Contro le gare d’appalto

Facciamo un gioco: voi pensate a un’azienda italiana in grado di realizzare giochi urbani per migliorare le città divertendo, e io indovino a quale state pensando. Pronti? Bene: state pensando a Focus, che ha inventato CriticalCity Upload (disclosure: faccio parte del suo advisory board).

Ok, era facile. Se fate circolare la domanda nelle reti sociali che si occupano di creatività in Italia, il nome CriticalCity salta fuori immediatamente: ha vinto sette premi in Italia e all’estero; messo insieme una comunità di 250 giocatori già nella primissima versione (2008); ottenuto una rassegna stampa sterminata (da Wired a Nòva 24Ore). Anche Google pesca il sito di CriticalCity al quarto posto (ai primi tre ci sono la voce “giochi urbani” di Wikipedia, che comunque cita CriticalCity; un sito che vende videogames; e un produttore di scivoli e altalene).

Nonostante il curriculum, un anno fa il gruppo di CriticalCity è riuscita a perdere una gara indetta dalla Regione Puglia per costruire un gioco per animare la comunità dei creativi resa visibile dalle politiche giovanili pugliesi, e in particolare da Bollenti Spiriti, un’iniziativa molto avanzata per l’Italia. Ha vinto invece una cordata costituita da Consorzio Nova (credo si occupi di innovazione sociale, ma il sito è in costruzione al momento in cui scrivo), un’agenzia di pubblicità e marketing, Tom Comunicazione, e un’azienda che fa e-learning, Grifo Multimedia. Non molto a che vedere con il mondo dei giochi: significa che avevano una proposta valutata come molto forte, con idee chiare.

Archiviata la delusione, i ragazzi si sono rimboccati le maniche, e a maggio 2010) Focus ha ottenuto un finanziamento da Fondazione Cariplo, grazie al quale ha lanciato l’attuale versione del gioco, CriticalCity Upload.

  • il lancio di CCU è avvenuto a ottobre 2010, dopo cinque mesi dall’approvazione del contributo
  • nei primi due mesi, a fronte di una spesa di zero euro in comunicazione, ottocento utenti verificati uno per uno, di cui zero spambot, si sono iscritti a CCU.
  • nello stesso periodo, questi utenti giocatori hanno svolto 1516 missioni
  • Upload è costato, per il primo anno, circa 150.000 euro, finanziati per il 70% da Fondazione Cariplo, e al 30% da clienti terzi
  • sotto il cofano c’è un motore di gioco sviluppato insieme alla californiana Playtime, che ha inventato questo tipo di gioco urbano nei primi anni duemila.
  • hanno lanciato il loro gioco, Firstlaif, a novembre 2010, dopo un anno dalla vittoria.
  • Firstlaif trae un’ispirazione molto evidente da CriticalCity. Confrontate il video di presentazione di Firstlaif con quello di CC prima versione (fine 2007); confrontate le piattaforme in generale: alle istruzioni di CC corrispondono le sfide di Firstlaif, alle esecuzioni le missioni, ai nodi le officine.
  • dopo un mese, sulla piattaforma erano state realizzate 16 missioni (fonte)
  • sempre nel primo mese di attività, a fronte di una comunicazione “limitata a un bannerino sulla Repubblica Bari”, si sono registrati alla piattaforma oltre mille utenti (fonte: l’articolo di prima). Questa cifra va probabilmente presa con un bel paio di pinze: al momento in cui scrivo (31/12/2010, 10:45 CET+8) l’intera prima pagina è occupata da utenti con nomi come pwyfvc63, ibhw1dzk, afbty6ic2f eccetera. Queste non sono persone, ma spambot, cioè programmi che infiltrano le reti sociali con l’obiettivo di mettere messaggi pubblicitari su viagra, allungamento del pene, farmaci senza ricetta e tutto il solito repertorio della peggiore Internet. Mi sono passato i primi 100 utenti e quelli con dei nomi realistici sono in tutto sei.
  • è costato alla Regione Puglia 335.000 euro (fonte: accesso agli atti da parte di Focus)
  • Insomma, è chiaro che la Regione ha fatto una scelta infelice. Non ho motivo di pensare che i funzionari responsabili siano stupidi o malintenzionati (al contrario, conosco alcune persone dello staff di Bollenti Spiriti e ne ho grande stima, come ho detto qui). Credo che il problema sia piuttosto tecnologico-legale: gli enti pubblici sono obbligati a usare una tecnologia specifica per scegliere i propri fornitori (anche quelli di giochi urbani), e questa tecnologia è la gara. Si tratta di una procedura di evidenza pubblica in cui un soggetto, volendo comprare un certo bene o servizio, descrive in un documento le caratteristiche di ciò che vuole comprare, il prezzo massimo che è disposto a pagare e i criteri in base al quale valuterà le proposte pervenute. Alla scadenza del bando, una commissione indipendente di esperti valuta le offerte e sceglie quella vincitrice. Questa procedura è pensata per essere efficiente (permette il confronto tra più proposte), meritocratica (stabilisce dei criteri chiari su cui è possibile misurare le proposte concorrenti) e imparziale (tutto è alla luce del sole, e tutte le proposte seguono lo stesso iter).

    Nonostante questi pregi, le gare non risolvono tutti i problemi. La valutazione dei progetti pubblici (in particolare quella ex ante) è una cosa molto difficile. Questo crea un’asimmetria informativa strutturale che affligge soprattutto i progetti immateriali: per definizione, il fornitore è molto più preparato dell’amministrazione cliente sull’oggetto della fornitura, e quindi non è affatto semplice capire quando un contratto è vantaggioso e quando non lo è. Il fatto è che la gara, in quanto procedura, rappresenta lo stato dell’arte, ma quello del diciannovesimo secolo. Funziona bene per forniture di beni e servizi ben definiti, serviti da fornitori in concorrenza tra loro, e che avvengono in un contesto statico. Banalizzando, va benissimo per comprare la carta igienica, ma lascia a desiderare se vuoi fare investimenti strategici. L’appalto per il famigerato portale Italia.it, il progetto pubblico fallimentare per antonomasia, è stato assegnato con una regolare gara.

    Quando noi abbiamo bisogno di capire chi, nel mondo, è esperto di una certa cosa e potrebbe probabilmente darci una mano nel trattarla facciamo una cosa molto semplice: chiediamo agli amici, e a Google. Per chi, come me, ha coltivato una discreta rete di relazioni basta spesso scrivere su Twitter o Facebook una domanda, anche molto specifica (“ciao a tutti, conoscete un bravo matematico dei grafi che capisca di misure alternative di centralità dei nodi in una rete?”) per ricevere qualche pista da seguire nel giro di pochi minuti, o al massimo poche ore. Le piste consistono in genere di links, che portano ad una pubblicazione o al curriculum di persone con quella specializzazione. Se sembrano promettenti, gli si può scrivere, e loro possono offrirsi direttamente di risolvere il nostro problema o indicarci colleghi più adatti di loro. Questo modo di procedere usa reti di competenze per filtrare l’informazione; il fatto che lo usiamo tutti i giorni è un buon indicatore della sua efficacia. Non credo che manchi sul piano dell’accountability; l’accountability dovrebbe essere verso il risultato, non la procedura. La trasparenza di quei risultati aiuta i migliori fornitori a costruire reputazione, attraverso la quale riceveranno, in futuro, più incarichi.

    La gara pubblica fa parte dell’arsenale della burocrazia weberiana, essa stessa una straordinaria innovazione che, però, è arrivata all’obsolescenza. Proporrei (di fatto l’ho già proposto, in Wikicrazia) di ripensare le forme dell’amministrazione pubblica: in tempi di risorse limitate mi sembra abbia senso dotarsi dei migliori strumenti di scelta disponibili. CriticalCity Upload è semplicemente migliore di Firstlaif, e uno strumento che porta a scegliere la seconda sulla prima non è un buono strumento.

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10 pensieri su “Contro le gare d’appalto

  1. osimod

    I couldnt agree more. We need to appy peer review and reputation to procurement, as to innovation funding – see my blog entry http://egov20.wordpress.com/2009/04/20/extending-the-peertopatent-model-to-other-fields-of-government/

    In the US, reputation can be used to assess proposals, e.g. in t – see this book by Lucio Picci www2.dse.unibo.it/picci/rebag-publicworks.pdf

    In theory, civil servants in Europe cannot take into account CV and reputation as an award criteria, only as a selection criteria. The main reason behind this is that the EU is afraid that Member States only give the award to their national “friends”. But it turns out that “sterilizing” and formalizing the process is not effective in the end.

    One problem is that there are far too few people who do what you did in this post – monitor and make government accountable for their choices.

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  2. francesco baruffi

    sono d’accordo con Te Alberto..io però nel mio piccolo sono convinto di una cosa: un buon amministratore sa piegare le regole e se vede che le regole non perseguono l’obiettivo per cui sono state create deve riuscire a farlo rendendole coerenti ai fini a cui sono preposte….non è un discorso teoricamente valido ma operativamente utile 😉 …..

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  3. gianni bi gud

    condivido il ragionamento. Ma provo ad aggiungere dei punti.
    La burocrazia è uno strumento, vecchio certo, ma piuttosto pervasivo e alquanto complicato da smontare d’amblèe. Un pò come le automobili, che tutti vorremmo eliminare avvertendole ormai come catene, ma nn abbiamo ancora ben chiaro su quale mezzo porteremo in giro la nostra libertà priva di autoveicoli. E allora non è una cattiva idea ragionare su vetture sempre migliori, ecologiche, a basso consumo ed impatto, con alimentazioni alternative, ecc ecc. Tutto questo lo si può fare e lo si fa impadrondndosi sempre più a fondo e sempre meglio della tecnologia dell’autoveicolo e forzandola all’obiettivo di orientarla secondo la nostra visione. Cosa voglio dire: oggi, in Puglia come altrove, il pubblico può confrontarsi con l’obiettivo dell’innovazione solo se ha una conoscenza estrema della burocrazia e una capacità di piegarla, con sforzo anche creativo, alla propria voltontà.
    (obiettivo innovazione, come obiettivo ambiente; e per esempio su questo tema è illuminante il bellissimo libro di Edward O. Wilson “Anthill”)
    Il privato, e non è certo questo confronto che per primo o più chiaramente ce lo segnala, ha se vuole il passo più lungo e veloce.
    Il pubblico ha la zavorra della burocrazia come linguaggio, codice, eccessivamente complesso. E’ come se il privato disponesse di una lingua capace di fargli esprimere ogni pensiero di suo interesse a 5 anni, e invece il pubblico dispone di un linguaggio molto più complesso che solo ad età più adulte è capace di sviluppare una piena capacità di traduzione del pensiero in sintassi verbale. Tanto per dire.. inglese vs. sanscrito.
    Tuttavia la lingua del pubblico differisce in un punto sostanziale da quella del privato. Il privato ha necessità di esprimere solo i concetti che a lui interessano. Il pubblico ha necessità di esprimere ogni cosa in un unico codice, valido per se come per tutti.
    La sfida del pubblico, per quanto grave, noiosa, affatto divertente, è quella di possedere a pieno la capacità di elaborare ogni proprio pensiero secondo sintassi che fanno riferimento al proprio codice.
    Parentesi: nei sistemi legislativi e giurisprudenziali che derivano dal diritto romano (tipo quello italiano), questi codici sono contemporaneamente più complicati e più rigidi; nei sistemi anglosassoni lo sono molto di meno.
    La stessa Regione Puglia, circa alcune sue iniziative innovative, ha potuto realizzarle solo a mezzo di preventiva costruzione di sintassi normative adatte a sostenere le azioni che voleva intraprendere. Penso a molto lavoro legislativo su paesaggio e territorio, alla legge sulla trasparenza, alla legge sullo sport. Altre volte ha fatto simili tentativi, ma ha dovuto verificare di averli fatti in modo non corretto (vedi recenti sentenze di corte costituzionale..).
    Ma oltre alla regione Puglia, in ambiti territoriali di diversa scala, sono molti ad aver immaginato nuove forme, o nuove combinazioni di vecchie forme burocratiche, che poi sono state capaci di reggere processi innovativi.
    Torno indietro.
    Alberto sostiene che CC è meglio di Firstlaif. E’ assolutamente evidente.
    Alberto sostiene che la burocrazia, e nello specifico l’istituto della gara d’appalto, è un apparato vecchio ed inefficace. Oggi e ancora di più domani. Assolutamente evidente anche questo.
    Grazie a queste due evidenze Alberto sostiene che il secondo punto è causa del primo.
    Mi sembra un’estrapolazione fatta con un eccesso di semplificazione.
    Io invece credo che la burocrazia può certamente essere condizione necessaria, ma non sempre sufficiente, a far fallire i processi pubblici di innovazione.
    La capacità, come dicevo, di maneggiarla con piena padronanza, e perchè no, con rivoluzionaria creatività, è un fattore che potrebbe bastare a stravolgere la presunta consequenzialità cartesiana del ragionamento di Alberto.
    Tornando al caso CC-Firstlaif, evidentemente il bando è stato fatto con una non sufficiente chiarezza degli strumenti burocratici a disposizione rispetto allo scopo che ci si era prefissati. Tant’è che, come detto, hanno avuto più dimestichezza con lo strumento i candidati che non magari chi il bando l’ha scritto e/o chi ha fatto la valutazione. E ha prevalso alla fine una compagine di navigati fornitori, rispetto ad un giovane manipolo di innovatori (di idee, ma nn ancora di strumenti completi e compiuti per supportarle).
    Questo stesso schema, per altro, e rimanendo in Puglia, va purtroppo applicato d altri esiti di medio periodo su azioni come Laboratori Urbani, o PIRP..

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  4. Alberto Autore articolo

    @Francesco: hai ragione, ovviamente. Ma perché uno deve costruirsi uno strumento farraginoso e poi imparare ad aggirarlo? Non è più semplice costruirsi uno strumento che funziona?
    @Gianni: c’è un punto su cui non siamo d’accordo. I funzionari pugliesi – almeno quelli che conosco io – sono perfettamente in grado di capire che CC è meglio di Firstlaif. Non riescono a fare la scelta migliore per se stessi e per i cittadini pugliesi – io credo – perché ingabbiati da regole astratte che invece non riescono a fare questa distinzione. Dunque le regole, pensate per aiutare l’amministrazione a prendere decisioni migliori, finiscono per ostacolarla invece che aiutarla!

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  5. serge

    L’articolo è molto interessante.

    Dovremmo anche chiederci il perchè la cordata di CC non sia riuscita a vincere questa gara, nonostante ci fossero tutte le premesse (tecniche, esperenziali e curriculari) per vincerla, considerato anche che in questa gara il punteggio relativo al prezzo aveva un peso molto basso.
    In gare di questo tipo, l’offerta tecnica dovrebbe garantire il successo del migliore (tecnicamente).
    Quindi davvero contava la validità dell’offerta tecnica. E quindi mi chiedo, e vi chiedo, CC ha presentato il miglior progetto, oppure, fidandosi (troppo) del proprio peso di esperienza e curriculum rispetto all’oggetto della gara, non lo ha fatto? Il mercato richiede anche questo. Per fortuna aggiungo.

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  6. Antonio

    Mi chiamo Antonio Ulloa e sono l’amministratore unico di Grifo multimedia, azienda capofila dell’Associazione Temporanea d’Imprese (ATI) che sta realizzando FirstLaif(FL)
    Premetto che sto rispondendo a titolo personale e che ho esitato molto prima di intervenire in questa discussione. Non è mia intenzione alimentare polemiche ma credo sia giusto fare delle precisazioni e provare a confrontarsi costruttivamente sulle rispettive esperienze e posizioni.

    1) Le capacità e la qualificazione delle aziende in ATI
    Non è simpatico mettere in dubbio le capacità/qualificazioni altrui, soprattutto quando non si hanno elementi conoscitivi di dettaglio sulle organizzazioni citate e sul contesto competitivo richiamato nella discussione.

    E’ vero, l’azienda che rappresento ha come core business l’e-learning e il knowledge management ma è altrettanto vero che nell’ambito delle nostre attività (avviate nel 1997, in seguito a uno spin off del parco scientifico e tecnologico Tecnopolis) abbiamo realizzato molteplici giochi educativi (serious game)on line e off line e che da (quando esistiamo) partecipiamo costantemente ad attività di ricerca e sviluppo a livello europeo, nazionale e regionale affrontando – fra gli altri – temi connessi all’educazione non formale e al social learning (aspetti richiamati nel bando di gara della regione puglia). Correva l’anno 1999 quando abbiamo realizzato un gioco interattivo per la Soprintendenza per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici della Puglia: “L’arcana iscrizione”, una caccia al tesoro nel tempo e nello spazio per stimolare i ragazzi a esplorare e conoscere 5 tra i più bei castelli della Puglia. Fra il 1999 e il 2001, nell’ambito di un progetto europeo, in collaborazione con l’editore tedesco KLETT Verlag abbiamo sviluppato “ Alla ricerca dei Mambo Kings”: un’avventura multimediale interattiva per imparare le basi della musica. Nel 2000 abbiamo realizzato AVVENTURA NELL’INTERGROUND, un gioco multimediale interattivo concepito con l’obiettivo di promuovere la diffusione, tra studenti e docenti, del concetto di intercultura, inteso come confronto e dialogo tra culture e identità diverse. Fra 2000 e 2001, nell’ambito di un progetto di ricerca, abbiamo realizzato “NEOLITICO”: gioco storico sviluppato in collaborazione con l’Associazione Culturale Historia Ludens e l’Istituto di Didattica della Storia dell’Università di Bari. Neolitico affronta il tema della trasformazione del genere umano, dalla vita nomade di predatori alla vita stanziale di agricoltori fino all’organizzazione sociale complessa di una città. Nel 2005, in collaborazione con il DISCUM – Dipartimento di Scienze Umane, Territorio, Beni culturali, Civiltà letterarie, Formazione dell’Università di Foggia., abbiamo prodotto “ITER”, un gioco didattico (multilingua) on line sul viaggio al tempo degli antichi Romani. Il suo scopo è di far conoscere le Strade Romane, utilizzando il “gioco” come metafora. Quindi ritengo che si possa affermare che la mia azienda capisca almeno qualcosa di giochi interattivi.

    Le altre due organizzazioni (NOVA e TOM) in ATI detengono esperienze e competenze di primo livello nel campo della comunicazione e dell’animazione territoriale: le altre due importanti aree di lavoro (giustamente) richieste dal bando di gara della regione puglia.
    In particolare NOVA è un consorzio nazionale di cooperative sociali e onlus che dal 1998, per iniziativa di alcune importanti realtà del Terzo Settore italiano, promuove lo sviluppo di pratiche di innovazione sociale. Tom è un’impresa di comunicazione che si è contraddistinta per l’adozione di una serie di pratiche innovative soprattutto nel campo del marketing non convenzionale.

    2)Le gare pubbliche
    Secondo me su questo tema si potrebbe parlare per giorni…..E’ indubbio che lo strumento (pur farraginoso, complicato e spesso poco efficiente) assicura in genere trasparenza negli atti amministrativi della PA e favorisce la competizione nel mercato. Non credo che nessuno di noi preferisca procedure di procurement poco chiare da parte della PA e un mercato bloccato da posizioni dominanti e monopolistiche.
    D’altro canto noi siamo una micro-impresa e sappiamo quanto difficile sia competere nelle gare pubbliche soprattutto quando c’è bisogno di confrontarsi con requisiti di partecipazione di carattere economico finanziario che impongono soglie di ingresso difficili da superare. E in questo contesto (benchè siano state introdotte norme di ulteriore apertura, quali l’avvalimento) una piccola azienda ha ancora enormi difficoltà ad accreditarsi rispetto alle medie e grandi imprese.
    Per quanto attiene alla specifica gara, ho un paio di osservazioni da fare. I criteri di valutazione davano ben 90 punti all’offerta tecnica (che è già una condizione estremamente positiva per chi punta ad avvalorare la qualità della fornitura. La predominanza di punteggio per la componente tecnica non è affatto ricorrente nelle gare pubbliche dove si tende a dare un peso importante alla componente prezzo). Dei 90 punti solo 15 ( e sono già tanti) erano assegnati alle esperienze pregresse dei fornitori, il resto dei punti erano assegnati giustamente a diversi aspetti del progetto da realizzare. Insomma, la qualificazione dei fornitori non è mai l’unico criterio di valutazione, la gara si gioca (è il caso di dire) soprattutto sulla proposta progettuale (offerta tecnica). In questo caso specifico la regione chiedeva di elaborare un progetto che riuscisse a comprendere in modo sinergico e convincente lo sviluppo di una piattaforma, un piano di comunicazione e azioni di animazione territoriale.
    In definitiva, capisco che molte delle osservazioni che hanno originato questa discussione traggono origine dalla delusione di non aver vinto una gara in cui si partiva in “pole position” , ma posso dirvi che a noi è capitato diverse volte di arrivare secondi nelle gare (lo so, non è piacevole !!) ma quando abbiamo fatto accesso agli atti, quasi sempre, per onestà intellettuale abbiamo compreso le ragioni della “sconfitta”.

    Un altro aspetto che non è stato considerato nella discussione sulle gare pubbliche e nel confronto fra CC e FL è quello legato alla difficoltà intrinseca di gestire un processo di fornitura (soprattutto di servizi) verso un’amministrazione pubblica. Voglio dire: realizzare un progetto in maniera più o meno autonoma, non è paragonabile a realizzare un progetto per un’amministrazione pubblica. In quest’ultimo caso bisogna mettere in conto di dover affrontare una serie di vincoli di ordine procedurale, operativo e politico che finiscono spesso per incidere – in termini di efficienza e tempi – sui piani di lavoro del fornitore.

    3) CC e FL
    Veniamo al confronto fra CC e First Laif (FL). Quando abbiamo partecipato alla gara, noi non sapevamo (ovviamente) che CC fosse fra i partecipanti alla gara. Nella nostra offerta tecnica noi abbiamo scritto a chiare lettere che CC era un’esperienza di riferimento (ciò dovrebbe essere evidente a coloro i quali hanno fatto accesso agli atti )ed era altrettanto chiaro che il ns. progetto teneva conto di quell’esperienza e di quel modello. Non ho nessun problema ad ammetterlo.
    Detto questo, è utile però cominciare a riconoscere che le 2 esperienze presentano – secondo me – una serie di differenze nell’origine, nelle finalità, nei contesti, nei modelli di gioco e nelle tecnologie . Quindi se confrontiamo CC e FL solo per il numero di missioni e di iscritti rischiamo di operare un confronto poco coerente e molto superficiale. A proposito, i dati quantitativi di FL – richiamati in questo blog – si riferiscono a dicembre 2010, oggi la situazione in FL è migliorata. E’ ovvio che noi abbiamo avuto bisogno di tempo e abbiamo affrontato una serie di difficoltà nello sviluppare e mettere a punto la piattaforma in corso d’opera. Lo sviluppo della piattaforma era fra l’altro un’attività espressamente prevista dalla gara. Per non essere ulteriormente lungo in questo mio contributo, fra le varie differenze fra CC e FL, mi soffermo al momento a richiamare soprattutto la scelta della piattaforma tecnologica FL che è basata sull’engine di social networking ELGG. Premiato nel 2008 come miglior engine open source di social networking, ELGG ha una vasta comunità internazionale di utilizzatori ed in particolare è stato utilizzato da prestigiose università ed enti pubblici in tutto il mondo (fra cui Unesco, la Banca Mondiale, il governo britannico, il governo australiano, il governo canadese, la Nasa, l’università di Harvard, di Stanford, di Lille,….). ELGG è stato da noi opportunamente personalizzato e sviluppato per implementare il modello di gioco FL. Credo che la scelta di una tecnologia Open Source sia strategica per questo progetto poiché garantisce condizioni di libertà e di condivisione dei risultati finali soprattutto se questi devono essere gestiti in prospettiva da un ente pubblico. D’altro canto viene assicurata anche l’evoluzione tecnologica di base grazie ai contributi della comunità degli sviluppatori.

    Ovviamente sono di parte, ma per tutte le motivazione di cui sopra credo fermamente che la Regione Puglia non ha fatto una “scelta infelice” nel selezionare la nostra ATI. Portate pazienza…tiriamo le somme fra qualche settimana.

    Vorrei terminare questa mia riflessione, facendo presente che non mi sento in verità particolarmente attratto da un mero confronto fra CC e FL, piuttosto mi interessa il confronto finalizzato a condividere le buone prassi e le lezioni apprese. Sono interessato a una valutazione dell’esperienza FL nel contesto di riferimento e a tutto ciò che può migliorare l’utilizzo dei social game, come elementi d’innovazione delle strategie di attuazione delle politiche giovanili. Su questo tema sono a disposizione per ulteriori confronti e discussioni.

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    1. Alberto Autore articolo

      @Antonio: grazie per la precisazione. Circa il punto 1, prendo atto del vostro percorso, ma continuo a credere che, chiedendo alla comunità di gaming europea, il gruppo di CriticalCity goda di una reputazione assai superiore a quella delle aziende della vostra cordata. Sicuramente Google la pensa così. Circa il punto 2, con questo post intendo proprio proporre che un concetto di trasparenza appoggiata ex post sui risultati, non ex ante sulla procedura. Questa non è, ovviamente, una critica né a voi né alla Regione Puglia, che alle procedure è vincolata, ma semmai al legislatore italiano.

      Quanto ai risultati – appunto – aspettiamo qualche settimana, ci mancherebbe. Va anche bene valutare FirstLaif e CriticalCity Upload su parametri diversi da quelli che ho riportato qui, che erano gli unici confrontabili. Se ci proponi dei parametri diversi e ci dai i valori di FirstLaif mi impegno a chiedere al gruppo di CriticalCity di fornire i propri dati, così possiamo confrontarli. Fino a che non lo fai, confermo il mio parere: CCU è molto, molto meglio di FL, costa la metà ed è partita in meno di metà del tempo. Spero che la mia onestà intellettuale non sia in discussione. 😀

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  7. gianni bi gud

    che le regole (direi tutte, lo prendo come principio generale) siano perfettibili, è un fatto. Ma un funzionario nella gran maggioranza dei casi ha direttamente la facoltà di costruire bandi (che sono leggi speciali), e di essere quindi lui ha dettare le regole..
    Non ho nemmeno il più minimo dubbio che i funzionari della regione (credo di conoscere gli stessi che conosci tu) sappiano distinguere CC da first laif.
    Il punto è che, per tempo, non sono riusciti a dotarsi di strumenti perchè la loro visione a priori, e la loro capacità di discernimento a posteriori, trovassero coerenza e conferma nel momento intermedio (e dirimente) della costruzione del bando e della valutazione delle proposte.
    Ma il fatto che loro, in questo specifico caso, non ci siano riusciti, non stabilisce secondo me che l’impresa sia impossibile in assoluto.
    Il problema ritorna quindi al più utile (e creativo..) utilizzo delle regole. Diversamente l’alternativa qual’è? Anarchia amministrativa, indipendenza legislativa dei funzionari? Il tema è iteressantissimo e certamente si presta a letture critiche… Ma dobbiamo prima di ogni cosa individuare il terreno entro il quale pensiamo di poter trovare delle soluzioni. Ad oggi l’unico terreno è quello della normativa corrente, e la mia sensazione è che la differenza la fa la capacità di sapercisi muovere, anche con buone dosi di immaginazione

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    1. Alberto Autore articolo

      Beh è chiaro che dalla normativa non si scappa. Fino a che è quella, è quella. Ma la normativa si può cambiare, e oggi abbiamo un’alternativa: quella della valutazione emergente via peer recognition (a cui ci rivolgiamo quando chiediamo pareri in rete). Un aspetto interessante di questo tipo di valutazione è che può essere resa algoritmica: PageRank fa proprio questo. Il post non serve a buttare la croce addosso al singolo funzionario, ma a proporre che i funzionari e i cittadini si facciano sentire, dicendo a voce alta che il meccanismo del bando andrebbe ridisegnato.

      Poi, certo. Il singolo funzionario interpreta, cerca “policy hacks” e scappatoie varie per cercare di essere più efficace a sistema dato. Ma è faticoso, dispersivo e in ultima analisi poco trasparente.

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      1. Az

        Ciao, hai appena ricevuto un messaggio privato su Facebook, buona lettura…Lo troverai interessante, credo… 🙄

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