica.net/2010/05/17/i-dubbi-del-dittatore/</link>
		<comments>http://www.cottica.net/2010/05/17/i-dubbi-del-dittatore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hyperlocal]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cottica.net/?p=1747</guid>
		<description><![CDATA[Sono appena tornato dalla Tunisia, un paese iscritto alla lista nera della censura di internet. Il paese ha un unico punto di ingresso per i dati, da cui poi i provider comprano e ridistruibuiscono banda, e questo permette al governo di filtrare la rete. Ma filtrare come? Censurare comporta delle scelte. In Tunisia sono oscurati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cottica.net/wp-content/uploads/2010/05/Not-found.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1754" title="Not found" src="http://www.cottica.net/wp-content/uploads/2010/05/Not-found.jpg" alt="" width="550" height="154" /></a>Sono appena tornato dalla Tunisia, un paese <a href="”http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_Tunisia”">iscritto</a> alla lista nera della censura di internet. Il paese ha un unico punto di ingresso per i dati, da cui poi i provider comprano e ridistruibuiscono banda, e questo permette al governo di filtrare la rete.</p>
<p>Ma filtrare come? Censurare comporta delle scelte. In Tunisia sono oscurati i siti degli oppositori politici dell&#8217;attuale governo, come <a href="”http://www.tunisnews.net”">Tunisnews</a> o <a href="”http://tunisiawatch.rsfblog.org”">Tunisia Watch</a>, e i siti delle ONG come Amnesty International, Reporters Sans Frontières, la Commissione Islamica per i diritti umani &#8211; il che dispiace ma non sorprende; alcuni social networks, in particolare YouTube e Flickr; gli anonimizzatori di navigazione.</p>
<p>Per contro, Facebook è stato bloccato per un  breve periodo nel 2008, ma poi sbloccato su richiesta del Presidente in persona. Twitter si vede. Nessun problema per i siti di informazione giornalistica, come BBC o Repubblica, e nemmeno per Wikipedia (compresa <a href="”http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_Tunisia”">la pagina</a> che tratta della censura su Internet in Tunisia). Il filtraggio avviene attraverso un software commerciale, SmartFilter della società americana Secure Computing, gruppo <a href="”http://www.securecomputing.com/index.cfm?skey=181”">McAfee</a> (ricordarsene la prossima volta che acquistate un filtro antispam). L&#8217;aggeggio ti prende pure in giro, sostituendo l&#8217;errore 403 (non sei autorizzato a vedere questa pagina) con un pù rassicurante 404 (non trovato), che però su youtube.com è francamente ridicolo.</p>
<p>Immagino che ci sia un funzionario, al Ministero dell&#8217;informazione tunisino, che deve scegliere cosa si può vedere e cosa no. Me lo figuro nell&#8217;atto di ricercare incessantemente siti potenzialmente pericolosi e decidere quali sono quelli da nascondere ai suoi connazionali. Repubblica? Calendari sexy, pallone, politica italiana, qui non c&#8217;è problema. Twitter? Pericoloso, ma quasi impossibile da bloccare, visto che l&#8217;accesso alle API permette a chiunque di ridistribuire i suoi contenuti attraverso altri siti. Facebook? A rischio, ma mica possiamo lasciare i turisti francesi senza Facebook.</p>
<p>Vista in questo modo, la censura di internet in Tunisia sembra un&#8217;impresa che non ha molte probabilità di essere efficace. Troppi buchi, troppi compromessi da fare; lo stesso governo è troppo consapevole dei vantaggi economici e sociali dell&#8217;accesso alla Grande Rete, e infatti l&#8217;infrastruttura per la banda larga in Tunisia è una delle migliori in Africa. Più efficace è probabilmente il senso che &#8220;il Grande Fratello ti sta guardando&#8221; convogliato da pagine come questa: e infatti è obbligatorio per i service providers collaborare con il governo nel monitorare l’uso della rete. In alcune regioni si arriva perfino a identificare le persone che usano gli internet cafe (ma guarda, <a href="”http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/07/questanno-no-lasciate-scadere-la-legge-pisanu”">come in Italia</a>!). Ma anche così, se rete e governo dovessero arrivare ai ferri corti, io punterei il mio denaro sulla rete.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cottica.net/2010/05/17/i-dubbi-del-dittatore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Navajo che cantano in dialetto emiliano: la world music come sentiero tra persone</title>
		<link>http://www.cottica.net/2008/10/18/i-navajo-che-cantano-in-dialetto-emiliano-la-world-music-come-sentiero-tra-personenavajos-singing-in-the-emilian-dialect-world-music-as-a-trail-between-different-people/</link>
		<comments>http://www.cottica.net/2008/10/18/i-navajo-che-cantano-in-dialetto-emiliano-la-world-music-come-sentiero-tra-personenavajos-singing-in-the-emilian-dialect-world-music-as-a-trail-between-different-people/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 12:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiamma Fumana]]></category>
		<category><![CDATA[Hyperlocal]]></category>
		<category><![CDATA[Diné]]></category>
		<category><![CDATA[mondine]]></category>
		<category><![CDATA[Native American]]></category>
		<category><![CDATA[Navajo]]></category>
		<category><![CDATA[Shiprock]]></category>
		<category><![CDATA[world music]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cottica.net/2008/10/18/i-navajo-che-cantano-in-dialetto-emiliano-la-world-music-come-sentiero-tra-personenavajos-singing-in-the-emilian-dialect-world-music-as-a-trail-between-different-people/</guid>
		<description><![CDATA[Torniamo dopo un anno a Shiprock, New Mexico, ospiti dell&#8217;amico Mark Amo (direttore del teatro). Shiprock è nel territorio della Nazione Navajo, e infatti gli studenti della scuola locale sono praticamente tutti Navajo. La scuola ha un coro, e l&#8217;anno scorso Bonnie Lee, la direttrice ci aveva invitato a partecipare a una prova. Ne è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cottica.net/wp-content/uploads/2008/10/dsc04592_2.JPG" title="I ragazzi del Chieftains Choir a Shiprock indossano il tricolore!"><img src="http://www.cottica.net/wp-content/uploads/2008/10/dsc04592_2.JPG" style="width: 500px; height: 340px" alt="I ragazzi del Chieftains Choir a Shiprock indossano il tricolore!" height="340" width="500" /></a><br />
Torniamo <a href="http://www.cottica.net/2007/10/01/salve-stranierihello-strangers/" target="_blank">dopo un anno</a> a Shiprock, New Mexico, ospiti dell&#8217;amico Mark Amo (direttore del teatro). Shiprock è nel territorio della Nazione Navajo, e infatti gli studenti della scuola locale sono praticamente tutti Navajo. La scuola ha un coro, e l&#8217;anno scorso Bonnie Lee, la direttrice ci aveva invitato a partecipare a una prova. Ne è nata una strana simpatia reciproca (guardinga da parte loro, forse un po&#8217; distratta da parte nostra). Quest&#8217;anno ci hanno scritto: il coro ha deciso di preparare due nostri pezzi, Angiolina e Mariuleina, che nell&#8217;album sono cantati dal Coro delle mondine di Novi insieme a noi. Possono venire a cantarle con noi? Ma certo, rispondo. Un coro di 46 indiani Navajo che cantano in dialetto emiliano? Non è una cosa che mi succeda tutti i giorni.</p>
<p>Con Bonnie ci ho messo il carico da undici: voglio assolutamente fare con loro <a href="http://www.lastfm.it/music/Fiamma+Fumana/_/Bella+ciao+-+Live+with+Warsaw+Village+Band+and+James+Graham" target="_blank">Bella Ciao versione &#8220;world&#8221;</a>, come abbiamo fatto già con artisti di tutto il mondo. Non avete un pezzo Navajo da cantare insieme a noi su Bella Ciao? Bonnie esita, non se la sente. Insisto: noi siamo ospiti qui, è giusto che il suono della lingua Dinè (questo è il termine che loro usano per se stessi, il nome di Navajos glie lo hanno dato i bianchi) si senta in questo concerto. Alcuni dei ragazzi annuiscono: li ho convinti, e a questo punto è fatta. Io preferirei un brano tradizionale dei nativi, ma la cosa più vicina a questa idea che sanno cantare è un inno religioso, &#8220;Amazing Grace&#8221;, tradotto in Diné.</p>
<p>E così lo facciamo: i ragazzi si presentano con magliette rosse, bianche e verdi in onore dell&#8217;Italia, e accanto all&#8217;italiano e  al dialetto, sul palco, risuonano le aspirate e le gutturali della lingua Diné. Il pubblico &#8211; quasi tutti nativi &#8211; è molto contento.  Roberta chiama l&#8217;applauso: &#8220;The Chieftains Choir!&#8221;. Applausi e grida. Io le faccio eco: &#8220;The Navajo Nation!&#8221; Ancora applausi. Ringraziamo in Diné: &#8220;Akh&#8217;ie hé!&#8221;. I ragazzi mi salutano con abbracci e pacche da orso.</p>
<p>Il giorno dopo, a pranzo, ne riparliamo con Keith, che lavora con Mark al teatro (ma Mark è bianco, Keith è nativo). Si è capito che la musica, per i nativi americani, non è un marker culturale importante come per noi europei: per loro ha prevalentemente una funzione cerimoniale, l&#8217;idea di eseguirla in un teatro davanti agli estranei gli è estranea come lo sarebbe per noi rappresentare la messa e teatro facendo pagare il biglietto.</p>
<p>&#8220;Mi sembra che per voi il marker identitario sia piuttosto la lingua, Keith. Peccato che i ragazzi la parlino poco.&#8221;</p>
<p>&#8220;Molti la parlano in casa, ma si vergognano di parlarla di fronte ai loro amici.&#8221;</p>
<p>&#8220;E&#8217; una cosa che capisco, ma la considero sbagliata. Da noi i dialetti sono quasi spariti per la stessa ragione. I miei nonni si rifiutavano di parlarci in dialetto, loro <em>volevano</em> che il dialetto sparisse, e che noi fossimo semplicemente italiani, cancellando le identità locali. Oggi mi dispiace di non parlarlo meglio, di non avere acquisito più storie. Da adulto ho ricominciato a usare il dialetto come lingua dell&#8217;intimità: se ti parlo in dialetto vuol dire che sei mio amico.&#8221;</p>
<p>Keith è chiaramente intrigato. Comincia a raccontarmi della musica dei nativi, di come alcuni giovani stiano cautamente sperimentando piccole innovazioni sul modo di suonare il tamburo (&#8220;In alcune cerimonie usano non un tamburo, ma due o addirittura tre di dimensioni e con suoni diversi, e percuotono i bordi della pelle o fanno scivolare la mano per ottenere effetti diversi.&#8221;). Io gli rispondo che l&#8217;innovazione ci deve essere, ma ci deve essere anche un grande rispetto per la musica, e che io, per capire se sono sulla strada giusta, mi confronto con le mondine, che sono <a href="http://www.cottica.net/2008/10/07/le-mondine-e-il-piano-paulsonmondine-and-the-bailout/" target="_blank">gli anziani della nostra tribù</a>. Se loro mi dicono che va bene, io la mia musica la difendo anche dalle truppe d&#8217;assalto dell&#8217;inferno, e nessuno può dirmi stronzate tipo &#8220;la vera musica tradizionale non usa suoni elettronici&#8221;. </p>
<p>Keith si anima ancora di più. &#8220;Anche noi chiediamo consiglio agli anziani quando facciamo cose nuove. Se loro approvano, ti senti molto forte: se la tua integrità verrà messa in discussione, loro usciranno allo scoperto e diranno: noi approviamo, gli abbiamo detto noi di fare così. E quando hai questa forza a sostenerti, come puoi sbagliare?&#8221;</p>
<p>Mentre parla, ha cominciato a scivolare nel Diné: dice una frase in Diné e la traduce in inglese per me, poi un&#8217;altra in Diné, poi ancora in inglese. Sono così assorbito da quello che dice che ritardo a rendermi conto delle implicazioni di rapporto. Non voglio metterlo in imbarazzo, per cui decido di buttargliela lì a mò di battuta mentre vado in bagno:</p>
<p>&#8220;Mi stai parlando in Diné, quindi vuol dire che sei mio amico, no?&#8221; </p>
<p>Quando torno, Mark sta pagando il conto. E&#8217; ora di ripartire. Keith mi stringe la mano e mi dice una lunga frase in Diné. Non traduce. Stavolta capisco al volo l&#8217;offerta che mi fa, e voglio ricambiarla. Un po&#8217; emozionato, riesco a trovare qualche frase in dialetto. &#8220;A gh&#8217;è chès c&#8217;ag tornàm a vèder, Keith. Stè bèin, Dio a&#8217;t bendéssa!&#8221; </p>
<p>Poche volte come oggi ho capito perché la world music mi dà così tanto. Aiuta a tracciare sentieri che consentono alle persone di incontrarsi e capirsi, aiutate &#8211; non ostacolate, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_P._Huntington" target="_blank">alla faccia di Sam Huntington</a> &#8211; dalle rispettive culture. Sarà la luce del deserto in autunno, sarà il suono della lingua Diné, saranno i due giorni che ho passato in un luogo in cui i nativi americani sono la maggioranza, ma mi sento come se Keith e io fossimo due esploratori che hanno appena trovato un sentiero. E sembra promettente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cottica.net/2008/10/18/i-navajo-che-cantano-in-dialetto-emiliano-la-world-music-come-sentiero-tra-personenavajos-singing-in-the-emilian-dialect-world-music-as-a-trail-between-different-people/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Canto d&#8217;amore per Dergano</title>
		<link>http://www.cottica.net/2008/07/20/canto-damore-per-dergano/</link>
		<comments>http://www.cottica.net/2008/07/20/canto-damore-per-dergano/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 00:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hyperlocal]]></category>
		<category><![CDATA[Belleville]]></category>
		<category><![CDATA[Dergano]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[multietnica]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[zona 9]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cottica.net/2008/07/20/canto-damore-per-dergano/</guid>
		<description><![CDATA[Da qualche mese mi sono stabilito a Dergano, un quartiere di Milano nord. E&#8217; un posto assolutamente straordinario, tanto che faccio perfino fatica a descriverlo. &#8220;Non sembra di essere a Milano&#8221; ci ripetiamo  Vanessa e io. L&#8217;impressione, infatti, è quella di essere in un piccolo paese italiano, e non di adesso, ma dei primi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://farm4.static.flickr.com/3283/2683187401_d858c52448.jpg?v=0" alt="Ragazzi in piazza Dergano, a Milano" title="Piazza Dergano" style="width: 500px; height: 287px" height="287" width="500" /></p>
<p>Da qualche mese mi sono stabilito a Dergano, un quartiere di Milano nord. E&#8217; un posto assolutamente straordinario, tanto che faccio perfino fatica a descriverlo. &#8220;Non sembra di essere a Milano&#8221; ci ripetiamo  Vanessa e io. L&#8217;impressione, infatti, è quella di essere in un piccolo paese italiano, e non di adesso, ma dei primi anni 70. Ci sono due botteghe di fabbro. Ci sono i negozi di ferramenta con i muri completamente occupati da piccoli cassetti in legno scuro per viti e chiodi di varie dimensioni. Ci sono le trattorie dove gli operai in tuta vanno a pranzo. La mia preferita è &#8220;da Amilcare&#8221;: ha l&#8217;insegna in bachelite e serve piatti d&#8217;altri tempi come consommé in tazza (un euro e ottanta) e maccheroni con ragù (due euro e dieci). Ci sono gli anziani che se la raccontano ai giardinetti. C&#8217;è una sezione del PD incredibilmente aperta tutte le domeniche (domenica un signore mi ha fermato per vendermi L&#8217;Unità: ovviamente l&#8217;ho comprata, commosso. Nostalgia canaglia). Fanno una festa di quartiere che dura dieci giorni, interamente basata sul volontariato. E&#8217; evidente la vocazione produttiva del quartiere: ciminiere, <a href="http://www.muvilo.it/bacheca/nuovi/gas/intro.htm" target="_blank">gasometri</a>, rotaie. Tutta questa roba in Emilia ce la sogniamo, è scomparsa da venticinque anni.</p>
<p>Ma è chiaro che la similitudine con il paese emiliano anni 70 è incompleta. Dergano è stato comune fino al 1868, ma ora è parte della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zona_9_di_Milano" target="_blank">zona 9 di Milano</a>, che comprende anche Isola, Bovisa, Niguarda, Affori e Bruzzano e mette insieme 194mila e passa abitanti. Ci sono 26mila stranieri residenti, di tutti i continenti e di tutte le culture: quattromila egiziani, altrettanti cinesi, oltre tremila filippini, duemila ecuadoregni abbondanti, altrettanti peruviani, milleseicento cingalesi, ottocento rumeni, altrettanti marocchini e albanesi, seicento bengalesi. Ci sono templi di tutte le religioni principali: la chiesa cattolica di San Nicola Vescovo (il santo che ha fatto carriera come Babbo Natale) dalle formidabili campane in bronzo; la famosa moschea di Viale Jenner; la sala del regno dei Testimoni di Geova in via Monte San Genesio; e in via Manzotti, proprio nel mio palazzo, la chiesa evangelica, che il sabato si riempie di neri elegantissimi nel vestito della festa, e li senti cantare. C&#8217;è il bar di Mario e Gio (lui ex pilota da corsa, lei ex fioraia e oggi artista) sempre pronto ad accogliere noi profughi delle notti milanesi. C&#8217;è una bellissima biblioteca con un giardino di lettura, una sala multimedia pensata per l&#8217;accesso ai disabili, e una collezione di libri in lingua cinese (!). Ci sono grandi e coloratissimi murales &#8220;resistenti&#8221;. Ci sono le ronde padane (ma la zona 9 è l&#8217;unica a maggioranza di centrosinistra). Ci passa la linea 3 della metropolitana, e prima dell&#8217;Expo dovrebbe arrivare anche la linea 6. C&#8217;è il Politecnico, nella confinante Bovisa. Ci sono le prime battute di un nuovo movimento di immigrazione, da parte di giovani professionisti e aziende in cerca di spazio (relativamente) a buon mercato: per esempio la Universal, mia ex casa discografica, si è trasferita in via Imbonati.</p>
<p>Siamo in città, eccome. Della città abbiamo la vitalità pazzesca, lo stratificarsi e il ricombinarsi delle storie individuali che dà origine a uno &#8220;spirito del luogo&#8221; diverso da tutti gli altri, come nella <a href="http://www.guideviaggi.it/articoli/2006/08/08/parigi_sulle_tracce_di_pennac.961003.php" target="_blank">Belleville</a> di Daniel Pennac. Stamattina una signora anziana si è fermata a fare un complimento a una giovane egiziana in caftano candido e foulard sui capelli: &#8220;Come sei bella! Come ti sta bene! Ha visto, signore, come sta bene?&#8221;. Mi piace  Dergano, è un laboratorio e ha futuro. Noi che viviamo qui abbiamo il diritto e il dovere di raccontarla, per non lasciare tutto il campo alla solita informazione italiana, ai suoi luoghi comuni e alla sua negatività.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cottica.net/2008/07/20/canto-damore-per-dergano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

