La Seconda Vita della Festa dell’Unità

Festa dell'Unità di Second Life, primo incontro di organizzazione

L’idea è venuta a Roberta Bartoletti, sociologa all’università di Urbino. Il progetto del Museo delle mondine ha lasciato una bellissima eredità, cioè un gruppo coeso, veloce e tecnicamente molto preparato che lavora bene in Second Life e che tiene molto a certe tradizioni. Perché non impegnarlo in una nuova sfida, la prima Festa dell’Unità di Second Life? Secondo me è un’idea vincente: le persone con cui ne ho parlato hanno tutte capito immediatamente la sua forza comunicativa.

Ho aderito immediatamente. In qualche senso molto indiretto, la Festa è figlia del Museo, e il Museo è figlio della campagna “25 aprile, 355 bloggers” che ho contribuito a lanciare da mondine.it e a cui ho partecipato con Contrordine compagni. Insomma, sento di entrarci. Contribuirò come posso, cioè portando i Fiamma Fumana per un concerto. La festa si terrà a Genesi Italia, giusto sotto il Museo delle Mondine, nel periodo 15-25 giugno. Se qualcuno vuole entrare nel gruppo organizzatore (tutto funziona tramite un wiki) o proporre qualcosa, scriva pure a Roberta, Elena o anche a me.

Maggio 31, 2008     Alberto     vita digitale     , , ,      2 comments | show

I media (non) siamo (ancora) noi

[Dopo un anno che non ci vedevamo, mi trovo a pranzo con il mio vecchio amico Michele Monina, scrittore e giornalista (qui una sua homepage di quasi dieci anni fa)]

IO - Allora, stai scrivendo?

MICHELE - No, mi sono preso una pausa. Faccio il capoprogetto per il programma di Ambra su MTV.

IO - Che bello! E che programma è?

MICHELE - Un varietà. Senza formato, con balletti e sketches, come quelli di Corrado negli anni 60. Secondo noi questo programma vuol dire che Telecom ha deciso di fare fare un salto di qualità a MTV, da rete di nicchia a rete generalista.

IO - Ma senti, non ti sembra un po’ in controtendenza? Voglio dire, i personal media, la coda lunga, tutta questa roba, e questi decidono di prendere una rete con un brand di nicchia forte e ci mettono il varietà? Ma che senso ha?

MICHELE - Ha il senso che la televisione generalista la guarda ancora un sacco di gente, ci sono molti soldi e io mi diverto. Se guardi gli spot che vanno sul nostro programmi non ci trovi i giocattoli hi-tech che compriamo io e te, ma i gelati e le automobili.

Due considerazioni. La prima è un fortissimo deja vu: ho già vissuto questa storia, nell’industria musicale. Dopo il 2001, man mano che i giovani sparivano nella nuvola di Napster/eMule prima e MySpace e YouTube poi, gli executives del disco si concentravano sul pubblico relativamente stabile, fatto prevalentemente di persone a bassa scolarizzazione, anziani, donne, meridionali: il pubblico di Sanremo, insomma. Questa scelta aveva una propria razionalità: totalmente spiazzate da un fenomeno che non capivano, competevano sulla quota della parte bassa del mercato, teledipendente e con una spesa pro capite bassa. Il risultato sono stati anni di decrescita, ultimamente a due cifre. Lo stesso Michele, ex giornalista musicale, è un profugo di quella fase.

La seconda va in direzione opposta: attenti all’autoreferenzialità. Tra uno State of the Net e una Girl Geek Dinner è facile dimenticare che noi (qualunque definizione di “noi” vogliate usare va bene, visto che state leggendo un blog, oltretutto di nicchia) siamo una sparuta minoranza. Forse un’avanguardia, forse il futuro, ma di sicuro non rappresentativi del presente (tra l’altro, come ci ricorda Chris Anderson, ci sono grandi soddisfazioni manageriali e di profitto nel gestire un prodotto matura a crescita zero o anche negativa, purché abbastanza grande). Conclusione: forse Telecom si sta suicidando, forse sta gestendo con oculatezza una vecchiaia dorata. Molto dipenderà da quanto ci metteremo noi - i “pionieri” - a colonizzare la frontiera digitale e costruire sistemi di mercato altrettanto redditizi.

Kublai da porto a porto

Come Marco Polo, uomo di viaggi e commerci che è un po’ il nostro modello, anche noi di Kublai salpiamo spesso e volentieri per raccontarci e ascoltare i racconti altrui. Il 27 siamo a Cosenza: il 28 ci spostiamo al porto dei creativi in Second Life per un incontro con Franco Bassi del Fuori Orario, il più importante rock club italiano (e con Tito Bianchi del DPS, che gli fa da contrappunto). Veniteci a trovare.

Maggio 26, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     ,      comment

Il gioco si fa complesso: celebrities, infrastrutture sociali e innovazione

Le mie riflessioni sull’economia dell’innovazione mi portano in questi giorni a pensare spesso a due persone che frequento in Second Life. Non siamo amici nel senso tradizionale del termine, anche se [disclaimer] io le sento entrambe amiche. Spesso chiacchieriamo, occasionalmente balliamo. Le ho incontrate in real life una volta ciascuna [fine disclaimer]. Entrambe hanno investito molte centinaia di ore nel costruire familiarità con il mezzo.

Roberta Greenfield è una celebrity di Second Life, una specie di dea iper-glamorous dal guardaroba sterminato. Oltre al look hollywoodiano (tra l’altro è Miss Italia SL 2007), ha l’agenda affollata di contatti e la fluidità relazionale della esperta pubblicitaria/PR che in effetti è. In quanto celebrity, la sua foto in home page fa impennare i contatti dei siti sulla SL italiana, e - data la sua fama di cacciatrice di tendenze - la sua presenza a un evento SL è una garanzia di prestigio, di qualità, attira i giornalisti.

Velas Lunasea è un’infrastruttura sociale in un solo avatar. Ha addestrato ad un uso consapevole di SL qualcosa come settanta persone, tra cui praticamente tutti i conferenzieri dell’unAcademy, quindi il gotha del digitale italiano. Sembra conoscere tutti, e tutte le land. Anima delle feste, alle abilità relazionali unisce slanci tipo questo, che ha portato l’onda dell’iniziativa “bloggers per il 25 aprile” ad aprire un fronte su SL; e si è costruita una solida rete di rapporti di stima con alcuni dei creativi più interessanti della SL italiani. Questa rete è di qualità così alta che è stata in grado di costruire un gruppo di lavoro (non pagato) per mettere in piedi una cosa sofisticata come il Museo delle mondine in SL - in dieci giorni dalla prima idea al lavoro finito. In RL fa la commercialista.

Io penso che Roberta e Velas siano fattori di innovazione e di sviluppo. Per riconoscerle come tali ho dovuto immergermi profondamente nel brave new world dell’internet sociale: nell’economia che ho studiato non c’è nulla di nemmeno vagamente simile a loro. E invece, mi sa, dovrebbe esserci. Il loro contributo a Kublai, per esempio, è già evidente. I loro avatar sono araldi di una nuova fase nel pensiero economico, in cui i vecchi modelli (poche variabili e una matematica semplice e elegante per derivare stati del mondo) non avranno nessuna utilità per chi, come me, lavora sul campo. Già da qualche anno i modelli che uso sono multistrato e multisoggetto, pieni di riferimenti al tempo (una stessa mossa può essere utile in un dato momento e dannosa se un po’ prima o un po’ dopo), al sequencing (cosa deve venire prima, cosa dopo), agli aspetti cognitivi. Strani e complessi sono diventati anche i miei strumenti di lavoro, che includono happy hours, feste, blog, video.

Naturalmente va evitata la sovraesposizione della pratica e del cool effect. Un solido retroterra teorico e una tensione implacabile al rigore continuano a essere indispensabili. Mi preparo a fare la mia piccola parte nella madre di tutte le sfide, quella per rinnovare lo sguardo sul mondo della scienza economica. Che forse, a forza di frequentare gente come Roberta e Velas, diventerà un po’ meno “scienza triste”.

Maggio 23, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      5 comments | show

This land is your land: A shared space for Emilia’s music

Lady J and I are working a lot on the finishing touch to the music for the film about Mondine and to preparing the summer tour (that includes a three-week North American tour in September and October, two of which with mondine! You’ll find a calendar in Fiamma Fumana’s website). Meanwhile, though, we are also thinking about the future.

One thing I would like to be part of my future - and of FF’s - is a “shared space for Emilia’s music and culture”, which we started phantasizing about at the now-famous Fuori Orario dinner, with Franco Bassi, Cisco, Giovanni, our friend at Bonifica Emiliana Veneta and Pive nel sacco, Ezio Bonicelli (former Ustmamò fiddler) an others. I think about it as an annual gathering - a festival? - with the spirit of the Liberation Day concert, to which the remarkable energy surrounding these matters could be channeled; there is a lot of it, also on the internet, as we found out when we launched the “100 Bloggers for Liberation Day” campaign (they ended up being 355) launched by www.mondine.it. A good example of what we could do together is the Mondine Museum in Second Life, conceived and built within
a week by a self-organized group (names and roles here) spearheaded by Velas: a place of great suggestion and intensity, reflecting the values and the culture shared by the group. Have a look at the video below (shot by Alexander Amro, music by Fiamma Fumana e Coro delle Mondine di Novi) and tell me that the “shared space” festival would not be great!

 

Maggio 21, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     , , , ,      1 comment | show

Call for projects: iniziamo a lavorare sui primi progetti

Per come vanno le cose in Second Life, la presentazione di Kublai di ieri (qui le slides) è stata un successo pieno. Per non sovraccaricare il server e mantenere un minimo di funzionalità alla SIM avevamo settato il numero massimo di partecipanti a 40 avatar: abbiamo rapidamente esaurito i posti (poi Giuseppe ha usato qualche trucco per fare entrare ancora un paio di persone). Sold out! In più stanno arrivando i media: solo ieri ho fatto due interviste, di cui una è qui.

A questo punto del percorso, Kublai mi sembra molto chiaro e lineare. Mi sembra anche “molto internet”, nel senso che il suo successo o fallimento dipende non solo da noi del gruppo di lavoro, ma - in modo determinante - dalle persone creative che stiamo incontrando. A noi tocca dare l’esempio, incoraggiare ed energizzare questa comunità nascente. Insomma, il successo di ieri sera pone un problema molto serio, che è quello di fare fruttare il piccolo capitale di fiducia che la community creativa di Kublai ci ha accordato.

Abbiamo avuto un’idea secondo me carina in questo senso, per cui cerchiamo volontari. Più precisamente, cerchiamo (1) gente creativa (2) con un’idea progettuale (3) disponibile già da subito a farla crescere attraverso un confronto molto ravvicinato con un gruppo di alto livello che si occupa di politiche di sviluppo nell’ambiente del Ministero. Chi fosse interessato, passi dal blog di Kublai.

Un momento dell'incontro in SL

(grazie a williamnessuno per la foto)

Maggio 19, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      1 comment | show

Raccontare storie nuove per fare cose nuove

Con il gruppo di lavoro di Kublai abbiamo deciso di uscire allo scoperto, organizzando la prima conferenza/evento/festa al porto dei creativi, la nostra isola in Second Life. Raccontare Kublai tocca a me, la voce narrante di questa avventura.

Sono un po’ emozionato. Raccontare non è una cosa banale. Raccontare è importante. Non si tratta solo di comunicazione in senso “marketing-PR”: secondo l’economista David Lane rappresentarsi come personaggi di una storia è il modo in cui le persone superano la paralisi derivante dal trovarsi in condizioni di incertezza assoluta. Superata l’incertezza, le persone agiscono, e la loro azione riplasma il mondo in cui si muovono, superandone - a volte - l’incertezza. Per estensione, le storie creano, letteralmente, il mondo, come per gli aborigeni australiani nelle Vie dei canti di Chatwin. Il senso è chiaro: se non rappresenti il mondo in modo nuovo, non puoi che continuare a ripetere le vecchie scelte. Fare una cosa nuova richiede una nuova storia da raccontare.

Con Kublai mi succede una cosa strana e bella, e cioè che mi pare che una storia nuova abbia scelto me per farsi raccontare. Gilberto Seravalli probabilmente direbbe che mi faccio carico di guidare un processo di innovazione. Guidare? Non so, non credo di essere molto adatto a fare il leader, non mi piace nemmeno la parola. “Los liìderes son unos hijos de puta”, diceva qualche anno fa Manu Chao a Celentano. La parola che mi piace è “narratore”. E quindi domenica sera indosserò l’avatar di Mr Volare, mi recherò al porto a incontrare la mia e nostra comunità nascente di creativi e comincerò: c’era una volta…

Ci vediamo lì.

 

Maggio 15, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      4 comments | show

Visioni Urbane: tempo di bilanci

Con l’incontro del 5 maggio si conclude il progetto Visioni Urbane, e si conclude - credo - con un successo. Sono reduce dalla scrittura di un paper (che presenterò a eChallenges 2008, in un workshop sui “Living Labs e sviluppo locale” proposto da Jesse Marsh); per scriverlo ho dovuto pensare molto a VU. La mia conclusione - provvisoria, ci mancherebbe - è che l’ethos orientato alla meritocrazia e allo spirito di servizio (”qui non si distribuiscono soldi, si progetta il bene comune”), combinato con un ambiente informativo molto trasparente, in cui la comunicazione era sempre molti-a-molti, è riuscito a modificare in modo sostanziale la percezione reciproca di ente Regione e scena creativa. Purtroppo, però, la magia di VU funziona solo su chi ha condiviso quell’esperienza: il più grande limite del progetto - scrivo in quel paper - sta nel fatto che non è riuscito a convincere gli altri settori della Regione che i creativi lucani sono una risorsa vera. Però non è detta l’ultima: il gruppo ha elaborato un documento che traccia la rotta per usare nel miglior modo possibile le risorse per gli spazi laboratorio (che non sono neanche pochissime, 4.3 milioni di euro), e in quel documento prevediamo una conferenza strategica annuale sulla cultura in Basilicata. Grazie all’adozione di un modello di governance abbastanza sofisticato, dovremmo riuscire a dare una voce autorevole alla community creativa nel dibattito sulle politiche in Regione (tenete presente che il presidente della Regione l’ha condiviso e fatto proprio). Speriamo! Sono proprio curioso di vedere come va a finire.

Nel frattempo i ragazzi e le ragazze di Agoraut hanno raccontato l’incontro conclusivo di Visioni Urbane in un bellissimo video. questo qui:

 

Maggio 14, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      1 comment | show

Kublai trova un approdo: il porto dei creativi sul web e in Second Life

Come ho già scritto, da qualche tempo lavoro a Kublai, un ambiente per la progettazione di iniziative creative. L’idea dietro a Kublai è che le persone che si occupano di arte, cultura, scienza, hi-tech e così via possano rimettere in moto questo scassatissimo paese. Come? Abbiamo pensato a tre fasi: una di conoscenza reciproca e socializzazione di alcuni elementi utili alla progettazione; una di generazione di idee; e una di coaching per fare diventare queste idee dei progetti in piena regola, in grado di generare ricadute positive per lo sviluppo dei territori (e quindi di concorrere all’assegnazione delle notevoli risorse che l’Unione Europea ha stanziato per gli obiettivi di sviluppo).

Sì, ma dove? La domanda non è banale: probabilmente molti dei progetti che Kublai finirà per sostenere saranno locali o iperlocali, ma è importante che i creativi che li propongono abbiano scambi vivi con i loro pari su tutto il territorio nazionale. E allora? Allora il posto giusto per incontrarci è un porto, luogo per eccellenza di transito, di commerci, di crocevia. Nei porti senti i profumi e i sapori delle merci che vengono dai paesi più lontani; senti parlare tutte le lingue, gli accenti, i dialetti; vi si incontra gente varia e variamente colorata. Nel porto dei creativi di Kublai in Second Life mi sento bene, e ci vado spesso: c’è un campo da basket stile Harlem, una città vecchia per i negozi, un auditorium (ci servirà presto), uno spazio concerti/discoteca, un atmosferico bar vicino ai docks. I naviganti delle varie flotte creative si stanno radunando qui; il bollettino della capitaneria di porto, invece, si può seguire qui.

P.S. - Stamattina abbiamo fatto la prima riunione del gruppo di Kublai nel nostro quartier generale al porto (io lo chiamo K2O, Kublai Second Office). Dopo tutte le pippe che mi ero fatto sulla necessità di elaborare metafore per fare riunioni efficaci inworld ne abbiamo semplicemente convocata una, ed è andata liscia come l’olio. Contando che eravamo in cinque collegati da quattro città diverse abbiamo risparmiato un bel po’ di tempo (nostro) e soldi (del contribuente). Evvai…

Maggio 7, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      2 comments | show

Il sud è pessimista (ma non se lo può permettere)

Ieri ero a Potenza per l’ultima riunione del progetto Visioni Urbane. Sala piena, begli interventi carichi di futuro del mio amico Paolo Verri – attuale direttore di Italia150 – e di Miki Espuma della Fura dels Baus. Dopo mesi e mesi di lavoro, presentiamo un risultato, un risultato vero: il documento sugli spazi creativi della Basilicata, che indica le linee lungo le quali verranno spesi i 4,3 milioni di euro stanziati allo scopo dalla Regione. Il documento è stato scritto con il contributo decisivo della community creativa lucana, e contiene novità importanti gli spazi in rete, un modello di governance che coinvolge un consiglio di saggi di alto profilo che “costringa” creativi e Regione a ragionare in modo strategico, l’evoluzione del blog di VU in un social network che consenta ai creativi di pensare insieme con il minimo sforzo, risorse consistenti per progetti pilota su prodotti culturali innovativi da collocare negli spazi, un gruppo regionale a fare camminare il tutto. Il presidente della Regione è venuto a dire di persona “Mi convince, lo facciamo”. Vittoria! Champagne!

O no? Dalla discussione è emerso che alcuni erano evidentemente scontenti. Perché? Perché manca ancora l’indicazione puntuale degli spazi, su cui interverranno criteri politici immaginati come biechi e opportunisti. Perché non è stata presa una decisione finale sul modello di gestione. Perché la Regione non programma le sue risorse a inizio anno. Perché non usa il suo peso istituzionale per trascinare i grandi sponsor sostenere le attività culturali. Perché…

Alcune di queste osservazioni mi sembravano giuste, altre sbagliatissime. Alcune erano pertinenti e in qualche modo “sotto il controllo” del gruppo di progetto di VU, altre ne erano completamente al di fuori (la programmazione della spesa culturale non è in capo alla presidenza). Non mi stupisce che a questo gruppo si rivolgano lamentele che riguardano altri settori della Regione: in realtà credo che sia un segnale di successo (abbiamo creato un canale di comunicazione che funziona talmente bene che la gente tende a farci passare tutti i suoi problemi). Quello che invece mi fa impressione è la fatica che si fa qui a a leggere un segnale positivo per quello che è: un passo, magari piccolo, nella direzione giusta. Se non risolvi tutti i problemi, sembravano dirmi i più scettici tra i creativi lucani, non hai risolto niente.

Con tutto il rispetto, non sono d’accordo con questa posizione. Credo che la Basilicata sia un posto un pochino migliore dopo VU di quanto lo fosse prima. Credo che non sia giusto aspettarsi che VU risolva i secolari problemi di rapporti tra i cittadini del sud e la loro pubblica amministrazione. Credo che il gruppo di progetto si meriti una pacca sulle spalle – e io sono stato attento a esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per tutti, i colleghi del DPS, quelli della Regione, la community creativa. Credo che sia importante celebrare insieme le vittorie, anche piccole – e quella di ieri tanto piccola non era.

Senza questo è difficile avere il senso che si sta progredendo, e quindi rimotivarsi a giocarsela, insistere, provare a costruire il cambiamento. Proprio per i problemi che devono affrontare, i meridionali meno di altri possono permettersi di piangersi addosso: il piagnisteo demotiva le persone, fa scappare il capitale umano e quindi alimenta il sottosviluppo. Ma è così difficile essere contenti per una cosa che è andata bene?
[Illustrazione di Silvio Giordano - grazie!]

Maggio 6, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      11 comments | show

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