Cheatneutral: a healthy laugh at market-based solutions

Two British students had a great idea: Cheatneutral, “a market-based solution to the unhappiness associated to cheating on your partner”. Since you can’t refrain from cheating, pay someone to be faithful for you, so that the overall quantity of infidelity worldwide stays the same.

It’s a joke, of course (though a surprising amount of people took it seriously), but one that stings: no wonder it spread on the media and reached the Houses of Parliament. Because, as the founders state on their website:

Cheatneutral is about offsetting infidelity. We’re the only people doing it, and Cheatneutral is a joke.

Carbon offsetting is about paying for the right to carry on emitting carbon. The Carbon offset industry sold £60 million of offsets last year, and is rapidly growing. Carbon offsetting is also a joke.

I started my career as an environmental economist. In the early 90s tradeable emission rights were already all the rage, supported by academia and the authorities, from the British government’s Blueprint for a Green Economy to the World Bank’s Global Environmental Facility. The logic of these instruments holds water, but at the price of accepting a static and machine-like vision of the economy that I now find undefendable. Time to have a good laugh with the Cheatneutral founders, and move on. (Hat tip: Francesco Silvestri @ Eco&Eco)

Segni vitali: accordo Beatpick-Umedia per le sincronizzazioni in Creative Commons

Una mail di Davide D’Atri mi porta una piccola buona notizia dal music business: l’etichetta l’anglo-romana Beatpick, di cui Davide è fondatore, ha piazzato 130 brani musicali del suo catalogo per la sincronizzazione con la trasmissione televisiva (di La7) Universification. Secondo Davide è la prima volta che musica pubblicata con licenza Creative Commons arriva sui canali televisivi nazionali.

Sono contento di questo successo, che Davide e Beatpick meritano ampiamente. In realtà io penso da tempo che le licenze flessibili e a bassi costi di transazione conferiscano un piccolo vantaggio competitivo a chi le usa. In questo caso, la licenza Creative Commons consente un uso libero non commerciale (il ragazzino può scaricare la musica gratuitamente), mentre concede l’uso commerciale a pagamento (la produzione di Universification paga per usare i brani). Questo evita la “scrematura” della SIAE – percepita come una tassa dagli operatori – e soprattutto le lungaggini nel trattare con le editoriali di proprietà delle majors, che detengono cataloghi sterminati ma non valorizzano che pochissime cose. Di fatto funzionano bene per trattare i diritti dei brani delle stars con Hollywood ma non prestano attenzione alle proposte delle piccole e medie produzioni. Anch’io, quando ho avuto bisogno di musica per i video di Kublai, mi sono rivolto a Beatpick, in modo da non avere restrizioni legali sulla circolazione dei materiali prodotti. Quindi scaricate, forwardate, embeddate pure: è SIAE-free, è legale, è Beatpick.

September 28, 2009     Alberto     musiconomics     , , ,      comment

Tempesta perfetta, il giorno dopo

E’ stato divertente ieri Tempesta perfetta! Siamo riusciti a interagire bene tra il mio soggiorno pieno di gente e l’auditorium di Kublai in Second Life, e l’atmosfera di casa è stata anche più raccolta di quella del pur bellissimo Creaticity Gate.

Ma soprattutto, la discussione è stata molto interessante. Gli interventi di Francesco, Antonio e Gabriele sono stati puntuali e profondi: e la platea era piena di gente che la tempesta perfetta la vive tutti i giorni, da Swina di B-Side a Giuseppe di Sounday, da Alberto a Rossella – una mia ex studentessa e collaboratrice, ci tengo a dirlo – che lavora in Sony. Mi sono rimaste in mente due cose, soprattutto.

Una è questo video, prodotto dalle pubbliche relazioni di PMI e FIMI (associazioni di categoria di produttori musicali e case discografiche. Racconta la storia di un gruppo – i Greenwich, che esistono davvero – che ha il sogno di fare musica, e ce la fa. Grazie ai nostri discografici! Grazie al produttore musicale, che diventa come uno di noi! E noi che credevamo che si potesse fare un disco con il computer di casa! L’ideologia della professionalità in musica – che dimentica completamente la lezione del punk, “ehi, anch’io posso fare questa roba!”- è stata analizzata bene da Francesco. La beffa, però, è che da due settimane i Greenwich non esistono più: la cantante partecipa a X-Factor come solista (cambiando nome, come negli anni sessanta), immagino con il consenso – se non l’incoraggiamento attivo – dei “nostri discografici”. Mi chiedo come si sentiranno gli altri componenti della band, rimasti fuori dai giochi, a riguardarsi questo video. E ci sta in pieno: i Greenwich fanno un pop blando, decaffeinato e IMHO strasentito. Per i reality è perfetta.

L’altra è la mail notturna che mi ha mandato Alberto :

Chiaro che l’industria musicale non sa abbracciare il modello Internet, ed è altrettanto chiaro che per ora, con radio e tv, è ancora ben più efficace della Rete stessa. Ma la domanda è appunto quale sia il modello che funziona

Parallelo con altra soft industry, la mia: il giornalismo. Chiaro che con il blog non si guadagna niente. Tre anni che investo e ancora neanche un segno – ma anche Cory Doctorow con Boingboing ci ha messo cinque anni prima di prendere pubblicità. Però è altrettanto chiaro che è questo il modello emergente

Morale: non c’è salvezza dalla Tempesta Perfetta. Non c’è un percorso di transizione che sia sicuro e indenne. Se sei un musicista, devi buttare via il modello vecchio, mettere in conto investimenti per qualche anno di sperimentazione e infilarti nel tunnel, anche se nn vedi la luce in fondo

Per questo secondo me è meglio interrogarsi su quali siano le sperimentazioni / i modelli emergenti che funzionano (splendido l’intervento di D’Amato), anziché sbattersi a cercare una via di fuga. Non c’è

My two cents, sperando che lì la discussione vada ancora avanti, tu mi legga, e serva a qualcosa. Il che sicuramente non è, quindi buonanotte o buongiorno, a seconda

Quoto. Fuori, dieci anni dopo Napster, la tempesta perfetta continua a infuriare.

September 15, 2009     Alberto     musiconomics     , , , , , , , , ,      3 comments | show

The internationalists: the government 2.0 conversation goes global

Kublai, the Italian central government’s first (or at least one of the first) government 2.0 project, has quickly gained a certain international visibility. After the two showcases with the European Commission (EUPS20 and Wikicrats) and the French exchange of ideas, last week it was the World Bank, following up on an interview I had given to the NYC-based blog Betterverse

As it becomes clear that the Internet is great at producing public goods, the conversation on e-government 2.0 goes global. Ideas circulate smoothly among us Europeans (the EUPS20 group, or Headshift, recently acquired by an American company), Americans (Sunlight Foundation) and Asians (Futuregov), and it seems there is a good deal of mutual trust out there. Maybe there is hope.

Update: Tempesta perfetta si sposta a casa mia

Attenzione attenzione: causa scoppio di un tubo (!) al CreaticityGate, Tempesta perfetta si sposta a casa mia. Ovviamente i posti non sono illimitati, ma finché ho posto sono contentissimo di ospitarvi! Vi chiedo solo la cortesia di registrarvi.

September 11, 2009     Alberto     musiconomics     , , ,      comment

RFC: Virtual Community vs. Social Network

Virtual community vs Social network.001
As I re-read the excellent The virtual community, I can’t help comparing the sense of “communion” that Rheingold associated with the WELL with the displacement I sometimes feel on social networks a.d. 2009, described very well by Enrico in his farewell to Facebook (in Italian). How did we end up here, if the Net in 1993 was that described by Rheingold?

I am wondering whether this has anything to do with the business-endorsed effort to reinterpret the Net as a tool for brand communication and marketing. I have nothing against marketing, which is the source of livelihood for many people who are dear to me, online an offline. But I don’t like that in modern-day social networks your “friends” are sometimes people, sometimes companies, sometimes people who, at times, speak for companies. Advertising is pervasive, sometimes in a sneaky way – so that you find ourself exposed to promotional messages in a relational context, without warning. It’s like inviting some friends over for dinner, and one of them uses the gathering to try to sell insurance bills to guests. It’s embarassing. And its net effect is, predictably, mistrust: every human contact on the net begins to feel suspicious, banalized.

In the 1600s, in England, enterprising individuals started to build fences around the traditional common lands to farm them, and appropriate the proceedings. That destroyed an important economic resource for the poorest families; but it was not forbidden. It would have been stupid not to take advantage of it. If they had not done it, others would. An annihilation of the common lands ensued. Now, it seems to me, the transition from virtual communities to social networks implies the annihilation of the digital commons” – created by government-funded research in the Sputnik era, and now appropriated by business for advertisement and entertainment purposes: with the additional problem that, weakening the hacker ethics of sharing, it is not clear what will happen to the Net’s formidable innovation-enabling capacity. It is legal, certainly. I ask myself, and you: is this unavoidable?

UPDATE: qui la discussione su Friendfeed.

September 10, 2009     Alberto     internet     , ,      3 comments | show

Dieci anni di tempesta perfetta: i bloggers italiani fanno il punto sulla musica

Foto: Shivayanamahohm - CCNell’estate 1999 due studenti di diciotto anni lanciano Napster, il padre almeno spirituale di tutti siti di file sharing. Il suo successo senza precedenti (26 milioni di utenti nel mese di picco, febbraio 2001) e l’attacco a colpi di avvocati e di acquisizioni più o meno ostili che ha subito da parte del music business ufficiale sono lo specchio del rapporto mai risolto tra l’industria musicale e Internet.

Dopo dieci anni non possiamo più nasconderci dietro la scusa del “fenomeno nuovo”. E’ tempo di tentare di fare il punto della situazione. Lo faremo lunedì 14 alle 21, con l’aiuto di alcuni tra i più preparati bloggers italiani che si occupano di musica.

- Francesco D’Amato ha inventato e coordina il Master in Musica, Comunicazione e Marketing all’Università di Roma – La Sapienza. Ci parlerà di modelli di business, con un approfondimento sul cosiddetto crowdfunding, cioè comunità di fans che si uniscono per finanziare la musica dei loro artisti preferiti.

- Gabriele Lunati è consulente new media per Rockol e Elio e le Storie Tese. Ci parlerà di come è cambiata la scena dei media che raccontano la musica.

- Antonio Incorvaia è web project manager a Blogosfere. Sosterrà che la musica stessa, almeno quella ufficiale, stia diventando meno creativa.

- Io farò soprattutto da padrone di casa, visto che siamo a Kublai. Ma mi piacerebbe parlare brevemente di come la musica stia diventando un posto poco ospitale per i giovani creativi.
- I progettisti di Kublai – ce ne sono molti che si occupano di musica – parteciperanno alla discussione finale.

Alla fine faremo una piccola festa, in cui dovrei fare da dj, sfoggiando la mia invidiata playlist etnoelettronica. Il tutto si svolgerà in meshup tra Second Life e RealLife: si svolge in al Porto dei creativi in Second Life (chiedete a Criscia se vi serve aiuto) e al Creaticity Gate di Via Pasubio 14 a Milano, in zona Garibaldi. Lunedì 14 alle 21.30. Siete tutti invitatissimi: vi chiedo il favore di iscrivervi su Kublai o su Facebook, così compro abbastanza patatine per tutti. :-)

September 6, 2009     Alberto     industrie creative e sviluppo, musiconomics     , , , ,      1 comment | show

Civic hacker manifesto: can you help?

On November 19-20, 2009, the EU ministerial conference will define the main priorities of e-government in the next three years.

David Osimo, whom I hold in high esteem, is coordinating an effort to bring to Malmö the voice of citizens 2.0. I think he has the traction to do that, especially since his Public Services 2.0 – with a highly successful workshop held in March in Brussels – showed the European Commission that there is a new generation of state-of-the art European e-gov projects, and that the people who run them are connected in a scene. As I’m writing this and only for a few more days – a very international group of people who care about this issue are collaborating in writing a European civic hackers manifesto. If you care too, join us: just go here and get busy.

September 4, 2009     Alberto     e-government 2.0     , , , ,      2 comments | show

   


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