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	<title>Commenti a: La musica indie è freemium, quella pop è advertising based</title>
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	<description>Il blog di Alberto Cottica: creatività e economia nella grande rete</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 15:17:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Alberto</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1050</link>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 08:55:09 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a tutti per i complimenti!  :mrgreen: 
Francesco, la tua è un&#039;ottima osservazione. Io la vedo così: effettivamente un artista pop, a certe condizioni, può provare ad aggregare attorno a sè una community. Se questa lo segue, non ci sono argomenti teorici che gli impediscano di provare a costruirsi una situazione indipendente, sia dal punto di vista del processo che da quello del progetto musicale. Il più grande problema qui (ricordi la mia prima lezione?) è la filiera in cui il musicista di consumo è inserito: non a caso sia i Radiohead che i NIN hanno potuto fare le operazioni che io e tanti altri abbiamo raccontato &lt;i&gt;quando sono scaduti i loro contratti discografici&lt;/i&gt;. Una major non ti lascia sicuramente fare un&#039;operazione del genere; ma questo è un problema contingente e non teorico.
Credo però che non sia vero il contrario: cioè vedo oggi più dificile per un artista indipendente, con una community forte e un modello freemium, tentare il salto nel mainstream. Ed è proprio il movimento dall&#039;underground al mainstream che ha alimentato la macchina dei sogni di questa industria, come i tuoi colleghi ci insegnano: quindi sarebbe interessante capire come va a finire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti per i complimenti!  <img src='http://www.cottica.net/wp-includes/images/smilies/icon_mrgreen.gif' alt=':mrgreen:' class='wp-smiley' /><br />
Francesco, la tua è un&#8217;ottima osservazione. Io la vedo così: effettivamente un artista pop, a certe condizioni, può provare ad aggregare attorno a sè una community. Se questa lo segue, non ci sono argomenti teorici che gli impediscano di provare a costruirsi una situazione indipendente, sia dal punto di vista del processo che da quello del progetto musicale. Il più grande problema qui (ricordi la mia prima lezione?) è la filiera in cui il musicista di consumo è inserito: non a caso sia i Radiohead che i NIN hanno potuto fare le operazioni che io e tanti altri abbiamo raccontato <i>quando sono scaduti i loro contratti discografici</i>. Una major non ti lascia sicuramente fare un&#8217;operazione del genere; ma questo è un problema contingente e non teorico.<br />
Credo però che non sia vero il contrario: cioè vedo oggi più dificile per un artista indipendente, con una community forte e un modello freemium, tentare il salto nel mainstream. Ed è proprio il movimento dall&#8217;underground al mainstream che ha alimentato la macchina dei sogni di questa industria, come i tuoi colleghi ci insegnano: quindi sarebbe interessante capire come va a finire.</p>
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		<title>Di: Apogeonline &#187; Sanremo è l&#8217;oppio del web (e della musica)</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1049</link>
		<dc:creator>Apogeonline &#187; Sanremo è l&#8217;oppio del web (e della musica)</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 08:43:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] La musica indie è freemium, quella pop è advertising based (Alberto Cottica) [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] La musica indie è freemium, quella pop è advertising based (Alberto Cottica) [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Francesco D'Amato</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1048</link>
		<dc:creator>Francesco D'Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 14:08:27 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa, a pensarci bene forse ho travisato il senso con cui usi il termine &quot;indipendenti&quot; (riferito non necessariamente a specifici generi ma alla gestione del processo e dell&#039;output)
    Francesco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, a pensarci bene forse ho travisato il senso con cui usi il termine &#8220;indipendenti&#8221; (riferito non necessariamente a specifici generi ma alla gestione del processo e dell&#8217;output)<br />
    Francesco</p>
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	<item>
		<title>Di: Francesco D'Amato</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1047</link>
		<dc:creator>Francesco D'Amato</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 14:00:51 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Alberto,
le tue riflessioni sono, come al solito, molto stimolanti. Ti domando, nella tua distinzione il merchandising dove sta? I &quot;true fans&quot; di Kelly riescono a sostenere il modello freemium (secondo Kelly ma anche secondo Leonhard, Anderson, ecc...) investendo molto sulle molte forme di creatività e sul merchandinsg legati agli artisti, per i motivi che hai detto. Molti fan (&quot;true&quot;) delle boy/girl-band di turno o di popstar, pur non costituendo i più delle volte una community, investono e sono disposti ad investire su edizioni superlusso e merchandising (magari la lealtà è meno prolungata nel tempo perchè l&#039;investimento economico, laddove analogo, segue comunque -in genere ma non sempre- un diverso tipo di investimento simbolico e identitario). Tuttavia, i due modelli sono davvero inconciliabili e a qualsiasi livello? E l&#039;inconciliabilità è legata ad una diversa cultura di genere che sostiene la diversa logica dei due modelli? Sappiamo chi ha pagato per i Radiohead? Sono quelli che hanno sempre comprato ogni cosa dei Radiohead e che possiamo considerare come parte della loro community o sono anche fan più &quot;simili&quot; a quelli dei musicisti e delle star del pop? Magari Reznor non può mettersi a fare pubblicità ai jeans, ma nessun artista pop potrebbe riproporre una operazione in stile Radiohead?
       Francesco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Alberto,<br />
le tue riflessioni sono, come al solito, molto stimolanti. Ti domando, nella tua distinzione il merchandising dove sta? I &#8220;true fans&#8221; di Kelly riescono a sostenere il modello freemium (secondo Kelly ma anche secondo Leonhard, Anderson, ecc&#8230;) investendo molto sulle molte forme di creatività e sul merchandinsg legati agli artisti, per i motivi che hai detto. Molti fan (&#8220;true&#8221;) delle boy/girl-band di turno o di popstar, pur non costituendo i più delle volte una community, investono e sono disposti ad investire su edizioni superlusso e merchandising (magari la lealtà è meno prolungata nel tempo perchè l&#8217;investimento economico, laddove analogo, segue comunque -in genere ma non sempre- un diverso tipo di investimento simbolico e identitario). Tuttavia, i due modelli sono davvero inconciliabili e a qualsiasi livello? E l&#8217;inconciliabilità è legata ad una diversa cultura di genere che sostiene la diversa logica dei due modelli? Sappiamo chi ha pagato per i Radiohead? Sono quelli che hanno sempre comprato ogni cosa dei Radiohead e che possiamo considerare come parte della loro community o sono anche fan più &#8220;simili&#8221; a quelli dei musicisti e delle star del pop? Magari Reznor non può mettersi a fare pubblicità ai jeans, ma nessun artista pop potrebbe riproporre una operazione in stile Radiohead?<br />
       Francesco</p>
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		<title>Di: Rizomagosophicus</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1046</link>
		<dc:creator>Rizomagosophicus</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 14:27:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.cottica.net/?p=602#comment-1046</guid>
		<description>Alberto, hai scritto un post a mio parere risolutivo che, per quel che mi riguarda, delinea l&#039;esistenza di un credibile sistema di valori all&#039;interno del quale poter creare cose significative al netto degli imbellettamenti mediatici e commerciali. Qui hai marcato, concettualizzato, una differenza, un confine che, tra una riflessione e l&#039;altra in ordine sparso sul panorama musicale di oggi, mi sfuggivano continuamente. Qui si fa chiarezza su come nella musica (ma sarebbe bello poter estendere la riflessione a tutto il sistema della creatività contemporanea, pur coi suoi &quot;distinguo&quot;), l&#039;aspetto economico, quello artistico, quello mediatico-divistico, quello del lavoro &quot;artigianale&quot; e della genuinità del messaggio siano in qualche modo interconnessi e specchio di una community di fans, &quot;consumatori&quot;, ecc.... Ma la qualità del &quot;prodotto finale&quot; è anche dovuta al sincero supporto emotivo, intellettuale, empatico, e chi più ne ha più ne metta, che la community dei fans può costituire per l&#039;artista. Forse sono stato un po&#039; confuso ma sono di fretta.... grazie per queste tue parole illuminanti!!!
Rizomagosophicus</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto, hai scritto un post a mio parere risolutivo che, per quel che mi riguarda, delinea l&#8217;esistenza di un credibile sistema di valori all&#8217;interno del quale poter creare cose significative al netto degli imbellettamenti mediatici e commerciali. Qui hai marcato, concettualizzato, una differenza, un confine che, tra una riflessione e l&#8217;altra in ordine sparso sul panorama musicale di oggi, mi sfuggivano continuamente. Qui si fa chiarezza su come nella musica (ma sarebbe bello poter estendere la riflessione a tutto il sistema della creatività contemporanea, pur coi suoi &#8220;distinguo&#8221;), l&#8217;aspetto economico, quello artistico, quello mediatico-divistico, quello del lavoro &#8220;artigianale&#8221; e della genuinità del messaggio siano in qualche modo interconnessi e specchio di una community di fans, &#8220;consumatori&#8221;, ecc&#8230;. Ma la qualità del &#8220;prodotto finale&#8221; è anche dovuta al sincero supporto emotivo, intellettuale, empatico, e chi più ne ha più ne metta, che la community dei fans può costituire per l&#8217;artista. Forse sono stato un po&#8217; confuso ma sono di fretta&#8230;. grazie per queste tue parole illuminanti!!!<br />
Rizomagosophicus</p>
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	<item>
		<title>Di: Antonio</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1045</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 09:29:11 +0000</pubDate>
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		<description>Grande post.
Quest&#039;anno al MMCM potresti/dovresti fare una lezione su freemium e adversiting based, e girare ai corsisti la domanda (retorica?) che ti poni alla fine del post . :evil: 
Bravo Alberto.
Con la stima di sempre.
Antonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande post.<br />
Quest&#8217;anno al MMCM potresti/dovresti fare una lezione su freemium e adversiting based, e girare ai corsisti la domanda (retorica?) che ti poni alla fine del post . <img src='http://www.cottica.net/wp-includes/images/smilies/icon_evil.gif' alt=':evil:' class='wp-smiley' /><br />
Bravo Alberto.<br />
Con la stima di sempre.<br />
Antonio</p>
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		<title>Di: beatrice</title>
		<link>http://www.cottica.net/2009/02/17/la-musica-indie-e-freemium-quella-pop-e-advertising-based/comment-page-1/#comment-1041</link>
		<dc:creator>beatrice</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 16:01:19 +0000</pubDate>
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		<description>delizioso post... nn finisci mai di stupirmi! questa è la prova che faccio bene
a tenere d&#039;occhio il tuo blog (inglesissimo e economicissimo)! e ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>delizioso post&#8230; nn finisci mai di stupirmi! questa è la prova che faccio bene<br />
a tenere d&#8217;occhio il tuo blog (inglesissimo e economicissimo)! e ciao</p>
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