Due giorni divertenti (se sopravvivo)

Domattina mi sveglio presto, non a casa mia ma a Matera. Alle 8 ho una presentazione di Kublai all’OECD World Forum. Noi presentiamo da Second Life, e i colleghi del Dipartimento per le politiche di sviluppo partecipano dallo stand del DPS al Forum. Che si trova a Pusan: l’ora indegna serve a collimare con il fuso orario coreano.

Dopo colazione, una breve passeggiata tra i Sassi mi porta a Matera Fablab. Sotto la guida di “Mr. Arduino” Massimo Banzi costruiremo un sistema di regia a distanza per webcam (ci serve per gli spazi laboratorio di Visioni Urbane). Massimo dice che useremo i motori elettrici degli specchietti retrovisori delle auto per muovere le webcam a distanza! Nel pomeriggio mi divido tra Fablab e la sessione sulle industrie creative degli Open Days. Nel frattempo arriva il resto del team di Kublai, e mi sa che ci tocca pure una riunione. Cena ufficiale con tutti-ma-proprio-tutti.

Venerdì sono impegnato in Progetto in un giorno, un laboratorio che mira a condensare il percorso di Kublai in una giornata. E’ la prima volta che ci proviamo, spero e credo che ci divertiremo. Alle 17 finiamo, mi cambio e mi metto a giocare ad A-maze, il gioco urbano inventato dal gruppo di Criticalcityper Matera. E gli altri concorrenti sono avvisati, gioco per vincere!

Tutto si può dire del mio lavoro, ma non che sia noioso. Un giorno devo fare una riflessione seria su cosa stanno diventando le politiche di sviluppo. Se riesco a riprendermi.

October 28, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo     1 comment

This voice is your voice

Da quando esistono, la blogosfera prima e la statusfera poi sono percorse da una certa insoddisfazione per la “vecchia politica”. Immagino che l’idea sia che “noi” – qualunque cosa questo noi voglia dire – siamo meglio. Se fossimo “noi” ad amministrare e rappresentare il paese – o l’economia, o il mondo – faremmo un lavoro migliore.

La Open declaration on European public services ci dà un’ottima occasione di appoggiare un nuovo modo, totalmente figlio della rete, di contribuire al miglioramento della gestione pubblica. E’ partita dal basso, per iniziativa di una piccola tribù globale e molto connessa, il “rowing committee”; si è sviluppata attraverso un processo collaborativo, i cui ingredienti sono 12 (dodici) tools e 55 (cinquantacinque) euro – qui il budget; ed è arrivata a un traguardo importante, quello di dividere le luci della ribalta della conferenza europea di Målmo con la dichiarazione dei ministri competenti.

Cosa vogliamo di più? Per una volta possiamo fare di più che lamentarci. Possiamo andare al mini-sito e firmare la dichiarazione. Ci sono anche le istruzioni per passare parola, che per “noi” – forniti come siamo di account Twitter e Facebook – sarà semplice e naturale come condividere con i nostri cari quale hit di Sanremo anni 80 siamo.

David, Paul e Nadia ci rappresenteranno a Målmo. I ministri hanno dietro le spalle legittimità, apparati e potere. Loro hanno soltanto le nostre voci. Che siano tante, allora! This voice is your voice, come avrebbe detto il vecchio Woody Guthrie.

October 22, 2009     Alberto     e-government 2.0     comment

Punk rock e innovazione

Investireste mai in unazienda con questo consiglio di amministrazione?

Investireste mai in un'azienda con questo consiglio di amministrazione?

Il mio modello di innovazione sociale – ormai si sarà capito – è il movimento punk, che ho fatto in tempo, giovanissimo, a vedere sparire dietro la curva nei primissimi 80. Il succo del punk era “ehi, anch’io posso farlo”! Per me questo è stato un imprinting fortissimo, e ne porto ancora i segni. Per fortuna.

Più tardi ho ricostruito un po’ di storia, scoprendo che, fino a cinque minuti prima, era di moda una cosa molto diversa che si chiamava progressive rock, per gli amici prog. Il prog era una musica, uomo, difficile. Non è che un provincialotto qualunque di Sassuolo si metteva lì e suonava il prog. Dovevi sapere l’armonia, teoria musicale, avere i riferimenti culturali.  A me il prog è riuscito immediatamente antipatico. Tanto che per non sbagliarmi, verso il 1980, con la saggezza dei miei 14 anni ho deciso che (1) gli assoli di qualunque strumento sono masturbazione e puzzano di prog. Vietati. (2) I pezzi sopra i tre minuti e quaranta sono pretenziosi e puzzano di prog. Vietati. (3) Tutti gli italiani sono dei provinciali sfigati. Vietati tutti. In pratica buttavo via tutto, salvando un po’ di soul, la musica classica (che in qualche modo mettevo in un mazzo diverso), la disco elettronica fine anni 70, e i primi Beatles. E il punk, e la new wave venuta subito dopo.

Mi pento e mi dolgo. Ma è un pentimento di testa: il mio cuore è ancora con i ragazzi del 76, che hanno letteralmente costretto all’estinzione i sofisticatissimi alfieri del prog con la loro urgenza espressiva, la loro bassa tecnologia, i loro suoni grezzi e slabbrati. E quindi, adesso, io sto con l’”underground tecnologico”, con il subversive engineering che vedo crescere intorno ad Arduino e alle altre piattaforme low cost di prototipazione. Tutti possono fare innovazione, e le idee più disruptive non verranno dai laboratori R&D delle grandi aziende e dalle università più titolate. Quindi, domani (martedì) me ne vado qui. Chi volesse venire, è il benvenuto: porterò perfino le birre. Punk’s not dead.

October 19, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo     6 comments

Mezzo Hummer

half a hummer

A inizio 2009 ho aperto un account su Dopplr. A differenza di altri social network, in cui sono entrato semplicemente per desiderio di esplorazione, qui avevo un obiettivo molto preciso: tenere un conto approssimativo delle distanze che copro quando mi sposto (prevalentemente per lavoro) e della CO2 che emetto. A luglio mi è arrivato il mio primo rapporto semestrale. Che dice:

  • nei primi sei mesi del 2009 ho fatto 26 viaggi, per un totale di 58 giorni
  • ho percorso 23.407 km (il 6% della distanza tra la Terra e la Luna)
  • la mia velocità media del semestre è stata di 5,42 km/ora, circa quanto un papero (?)
  • e soprattutto, ho emesso, viaggiando, 2,237 tonnellate di CO2 in sei mesi. Un Hummer H3 (il SUV più SUV e antiecologico che ci sia) produce circa 10 tonnellate di CO2 in un anno. Ne consegue che io, a questo ritmo, solo spostandomi per lavoro inquino quanto mezzo Hummer.

Questo non mi fa per niente piacere. Io non ce l’ho neanche, la macchina; sono preoccupato per il cambiamento climatico e mi dispiace trovarmi a inquinare come se l’avessi. Un buon proposito per l’anno nuovo è di cercare di limitare i viaggi di lavoro, sostituendo tutte quelle riunioni – spesso neanche tanto utili – con sistemi di gestione di progetti in asincrono, come Basecamp, o con riunioni in Second Life (per Kublai funziona alla grande). Ovviamente questo proposito funziona meglio se non sono solo io, ma se tutti insieme spingiamo la cultura antiriunione. Viaggiamo, ma per incontrarci davvero, per partecipare a conferenze e condividere conoscenza e socialità. E comunque mezzo Hummer è troppo. Voglio passare a mezza Smart!

[Post realizzato per Blog Action Day]

October 15, 2009     Alberto     La vita, l'universo e tutto quanto     1 comment

The road to Malmö: government reform from the bottom up

As I had noted before, Public Services 2.0 left a small legacy: a group of people – just a couple of dozens, from all over the planet, rallied around David Osimo and Paul Johnston. This group has the knowledge and the stamina to try and bring the voice of the Net People in the European policy debate on e-government. As a pun, we call ourselves “the rowing committee”: there’s no helmsman, the harder you row the more respect you earn.

So, we started a collaborative process (with quite a few steps, and some very healthy mistakes), coordinating on a mailing list, writing a joint blog, and using other tools for collaborative editing. This way we produced a draft declaration, which is now receiving a last round of very helpful comments (people from my favourite e-gov projects, from Farmsubsidy to Patientopinion, are right at the forefront) before settling down in its final form.

We asked the European Commission that our declaration is presented at the Malmö ministerial conference, alongside the declaration of European ministers responsible for e-government. Please note that no one offered us a place: we claimed it. And the Commission – fair play to them – accepted; so next month in Malmö our small global tribe will establish a small precedent. This is (small scale) innovation, too.

There’s still room to help out. Go here, read and comment, help us spread the word, and walk with us the road to Malmö.

UPD October 13th – Today is the last day to comment the open declaration. Tomorrow we go live with the final version and on to the endorsement phase.

October 12, 2009     Alberto     e-government 2.0     comment

Come sono diventato una hit editoriale involontaria

Grazie a Scribd. :-)
Scribd 100k.001

October 9, 2009     Alberto     internet     comment

Una politica antitrust per la cultura: una modesta proposta

A sei mesi di distanza, non riesco a smettere di pensare al brutto affare del Premio Grinzane Cavour (Wikipedia). La storia in sintesi è questa: fondato nel 1982 per avvicinare i giovani alla lettura, il premio è cresciuto molto, gemmando diverse iniziative internazionali. Si tratta di un tipico caso di successo che chiama altro successo: più il premio cresceva, più i suoi finanziatori si mostravano generosi, orgogliosi di contribuire a un’esperienza di eccellenza nel campo degli eventi letterari. Si è stimato che Ministero della cultura, Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, fondazione bancarie, grandi aziende abbiano finanziato il Grinzane Cavour per circa 23 milioni di euro in 27 anni – a cui vanno aggiunti altri 6 milioni destinati a restaurare la sua sede, il castello di Costigliole d’Asti. A quanto pare, negli ultimi anni il premio letterario più importante in Piemonte riceveva quattro milioni e mezzo di euro l’anno. In questi 27 anni al timone è stata sempre la stessa persona, il fondatore Giuliano Soria.

Dopo il suo arresto nel marzo 2009, Soria ha confessato di avere stornato 915mila euro a scopi privati. Ma non è nemmeno questo il punto. Il punto è che con gli altri 28 milioni di euro il Grinzane Cavour ha finanziato – legalmente – eventi come questo viaggio per giornalisti, che alloggiano al Metropol di Mosca tra lussi sfrenati (una ragazza in abito da sera e guanti bianchi di raso che suona l’arpa mentre fanno colazione al mattino?). Con i costi di quel viaggio si sarebbe potuto fare un discreto premio letterario alternativo al Grinzane.

Soria è un uomo disonesto; la maggior parte dei suoi colleghi non lo è, ma questo non previene gli effetti distorsivi del meccanismo “successo chiama successo” – almeno quando la crescita è finanziata da contributi e donazioni, anziché dal mercato. Nel mondo della cultura ho visto spesso un soggetto crescere molto, fino a monopolizzare l’attenzione dei finanziatori, e quindi a bloccare la crescita di tutti gli altri. In molte città e regioni questi soggetti diventano gli interlocutori privilegiati delle istituzioni: Fondazione Arezzo Wave nella Arezzo degli anni 90 sulla musica, Nicoletta Mantovani (vedova Pavarotti) a Modena per i grandi eventi, Slow Food nel nord Italia per il cibo, e così via. In questi territori, se qualcuno propone un’idea che invade il campo di questi grandi si sente rispondere “Bell’idea! Perché non ne parli con Arezzo Wave” (o Mantovani, o Slow Food, o Soria)?” La parola d’ordine è sempre “razionalizzazione”, per “evitare di farsi concorrenza da soli”.

Io sono un economista industriale, e per me la concorrenza è una cosa buona. Credo che, se in Piemonte si fosse permesso ad altri premi letterari di crescere, Soria avrebbe dovuto limitare gli eccessi, o perdere i suoi finanziamenti a favore di altri organizzatori più efficaci. Mi permetto di suggerire una politica antitrust per la cultura. Gli strumenti si trovano: per esempio, si potrebbe introdurre una regola che dice “nessun soggetto può ricevere più del X% dei contributi del Comune (o della Regione) alla cultura” Oppure si potrebbe subordinare la concessione di contributi pubblici al rinnovo dei gruppi dirigenti delle iniziative culturali. Più che di strumenti, credo si tratti di assumere la distruzione creativa indotta dalla concorrenza (quando funziona) come un valore e un obiettivo per le politiche pubbliche. Non è facile, ma va fatto: temo che ci siano molti altri grandi e piccoli Soria, là fuori, al riparo da minacce concorrenziali e alle prese con tentazioni di tutti i tipi.

October 6, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo     comment

   


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