Wikicrazia: il codice sorgente (settimana 4)

Tra pochi giorni chiuderò la fase collaborativa di Wikicrazia. Oggi rileggevo gli ultimi commenti arrivati (sono tanti e sono rimasto un po’ indietro nel rispondere) e pensavo che ormai questo blog ospita una specie di codice sorgente del libro che finirò di scrivere in luglio. Oltre alla bozza che ha innescato il processo, trovate qui una grande ricchezza di contributi alla discussione offerti da oltre venti wikicratici, e che partono da punti di vista diversissimi tra loro: funzionari pubblici, studiosi, cittadini interessati, giornalisti, esperti di tecnologie, italiani e non italiani. Ciò che trovate già ora sulle pagine di questo blog è in un certo senso più ricco di quanto non sarà il libro nella sua versione finale. Congratulazioni, wikicratici: abbiamo dato vita insieme a una discussione di livello stellare. Se ne esiste da qualche parte del mondo una più ricca e articolata su questo argomento, io non l’ho mai trovata. Sono particolarmente orgoglioso del fatto che non c’è l’ombra di un flame, a volte abbiamo dissentito ma tutti sono stati educatissimi.

A partire da questo materiale, ognuno può ricostruire una propria versione di Wikicrazia, magari proprio usando i commenti per mettere fortemente in discussione la tesi centrale del libro! Io, per conto mio, mi assumo volentieri la responsabilità di compilare questo codice sorgente in una mia sintesi, il libro che uscirà a settembre. Rifletterà i tantissimi spunti che i wikicratici mi hanno suggerito e le ulteriori idee che sono venute a me nel corso del processo, e quindi sarà più articolato della bozza che trovate online. Ma la discussione è servita a confermarmi che le politiche pubbliche wiki, al netto delle ingenuità e dei problemi irrisolti, sono proprio una bella idea.

Aspetto gli ultimissimi commenti, poi posto un resoconto finale, passo e chiudo. Wikicratici, ad maiora!

giugno 28, 2010     Alberto     Wikicrazia     4 comments

Riprendiamoci la tecnologia: Arduino in Toscana

Pare che da bambino io non fossi molto manuale. Nonostante mi divertissi molto con Lego, Meccano, modellini Airfix, piccolo chimico etc. gli adulti responsabili della mia formazione erano del parere che io fossi un inguaribile acchiappanuvole, poco concreto, maldestro. E così sono diventato un economista e musicista: due lavori diversi, la stessa inettitudine pratica. Se una macchina del tempo mi trasportasse nel quindicesimo secolo e incontrassi Leonardo Da Vinci, farei la stessa figura di Massimo Troisi e Roberto Benigni in “Non ci resta che piangere”, che non sanno spiegare al grande inventore nulla delle tecnologie che usano tutti i giorni (hat tip: Tito).

Non so voi, ma io ho deciso di cambiare il mio rapporto con la tecnologia. Credo sia successo quando alcuni amici scandinavi mi hanno parlato di un corso in cui gli studenti di una scuola d’arte a Stoccolma, senza nessun background tecnico, si impegnavano in progetti tecnologicamente piuttosto sofisticati, senza ansia da prestazione ma anzi divertendosi. Studenti d’arte? Posso farcela anch’io. E voglio provarci.

Il pippone sulla nuova rivoluzione industriale, le tecnologie permissive etc. etc. ve lo faccio un’altra volta. Con Kublai e la regione Toscana siamo riusciti a organizzare un ciclo di tre incontri sulla prototipazione rapida con Arduino: è l’ora del breadboard, forse perfino del saldatore. A guidare la truppa ci saranno tre supergeek, Costantino Bongiorno, Cristian “Megabug” Maglie e l’inventore stesso di Arduino, Massimo Banzi. Non si spende niente. Gli incontri sono a Pontedera il 29 giugno e 5 luglio e Prato il 14 luglio. Altre info qui. Se ce la faccio io ce la fanno tutti.

giugno 25, 2010     Alberto     industrie creative e sviluppo     1 comment

Sostiene Paul Johnston

Paul Johnston dirige The Connected Republic, l’iniziativa di Cisco sul settore pubblico: abbiamo collaborato alla dichiarazione aperta sui servizi pubblici europei. Qualche giorno fa ci siamo fatti una lunga chiacchierata su Wikicrazia, che lui sta leggendo via Google Translate. Mi ha molto incoraggiato ad andare avanti, ma mi ha anche fatto due osservazioni:

  • in UK non sarebbe mai successo. Nel capitolo 4 racconto Visioni Urbane, e scrivo che il problema è evitare che vengano aperti centri culturali che poi restano vuoti perché è difficile trovare, nei bilanci pubblici, i fondi per coprirne i costi di gestione. Paul trasecola: ma come, ma la gente di lì non si ribella? I giornali non mettono in croce i responsabili di decisioni che sprecano il denaro pubblico? Beh, in realtà mi risulta che anche nel Regno Unito sono stati fatti investimenti importanti in Arts Centers che poi, a lavori finiti, sono risultati non avere un business plan difendibile: un esempio è The Public a West Bromwich, costato 65 milioni di sterline (oltre venti volte Visioni Urbane!) e definito dopo l’inaugurazione debito pubblico o addirittura monumento all’idiozia. Però l’osservazione di Paul solleva un problema: ci sono pezzi di Wikicrazia che hanno senso solo nel contesto italiano?
  • il governo wiki non scala, perché si basa su competenze di costruzione di comunità dal basso e connessione tra mondi diversi che sono rare e quasi invisibili alla ricerca. Secondo Paul, la fondazione di Peer-to-Patent è difficile da immaginare senza Beth Noveck (blogger ed esperta di tecnologia da un lato, insegnante di diritto dei brevetti dall’altro); così quella di Kublai (capitolo 5) senza di me (musicista da un lato, economista dall’altro). Secondo me questo non è vero, se si considera la dimensione tempo: è probabilmente vero che tre anni fa c’era bisogno di uno come me per immaginare Kublai, ma oggi, secondo me, la community ha 150 utenti esperti e animatori di una comunità online. Di questi, una decina sarebbero probabilmente in grado di usare la loro esperienza Kublai per lanciare una loro community (alcuni l’hanno già fatto). Nella mia esperienza i progetti 2.0 producono gente che li sa abitare – e, in prospettiva, generarne altri a partire dall’esperienza fatta. Se il numero di fondatori potenziali si moltiplica per dieci in tre anni (due a partire dal lancio), è un bello scalare. :-)

giugno 24, 2010     Alberto     Wikicrazia     4 comments

Wikicrazia, settimana 3: la prospettiva si allarga

bethnoveck screenshot

La terza settimana di lavoro collettivo su Wikicrazia mi ha portato 26 commenti, che arrivano a 116 in totale (per chi ha tenuto il conto e non si ritrova con i 98 della settimana scorsa, mi sono accorto che ne avevo contati 8 in più nella settimana 1!). E che commenti! Tra i wikicratici più attivi della settimana, Francesco Silvestri di Eco&Eco, Giulio Quaggiotto della Banca Mondiale (scrive sul Private Sector Development blog, ne parlo nel Capitolo 8), l’ amico Simone De Battisti e la mia vecchia amica e socia Anna Natali, oggi al Nucleo di valutazione delle politiche pubbliche della Regione Emilia Romagna. Sono orgoglioso di avere amici così intelligenti: i commenti sono così penetranti che sono rimasto un po’ indietro nelle risposte.

Questa settimana è stata anche un momento di allargamento della discussione ad alcuni amici e colleghi non italiani. Nell’immagine qui sopra vedete l’account Twitter di Beth Noveck, che dirige il progetto OpenGov dell’amministrazione Obama (parlo di lei nel capitolo 7); ho fatto una chiacchierata telefonica con Paul Johnston di The Connected Republic, su cui vi riferirò in un post a parte. Purtroppo devono leggere con Google Translate, che non è proprio il massimo.

Per l’ultima settimana, se avete ancora voglia di giocare, vi consiglierei i capitoli dal 4 in poi, e in particolare il capitolo 12, in cui provo a disegnare un ruolo strategico per le autorità pubbliche nel mondo molto veloce e connesso che sta emergendo. I primi due capitoli hanno già più di venti commenti ciascuno!

giugno 22, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

CriticalCity e il venture capital: la versione dell’azienda

Contrordine compagni ospita un intervento di Augusto Pirovano, CEO di CriticalCity, a proposito del difficile rapporto tra l’azienda e gli investitori di venture capital nel corso del 2009. Uno di questi investitori, Marco Magnocavallo, ha raccontato la propria versione dei fatti in questa discussione su FriendFeed. Ringrazio sia Marco che Augusto per avere condiviso le rispettive storie, e rimango convinto che la verità si cerchi nella conversazione e nel confronto. – Alberto

Poichè dal post di Alberto sull’esperienza di CriticalCity con il mondo del venture capital è nata una discussione che ci chiama in causa, riteniamo opportuno fornire una nostra ricostruzione dei fatti  legati alla nostra vittoria di TechGarage 2009.

Tutto inizia il 7 maggio 2009 con una chiamata di Lisa Di Sevo di dPixel che ci invita a partecipare a Roma in occasione di TechGarage 2009 fra le 10 startup finaliste.   Ben consapevoli che CriticalCity non è un progetto for-profit, noi non avremmo mai pensato di partecipare ed esplicitiamo a Lisa le nostre perplessità sull’opportunità della cosa.  Lei ci rassicura del fatto che dPixel conosce bene la natura no-profit del nostro progetto, ma nonostante questo, ci tiene che un’idea come CC sia presente a TechGarage, un’occasione interessante anche per noi dove incontrare fondazioni internazionali potenzialmente interessate a finanziare il nostro progetto.

Il 21 maggio 2009 presentiamo CriticalCity alla Luiss davanti ad un nutrito pubblico di investitori, VC e giornalisti di settore. Nelle slide e a voce dico molto chiaramente che CriticalCity è un progetto sociale che non cerca il profitto ma solo una sostenibilità economica e che per partire stiamo cercando la copertura del primo anno di attività sotto forma di un finanziamento a fondo perduto da parte di fondazioni bancarie, fondazioni culturali e filantropi privati.  L’ultima slide esplicita la cifra dello startup grant che stiamo cercando: 100.000 €.

Dei 3 premi messi in palio – premio della giuria, premio Wired e premio del pubblico – vinciamo tutto…e non solo.  Al termine della premiazione c’è un fuori programma di Marco Magnocavallo, amministratore delegato di Blogo.it, che pubblicamente offre le prime tre quote di 10.000 € che ci servono per partire e trova fra i presenti altri 7 disposti a offrire una quota da 10k consentendoci di arrivare alla soglia dei 100.000 €.

Noi ci mettiamo un po’ a capire quello che è successo, ma al termine della kermesse ci vediamo in disparte con Marco e chiediamo “ma siamo sicuri che avranno capito che non si tratta di un investimento?”.  Marco ci rassicura dicendoci che, nella peggiore delle ipotesi in cui qualcuno dovesse tirarsi indietro, ne troveremo qualcun altro disposto a sostituirlo.  Appuntamento a Milano la settimana successiva per approfondire i dettagli.

A Milano ci vediamo e – giustamente – ci viene chiesto di preparare una documentazione corposa: un piano operativo a 6 mesi, un piano finanziario a 2 anni, una esplicitazione della struttura organizzativa, una presentazione dell’assetto societario.

Due precisazioni. Primo: CriticalCity, già da diversi mesi era entrato dentro Focus, una cooperativa sociale con sede a Sesto San Giovanni.  Questo, ovviamente, non piace particolarmente ai VC che ci invitano a creare una srl ad hoc. Noi ci ragioniamo ma riteniamo da un lato che non sarebbe coerente con la natura prettamente sociale di CriticalCity e d’altro canto non sarebbe nemmeno possibile visto che avevamo già partecipato ad alcuni bandi come Focus. Secondo: il budget complessivo di progetto sui 24 mesi è ovviamente superiore ai 100K. 100 K sono solo la cifra che ci consente di partire con lo sviluppo della  nuova piattaforma e di coprire i primi mesi di lavoro.

Lavoriamo per quasi due mesi, in contatto costante con Marco che si occupava di rappresentare gli altri 6 venture capital.

Il 10 luglio veniamo invitati al VC Hub, un meeting a porte chiuse della comunità dei venture capitalist italiani. Qui, di fronte a molti dei presenti al TechGarage, presentiamo ancora una volta CriticalCity come progetto sociale no-profit, scatenando un piccolo putiferio.  Ci viene chiesto “ma perché vi ostinate a rifiutare il capitale privato?”  “Davvero credete che il mondo del venture sia Il Male?”.   Noi ovviamente non lo crediamo, ma siamo abbastanza convinti che un investimento privato non sia coerente con il nostro progetto. Sempre in quell’occasione, in un momento di pausa , Lorenzo Franchini, uno degli investitori in questione, ci dice chiaramente – pensando di interpretare le intenzioni anche degli altri – che loro non intendono in nessun modo offrirci le quote come finanziamento a fondo perduto.  Se vogliamo creare una srl sono interessati ad entrare nel capitale, altrimenti non se ne fa niente.

Il giovedì successivo , il 16 luglio 2009, abbastanza scossi per gli ultimi sviluppi, incontriamo Marco.  Questa sarà l’ultima volta. Gli presentiamo tutta la documentazione che abbiamo preparato e vogliamo capire se almeno lui è ancora disposto ad offrire le sue quote come contributo a fondo perduto. Marco in quell’occasione ci dice chiaramente che, dopo aver esaminato a fondo il progetto, non è convinto che CriticalCity sia un progetto “sociale”.  Le missioni che proponiamo sono di intrattenimento. Secondo lui CriticalCity è essenzialmente un iniziativa di entertainment, solo con qualche sfumatura sociale.  Quindi ci propone di farlo diventare un progetto puramente ludico all’interno di una srl e in quel caso è disposto a offrire le sue quote come capitale di rischio.  Altrimenti è ancora disposto a offrire le sue quote come erogazione liberale, ma a patto che trasformiamo CriticalCity in un puro progetto sociale con missioni del tipo “pulisci il parchetto” (parole sue).

Dopo quest’ultima batosta, siamo veramente in difficoltà, ormai abbiamo davanti l’estate, abbiamo esaurito tutte le nostre riserve societarie (e personali) e abbiamo impiegato gli ultimi due mesi per dedicarci pienamente alle richieste dei VC, accantonando la pratica già pronta per partecipare al bando di Fondazione Cariplo.

A quel punto è vero, per qualche giorno abbiamo avuto qualche tentennamento.   Fare una Srl e accettare di ribaltare completamente lo spirito di CriticalCity accogliendo l’entrata dei VC, oppure resistere ad oltranza ancora per altri (quanti?) mesi, ricercando la possibilità di sviluppare il progetto senza doverne snaturare lo spirito originario….

Oggi, col senno di poi, siamo felici di aver scelto la strada più difficile.

giugno 21, 2010     Augusto     industrie creative e sviluppo     12 comments

La lunga marcia di CriticalCity (e alcune considerazioni di sistema)

Il progetto CriticalCity è molto vicino al mio cuore: incubato in Kublai, vincitore del Kublai Award 2009, ho l’onore di servire nel suo advisory board. Dunque sono stato felicissimo quando il CEO Augusto Pirovano mi ha dato la bella notizia: Fondazione Cariplo ha accettato di finanziare il suo progetto Upload, la “versione aumentata” di CriticalCity, concepita dai ragazzi l’anno scorso in una lunga sessione di lavoro con il gruppo di SF0 a San Francisco. Il progetto vale 300mila euro su due anni; la Fondazione lo cofinanzia al 70%. Per ora ha stanziato il contributo per la prima annualità (110mila euro); sembra disposta a erogare i rimanenti 90mila l’anno prossimo, se la performance del progetto sarà soddisfacente. Si tratta del finanziamento maggiore deciso in questa tornata.

Consumati i festeggiamenti, mi resta da fare alcune considerazioni sull’ambiente in cui CriticalCity – come qualunque nuova idea di impresa – è riuscita a compiere il difficile passaggio da idea a impresa.

Primo. Il percorso è troppo lungo. CriticalCity è in pista da tre anni e mezzo; ha iniziato il percorso di Kublai un anno e nove mesi fa; ha messo a punto l’idea di Upload da un anno. In tutto questo tempo, naturalmente, il progetto non ha prodotto un euro di ricavi, ed è stata molto forte la tentazione di buttare tutto alle ortiche e mettersi a cercare un lavoro qualsiasi. I ragazzi sono stremati: hanno tenuto duro, ma questo non era scontato. Fare un’impresa richiede sacrifici, siamo d’accordo, ma per la società non è un bene che questi sacrifici siano così tanti.

Secondo. Il processo di selezione dei progetti della Fondazione Cariplo è efficiente e trasparente, strutturato in modo da attirare molti buoni progetti ed elevarne la qualità in itinere, senza burocratismi inutili. Quando scade il bando? Non scade, quando sei pronto ci mandi il progetto, ogni qualche mese ci riuniamo e valutiamo i progetti che sono arrivati nel frattempo. Quanto sono grandi i progetti che finanziate? I progetti sono tutti diversi, quello che vogliamo vedere è congruità tra le attività da finanziare, gli obiettivi e il budget. Ah, e non buttarti a scrivere cinquanta pagine: mandaci una pagina e mezzo per email, poi ti chiamiamo noi, fissiamo un appuntamento e ti diamo qualche indicazione per aggiustare il tiro (Augusto è stato chiamato il giorno stesso in cui ha inviato il preprogetto di Upload!). Mi risulta che il modello di valutazione Cariplo sia considerato il più avanzato in Italia, e che la Fondazione per il Sud lo stia studiando per adattarlo al proprio mandato.

Terzo. Non bisogna sopravvalutare il ruolo del venture capital in un sistema per l’innovazione. Naturalmente il venture capital ci vuole e come. Solo che non è adatto a tutte le idee innovative, ma solo a quelle in grado di generare profitti in un orizzonte breve o medio – il che purtroppo esclude molte idee veramente visionarie e generative di ecosistemi, come Internet stessa che infatti è un progetto governativo. Nel percorso di CriticalCity il venture capital italiano ha giocato un ruolo – mi dispiace dirlo – peggio che inutile. Non tanto perché non vi abbiano investito: anzi, hanno fatto bene, perché avrebbero dovuto investire in un progetto not for profit? E del resto, Augusto e compagni, molto consapevoli che CC è un’idea profondamente non profit, non glie l’hanno neppure chiesto. Il problema è stato piuttosto che a TechGarage 2009 diversi VC nostrani si sono impegnati pubblicamente a finanziare CC anche a fondo perduto. Molto pubblicamente: vi consiglio il video, davvero impressionante.

Nòva 24 ci fece la prima pagina, con i Critical sorridenti. A quel punto, però, il percorso si è fatto poco chiaro: sì, vi finanziamo a prescindere, però fate una srl, facciamo non profit ma lasciamoci aperta la porta al for profit. Nel frattempo preparate un piano finanziario, riscrivete il business plan, non ci siamo ancora…

Questo ha generato confusione e fatto perdere molto tempo ai ragazzi: nell’autunno del 2009, come era prevedibile, si è capito che non è il mestiere dei VC investire in progetti non profit, e non è sicuramente il loro mestiere lavorare direttamente sul cuore delle idee di impresa, che devono invece essere espressione degli imprenditori. Uno a uno, i VC hanno ritirato il loro sostegno a CriticalCity. Purtroppo di questo passaggio i media e i blogger che si occupano di innovazione non hanno parlato: e invece è importante, perchè è una storia istruttiva per i creativi e gli imprenditori che hanno un’idea nel cuore, e per i VC stessi. La sua morale è che non tutti i canali di finanziamento vanno bene per tutti i progetti, e che il mondo delle startup, al di là della retorica, non serve a fare innovazione, ma serve a fare soldi in fretta attraverso l’innovazione. Che va benissimo, ma è diverso.

giugno 18, 2010     Alberto     industrie creative e sviluppo     8 comments

Settimana 2: domande fondamentali (e i Simpsons)

Siamo a metà percorso: due settimane trascorse da quando la bozza di Wikicrazia è online, ancora due prima di ritirarsi a scrivere la versione finale. In questa seconda settimana ho ricevuto altri 49 commenti (98 sulle due settimane); di questi, 37 sono stati sui capitoli veri e propri, 12 sulle pagine accessorie o i post di accompagnamento (nella prima settimana i numeri corrispondenti erano 33 e 16). Le persone che hanno lasciato commenti di merito sui capitoli del libro sono 18 (vedi la Hall of Fame); quasi tutte hanno commentato più di un capitolo, e infatti ormai ci sono commenti su tutti i capitoli tranne il 3 (che in effetti è molto breve, c’è poco da commentare) e il 12. Grazie di nuovo!

La mia impressione della settimana 2 è che il dibattito si sia approfondito molto.

  1. Alla voce “controllo dei fatti” è arrivato un contributo davvero utile: il team Rossella Tarantino-Ida Leone ha scovato l’accordo di programma quadro (APQ) che dava il via alla costruzione del collegamento ferroviario Matera-Ferrandina: è uno degli esempi per che faccio nel capitolo 1. E’ un accordo molto “inclusivo” e interistituzionale, visto che coinvolge la Regione, due ministeri e FS spa, ma questo non gli ha impedito di fallire: a oggi, Matera non è collegata alla rete ferroviaria. Altro contributo confortante è quello di Max Selvaggi, che approva la mia versione della storia di Visioni Urbane al capitolo 4. Federico, invece (bravo!), scova un mio errore nel capitolo 8.
  2. Alla voce “storie istruttive da aggiungere al libro” Giulio Quaggiotto propone un controesempio che faccia da contraltare a Italia.it: il caso di The Rewired State, davvero impressionante per efficienza. Anche Federico propone storie (recenti) di trasparenza per rimpolpare il capitolo 6; ma forse l’aneddoto più divertente è quello riportato da Francesco Silvestri, e che riguarda l’allenatore Fabio Capello. Monumentale!
  3. Ma la voce più calda della settimana è senz’altro quella della sfida sui concetti fondamentali. Molto del fuoco si concentra sul capitolo 2: Luca mi chiede di approfondire l’argomentazione “l’intelligenza collettiva esiste”, invece di limitarmi a citare Shirky; Tito e Tommaso non sono molto convinti che l’interazione in rete facciano emergere il meglio di ciò che i partecipanti alla rete, collettivamente, sanno. Ma c’è molto altro. Al capitolo 1, Susanna mi ricorda che i decisori locali sono in difficoltà per le politiche draconiane di tagli del governo; al 7, Francesco Silvestri ha dei dubbi che l’apertura eccessiva possa spianare la strada ai troll; al 10, Tommaso fa una critica ancora più radicale: si chiede se abbia senso parlare di wikicrazia: wiki va bene, ma se poi si deve esercitare un potere, un’azione sul mondo la burocrazia weberiana è davvero superabile? Io, naturalmente, provo a rispondere.
  4. Il bilancio della settimana è straordinariamente positivo. Ho un sacco di idee per migliorare il libro: una “burocrazia aumentata” à la Licklider per il capitolo 10; Bart e Lisa Simpson per il capitolo 9, e molte altre cose che poi vi dirò. Avanti così.

giugno 14, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

Lisa vs. Bart: perché le politiche wiki NON sono necessariamente antidemocratiche

David Osimo è andato al Forum PA per tenere una lectio magistralis sull’e-government 2.0. Ha avuto forse il podio in assoluto più prestigioso per parlare alla pubblica amministrazione italiana, a meno di diventare ministro della funzione pubblica. Nonostante il successo della sua presentazione, non è soddisfatto: tutti sembrano essere d’accordo che le politiche wiki sono una strada promettente, ma poi nessuno si muove per realizzarle davvero. Inoltre, ha sensazione che le iniziative wiki esistenti (più o meno quelle che io racconto nel mio libro) siano troppo elitarie: progettate, dice lui riprendendo il New York Times, per Lisa Simpson invece che per Bart. David è un po’ deluso.

Forse ha ragione sull’immobilismo cronico delle pubbliche amministrazioni europee, il suo punto di osservazione è migliore del mio. Quanto al carattere elitario della Wikicrazia beh, ha ragione, ma secondo me questo è positivo. Funziona così: in ambienti orientati in modo appropriato (cioè dove vengono condivisi e rinforzati i valori della discussione razionale allargata e della meritocrazia: questo è decisivo), gli strumenti Internet filtrano i contributi migliori e li portano all’attenzione generale. Lisa Simpson diventa rapidamente una star della comunità. A Bart la produzione di contenuti di qualità riesce difficile, quindi i suoi contributi vengono normalmente ignorati. La differenza di qualità risulta amplificata molto dal continuo riprendere e rilinkare i contributi di Lisa, per cui l’ambiente Internet non tende ad avvicinare il prestigio del fratello a quello della sorella; al contrario, lo lascia ancora più indietro. Peer-to-Patent, Evoke o Kublai sono reti in cui quasi tutta l’azione sta in quell’uno o due per cento di nodi fortemente connessi. Lo spiego meglio  nel capitolo 9.

Perché lo trovo positivo? Perché, se l’accesso al sistema è libero e agevolato (e anche questo è decisivo: ne parlo nel capitolo 11), e se il sistema è meritocratico, gli strumenti e-government 2.0 sono sia più efficaci che più equi della partecipazione “vecchio stile”. E per la stessa ragione: e cioè che l’élite che selezionano non è la solita cricca di notabili, ma è emergente: un’élite basata sul merito, in cui Lisa assume il ruolo guida che le spetta di diritto, invece di essere condannata alle crociate solitarie mentre Mr. Burns gestisce Springfield a modo suo. Quanto a Bart, la porta deve restare aperta anche per lui; ma intanto che sia Lisa, invece che Mr. Burns, a guidare il sistema è un bel miglioramento.

giugno 9, 2010     Alberto     e-government 2.0, Wikicrazia     3 comments

Settimana 1: chi sono i wikicratici e di cosa stanno discutendo

A una settimana dal lancio dell’operazione “finiamo insieme Wikicrazia” sono grato e stupito dell’attenzione ricevuta. I commenti sono già 49; gli iscritti alla pagina Facebook aperta martedì da Ottavio hanno raggiunto, al momento in cui scrivo, quota 549. Ma, cosa ben più importante dei numeri, è la qualità dei contributi a essere alta, tanto che mi stanno venendo tantissime idee per migliorare e modificare il libro. Ecco quelli che trovo più stimolanti: ve li segnalo perché magari vi interessa dire la vostra. Nel frattempo, il meno che posso fare è aggiungere il nome di chi commenta alla Hall of fame dei wikicratici.

  • Nel capitolo 1, Rosaria Toro e Francesca Covatta hanno trovato un’errore ciascuna, proponendo anche delle correzioni. Le accetto con gratitudine. Quello di Rosaria poi non è un refuso, ma proprio un’imprecisione fattuale in un esempio, il classico errore che toglie credibilità a un’argomentazione. La stessa cosa fanno Giampiero Marchesi e Maria Cristina Di Luca nel capitolo 5. Salvato in corner! ;-)
  • Nel capitolo 2 (e in generale nel lobro) io sostengo che l’intelligenza collettiva di molte persone connesse da Internet può essere una soluzione alla crisi di attenzione che affligge le politiche pubbliche. Luca Galli sostiene che non è poi così scontato che questa intelligenza collettiva ci sia, e cosa sia, e propone alcune letture da riprendere. Ne segue una discussione che trovate qui.
  • Altri wikicratici propongono degli esempi. Nel capitolo 4 Massimo Micucci racconta alcuni esempi di “lobby dal basso” per premere sulle politiche; nel capitolo 5 Augusto propone un link a una straordinaria storia (vera) dell’era di Internet, in cui centinaia di sconosciuti si uniscono per aiutare una ragazza recentemente immigrata in America dalla Russia, e che rischia di finire in un brutto giro. Mi viene voglia di includerla nel libro, voi che ne dite?
  • Nel capitolo 5 Federico Bo propone una sintesi della sua esperienza di kublaiano, e cerca di spiegare cosa lo spinge a regalare tempo di lavoro ad aiutare altri membri della community a progettare. Molto utile e istruttivo, un esempio di come le communities vitali continuino a sorprenderti anche quando credi di conoscerle bene!
  • Nel capitolo 11 faccio un esempio per sottolineare il pericolo che la discussione in rete degeneri nell’intolleranza reciproca tra “popolo della rete” e “tutti gli altri”, ma David Osimo non lo trova chiaro. Dice che finisco per criticare entrambe le parti, e non mi faccio capire. Qualcuno di voi avrebbe voglia di darmi un parere, e magari mi propone un altro modo di dire la stessa cosa? La discussione è qui.

Avanti così, e grazie!

giugno 7, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

La carica dei wikicratici

Grazie, grazie, grazie! La discussione su Wikicrazia è partita molto meglio delle mie migliori aspettative. Nonostante il ponte del 2 giugno, in quattro giorni ho contato 27 commenti sulle pagine del libro (per ora ci sono commenti ai capitoli 1, 2, 4, 5, 9 e 11, più alcuni sulle pagine “di servizio”); quasi 500 iscritti alla pagina su Facebook creata da Ottavio, l’editore 2.0; le visite e (soprattutto) le pageviews di Contrordine Compagni sono triplicate. Ho ricevuto almeno 30 email (alcune anche “di peso”, ve ne parlerò in seguito) che si complimentano per l’iniziativa e mi promettono di contribuire. Ma la cosa più importante è che molti dei commenti sono di livello davvero alto, e aprono problemi importanti. Se continuiamo così, sono sicuro che il vostro apporto farà crescere molto Wikicrazia.

Per parte mia, mi impegno a partecipare alla discussione dando il meglio di me stesso. Mi sono fatto un punto di onore di rispondere a tutti i commenti; a partire da lunedì pubblicherò anche aggiornamenti periodici sulle discussioni più rilevanti. Per stare aggiornati, potete abbonarvi ai feed o iscrivervi alla pagina Facebook.

giugno 4, 2010     Alberto     Wikicrazia     comment

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