(lo slogan “dalla resistenza al contrattacco” è suo)The Liberation day gathering at Casa Cervi was great. Daniele and Franco of Fuori Orario told us that we broke every record of attendance (ten thousand estimated) and food and drink sold, and from the stage we could only see a sea of people of all ages and all colors, happy to be there together. The internet campaign was also a resounding success. We started off with the aim to get 100 bloggers involved: on April 24th we had 330 participants, which yesterday had risen to 347 and counting. If you look on Flickr or Youtube you find lots of photos and videos. A Second Life Mondine Museum has been started and has started to stimulate mondine-related inworld cultural activities. Casa Cervi also hosted a spontaneous meeting of the analogic network of partisan associations, mondine, Fiamma Fumana and Fuori Orario and the the digital network, the internet of the Resistance and Italy’s collective memory. Some influential bloggers turned up: Alberto, riding his motorbike and obviously happy (he created the slogan “from Resistence to counterstrike”); Antonio, smiling and optimistic (he created the slogan “from Resistence to counterstrike”); Marco; Fabio and Roberta, in representation of the Second Life mondine group; Franca, who posted a lovely chronicle-cum-photos; the invaluable Valeria and Freddy for Mondine 2.0 (Freddy even had to replace me for a radio interview).
At the end of our set, everyone, really really every single person, sang Bella ciao together with mondine, and the emotion melted into a very long applause. I was seized by a sense of gratitude and belonging. We really had this sitting right in front of us for a long time before I actually saw it: the “no spectator allowed, only participants” logic of social networks is the same as that of democratic participation. Which means: build relationships of respect and affection with people you share ideals with. Then work with them to “do stuff” (create a mondine choir, organize a music festival, paint the walls of a Casa del Popolo, whatever), and this “stuff” are building blocks of the world that those ideals depict. This building together is the most powerful force I know, a lot more powerful than just casting your vote once every five years. The counterstrike Antonio talks about, for me, starts here.
Mi sono piaciuti molto, davvero molto, i ragazzi di Balla coi cinghiali, conosciuti lunedì al seminario organizzato da Roberta all’Università di Savona. Idee chiarissime, una proposta ben caratterizzata (”a BCC portiamo solo birra artigianale di un produttore locale, e prepariamo da mangiare cose buone. Niente birre e panini industriali”), un’idealità forte e non trattabile (”stiamo lavorando per alimentare i palchi a energia da fonti rinnovabili, purtroppo la musica dal vivo ha impatto ambientale, e come”), molti amici (”Find the cure, Legambiente, Rockerilla, fanno parte dei buoni, come noi. Ci siamo detti: mettendo insieme due cose buone non può che venire fuori una cosa ottima. Alla peggio viene almeno buona!”), un bell’orientamento alla condivisione (”vorremmo spiegare come gestiamo le cose. L’abbiamo fatto noi, potete farlo anche voi”).
E’ evidente che BCC indica una traiettoria di sviluppo possibile, l’unica cosa concreta che Bardineto (SV) abbia da opporre all’invecchiamento della popolazione, allo spopolamento e infine all’abbandono. Ma evidente a chi? A un certo punto ho chiesto alla platea: “C’è qualcuno della Provincia, qui? Della Regione?” Silenzio. “Del Comune?” Nessuno. La cosa più vicina a un’istituzione che ci fosse nella stanza, paradossalmente, ero io, un semplice consulente su un progetto sperimentale. Mi sono sentito più che mai come il Marco Polo delle Città invisibili in uno dei suoi viaggi, in attesa di raccontare a Kublai Kan di un’altra delle città del suo impero, che l’imperatore stesso non conosce. E’ veramente urgente mettere in piedi una struttura di ascolto per valorizzare le esperienze come questa, che ci sono.
(Fatemi capire: un evento nato e cresciuto a Bardineto (ab. 660) viene presentato come un caso di successo all’università e il sindaco non ci va? Ma perché?)
Appena entrato mi guardai intorno, nella stanza piena di estranei. E’ stata una delle sensazioni più strane della mia vita. Avevo discusso con questa gente, spettegolato intorno alla macchina del caffè elettronica, condiviso alleanze e forgiato legami. Mi ero buttato via dal ridere con loro, mi ero arrabbiato da morire con alcuni di loro. Ma non c’era nemmeno un volto riconoscibile in quella casa. Non li avevo mai visti prima.
Così Howard Rheingold in The Virtual Community (traduzione, purtroppo non brillante, mia). Ho avuto un “momento Rheingold” anch’io oggi a pranzo, quando ho parcheggiato la moto davanti al ristorante e ho raggiunto il gruppo di estranei che mi aspettava: Asian/Fabio, Ginevra/Adriana, Raffaella, Rosa/Roberta, Tilde/Valentina e Velas/Elena. Nella seconda vita sono amici, o almeno conoscenti più che casuali: ci troviamo alla UnAcademy o alle discoteche di LucaniaLab o, più recentemente di Post Utopia. Nella prima, però, non ci eravamo mai incontrati. Per un attimo il mio cervello ha cercato di sovrapporre gli avatar al cerchio di facce sorridenti che avevo intorno, poi - con uno sforzo consapevole - ho accettato quello che stavo vedendo come un meshup della Seconda Vita con la prima. Per qualche minuto, però, sono rimasto come bloccato: per qualche motivo, mi veniva da essere molto più timido con Adriana che con Ginevra, anche se sapevo benissimo che Adriana è Ginevra. Elena mi ha detto che si vedeva benissimo il mio imbarazzo. Poi mi sono sbloccato un po’, e alla fine delle tre ore passate insieme mi sembrava di essere un po’ più vicino a tutti loro.
Tra l’altro: alcuni di noi parlano del proprio avatar in terza persona, come se fosse un’entità indipendente (Elena: “Quello script era un po’ troppo sexy per la Velas”), altri in prima (io: “Alla conferenza di Derrick c’era un lag tremendo, continuavo a sbattere contro la gente”). Dobbiamo anche inventarci qualche convenzione grammaticale… una “prima persona e mezzo”?
Di passaggio dalla Basilicata, tappa a Roma per fare un po’ di lavoro con il gruppo di Kublai. Stiamo lavorando molto sull’identità di progetto: dobbiamo trovare le parole per raccontarlo in modo semplice e comprensibile a tutti, e sentiamo molto la responsabilità. Quando provo a parlarne in giro, però, si vede che qualcosa si capisce, perché mi sembra di trovare molta simpatia, molta voglia di partecipare, da amici creativi come Alfredo, ai grintosissimi studenti del Master in Musica, Comunicazione e Marketing alla Sapienza, a intellettuali di rango come Marco Minghetti, alfiere del capitalismo sociale e visionario alla Adriano Olivetti e animatore del metablog Le aziende invisibili-Nova100 (anzi, con Marco abbiamo fatto anche un accordo di collaborazione Kublai-Nova100). Intanto abbiamo messo su un piccolo blog, tanto per scaldarci un po’ i muscoli.
Doriano Rabotti of the daily newspaper Il Resto del Carlino has been tracking Fiamma Fumana closely for years. This time, too, he devotes a lot of attention to the Liberation Day concert on April 25th at Casa Cervi. Admittedly, it is going very well: we started off looking for 100 bloggers, and 186 have volunteered as I write; meanwhile my friends Velas (in the picture), Asian and Joannes have started to spread the idea within Second Life. Outside of the great net, too, we feel a great turmoil: all over Italy rides are being hitched and coaches are being organized to reach the concert site; the municipality of Gattatico and Fuori Orario are organizing a canteen to feed hungry fans and are letting the weary unroll their sleeping bags in the local sports hall. We are all overwhelmed by such a great participation.
It always impresses me how differently traditional media and the net look at things. If you Google for “Radiciresistenti” or look at the From mother to daughter blog, which launched the initiative, you get a feel from a community: Valeria writes most of the FMTD posts, but the protagonists are legion: the 186 bloggers, the authors of the 300+ coments (more than 100 a week!) the many friends and fans sending photos, videos, thoughts and love. On the newspaper, on the other hand, the emphasis in on me personally. Ok, ok, I understand the mechanism in traditional media narrative building, and therefore Doriano’s (an excellent professional) choice. But, personally, I find myself more at home in the community spirit of the blogoand of the Net in general.
L’amica-di-rete Roberta Milano mi ha coinvolto in un’iniziativa interessante dell’Università di Savona: un seminario in cui discutiamo di un festival rock, Balla coi cinghiali, (anche) dal punto di visto degli impatti sullo sviluppo locale. La storia è di quelle che portano una ventata di ottimismo: fondato nel 2002 nel micropaese di Bardineto in Val Bormida da un gruppo di amici, BCC è cresciuto molto rapidamente fino a raggiungere, nell’edizione 2007, le 10.000 presenze. Da quello che ho capito parlando con Roberta, un fenomeno del genere in un’area spopolata ha un forte potenziale non solo in termini macroeconomici (nel senso che moltiplica le presenze di visitatori da fuori territorio) ma anche in termini di come quel territorio si percepisce e quale destino sceglie per se stesso: in mancanza di vere alternative, alcuni degli abitanti di Bardineto - forse - stanno pensando che è più divertente essere un luogo che produce eventi musicali che un paese di 660 abitanti (maschi 322, femmine 338), a 711 metri sul livello del mare, e a rischio di abbandono (”Diciamo che e’ un po’ il villaggio di Asterix della Riviera di Ponente, con gli stessi personaggi assurdi e quell’aria da rissa imminente”, scrivono i ragazzi di BCC sul sito).
Il tema in sè è intrigante, ma è ancora più interessante il modo in cui i savonesi hanno deciso di affrontarlo. Il seminario è coordinato da Felice Rossello, docente e autore di Fazio (Fabio, non Antonio), che ha chiamato alla discussione un pezzo da novanta della televisione italiana, Carlo Freccero; una giornalista musicale, Isabella Rivera di Rockerilla (media partner di BCC); il presidente di una Ong che si chiama Find the Cure e che si occupa di… sviluppo locale nel sud dell’India; e il vostro economista-fisarmonicista preferito.
Mi interessa, molto. Sono anni che sostengo che l’industria musicale è un’occasion per le politiche di sviluppo locale e viceversa. I ragazzi di BCC sembrano un simbolo di questa occasione: una forza fresca, in grado di immaginarsi un futuro da costruire per il loro villaggio di Asterix nel mondo globalizzato. Altri come loro - e che credo con loro andrebbero d’accordo - pensano pensieri simili in aree diverse, penso al gruppo di Radicazioni nel Pollino calabrese. Occorre assolutamente valorizzare il loro pensiero e il loro fare: è quello che tento di fare da tempo, e che proveremo a fare in modo più o meno strutturato nel progetto Kublai (coming soon). Appuntamento lunedì 21 aprile alle 11 al Campus di Savona (Legino) - Palazzina Lagorio - Aula Magna AN 4 (Scienze della formazione).
Grazie, grazie a tutti: il contest per progettare il logo del progetto Kublai ha dato davvero ottimi risultati. Hanno partecipato 13 creativi da tutta Italia, diversi dei quali con più di una proposta. La scelta ci ha messo abbastanza in crisi, visto che il livello era uniformemente alto e veniva davvero da attaccarsi all’innamoramento irrazionale per questa o quella proposta. Alla fine abbiamo scelto la proposta di Beatrice Bresciani, che ci convince da vari punti di vista. Congratulazioni a Beatrice, che in questi giorni uno di noi contatterà per farle un contratto, ma complimenti anche a tutti gli altri.
Una ricaduta interessante di questa faccenda è che scegliere il logo ci ha costretti a confrontarci più in generale sugli stili di comunicazione da adottare. Gli insegnamenti più importante, almeno per me, sono due: (1) stare attenti a dare un’idea di apertura: i creativi interessati ad avvicinarsi a Kublai devono trovare porte spalancate. La selezione si farà dopo, e sarà inevitabile perché fare progetti creativi che favoriscano lo sviluppo locale richiede duro lavoro. e (2) non prendersi troppo sul serio. Il nuovo logo è allegro e amichevole, e spero che ci aiuterà a tenere a mente queste cose.
I have finally moved, so I am back posting with some difficulties (despite my twenty-plus days warning, Fastweb has yet to connect the new loft-office in via Manzotti 23 in Milan to the Great Net). I see from the comments you’ve been taking good care of Contrordine, thanks so much!
The Liberation Day festival is growing into a really beautiful event. We have decided to take a Barcamp-like line: no spectators allowed, only participants. So we are preparing a booklet with the lyrics of some (mainly traditional) songs for everyone to sing along to. The famous seven thousand people singing will be audio recorded by our crew and video recorded by director Andrea Zambelli’s film crew, since April 25th will be the very last shooting day of “Mondine - From Mother to Daughter” the movie. For people coming with cameras, videocameras or just cell phones (that’s pretty much everybody!) we have launched the idea of uploading their work on Flickr, YouTube etc., using the “25aprile” and “radiciresistenti” tags.
The Italian blogosphere - with some Americans also joining in - is already buzzing with participation. In only 21 days since our call to arms for bloggers, we have already met our target of 100 bloggers posting about Liberation Day and/or proudly displaying the badge. The From Mother To Daughter blog, www.mondine.it, is keeping an up-to-date list of “Liberated” blogs. FF and I are very committed to this festival, both on the performance and on the organization sides. I am really looking forward to be in Casa Cervi (it used to be the home of the Seven Cervi brothers, who all joined the partisan resistance and all were executed by the Nazi in one mass shooting. It has been since turned into a museum), this Liberation Day more than ever.