Feb 13th: (first rate) gnocco fritto and music @ Fuori Orario

To dinner! To dinner! In the best Italian and Emilian tradition, the table is “the” place to meet, renew old friendships and kickoff new projects. And so Fiamma Fumana, Mondine di Novi, Cisco, Giovanni Rubbiani, Davide Ferrario, Andrea Zambelli, Gruppo padano di Piadena, Le pive nel sacco, Correggio Mon Amour, Luciano Gaetani and many others will meet at Fuori Orario for a dinner of (first quality, home made) gnocco fritto (don’t try this at home), Parma ham and Lambrusco. We will talk about ourselves, our common roots: we FF and mondine have tried to communicate them abroad, and found out that the epic of this mall and unimportant corner of the world can be fascinating and emotion-laden for a Mexican or a Canadian. There’s no scheduled concert, but we all will bring instruments along, and we will certainly make some music (dinner with mondine? Try and keep them from singing!). The dinner costs 10 euro, the music is donated by whoever wants to. Bring your own instrument along!

On the From mother to daughter blog there is a post in which we keep a more detailed track of who is coming. Please visit it to see who has confirmed and let us know that your coming and if you are going to make some music with us. YESSS! DINNER WITH MONDINE!!!

:-)

January 29, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     , ,      4 comments | show

Musiconomics: online le slides delle lezioni a MMCM

Con un po’ di ritardo, di cui mi scuso con gli studenti, ho messo online le slides del mio ciclo di lezioni al Master in musica, comunicazione e marketing della Sapienza. Si tratta dell’esposizione di tre concetti di economia industriale che a mio avviso sono utili per capire l’industria musicale. Sono scaricabili in formato PDF, visto che non vi piace Open Document ;-)

Musiconomics 1 – Integrazione verticale e filiera della musica

Musiconomics 2 – Barriere strategiche all’entrata e marketing virale

Musiconomics 3 – Esternalità, territorio, innovazione

SlideShare | View | Upload your own

Un dubbio: ma “la tua radio su Last.fm” è davvero tua?

Last.fm ha lanciato una nuova iniziativa: un programma di pagamento di royalties agli artisti la cui musica viene ascoltata sulle loro radio. Lo scopro accedendo alla sezione “music manager” dei Fiamma Fumana. La mossa era annunciata dall’estate scorsa: nei prossimi giorni cercherò di farmene un’idea più precisa. In questo momento mi interessa invece porre un problema su un’altra delle funzionalità del music manager che si chiama Powerplay. Il senso è quello di comprare un certo numero di “passaggi” per i tuoi brani, da indirizzarsi a un gruppo di utenti ben individuato (immagino attraverso il tagging). I prezzi vanno da €16.50 per 100 passaggi fino a €330 per 2000.

Uhm. Un momento: ma come fa Last.fm a garantirmi che i miei brani verranno ascoltati? Semplice: li “infila” nelle radio personalizzate degli utenti (o degli artisti, per esempio “Musica simile a Fiamma Fumana” che hanno il profilo di tagging prescelto. Questo, però, vuol dire che la playlist della radio personale verrà determinata dalle preferenze che hai espresso tramite la musica che ascolti, il tagging, gli amici, il tagging degli amici… e dalle scelte degli inserzionisti. Questa è una deviazione significativa dalla vocazione peer-to-peer delle raccomandazioni di Last.fm: l’odiato marketing top down, i cui spin doctors decidono cosa farci ascoltare per fini di profitto, si riaffaccia nella scena finora serenamente 2.0 di Last.fm. Certo, l’uso del tagging farà in modo di portare heavy metal ai fans dei Panthera e new age a quelli di Enya e non viceversa, e questo è già un progresso dalle radio via etere, ma di fondo lo strumento rischia di perdere parte della sua credibilità e del suo fascino.

Sarebbe interessante capire che ne pensano Luca e Alberto, che sono utenti forti ed entusiasti dell’”ultima radio che sentiremo”.

UPD 26 gennaio: Last.fm ha messo online una pagina di FAQ sul programma di pagamento delle royalties.

January 24, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , ,      comment

Spazi creativi a sud

Una segnalazione dall’ottimo Tito Bianchi, economista in forza all’UVAL: sembra che negli ultimi tempi diverse amministrazioni del mezzogiorno si stiano interessando al tema degli spazi per la creatività. In Basilicata c’è il progetto Visioni Urbane, di cui ho parlato già molto perché sono coinvolto in prima persona come consulente del DPS; a Catanzaro un progetto Formez ispirato da Mimmo Cersosimo e condotto da un gruppo di suoi allievi sta affrontando lo stesso argomento (in realtà vorrebbero coinvolgere anche me, ci siamo incontrati la settimana scorsa per cominciare a parlarne); infine, sono in movimento le varie gemmazioni del progetto pugliese Bollenti Spiriti (ne ha scritto Marco qui), come questa. Questa attenzione mi fa piacere, ma non mi stupisce: gli spazi alla fine sono edifici, roba solida, che si tocca con mano e che porta consenso. La scommessa vera è farli vivere, e per questo temo proprio che ai creativi che rivendicano spazi da gestire serva una qualche nozione che esistono mercati dei prodotti culturali e che bisogna cercarli e svilupparli. Mica facile. Con il gruppo di Visioni Urbane stiamo ragionando su queste cose proprio in questo periodo, vi terrò informati.

Voices of the world: BBC to cover FF and mondine at Celtic Connections

Hear, hear. Celtic Connection’s artistic director Donald Shaw wrote asking me to authorize BBC to shoot a video of our show of Wednesday 31st. Always the geenrous type, I granted it :mrgreen: . Meanwhile the festival defined the night’s schedule:

7.30pm (20 mins) – Grace Hewat & Polwart (a trio of Scottish voices)
7.50pm (15 mins) – Mairi Smith (solo Gaelic singer from Isle of Lewis)
8.05pm (40 mins) – Bulgarian Women’s Choir, Angelite
8.45pm interval (25 mins)
9.10pm (20 mins) – the Aberfeldy Gaelic Choir (directed by Margaret Bennett)
9.30pm (45 mins) – Coro delle Mondine di Novi with band Fiamma Fumana
10.15pm – there is a thought that all the voices could come together for one song at the end of the night. this may not be possible due to time restraints, but if there is any songs which you think may work as a ‘together’ song, please let me know. But at the same time, please do not worry if there is nothing that comes to mind.

For the ending, we are planning a Bella Ciao led by us, with the insertion of other artists. We did some thing similar in Canada in 2004, with James Graham and Warsaw Village Band, which turned out really well… I have uploaded it onto Last.fm and you can hear it clicking on the “play” button below.

Fiamma FumanaBella ciao – Live with Warsaw Village Band and James Graham

January 19, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     , , ,      comment

Burocrazia 2.0 in UK: tutti al BarCamp UKGovweb

Ok, il nome è molto brutto, ma l’idea è geniale: un barcamp per chi lavora nel o con il settore pubblico, specialmente dal lato e-government. Bravi questi inglesi! Mi interessa soprattutto lo stream sui media sociali (io faccio moolta fatica a “vendere” le pratiche di trasparenza assoluta e conoscenza accessibile alle amministrazioni italiane, anche a quelle illuminate, e vorrei capire se loro hanno gli stessi problemi) , ma non so se potrò andare: quando ho ricevuto la segnalazione di Marco (complimenti per il radar!) l’evento era già in overbooking. Comunque ho scritto all’organizzazione, vediamo se si libera un posto. Tra l’altro, la sfortuna: venerdì sera suono con Cisco a Marghera, si tratterebbe di dormire un po’ (poco) raggiungere Treviso la mattina presto e prendere un volo per Londra. Grrrr! Ospita Google, che ha aperto una sede a un indirizzo che è già una dichiarazione di intenti: Buckingham Palace Road!

January 19, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     ,      2 comments | show

Innovazione al sud: si muove Zappacosta

Ho letto la notizia sul Corriere di oggi, ma non trovo un link (!): Pierluigi Zappacosta, abruzzese che ha fatto fortuna nella Silicon Valley co-fondando Logitech (la società che probabilmente produce il vostro mouse) ha dato vita a un fondo di venture capital che si chiama Faro, e adesso sta lavorando con il ministero dell’innovazione per selezionare startup tecnologiche nel Mezzogiorno. Zappacosta è persona seria e saggia, e questi anni di California lo hanno reso abbastanza insofferente ai giochetti italiani (qui c’è una sua gustosa intervista con Marco Palombi) e molto pro-mercato. Insomma, che uno così trovi interlocutori nel governo italiano mi pare una vera notizia. Fusse che fusse la volta bbona… mi informo dai miei amici del DPS. Intanto chiedo a Gianluca e ad Alberto se hanno più informazioni dal lato aziendale….

January 16, 2008     Alberto     industrie creative e sviluppo     , , , ,      3 comments | show

La lunga notte dell’industria discografica

Affidereste il futuro della musica a quest'uomo?

Su Wired di dicembre, arrivato molto in ritardo causa vacanze, c’è un articolo interessante sulle strategie tecnologiche di Universal Music, la più major delle majors del disco. La buona notizia: c’è una strategia, e prende atto almeno di alcuni dei cambiamenti sociali degli anni 2000: per esempio, Amazon.con e altri siti sono stati autorizzati a vendere mp3 del catalogo Universal senza DRM (ma con un watermark, quindi fate attenzione…), una decisione già presa in precedenza da EMI. La cattiva notizia: secondo il commentatore, Seth Mnookin, questa strategia è eminentemente di breve periodo, e volta a estrarre dollari subito da chiunque si avvicini al catalogo dell’azienda. Questa non è una buona cosa al fine dello sviluppo di un nuovo ecosistema della musica basato su accesso aperto e interoperabilità, sul modello di ciò che è successo nell’open source o, per restare in tema di arte e creatività, della fotografia.

Mnookin sembra pensare che uno dei motivi per cui questo avviene è culturale: il CEO più illuminato che Universal abbia mai avuto, l’uomo che associa il suo nome all’attuale strategia digitale del gruppo, è Doug Morris, che (1) ha 68 anni e (2) è un “bona fide music man”, che ritiene che il suo lavoro sia essenzialmente di A&R: trovare grandi artisti e portarli al pubblico. Code lunghe alla Chris Anderson? Filtraggio sociale attraverso i tags? Non pervenuti. Il filtro lo devono fare i professionisti, perbacco. Per provare il punto, Mnookin pubblica una serie di foto di Morris con varie popstars, tra cui Paris Hilton, Rihanna e Sting.

Sempre tra i motivi culturali, l’articolo cita la confessata incompetenza tecnologica dell’industria. Perché Morris e i suoi colleghi hanno lasciato che Steve Jobs bloccasse i brani in vendita su Apple Music Store con Fair Play – interoperabilità zero – invece che imporgli un loro formato comune anche agli altri distributori online? “Nessuno ci ha pensato.” Perché nessuno ci ha pensato? “Nessuno noi capiva niente di tecnologia.” Perché non avete assunto qualcuno che ne sapesse e che fosse in grado di aiutarvi? “Perché, non sapendo niente di tecnologia, non siamo in grado di distinguere un esperto vero da un millantatore.” Buonanotte.

Conosco l’industria musicale dall’interno, e la conosco abbastanza bene da essere d’accordo sul fatto che ha molti problemi culturali a venire a patti con il digitale. Ma non credo che sia tutto qui. Ne parlavamo a eChallenges con Roger Wallis, che studia queste cose da una vita, e mi diceva che le quattro majors hanno il copyright sull’85% di tutta la musica mai registrata. Siccome le nuove produzioni costano sempre di più e vendono sempre di meno (un artista top italiano può costare 750Keuro tra anticipi e spese di produzione e marketing alla sua etichetta), il modello di business vincente è quello che lui chiama del patent troll: siediti sui tuoi diritti, ingaggia una squadra di avvocati cannibali e fai causa a tutti (Morris ha fatto causa a YouTube e MySpace). E intanto liberati dei dirigenti vecchia maniera, quelli centrati sulla ricerca e lo sviluppo di talenti, che costano molto e non portano più profitti all’azienda. Ormai nelle majors comandano gli avvocati, e questi sono mossi da una razionalità economica ineccepibile, anche se di breve periodo: estrarre più soldi che si può dal vigente sistema di copyright, finché si può. Quelli più convinti sono probabilmente quelli che stanno in EMI: l’azienda è stata acquisita nel 2007 dal fondo di private equity Terra Firma, e se il sistema comincia a crollare il fondo… la venderà e comprerà qualcosa di più remunerativo. Buonanotte, appunto.
Difficile sfuggire alla conclusione che il futuro della musica non abiti da queste parti.

L’Emilia da lontano

Marco, Taver e altri sono gli ideatori di un progetto bellissimo che si chiama Correggio Mon Amour. Tra le altre cose stanno preparando un libro di contributi su Correggio, e hanno chiesto un articolo anche a me. Mi ha dato modo di ripensare alla mia nativa Emilia, che tanto amo e tanto mi fa incazzare, e che ormai da anni guardo da lontano. Lo raccontavo a Cisco, con cui stiamo ragionando su un futuro disco (in dialetto?) sulla nostra terra, e gli dicevo che la categoria che dovrebbe attraversare questo disco è quella del tradimento rispetto alle promesse del dopoguerra. L’articolo dirà più o meno così…

Assalto al cielo: Materiale resistente e l’Emilia che non c’è (ma che ci poteva essere)

25 aprile 1995. Suono con i Modena City Ramblers. Porto un berretto con la visiera decorato con una stella rossa (paccottiglia ex-sovietica riversata dai magazzini dell’Armata Rossa direttamente sui banchetti della Montagnola) e un drappo rosso appeso alla fisarmonica. Schiena ben dritta, compreso nel ruolo, mi sento un po’ la guardia d’onore di Germano Nicolini, il Comandante Diavolo, che vedo per la prima volta e che parla ai ragazzi venuti al concerto di Materiale Resistente, a Lenizzone di Correggio. C’è odore di pioggia, il cielo minaccia temporale. Orde di ragazzi giovanissimi puntano sul palco sbucando dai viottoli di campagna dove hanno parcheggiato le auto in bilico sul ciglio dei fossi. Il carisma di Nicolini è impressionante. Ho un momento pazzesco in cui penso “Adesso dice di andare a prendere le armi all’ex comando partigiano, che ci riprendiamo l’Italia, e io, per Dio, ci vado.”

Poi il momento passa, ma mi resta l’idea di una comunità che si mette al lavoro per realizzare un’iniziativa tutto sommato piccola e artigianale, ma con una fortissima carica di utopia, di assalto al cielo. I rapporti di rispetto e confidenza tra il giovane sindaco, Nicolini, Ferretti e Davide Ferrario mi danno l’idea che dietro Materiale Resistente, al di là dei diversi vissuti, vi sia un’idea comune di costruzione del futuro con i materiali del passato che sento molto vicina. Ma che gente è questa?

Materiale Resistente
Oggi ho la risposta: questa gente siamo noi, gli italiani, gli emiliani, come avremmo dovuto essere. Quelli della ricostruzione postbellica, che credevano che il futuro sarebbe stato migliore del loro presente e se lo costruivano, a colpi di cooperative, fabbrichette, urbanizzazione e servizi. Quelli dei diritti sociali, del welfare avanzato e anche del rock e del punk nei circoli Arci. Quelli che sanno buttare il cuore e l’organissasione – parola-totem dalle nostre parti – oltre l’ostacolo. Mi hanno raccontato di un giovane contadino, figlio di una famiglia di mezzadri di un paesino vicino a Parma, che era diventato comandante ed eroe partigiano. Alla Liberazione ridiscese al paese coperto di gloria, e immediatamente venne eletto sindaco. Dopo l’insediamento chiamò il segretario comunale e gli disse: “Ragioniere, il popolo ha tanti bisogni. Cosa possiamo fare?”. Il segretario rispose “Mah, con la guerra è dura per tutti. Abbiamo solo del deficit.” “Bene, – concluse il sindaco – intanto cominciamo a spendere quello.” Ignorante? Amministratore sprovveduto? Mica tanto: solo tre anni dopo quel comune comprò per 19 milioni di lire Rocca Sanvitale, dimora avita dei conti Sanvitale, a cui il padre del sindaco partigiano andava a versare la decima, e la trasformò nel municipio. L’importante non sono le risorse, ma la volontà di usarle per il bene comune. E gli ostacoli si possono superare, perfino il cielo può essere assaltato e espugnato.

Le cronache dell’Emilia postbellica sono piene di gente così. C’erano i grandi, i Dossetti, i Dozza; ma c’era anche un’attitudine generale. Ho un ricordo ammirato di un sindaco di Montecchio il giorno dopo che un temporale improvviso aveva gonfiato l’Enza e inondato il campeggio della festa di Cuore: venne a ispezionare il danno e trovò una squadra che spargeva ghiaia sopra il fango. Senza stare a pensarci troppo si tolse la giacca, si face dare una pala e si mise al lavoro con gli operai comunali. Altroché casta.

Ecco: in certi momenti – come quel 25 aprile del 1995 – ho l’impressione di stare in un mondo parallelo in cui questa Emilia è ancora la norma, non l’eccezione. Un posto dove il saper fare conta più dell’apparire, dove la cultura e la scienza sono rispettate (tè studia, mi diceva mio nonno, che poi il resto viene da solo), dove i capi sono amati e rispettati e si fanno il culo quattro volte gli altri. Un posto dove un contadino (Aldo, uno dei sette fratelli Cervi) si compra negli anni 30 il primo trattore della zona e entra in paese con un mappamondo legato sopra il cofano, a simboleggiare la fratellanza universale che lega il suo lavoro all’umana avventura, e i Campi Rossi al mondo.

L’Emilia non è più così, lo sappiamo. Probabilmente non lo è mai stata. L’Emilia è Italia: provinciale, spaventata, becera, consociativa, egoista, immobile, gerontocratica, e chi più ne ha più ne metta. Probabilmente anche Correggio è abbastanza così, anzi mi risulta che, mescolata ai pezzetti di utopia realizzata – il parco urbano, l’ANPI di Nicolini e Taver, l’esperienza di Materiale resistente – ci sia un bel po’ di roba abbastanza ignobile. Questa cosa mi fa incazzare. Mi fa incazzare in sé e mi fa incazzare perché è un tradimento dell’idea di società che questa terra ha saputo esprimere. Mi fa incazzare talmente tanto che ho scelto di emigrare a Milano, che è un posto di merda ma almeno lo è alla luce del sole.

Però ci sono ancora dei posti e dei momenti, in Emilia, dove sembra che si apra un varco, dove il futuro sembra di nuovo una cosa che si costruisce, dove l’uomo, con tutti i suoi limiti e la sua tensione a superarli, è l’unità di misura e il valore, dove il cielo si può e si deve assaltare. Il Museo Cervi a Campegine. Montecavolo, con la sua piscina cooperativa. Il museo della Resistenza a Montefiorino. Il Fuori Orario a Taneto di Gattatico. E Correggio, a volte: io sono socio dell’ANPI di Correggio, paese in cui non ho mai abitato e in cui sarò stato forse quindici volte nella mia vita, e quella tessera è come un talismano che mi ancora alla mia Emilia sognata.

Il trattore di Aldo Cervi

Quindi ai correggesi vorrei dire: non rassegnatevi alle miserie dell’Emilia che abbiamo. Potete fare meglio, e in qualche momento – come quel 25 aprile sui prati di Lenizzone – l’avete già fatto e continuate a farlo. Diventate cittadini di questa Emilia che sogno, siate lo specchio di ciò che noi emiliani avremmo dovuto diventare. Non eroi, poeti o santi, ma gente seria, gente che lavora e va dritta per la sua strada e costruisce insieme il proprio futuro. E non si arrende mai all’andazzo generale, non cerca scuse nel contesto sfavorevole (benché il contesto sia effettivamente sfavorevole), non si rassegna alla volontà del cielo. Anzi, se là sopra c’è qualcuno è meglio che stia in campana.

Il cielo si può sempre assaltare.

January 13, 2008     Alberto     Fiamma Fumana, industrie creative e sviluppo     , ,      3 comments | show

Beinvgnû su Wikipedia

… L’enziclopedìa lébbra ech tótt i pólen cambièr!

I happened to write a message in dialect on my Facebook wall, much to the puzzlement of my friend Luca Galli. He would be even more puzzled to read Wikipedia in Emiliano-Romagnolo! There are pages in the Bologna, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Parma, Piacenza, Carrara and Romagna dialects.

According to the List of Wikipedias this version ranks 156th by name of articles: 528, written by 177 users. It comes after the Oriya and before the one in Tahitian. The most popular Italian dialect on Wikipedia is the Lombard one, with 13.569 articles written by 419 users (that’s an average of more than 30 articles per user! Lombards have reputation for being industrious, but this is ridiculuous. Some NGO funded by the Northern League must be using public money here – not in an entirely wasteful way, for once). The Lombard Wikipedia has more articles than the Irish and Latvian ones (both are official languages of the European Union): it ranks 64th, after the Macedonian and before the Sundanese.

I like dialect, and I am very happy that a Wikipedia in Emiliano-Romagnolo exists. It would be nice to write some more articles, to get to 1000 by the end of the year! It would also be a good idea to keep an eye on the English articles regarding Italian dialects. In fact, I just edited http://en.wikipedia.org/wiki/Emiliano-Romagnolo#Usage which claimed that Italian politicians discouraged the use of dialect as it was an obstacle to the integration of immigrants from southern Italy. That is not true, and has almost certainly been written by some Northern League zealot. Fellow citizens, Northern League supporters, dialect belongs to us all, not to any party. And, like all languages, it is there to reach out to others, not to exclude them. Listen to me, forget politics, and devote your energies to writing Wikipedia articles. Only five more to overtake Oriya and Wolof!:-)

January 12, 2008     Alberto     Fiamma Fumana     , , ,      3 comments | show

« previous articles   


© Contrordine compagni - Wordpress-Theme 0816 by Netprofit Webdesign & Robert Hartl and personalized by Freddy