Wikicrazia goes to Reggio Emilia

AGGIORNAMENTO 1 NOVEMBRE: uno dei miei due discussant si è preso l’influenza. Con gli amici dell’università di Modena e Reggio Emilia abbiamo deciso di rinviare l’incontro per avere un dibattito al massimo dell’energia. Probabilmente rinviamo a martedì 23 novembre, stessa ora, stesso posto, comunque vi tengo aggiornati sia qui che sull’evento Facebook.

Dopo la piacevolissima serata di Bologna, martedì 2 novembre sarò a Reggio Emilia per un’altra presentazione di Wikicrazia. Niente libreria, questa volta: a ospitarmi sarà l’Università, che ha un ciclo di seminari che si chiama “Percorsi della Comunicazione Scientifica”. Sarà un test interessante per il libro, perché a discuterlo e criticarlo, se pure affettuosamente, ci saranno due amici cari e molto intelligenti, che mi vogliono troppo bene per farmi sconti: Tommaso Fabbri e David Lane (il secondo è anche coautore della prefazione collettiva. Per chi volesse venirmi a trovare, l’appuntamento è alla Mediateca di viale Allegri 9 alle 16.30.

Colgo l’occasione per ringraziare Doriano Rabotti del Quotidiano Nazionale, che mercoledì scorso ha dedicato a Wikicrazia la prima pagina dell’inserto culturale del Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Mi hanno sistemato tra Barack Obama e Julian Assange, mica male!

ottobre 31, 2010     Alberto     Wikicrazia     2 comments

La lunga marcia di Wikicrazia

Wikicrazia: indice analitico visivo

Quasi tutti i giorni ricevo telefonate o mail riguardo a Wikicrazia. Gente che vuole comprare il libro, o partecipare a una presentazione, o organizzarne una, o semplicemente chiede informazioni. E io che credevo di avere finito il lavoro con la consegna del manoscritto all’editore! Mi sono accorto che lo stile comunicativo movimentista di Ottavio, basato su Facebook, è molto efficace per costruire comunità, ma non per organizzare l’informazione. È difficile estrarre le cose che ci interessano dal diluvio di messaggi in bacheca, eventi e pagine.

Così, con santa pazienza e una copia di HTML/CSS for Dummies sulla scrivania, ho montato una sezione del blog dedicata al libro. Ho riorganizzato i contenuti che avevo già e ne ho aggiunti di nuovi, compreso un calendario delle presentazioni. Ho registrato il dominio wikicrazia.it, e l’ho settato in modo che punti alla home page di questa sezione. Mi impegno a tenerla aggiornata con le presentazioni, le notizie eccetera, quindi da oggi questo è il nuovo punto di ingresso per tutto quanto fa Wikicrazia. Enjoy.

ottobre 28, 2010     Alberto     Wikicrazia     1 comment

Wikicrazia goes to Bologna

È un po’ come essere in tour: si prepara un borsone o uno zainetto, a seconda di quanto durerà la trasferta, si ripassa mentalmente lo spettacolo, e si parte. Solo che in questo caso lo spettacolo non è un concerto, ma la presentazione di Wikicrazia. Dopo il rodaggio di Milano e Barcellona, mercoledì 27 ottobre sarò a Bologna per una chiacchierata sulle politiche pubbliche al tempo della rete. Mi ospita la Libreria Trame, in pieno centro (via Goito 2c), fondata e diretta dalla mia vecchia e cara amica Nicoletta Maldini. Sono molto contento, perché tra i 50 partecipanti alla fase aperta di scrittura del libro ci sono diversi bolognesi, e si preannuncia una bella discussione. Ho già deciso che farò un’introduzione al libro da 10-15 minuti e poi farò io domande al pubblico, invece che viceversa. :-)

il programma è questo:

  • martedì 28 alle 12.00 sono ospite di Pigreco Party su Radio Città del Capo (in collegamento telefonico).
  • mercoledì alle 18.30 presentazione a Trame.
  • a seguire ci prendiamo l’aperitivo con chi c’è

Siete tutti invitati, bolognesi e no! Informazioni su altre presentazioni si trovano qui.

AGGIORNAMENTO: la presentazione è stata inserita tra gli eventi di BolognaIN, la comunità bolognese di Linkedin, e del TagBoLab del wikicratico Michele D’Alena.

ottobre 25, 2010     Alberto     Wikicrazia     1 comment

Il domatore di reti sociali: il mio Ph.D. all’università di Alicante

Ho iniziato il 2010 con il proposito di studiare l’economia della complessità. Nel mio lavoro di consulente sulle politiche pubbliche mi trovo a dovere risolvere problemi che l’economia che ho studiato all’università non riesce neppure a descrivere, non parliamo poi di risolverli. L’approccio delle scienze della complessità – un curioso miscuglio molto interdisciplinare di biologia, informatica, un po’ di neuroscienze e vari altri ingredienti minori, dalla statistica all’archeologia, con la matematica a tenere insieme il tutto – potrebbe avere qualche risposta.

Beh, pare proprio che avrò parecchie occasioni di studiare queste cose. A partire dall’anno accademico 2010-2011 sono infatti uno studente di dottorato in economia quantitativa all’università spagnola di Alicante. Il mio supervisore sarà David Lane, che fa parte dello Science Board del leggendario Istituto di Santa Fe, e se tutto va bene discuterò la tesi nell’autunno 2012. L’argomento della tesi è piuttosto pratico: voglio capire come usare le reti sociali per eseguire dei compiti. Le reti, non le persone che le compongono.

Il problema è molto più aggrovigliato di quanto sembra. Abbiamo sempre detto che le dinamiche sociali sono emergenti. La maggior parte degli oggetti interessanti nella società, dal sistema di Common Law alle culture e perfino alla criminalità organizzata, sono sistemi adattivi complessi, e il loro comportamento è imprevedibile a lungo termine. Non è questione di raffinare i modelli previsionali: secondo questo tipo di scienza, è imprevedibile in linea di principio.

D’altra parte io ho teorizzato (in Wikicrazia) e provato a mettere in pratica (in Kublai e altrove) l’idea di imbrigliare l’intelligenza collettiva per migliorare le politiche pubbliche e, in definitiva, il mondo in cui viviamo. Come conciliare l’imprevedibilità delle reti sociali con la direzionalità che le politiche pubbliche richiedono? Vorrei esplorare l’idea che sia possibile, attraverso scelte di progettazione e la somministrazione di stimoli adeguati, addestrare le reti sociali, come se fossero dei grandi animali; e sfruttare la loro capacità di elaborare l’informazione, che è molto più che umana, per fare vivere meglio gli umani. Questo vuol dire innanzitutto comprenderne la struttura matematica, e cercare di influenzarla; è quello che abbiamo cominciato a fare insieme a Ruggero Rossi, anche lui studente ad Alicante. Comunque sia, ritorno a scuola: a 44 anni, è davvero un lusso e un avventura meravigliosa. Grazie davvero a Giovanni Ponti, il direttore del programma di dottorato, per avermi conferito di nuovo il titolo accademico più importante e prestigioso: quello di studente.

ottobre 18, 2010     Alberto     complexity economics     6 comments

Una nuova sfida: con il Consiglio d’Europa per l’innovazione sociale

Da qualche settimana ho l’onore di fare parte di un advisory group del Consiglio d’Europa. Si chiama “Creazione di posti di lavoro di qualità attraverso le reti” (dove le reti in questione sono sociali, non telematiche), e fa riferimento alla Divisione Ricerca e Sviluppo sulla Coesione Sociale. È un gruppo davvero interessante: alcuni dei componenti rappresentano governi nazionali (per esempio quelli tedesco, austriaco e norvegese) o enti locali (come il County Council Northumberland in UK, o il Comune di Getafe in Spagna); altri, completamente diversi, rappresentano reti quasi pirata che si adoperano per cambiare il mondo. C’è la Transition Network (nata in UK, ma ormai globale) , che tenta di aumentare l’autosufficienza alimentare, energetica e culturale delle comunità locali; c’è l’italiana Solidarete, che lavora per internazionalizzare le imprese sociali; ci sono i laconici e immaginosi ingegneri dell’Aeroe Energy and Environment Office, che riescono a generare localmente il 40% del fabbisogno energetico di una piccola isola danese. Le esperienze italiane sono le più numerose! Per una volta siamo all’avanguardia di qualcosa di importante. Io lavorerò soprattutto con Jean-Louis Laville, studioso dell’economia sociale tradotto in molte lingue, tra cui l’italiano.

Lavoreremo soprattutto sull’innovazione sociale, e di quali politiche possono aiutarla a svilupparsi. Sento che questo è un tema centrale: stanno emergendo nuovi soggetti che sanno muoversi sul mercato, ma usano il loro agire economico per obiettivi collettivi o addirittura sistemici. Questa è una novità che potrebbe avere conseguenze di portata vastissima in un’economia che, grazie alla collaborazione di massa abilitata da Internet, sta diventando sempre più efficace nella produzione di beni pubblici. Jean-Louis e io abbiamo l’incarico di cercare di capire come integrare questo tema nelle politiche mainstream; e questo pone il problema di come fanno i governi a imparare cose nuove, a integrare temi nuovi, e in definitiva a cambiare strada. Magari lo sapessi! Per ora ho la testa piena di domande, e forse una proposta per dove andare a cercare qualche brandello di risposte. Qui sopra ci sono le slides della mia presentazione del 4 ottobre.

ottobre 14, 2010     Alberto     complexity economics, industrie creative e sviluppo     5 comments

Wikicrazia in vendita su Facebook: storie dall’economia ricablata

L’avventura di Wikicrazia continua: siamo entrati nella fase in cui me ne vado in giro per il mondo a raccontare il libro. Ho tenuto la prima presentazione alla Social Media Week Milano (un estratto è nel video qui sopra, con tanto di colonna sonora dei Modena City Ramblers; c’è anche un resoconto su Wired), e la seconda al Personal Democracy Forum Europe a Barcellona. Saremo a Bologna il 27 ottobre (info), a Senigallia il 20 novembre e abbiamo già ricevuto parecchie altre richieste, che man mano andremo confermando. Non mi aspettavo tanto calore da parte di wikicratici e semplici lettori! Grazie davvero a tutti quelli che ci stanno sostenendo e aiutando in questo percorso.

Nel frattempo ho scoperto una cosa divertente. Il mio editore, Ottavio Navarra, è un utente forte di Facebook (ha oltre quattromila amici, e ha dovuto creare una pagina personale per evitare che Zuckerberg gli cancellasse l’account). Nelle settimane che il libro ci metterà a percorrere il circuito distributivo e arrivare alle librerie, Ottavio ha messo in vendita il libro sia dal sito che su Facebook. La vendita su Facebook funziona così: si manda un messaggio a Ottavio da qui, dicendo che si vuole il libro e indicando un indirizzo. La casa editrice spedisce il libro (accollandosi anche le spese di spedizione) insieme a un bollettino di conto corrente postale o per un bonifico, prima di ricevere il pagamento. E come fa a garantirsi che la gente non si tenga il libro e non paghi? Semplice: non si garantisce. Si fida. Ottavio non è preoccupato “Sono quasi tutti miei amici su Facebook” mi ha detto. E infatti pagano tutti. Un lettore ci ha addirittura scritto che “Il regalo più bello in quel pacco era la fiducia”.

Traduco nel linguaggio degli economisti: le transazioni di mercato non sono più anonime. Facebook e gli altri social network rendono molto più semplici e veloci gli effetti reputazione; commettere una scorrettezza naturalmente è ancora possibile, ma il colpevole perderà istantaneamente di credibilità. Dovrà ricostruire una nuova identità digitale con un altro nome, e questo non è nè semplice nè veloce: per i 15 euro del libro non ne vale la pena.

L’economia sta cambiando molto più in fretta di quanto noi economisti riusciamo a cambiare il nostro modo di pensare. E non va bene per niente, perché rischiamo di fare più male che bene consigliando ricette pensate per sistemi economici del tutto diversi. Bisognerà pensarci.

ottobre 11, 2010     Alberto     complexity economics, Wikicrazia     2 comments

I cugini americani: il dono di PDF Europe

Sono appena tornato dal PDF Europe. PDF Europe è uno spinoff del Personal Democracy Forum, una conferenza che si occupa di come Internet possa migliorare la democrazia (cioè la politica) e il governo (cioè le politiche). Il PDF originale si tiene a New York dal 2004; lo spinoff europeo è appunto a Barcellona dal 2009. Ho avuto l’onore di essere invitato come speaker a entrambe le edizioni; credo di poter dire di conoscerlo bene.

PDF Europe è il figlio legittimo della cultura di condivisione della conoscenza e creazione di comunità di Internet. Come la conferenza madre, è stata creata dall’imprenditore americano Andrew Rasiej, un pioniere della rete che ha abbastanza influenza da reclutare i più innovativi e influenti esperti del mondo digitale: Clay Shirky, danah boyd, Howard Rheingold, per esempio. E gratis. Appena la conferenza di New York cominciava a prendere piede, Andrew e il suo braccio destro Micah Sifry hanno creato una succursale europea, e sono ripartiti da zero.

Ci sono molti convegni su Internet e tecnologia su questa sponda dell’Oceano atlantico, ma PDF Europe è unico. Per prima cosa, non è dominato dall’industria: le grandi imprese high tech ci sono (Google è uno sponsor importante), ma stanno attente a non rubare la scena agli attivisti e ai funzionari pubblici che sono la vera spina dorsale della community di PDF. Non si sente molto parlare di branding o di marketing: quest’anno l’intervento più gettonato è stato quello di Marko Rakar, un blogger croato che ha svelato la frode elettorale endemica nel suo paese con una base dati recuperata in modo fortunoso, un occhio attento e il suo blog (è stato perfino arrestato). L’anno scorso, il fondatore di Wikileaks Julian Assange ci diceva che no, quando è in Europa non gli sembra di essere in pericolo di vita – in Africa è un’altra storia. Con tutto il rispetto, trovo questi usi di Internet molto più interessanti del branding e del marketing.

In secondo luogo, PDF Europe incarna ciò che amo di più della cultura americana. Se ci pensate è stupefacente: c’è un gruppo di americani che lavorano molto duro, volontariamente o per compensi piuttosto bassi (anzi, scommetto che Andrew per ora è in perdita) per dare a noi europei un luogo di incontro comune per parlare di e-democracy e e-government. È come se ci dicessero, coraggio, ragazzi! Potete e dovreste creare un movimento continentale per migliorare la democrazia e il governo. Aspettate, vi diamo una mano noi, vediamo come si può fare. Mi sembra una cosa americana quanto le stelle-e-striscie: idealismo, più atteggiamento costruttivo, più un vero senso di fratellanza con il Vecchio Continente. È come quelle storie di zii d’America da tempo persi di vista che improvvisamente ricompaiono, e portano regali. Mi fa vergognare un po’ di quanto noi europei possiamo essere ossessionati da differenze insignificanti, e così perdere di vista il nostro percorso comune.

Quindi, che tu sia un attivista o un funzionario pubblico, se stai provando a migliorare la tua democrazia con Internet ti consiglio con tutto il cuore di andare al prossimo PDF a conoscere queste persone. Loro credono davvero in noi. Il minimo che possiamo fare in cambio è credere un po’ in noi stessi.

ottobre 7, 2010     Alberto     e-government 2.0     comment

Spaghetti open data: aggiornamento

CC marie-II su Flickr.com

In questi giorni sono in viaggio per varie cose che un giorno vi racconterò. Però ci tengo a dare un aggiornamento veloce sull’operazione Spaghetti open data, a cui molti di voi hanno generosamente contribuito con link, volontariato e buoni consigli.

  1. Abbiamo raccolto qualche decina di links, e ci stiamo ponendo il problema della forma in cui metterli a disposizione. Per tirare le fila si è più o meno offerto volontario il prode Matteo Brunati: se avete tempo passate dal suo blog per ringraziarlo. Scrivo più o meno perché l’ho fortemente e pubblicamente incoraggiato a offrirsi, spero di non avere esagerato ma mi pare di no.
  2. A questo punto Spaghetti open data è diventato una specie di gruppo, e a tirare avanti con le email e i “rispondi a tutti” non ce la facevamo più. Abbiamo creato una mailing list e spostato la discussione lì. Ovviamente è aperta a tutti.
  3. Nel frattempo una persona che fa parte di questo gruppo, Laura Tagle, ha deciso di rendere disponibili “in un solo punto del web tutte le valutazioni della politica regionale che le Amministrazioni hanno negli anni pubblicato”. Mi piace pensare che sia stata un po’ ispirata anche dal clima di trasparenza di SOD. Laura coordina il Sistema nazionale di valutazione: anche lei merita un incoraggiamento, no? La trovate su su Twitter.

A breve spero di potere annunciare la sospirata pagina di links. Ancora un po’ di pazienza..

ottobre 4, 2010     Alberto     e-government 2.0     1 comment

   


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