L’Emilia s’è desta

Martedì scorso ho fatto l’evangelist. Mi si chiedeva di presentare il tema Open Data a un gruppo di dirigenti e funzionari del Comune di Bologna. L’ho fatto a modo mio: ho provato a dare il punto di vista di chi crede negli Open Data come strategia, ma non se ne nasconde limiti e difficoltà. In particolare — è un mio chiodo fisso — sento il bisogno di promuovere contesti in cui viene premiato, valorizzato e indicato come esempio positivo chi racconta storie basate su dati e convincenti sulla società in cui viviamo: una specie di TED per gli Open Data.

Il mio punto di vista è riassunto nelle slides. Ma la cosa più interessante della giornata è stata senza dubbio l’energia con cui il seminario è stato accolto. Sono arrivati in tantissimi, un centinaio di persone (erano presenti molti alti dirigenti sia del Comune che della Regione, e i referenti dell’e-government all’Università); la partecipazione è stata alta ai limiti dell’accanimento (sono andato a pranzo alle due passate); e gli interventi e le domande sono state di livello eccellente. Gli stessi promotori (grazie Osvaldo Panaro, Leda Guidi e Massimo Carnevali!) sono stati presi in contropiede.

Mi piacerebbe potermi prendere il merito di questo risultato, ma non sarebbe onesto. Si vedeva benissimo che c’è una storia che vuole ripartire: la storia dei dirigenti e dei funzionari pubblici che hanno fatto di Bologna e dell’Emilia un modello per le amministrazioni locali di tutto il mondo. Gente brillante, motivata da un forte ethos pubblico, che ha progettato il futuro e lo ho costruito con le sue mani, guidati da sindaci capaci e amati come Giuseppe Dozza e senza soggezioni nei confronti dei poteri economici forti. Questo modello è in crisi fin dagli anni Ottanta per molte ragioni, non l’ultima delle quali è il deterioramento della qualità della leadership politica emiliana. Eppure la giornata di martedì ha mostrato che i dipendenti pubblici dell’Emilia hanno tenuto sul piano culturale: mantengono abbastanza spirito di servizio e capacità di visione da sentire il bisogno di alzare lo sguardo dal loro day-by-day e abbastanza autonomia da farlo e basta, senza aspettare permessi o imbeccate. Un segnale forte di autonomia è che il seminario è caduto in un momento di vuoto di potere, immediatamente prima delle elezioni, ma nessuno ha detto “aspettiamo il nuovo assessore”.

Diciamolo sottovoce, per scaramanzia, ma forse la storia dell’amministrazione pubblica bolognese sta ripartendo. È una storia potente, e potrebbe arrivare lontano. Da bolognese in esilio, faccio il tifo.

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3 pensieri su “L’Emilia s’è desta

    1. Sandra

      in compenso c’è quello dei dati regionali, con la erre minuscola, quindi per tutti gli enti che vogliono starci. E con dei dti dentro!!!!

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