Vecchi amici, a quarant’anni

E così, ho passato un fine settimana con Cisco e Giovanni, in una casetta della bassa reggiana assediata da un nebbione impressionante. Abbiamo rievocato i vecchi tempi e ci siamo confrontati su quelli nuovi, abbiamo riso, cucinato (Cisco) e bevuto. E soprattutto abbiamo suonato insieme, cercando l’assetto di un concerto che nasce disarmato e fragile (due chitarre acustiche, una fisarmonica, una voce), e va incontro al mondo con quel poco che ha.

E’ stato bello, dopo oltre dieci anni, provare con Cisco e Gio. I miei vecchi compagni di palco hanno macinato vittorie e sconfitte rimanendo sempre due belle persone, e sono orgoglioso di chiamarli miei amici. E mi è venuto in mente l’Ulisse di Tennyson, in particolare la parte finale. Mi sono permesso di ritradurla perché in rete ho trovato solo la traduzione di Pascoli, bellissima ma dal linguaggio un po’ troppo datato, perfino più di noi. La dedico a Cisco e Gio, e a tutti noi quarantenni che non abbiamo ancora mollato il colpo.

[...] Venite, amici: non è troppo tardi per cercare
Un mondo nuovo. Spingete, state ai remi, e solchiamo
le onde mormoranti; ché ho deciso
Di andare oltre il tramonto, dove svaniscono
Le stelle occidentali, finché muoia.
Può darsi che ci inghiottano gli abissi:
Può darsi che approdiamo alle Isole Felici
E incontriamo, di nuovo, il grande Achille.

Abbiamo perso molto, molto resta; certo,
Non abbiamo più quella forza che a suo tempo
Scuoteva cielo e terra. Ma ciò che siamo, siamo:
La stessa tempra nei cuori degli eroi,
Resi deboli dal tempo e dal destino, ma decisi
A lottare, cercare, trovare, e non arrendersi.

gennaio 28, 2010     Alberto     40 anni, La vita, l'universo e tutto quanto     7 comments

Buoni propositi per il 2010: pubblicare un libro sulle politiche user generated

L’altra cosa che farò nel 2010 è pubblicare un libro. Si chiamerà probabilmente “Wikicrazia” e raccoglierà le esperienze e le riflessioni fatte in questi anni di lavoro sulle politiche user generated. Ho iniziato a scriverlo nell’estate 2009, e ho quasi finito la prima stesura.

Non mi rivolgo solo agli addetti ai lavori, ma a tutte le persone intelligenti che si chiedono come mai le politiche pubbliche sembrano arretrare, perdere di efficacia rispetto al problema di soddisfare i bisogni di una società sempre più complessa. Secondo me il problema può essere visto come un deficit strutturale di capacità di elaborare informazione, e propongo di provare a risolverlo con gli strumenti della collaborazione di massa mediata da internet. Questo significa gestire un paradosso: le reti di persone esprimono una straordinaria capacità di elaborazione, ma per definizione non si possono controllare top-down. Eppure gli obiettivi delle politiche pubbliche, fissati dal processo democratico, sono almeno in parte esogeni alle reti stesse. E’ possibile “convincere” queste reti a incamminarsi in una direzione coerente con gli obiettivi di policy? Io penso di sì. E’ difficile ma si può fare (nel libro provo anche un approccio “how-to”).

Comunque non è più difficile che scrivere un libro, forse la cosa più complicata che abbia mai fatto.

gennaio 25, 2010     Alberto     e-government 2.0, La vita, l'universo e tutto quanto     4 comments

Sapere al popolo: il governo britannico libera i dati

Una buona notizia: sir Tim Berners-Lee ha convinto il governo britannico a mettere i propri dati a disposizione del pubblico (fonte: BBC). E’ online un sito che si chiama data.gov.uk (riferimento ovvio al famoso sito di Obama). Mentre scrivo sono online 2.879 basi dati, ma altri verranno (in effetti, come tutti i governi, anche quello di Sua Maestà sta seduto su una tale massa di dati che neppure i suoi dirigenti sanno esattamente cosa hanno per le mani). Gli sviluppatori sembrano interessati: il sito riporta già 29 applicazioni create a partire da quei dati, inclusa la straordinaria Cyclestreets per chi si sposta in bicicletta. Il sindaco di Londra, Boris Johnson, si accoda. Ha annunciato l’apertura di un “magazzino digitale” che conterrà inizialmente 200 basi dati centrate sulla capitale.

L’impatto di questa mossa è difficile da sopravvalutare. Non solo per la miriade di servizi che diventano possibili, ma anche perché costruisce un luogo dove hackers e funzionari pubblici possono – devono – interagire; e così facendo favorisce il “coming together” di due culture la cui alleanza può essere davvero un potente fattore di modernizzazione e civiltà, come dicevo dopo Wikicrats.

E noi? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Tito, ministeriale digitale e – da qualche tempo – anche blogger…

(Hat tip: Alberto D’Ottavi)

gennaio 22, 2010     Alberto     e-government 2.0     comment

Boostrapping culturale e superpoteri

Un piccolo segno eloquente di una community che cresce: nell’estate 2008, quando Kublai era neonata, abbiamo fatto alcuni video per cercare di comunicare cosa volevamo fare, e in particolare chi sono i creativi, le persone che vogliamo valorizzare. Ci ho lavorato tre mesi. Nonostante collaboratori molto bravi e professionali sul fronte video, alla fine della strada l’unico luogo dove potevamo prendere il modo di raccontare questa storia era la mia testa.

Un anno e mezzo dopo, serviva un altro video. A questo punto la storia da raccontare è dispersa in tante teste invece che concentrata nella mia, quindi abbiamo deciso di lavorare con una specie di iperdelega: una persona della community (Chantal) ha realizzato il video, un’altra (Augusto) le ha fatto il briefing. Il mio lavoro è stato lanciare l’idea, individuare una persona a cui chiedere il primo consiglio, reperire un minimo di risorse e togliermi di mezzo. Il risultato non è Kublai come lo vedo io, ma come lo vedono loro, il che funziona molto meglio per questo tipo di comunicazione! E mi è costato: zero riunioni; una telefonata di due minuti di conferma finale; quattro email, contate. Dal momento in cui abbiamo detto “ehi, facciamo un video!” alla consegna sono passati quattro giorni e mezzo, di cui due e mezzo lavorativi. Sembra di avere i superpoteri! Niente da fare: quando condividi una cultura l’efficienza del sistema aumenta in modo spettacolare, come ha mostrato Annalee Saxenian. E se riusciamo ad imparare il trucco per costruire comunità che condividano una proposta culturale… sarà come avere in giardino la pianta di superarachidi, quelle che trasformano Pippo in Super Pippo. Ta-dah!

gennaio 20, 2010     Alberto     e-government 2.0     comment

Paura e delirio su la Stampa e Nòva

Non leggo quasi più i giornali. E’ un gesto di autodifesa: serve a mettere un cordone sanitario tra il mio cervello e quella specie di allucinazione consensuale à la Matrix che mi arriva dalle cosiddette news. Ogni tanto però qualcosa leggo, un po’ perché ne ho letti due-tre al giorno per buona parte della mia vita (“la preghiera del mattino del laico”, diceva Hegel) e un po’ perché credo sia utile per capire la forma di pazzia da cui tanti sono afflitti.

Questa settimana ero a Torino, e nel mio albergo si trovava La Stampa – che io sono abitutato a pensare come un quotidiano magari compassato, magari provinciale, ma serio, anche troppo. E così – di prima mattina – mi sono trovato la giornata rovinata da un santino di Craxi, finanziatore dei movimenti di liberazione del sud del mondo. Interessante. A me risultava che Craxi e i suoi sono stati protagonisti di un megascandalo con cui i soldi della cooperazione italiana finivano a gente come Mengistu; e poi – fatto non irrilevante – la generosità di Craxi non era finanziata con i suoi soldi, ma con i nostri. Ma con una fonte affidabile come la “lepre marzolina”, come lo chiamava l’Economist – Francesco Cossiga il giornalista professionale Fabio Martini va tranquillo.

Ho provato a rifugiarmi in Nòva (una delle poche pubblicazioni che compro), che ha pubblicato sul numero di giovedì un’intervista a Brian Arthur in occasione dell’uscita del suo nuovo libro in traduzione italiana. Arthur è un pensatore autorevole e propone un’idea controversa: che l’innovazione tecnologica sia un processo analogo all’evoluzione in biologia. Con un soggetto simile, il tono dell’articolo (purtroppo non lo trovo online) era stranamente vacuo, come se fosse più interessato all’hype scientifico più che a presentare in modo equilibrato l’idea proposta nel contesto della discussione scientifica a cui contribuisce. In che cosa consiste esattamente una teoria evolutiva in biologia? Quali sono i suoi meccanismi fondamentali? Quali sono i loro analoghi nell’innovazione tecnologica, e possono funzionare nello stesso modo? Cosa ne pensano i pari di Arthur, le persone con le quali egli discute? Nemmeno un cenno. Casualmente ero con David, che a questo problema ha dato contributi fondamentali; gli mostrato l’articolo e lui ha ricostruito la discussione per noi.

Tra distorsioni (su Craxi) e svuotamenti di significato (su Arthur) sono state letture davvero poco gratificanti. Dopo alcuni anni di quasi totale astinenza dai media mi sembra di avere preso la pillola rossa – come Neo in Matrix – e di essermi svegliato nel mondo reale. Grazie all’organizzazione di Morpheus e della resistenza posso rientrare in Matrix, ma non mi sembra più reale come prima; posso leggere i giornali, ma metterli in discussione mi è diventato istintivo. Li leggo con una distanza critica incomparabilmente superiore al passato: ed è Internet a renderla possibile. Ragione di più per non darla per scontata.

(Tra l’altro, Arthur stesso rimarca la differenza tra la teoria di Darwin e la propria qui.)

gennaio 18, 2010     Alberto     internet     4 comments

Buoni propositi per il 2010: studiare (di più) l’economia della complessità

Volevo e voglio viaggiare di meno, ma l’occasione vale l’eccezione. Eccomi a Torino per seguire il corso di David Lane su quella che lui chiama “innovazione nello spazio agenti-artefatti”. David, non ho difficoltà ad ammetterlo, è uno dei miei eroi. Tanto per dirne una, è stato fin dall’inizio nel programma sull’economia dell’Istituto di Santa Fe, la culla della scienza della complessità e dell’approccio interdisciplinare: anzi, ne è stato uno dei direttori, sostituendo nientemeno che Brian Arthur. Ascoltare una lezione di David è come andare su un otto volante disegnato da un genio sadico: passa con disivoltura dalla modellizzazione del comportamento delle formiche in un formicaio ai metodi di costruzione degli utensili in selce nel neolitico. Io mi aggrappo disperatamente e cerco di non essere sbalzato fuori, e di seguire la lezione fino alla fine.

Sono convinto che l’approccio complexity allo studio dell’economia abbia davvero qualcosa da dire. E’ agilissimo, perché sfrutta strategie di indagine e di modellizzazione prese dalla biologia, dalla fisica, dall’informatica, dalla matematica delle reti, dall’etnografia; e molto rigoroso, perché i suoi campioni tendono ad essere più bravi con la matematica degli economisti tradizionali (che pure sono molto bravi). E studio, nella speranza di capire meglio i fenomeni di emergenza che vedo svolgersi davanti ai miei occhi – l’ultimo, di questi giorni, è l’autoorganizzazione del programma del Kublai Camp 2010. Qualcosa resterà.

gennaio 11, 2010     Alberto     complexity economics     4 comments

Buoni propositi per il 2010: fare un tour con Cisco e Giovanni

Da giovane suonavo in un gruppo, i Modena City Ramblers, che ha avuto un certo successo. E anche una cosa in più: per un breve tempo, nella seconda metà dei ruggenti anni 90 (Stiglitz dixit), è stato una (piccola) band generazionale.

Erano anni interessanti. La gente si arricchiva in borsa con il boom delle dotcom, Mani Pulite spazzava via la prima repubblica e i viaggi aerei a basso costo ci permettevano di visitare luoghi mai visti prima. Era un tempo di ottimismo e di espansione degli spazi di libertà. Era il nostro tempo.

Poi, negli anni 2000 i finanzieri hanno creato e poi fatto scoppiare bolle tossiche; la seconda repubblica è diventata quello che sappiamo; e i viaggi esotici sono venuti associandosi alle perquisizioni negli aeroporti e alla prostituzione infantile. Si costruisce e si lavora ancora, ma senza facili ottimismi, con la guardia alta e parecchie cicatrici; e se si può credere in qualcosa, questo qualcosa sono le persone. Non tutte.

Quasi tutti i fondatori se ne sono andati dai Modena City Ramblers. Io ho lasciato a maggio del 2000.

E nel 2010, Cisco, Giovanni e io torneremo a fare un tour insieme, dopo oltre dieci anni (l’ultimo fu a fine 1999). Non si tratta di una reunion (Cisco è l’unico che fa ancora il musicista di professione, Gio e io facciamo altro e ci sta bene così), e nemmeno di nostalgia, grazie. Abbiamo voglia di tornare a confrontarci con noi stessi, con la nostra generazione e con quelle che sono venute dopo: raccontando la nostra storia, che poi è quella di molti, attraverso le canzoni vecchie e quelle nuove. Senza nasconderci gli errori, e sono tanti, ma con l’orgoglio di non avere mai, mai seguito l’andazzo.

Il concerto si chiamerà “40 anni” in onore di una vecchia canzone e della nostra età attuale (facile). Prime date a febbraio. Non ho ancora nemmeno un sito a cui ridirigervi, state in contatto.

gennaio 7, 2010     Alberto     40 anni, La vita, l'universo e tutto quanto     4 comments

Buoni propositi per il 2010: ridurre i viaggi di lavoro

Anche nel 2009 per lavoro ho viaggiato molto. Troppo. Sto aspettando il secondo rapporto semestrale di Dopplr, ma credo di girare sui 100mila chilometri, con le conseguenze facilmente immaginabili in termini di inquinamento e congestione. La cosa buffa è che questi viaggi, con qualche eccezione, non sono davvero necessari. Le autostrade, le ferrovie e gli aerei trasportano soprattutto informazione (o almeno è così per il traffico passeggeri). Beh, come modo di trasportare informazione l’A3 Salerno-Reggio Calabria, la tangenziale est a Milano e il Freccia Rossa Milano-Roma sono inefficienti in un modo assolutamente spettacolare. E’ un po’ come spingere una barca facendo esplodere dinamite a poppa e lasciandosi trasportare dall’onda d’urto dell’esplosione: funziona (un po’), ma è dannoso, pericoloso e molto, molto rozzo.

Gli esperti di mobilità non hanno ancora capito una cosa assolutamente ovvia: il sostituto dell’auto non è l’auto elettrica o a idrogeno. Non è il trasporto pubblico urbano. E’ internet, che sposta informazione senza spostare atomi (giusto qualche elettrone, che pesa mooolto meno di noi).

Facciamo un patto, nell’interesse del pianeta e della nostra stessa serenità: compriamoci tutti quanti una cuffia con microfono da 20 euro, installiamo Skype e Second Life per quando vogliamo parlarci. Soprattutto, impariamo a coordinarci con i nostri colleghi usando di più la parola scritta – e asincrona – e di meno le chiacchiere, aiutandoci magari con qualche software di project management, e lavoriamo sereni dai nostri uffici nella nuvola. Viaggiamo, certo, ma facciamolo per vedere luoghi nuovi, o per abbracciare una persona amica. E aboliamo, finalmente, una tecnologia sociale davvero obsoleta, e che infatti odiano tutti: la riunione.

gennaio 4, 2010     Alberto     internet, La vita, l'universo e tutto quanto     2 comments

Buoni propositi per il 2010: fare più feste

Grazie all’iniziativa di Nadia, abbiamo passato il capodanno nel modo più normale del mondo: facendo una festa. Dividendo cibo, bevande, musica e conversazione con amici (e amici di amici, che spesso sono la sorpresa più bella). E, sorpresa! Salta fuori che le reti sociali non sono solo quelle a cui si accede passando per un login; e che le parole “community” e “condividere” acquistano spessore e ricchezza di significati quando fai il dj per i tuoi amici con la tua musica preferita invece di limitarti a cliccare sul bottone “Share this!”.

Poi per carità, siamo tutti cittadini del web – basti pensare che, invece di accendere la televisione, abbiamo fatto il countdown mediante un widget installato su questo blog. Quindi, anche nel 2010 ci vediamo nella blogsfera, su Twitter e Facebook, ai vari barcamp etc. etc. Ma sapete una cosa? Faremo più feste. Andremo a trovare gli amici. Passeremo più tempo insieme. Passate quando volete, mi trovate quasi sempre.

(Grazie a Alberto e Federica per la cronaca su Twitter).

gennaio 1, 2010     Alberto     La vita, l'universo e tutto quanto     comment

   


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