Libero wireless in libero Stato

A ottobre Sergio Maistrello, con il solito stile sobrio, ha argomentato in modo convincente contro la proroga (la terza) del decreto Pisanu. Il succo è questo: chiunque offra connettività deve ottenere una licenza dalla Questura, identificare chi vi accede e custodire i dati sul traffico generato, a disposizione delle autorità di sicurezza. Questo non riguarda solo gli operatori commerciali, ma tutti noi: rende illegale, per esempio, tenere aperto il wi-fi di casa.

Il decreto Pisanu viene introdotto nel cosiddetto pacchetto sicurezza del 2005, in un clima influenzato dagli attentati di Londra e Madrid, per una durata di due anni. I governi in carica nel 2007 e nel 2008 l’hanno rinnovato. Investitori, aziende hi-tech e commentatori esperti di tecnologia sono assolutamente concordi nel dire che questa ha costi che non ci possiamo più permettere: inibisce modelli di business basati sulla connettività libera (dal semplice bar in zona universitaria che offre il wi-fi gratis ai propri clienti, ma non ha modo di identificarli e sorvegliarli, ad applicazioni di avanguardia: anche alcuni progettisti di Kublai desidererebbero percorrere questa strada) e approfondisce il digital divide che già ci divide dall’Europa.

MI unisco quindi ai tanti che chiedono che quest’anno il decreto Pisanu venga lasciato scadere. Tra le altre cose, impedisce ai ragazzi come quelli di Ninux di costruire un futuro accettabile per questo paese. (hat tip: Roldano De Persio). Se condividete questa posizione, potete coordinarvi con chi la pensa come noi via il gruppo Facebook e il blog.

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Un pensiero su “Libero wireless in libero Stato

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