Fiamma Fumana al Toronto Film Festival e con i Transglobal Underground

 FF e mondine

Foto: Alberto D’Ottavi

Due belle soddisfazioni al ritorno dalle vacanze (vostre, perché io non ne ho fatte). La prima: la conferma ufficiale che “Mondine – Di madre in figlia”, il film prodotto da Davide Ferrario da un’idea di Jessica e mia, sarà presentato al Toronto International Film Festival, unico documentario italiano al festival. La notizia sta girando sui siti di cinema e di informazione (La Stampa, per esempio). Davide mi dice che Toronto è uno dei quattro film festival più importanti al mondo (gli altri sono Venezia, Cannes e Berlino), quindi meglio di così non si poteva partire.

La seconda: prendere in mano il nuovo disco dei Transglobal Underground – che ammiro molto, oltre a sentire amici – e trovarci due pezzi suonati rispettivamente da me (“Elena”, alla fisa) e da Jessica (“Spice Garden”, al flauto). Che bello…

:)

agosto 28, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     comment

Community diving nel Mezzogiorno

Stage diving
Foto GothEric

Sono appena tornato da una settimana di viaggi nel Mezzogiorno per il reportage di Kublai. E’ stato divertente e molto istruttivo in quanto alle cose e alle persone che ho incontrato – i creativi e i loro progetti, le loro storie, le loro aspirazioni, i luoghi che abitano – e questo ce lo aspettavamo. Non ci aspettavamo, invece, di sentire così chiaramente il sostegno della nascente community di Kublai: i kublaiani ci hanno scovato ristoranti tipici, prenotato alberghi, offerto le loro case e i loro uffici per riposarci e lavorare, presentato persone interessanti, mostrato quello che c’era da vedere. In realtà (complici anche le ferie di buona parte del gruppo di lavoro) siamo partiti abbastanza disorganizzati, ma grazie ai kublaiani che visitavamo il viaggio si è come organizzato da solo.

Mi è capitato un paio di volte, con i Modena City Ramblers, di fare stage diving. Ti lasci cadere, e la gente ti prende e ti sostiene. Ti senti allo stesso tempo completamente indifeso e al sicuro, e grato di questa sicurezza alle persone che si frappongono fra te e il suolo. Viaggiando, in questi giorni, ho provato una sensazione molto simile, e ne ho ricavato l’impressione che stiamo costruendo, con Kublai, un social network “caldo”. Bene così.

agosto 27, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     6 comments

Business plan da ombrellone

(Dedicato a Vanz e a Gianluca Dettori)

Frugando negli hard disk è saltata fuori una traduzione che avevo fatto nel 2005 di un passaggio di Cryptonomicon di Neal Stephenson. Voilà, per il vostro ombrellone, con i complimenti di Contrordine Compagni!

Epiphyte Corp. è l’azienda hi-tech fondata dai protagonisti del romanzo Cryptonomicon dello scrittore cyberpunk americano Neal Stephenson. Sono i tipici imprenditori della Silicon Valley: passato nella cultura hacker, tecnofilia sfrenata, carriera fatta di uno startup dopo l’altro. Questo passaggio del romanzo riporta il “tipico” business plan che i fondatori di Epiphyte scrivono ogni volta che fondano una nuova società: non contiene nessuna informazione denotativa sull’impresa (ovviamente, visto che è generico, una specie di template), ma leggendolo vi fate un’idea piuttosto chiara di che tipo di investitore dovete essere per investire denaro in Epiphyte. Conclusione: il business plan è comunicazione, se il potenziale investitore non è in grado di capire davvero l’idea imprenditoriale la strategia migliore è comunicargli chi è l’imprenditore.

Il business plan di Epiphyte Corp. è alto circa due centimetri e mezzo, né molto né poco per come in genere vanno queste cose. Le pagine interne sono eleganti e trendy, grazie al programma di desktop publishing del portatile di Avi. La rilegatura è in carta ruvida, fatta a mano, di crusca di riso, spuntature di bambù, canapa selvatica e acqua cristallina sciolta da un ghiacciaio, lavorata da canuti artigiani che vivono in un tempio scavato nella viva roccia vulcanica e avvolto da nebbie perenni su qualche isola conosciuta solo dai viaggiatori più annoiati della costa ovest, quelli che fanno ginnastica aerobica e vestono in Spandex… [continua]

agosto 9, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     1 comment

Un social network è un atto d’amore

Il tempio di Ise è un atto d'amoreIn Here comes everybody (consigliatissimo, ma del resto Clay Shirky è una garanzia assoluta) c’è una frase che secondo me vale il libro. In un capitolo che parla di Wikipedia, viene introdotto il tempio Shinto di Ise, in Giappone, che in oltre un millennio è stato ricostruito sessantuno volte usando legno dallo stesso bosco. Tradizionalmente il legno è il principale materiale di costruzione in Giappone: poiché la durata del legno in edilizia è limitata a un paio di secoli nel migliore dei casi, la soluzione della ricostruzione periodica è l’unica possibile su quel tipo di scala temporale. A questo punto Shirky raggiunge (e fa raggiungere al lettore) un momento di puro satori:

Wikipedia è un tempio Shinto. Esiste non in quanto edificio, ma in quanto atto d’amore. Come il tempio di Ise, Wikipedia esiste perché c’è un numero sufficiente di persone che la amano, e, cosa più importante, si amano nel contesto che essa fornisce. Questo non significa che le persone che la costruiscono siano sempre d’accordo, ma amare qualcuno non preclude l’essere in disaccordo con lui (come la vostra stessa esperienza senza dubbio vi confermerà). [traduzione mia]

Mi ritrovo completamente. La mia piccola esperienza di utente di social network è tutta declinabile in termini di atti d’amore per le diverse comunità che ho frequentato, e per le singole persone nel contesto di quelle comunità. Kublai, il social network che alcuni amici ed io stesso stiamo provando a lanciare, è assolutamente un atto d’amore per i creativi italiani, dalle cui fila (sezione rock’n'roll) io stesso provengo, e che credo portino in sé un seme di futuro. Per questo ci sono sopra in continuazione, leggo tutti i profili e seguo tutti i link, e continuo a stupirmi dell’energia creativa (in genere inutilizzata o sottoutilizzata) che arriva da una società ferma come quella italiana. Dalla “Second Life al contrario” dei giochi online che spingono a uscire di casa e riappropriarsi degli spazi pubblici ai trailers per i libri, la creatività umana riesce a reinventare il mondo e a indicare nuovi percorsi di sviluppo. Questo è un bene preziosissimo, che vale tutti i miei sforzi e anche di più.

(Corollario: il sentiero per lo sviluppo economico implicito in Kublai si basa sulla creazione di infrastrutture cognitive, di cui la community dei creativi è un esempio. Possiamo dire che facciamo sviluppo puntando sull’amore, come forza che ricrea continuamente le infrastrutture cognitive su cui “girano” le iniziative di sviluppo? Troppo mistico?)

agosto 3, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     3 comments

   


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