Post di auguri se volete scontato, ma molto sentito. Il 2008 porterà molta nuova carne al fuoco e novità anche importanti. Ma non è oggi il giorno per parlare di queste cose: oggi è un giorno di auguri e di messaggi affettuosi. E’ passato un altro anno, le nostre vite sono andate avanti, e la musica non si è fermata, anzi! Andrea ha girato il film sulle mondine e noi – ma quanto ci metti a finirlo, Andrea! – abbiamo cominciato a collaborare con un’agenzia in Inghilterra, abbiamo un nuovo batterista che il mondo ci invidia, Jessica ha fatto un bellissimo disco solista. Per me il segno vitale più bello di quest’anno è forse la costituzione di un’orchestra di pive emiliane (!) battezzata, giustamente, “le pive nel sacco”. Certo, siamo portatori di una cultura comunque molto indebolita dalla modernizzazione, ma teniamo duro, e possiamo entrare nel 2008 con animo sereno e perfino un po’ di orgoglio. Grazie, grazie davvero a tutti per essere stati con noi nel 2007, non abbandonateci. Permesso? Signor 2008? Si può?
Ho raccolto (e ceduto a) i “velati” inviti di fine anno al mondo di Second Life e… siòre e siòri vi presento il mio avatar in SL, Emiliano Carver, catapultato direttamente (e un po’ spaesato) dentro l’unAcademy. [cliccate sull'immagine per ingrandirla]
Emiliano coglie l’occasione per augurare a tutti, sia in second ma soprattutto in first life, buon anno!
Ci si vede stasera all’incontro “raccontare il digitale” (se ce la faccio e mi fanno entrare), oppure in first life, prima o poi.
Non spaventatevi, non mi sono messo a fare il guru: è soltanto il compito a casa assegnatoci da Junichiro Jun (aka Giuseppe Granieri) nel corso su “raccontare il digitale” che mi sono messo a seguire all’unAcademy. Ci ha chiesto di trovare i cinque concetti più importanti per raccontare il digitale: io, riducendomi all’ultimo giorno, ci provo. In ordine alfabetico:
Apprendimento continuo. Nell’era digitale non funziona il modello del ciclo di vita che vedeva gli uomini e le donne imparare da giovani e mettere in pratica il loro sapere nell’età matura. Tutti impariamo di continuo gli uni dagli altri, dedicando all’apprendimento (non solo all’aggiornamento, ma proprio all’apprendimento di cose per noi interamente nuove) quote crescenti del nostro tempo. Oggi impari e metti in pratica in contemporanea, tanto che “se sai spiegare esattamente cosa fai per vivere il tuo lavoro è già stato delocalizzato in India” (Bruce Sterling).
Competizione. La società digitale è competitiva. La concorrenza tra imprese e cittadini in rete è resa molto più accesa dall’esistenza di premi importanti per chi primeggia (e non solo nel campionato del mondo, come Google, ma anche in serie minori, come Robin Good), dalla disponibilità di metrics (anche se talvolta discutibili) forniti da servizi come Technorati o Blogbabel, e dal carattere pubblico – di common knowledge, si dice in teoria dei giochi – sia dei premi che delle metrics.
Confronto diretto. Nel mondo pre-digitale potevi essere il numero uno in un piccolo mondo: per esempio “il miglior chitarrista di Casalecchio di Reno” o “un influente ambientalista dell’appennino modenese”. Oggi questi piccoli mondi non esistono più: su myspace il bassista di provincia si confronta direttamente con Steve Vai, così come nella blogosfera l’ambientalista locale rischia di non riuscire a reggere il confronto con Al Gore. Questo porta le discussioni locali, prima di un livello uniformemente basso, a contaminarsi con pezzi di analisi molto alta.
Cooperazione. Praticamente ogni cosa che valga la pena di essere fatta in internet è il frutto di uno sforzo collettivo. La capacità di attirare sul proprio progetto l’attenzione partecipe altrui – sia che si tratti di Wikipedia che di rendere vivo e frequentato un blog personale – è diventata un fattore di successo molto importante. Questo rende il mondo digitale un mondo in cui il potere è assai più distribuito nello spazio degli agenti che in passato.
Reputazione. La reputazione in rete è un vero e proprio bene capitale, che il cittadino digitale vede accrescersi quasi “fisicamente” nell’aumento del proprio raggio d’azione. Il desiderio di costruire reputazione porta chi frequenta la rete a ricercare interazioni ripetute piuttosto che quelle one-shot. Ciò, a sua volta, si traduce in uno spazio più ampio per la cooperazione.
La logica che ho seguito è quella di raccontare il digitale a una persona intelligente e colta (tendenzialmente a un economista) che però non vive internet in modo attivo. E’ una situazione in cui, per lavoro, mi trovo assai spesso. Mi do il voto da solo: non è sbagliato, ma neanche brillante. Sei e mezzo?
Visto che Monica mi tira in ballo (chiamandomi simpaticamente “Yamato”!) provo a partecipare a questa catena che riguarda Second Life. Si tratta di dire otto cose della propria seconda vita e di chiedere a otto bloggers di fare lo stesso. Ecco, dunque:
Tutti i residenti più anziani hanno letto “Snow Crash” di Neal Stephenson e vedono SL come la realizzazione del metaverso descritto in quel libro. Il Black Sun, il locale più figo del metaverso, ha ispirato un numero impressionante di iniziative in SL, soprattutto nei primi tempi. In generale, si vede a occhio l’impatto culturale del cyberpunk, anche se oggi molto meno che in passato.
SL è un luogo dove la nobile arte della conversazione è tenuta in somma considerazione. Una persona distinta in SL si riconosce non tanto dall’aspetto fisico dell’avatar (benché i truzzi si riconoscano al volo), ma dall’eleganza del digitare, dal chiamarti per nome, dall’usare le abbreviazioni (tipo “brb” per “be right back”, che vuol dire “scusate, torno subito”, o “Mr V” per “Mr Volare”, che sono poi io) solo quando hai un minimo di confidenza e non da subito.
Per qualche motivo, mi è venuto naturale editare il mio avatar in modo da assomigliarmi abbastanza, difetti compresi. Non credevo di essere così affezionato alla mia carcassa!
Molti veterani di SL preferiscono comunicare digitando testo che parlando al microfono.
Se usi la chat voce procurati un buon microfono, o renderai agli altri abbastanza sgradevole parlare con te (“la SLetiquette di Mr. Volare”).
La mia migliore amica in SL è stata per vari mesi una che faceva la prostituta (ma nella vita reale fa la contabile). In realtà usava SL per procacciarsi clienti, poi passava su Skype per la prestazione (questo era prima che i ragazzi di Linden Labs introducessero la chat voce). Si faceva pagare in Linden dollars, il che lascia pensare che il suo movente fosse più il divertimento che il lucro. Non sono mai riuscito ad appassionarmi al genere. Mi hanno assicurato che mi perdo molto.
Per me SL ha acquistato un senso forte quando ho cominciato a pensare di usarla per lavoro anziché come luogo di cazzeggio. Io faccio il consulente e il musicista; viaggio molto, e lo faccio essenzialmente per parlare con gente fisicamente lontana (riunioni , seminari, interviste ecc.). Se si riescono a usare ambienti SL come metafora efficace di questi ambienti sociali RL, si potrebbero realizzare enormi guadagni di efficienza (meno tempo perso in viaggio), impatto ambientale (meno auto, aerei, treni…) e opportunità (possiamo interagire con gente che in RL ci è difficile incontrare). Per questo motivo sto facendo da alpha user a unAcademy (ne ho parlato qui).
Secondo me, SL come idea è vincente. SL come piattaforma, invece, mi sembra abbia un sacco di problemi: poco intuitiva, lenta, farraginosa (non so neanch’io quanti messaggi tipo “wow, latency is really bad tonight” ho letto in quindici mesi). In più, anche se ultimamente Linden ha aperto il codice sorgente del client, la loro grid è ancora proprietaria, e quindi nessuno può metterci le mani per migliorarla. La butto lì: perché non proponiamo alla Commissione europea di lanciare un progetto di una piattaforma sociale 3D tipo SL ma open source? I ragazzi di IBM, Nokia e le altre imprese tutte “social” e “open innovation” e “wikinomics” , così vicine alla Commissione, sarebbero felici di dare un mano, ci scommetto. E anche noi italiani di SL.
Mr Volare – cioè io – alla conferenza di Junikiro Jun ieri alla unAcademy
Da qualche tempo faccio da alpha user (lui direbbe “early adopter”) per un’iniziativa di Giuseppe Granieri che si chiama unAcademy, la “non-accademia”. Si tratta di una specie di scuola molto informale che organizza corsi e seminari di approfondimento in Second Life, approfittando del fatto che i ragazzi di Linden Labs hanno introdotto la chat voce (mediante microfoni e cuffie) a maggio. I temi finora trattati (“Diritto d’autore a uso dei bloggers”, “Raccontare il digitale”, “Giornalismo e nuovi media” ecc.) riflettono gli interessi di Giuseppe, il che per me è un benefit aggiuntivo perché mi interessa capire cosa pensa. Ma il punto vero di unAcademy, il motivo per cui ci investo del tempo, è sperimentare SL come metafora abilitante di interazione in tempo reale per fini di collaborazione e condivisione dell’informazione. In soldoni, voglio capire se conferenze, lezioni, seminari e riunioni nella seconda vita “funzionano” come nella prima. Ho la sensazione di imparare qualcosa? Traggo beneficio dall’interazione con le persone che partecipano, con me, a questi incontri? L’interazione è “facile” come in una sala riunioni vera o genera frustrazione, imbarazzo, perdita di senso?
(Nota bene: oltre all’interesse intellettuale c’è anche un interesse molto materiale: sto collaborando con il gruppo di Sensi Contemporanei al Ministero dello sviluppo economico – DPS. Veniamo da tutta Italia, e ogni volta che facciamo una riunione spostarci fisicamente costa tempo a noi e soldi al contribuente. Se ne potessimo sostituire efficacemente qualcuna con incontri online avremmo fortissimi guadagni di efficienza!)
La mia conclusione provvisoria è che unAcademy un po’ funziona. Funziona come metafora dell’aula o della sala riunioni: se tu ti colleghi, teleporti l’avatar alla sede dell’uA, entri in una stanza, ti siedi su un divano di fronte a un megaschermo dove vengono proiettate le slide, in qualche modo questo aiuta l’attenzione e l’interazione rispetto a, per dire, partecipare a una conference call su Skype. Stiamo provando a evolvere alcune convenzioni sociali di uso della piattaforma, che miglioreranno la qualità dell’interazione. Per esempio, nel corso sul diritto d’autore avevamo cominciato a chiedere la parola con una riga di chat testo (digitando “Domanda”). Quando ci veniva data la parola, attivavamo la chat voce e facevamo la domanda. Questo serviva a non darsi sulla voce, in una situazione in cui non puoi usare il linguaggio del corpo (agitarti sulla sedia, cercare lo sguardo del relatore ecc.) per segnalare che vuoi parlare. Un esempio molto più avanzato è “dopo la conferenza tutti in discoteca” per creare un ambiente di sano cazzeggio creativo dopo tutto quel sapere. Man mano che queste convenzioni prendono forma, migliora l’esperienza di apprendimento inworld.
Ci sono ancora diverse cose da migliorare, e di cui noi – o almeno io, che però sono solo un umile studente di uA – dobbiamo capire meglio l’impatto sull’efficacia di SL come ambiente di interazione. Una è l’audio. La conferenza del vicedirettore di Repubblica.it Vittorio Zambardino è stata uno strazio, perché aveva un microfono pessimo che distorceva il suono. Dopo quell’esperienza sono andato a comprare la migliore cuffia Logitech che ho trovato, perché ho capito che un buon audio fa la differenza nell’esperienza che gli altri hanno di te in SL se usi la chat voce.
Un’altra è la banda. uA in teoria ha un numero chiuso, ma in pratica è sempre in overbooking e tutto sommato ti fanno entrare, anche perché bisogna adottare certi accorgimenti per bloccare gli avatar non iscritti. E la banda scarseggia sempre, soprattutto sopra i 10-15 avatar presenti, il che – di nuovo – si traduce in distorsioni digitali e “pixelature” della voce del relatore. Ieri Giuseppe ha dovuto bloccare lo streaming di musica per risparmiare banda e permettere lo svolgimento della conferenza (io lo bloccherei di default, e del resto alle conferenze di uA lo tengo in mute).
Avrei molto da dire sulla mia esperienza in SL (del resto sono un veterano, visto che Mr Volare ha mosso i primi passi inworld a settembre 2006), ma per ora mi fermo qui. A presto aggiornamenti.
All’incontro della settimana scorsa di Visioni Urbane ho avuto uno strano mandato: io, uno straniero, avevo il compito di raccontare la scena creativa della Basilicata a Bruce Sterling, il nostro guru preferito. Questo è successo perché i creativi lucani non se la sono sentita di raccontarsi da soli, e hanno preferito un punto di vista esterno. Io avevo la relazione presentata a ottobre alla prima riunione fisica della scena, che era stata condivisa più o meno da tutti. L’ho un po’ arricchita e tradotta in inglese e il gioco era fatto. O no?
In realtà no. Sentivo che dalle mie slides mancava informazione, mancava la specificità della scena lucana. Andava bene per raccontare la scena ai lucani stessi, che hanno in testa i luoghi, le persone, le facce, i suoni: ma non per raccontarla a Sterling, che arriva da Austin e queste cose non conosce affatto. Allora ho chiesto ai creativi di mandarmi 3-4 foto ciascuno, scelte con l’unico criterio di volersi fare rappresentare da esse. Poi le ho inserite FRA le slides di contenuto: lista di punti importanti – foto – grafico – foto e così via. Volutamente, non ho inserito didascalie: volevo dare un’impressione estetica generale della creatività in Basilicata, un punto di vista sulla scena e non sulle singole iniziative. Mi sembra che questo trucco abbia arricchito la presentazione: certamente ho ricevuto parecchi complimenti da parte dei lucani stessi. Ecco le slides in questione:
Davide Ferrario e Andrea Zambelli, rispettivamente produttore e regista di “Mondine – Di madre in figlia” (sarebbe poi il documentario in produzione sulle Mondine di Novi e i Fiamma Fumana. Ne parlo qui e qui) hanno deciso di rinviare la prima del film dalla primavera all’autunno 2008. Motivazione ineccepibile: c’è tantissimo materiale girato, è molto bello, dobbiamo valorizzarlo e fare un film bellissimo, “che faccia ridere e piangere”. A questo punto abbiamo deciso di riprendere in mano l’idea del blog del progetto e valorizzarla un po’, tanto più che con le mondine faremo diverse cose da qui all’autunno. Abbiamo un nuovo dominio (mondine.it) e soprattutto un nuovo gruppo di redazione, fatto dalla mia vecchia amica Valeria Carletti (ho smesso di contare i concerti che si è fatto attaccata alla transenna), che sarà la voce del blog, e da un amico più recente, Freddy Mascheretti (inventore tra l’altro di questo blog), per la parte tecnologica. Abbiamo anche un guru, e cioè Luca “Vanz” Vanzella, di Daimon e Maestrini per caso: gentilissimo, ci ha dato alcuni buoni consigli durante una cena al ristorante eritreo, ma è chiaro che non ha alcuna responsabilità sul nostro operato di bloggers dilettanti. Buon lavoro a loro! Trovate il nuovo blog qui.
Sono le 9. Lascio Matera sotto una furiosa nevicata, che sta trasformando la zona in un paesaggio degno del Dottor Zivago. Mi sembra un buon momento per riflettere: sono reduce da tre giorni di lavoro full immersion su Visioni Urbane, e ancora non ho avuto il tempo di tentarne una valutazione.
Il workshop su tecnologie per la creatività di ieri l’altro con Bruce Sterling è andato certamente molto bene. Grande partecipazione, clima eccellente, e warmup mattutino con il potentino Giuseppe Granieri (qui le sue slide), che mi piace davvero molto e il cui pensiero sto cercando di capire meglio. Ha provato a preparare per le profezie di Bruce una platea il cui grado di confidenza tecnologica è molto vario, riuscendo ad essere chiaro e efficace. La sua relazione era fatta con molto, moltissimo Chris Anderson, un po’ di comuni radici lucane, un richiamo ad alcuni concetti chiave del suo libro e qualche accenno al pensiero di Sterling stesso.
Quanto a Bruce, ha fatto la sua parte molto bene, “spiazzando” più volte il nostro pensiero (anche se, diciamocelo pure, non aveva studiato gran che, e si è limitato a riciclare le cose che si era preparato per un convegno di cui è relatore oggi, a Matera. Infatti io, nella mia relazione, gli ho parlato sempre di Basilicata, e lui ha continuato a parlare soltanto di Matera. Nota a margine: se vuoi un esperto che entri davvero nel tuo problema, non scegliertelo così grande e famoso da essere portato a snobbarti. In questo caso noi non volevamo un consulente ma un visionario, e quindi va bene così). I commenti che stanno affluendo al blog di VU sono una testimonianza di quanto l’impostazione aperta e orientata ai valori della conoscenza del progetto sia stata compresa e condivisa dalla nascente community di creativi lucani.
Tutto bene, quindi? Naturalmente no. Il problema, come sempre, sono i tempi. La community creativa di VU sta strutturandosi, e credo che riuscirei a portarla a fare una vera progettazione di spazi per la creatività, ciascuno con un modello di gestione, un business plan, un’estetica e tutto. Il problema è che ci vorrebbe almeno un anno, mentre la Regione è vincolata ad avviare i cantieri per la ristrutturazione degli spazi entro la fine del 2008, il che significa decidere al massimo a marzo.
Sono in viaggio e non posso accedere alla mia biblioteca (altra nota a margine: col cavolo che è tutto online, e comunque sono sullo shuttle che mi porta all’aeroporto di Bari), ma mi viene in mente un bellissimo libro di Luigi Bobbio sulla decisione pubblica, La democrazia non abita a Gordio. L’autore, pur consigliando ai decisori pubblici di adottare un approccio molto aperto a tutti gli stakeholders, osserva che questo modello decisionale ha tempi molto lunghi, perché in genere non si tratta solo di negoziare una soluzione tra interessi diversi, ma proprio di esplorare lo spazio delle alternative, ricostruendone una mappa. Più sono i soggetti coinvolti, più alternative emergeranno, complicando il processo. D’altra parte è proprio in questo spazio che possono emergere le soluzioni brillanti e innovative che poi proteggono i progetti da veti e blocchi nella fase di realizzazione.
Il caso di VU è un po’ strano, perché ci stiamo costruendo uno spazio di interazione molto adatto alla progettazione partecipata: interessi potenzialmente convergenti, punti di riferimento culturali comuni (come le parole di Bruce ieri), alcuni valori fondanti e condivisi con chi partecipa, una conoscenza molto puntuale dello stato della creatività in questo territorio. La cosa che ci manca per fare un lavoro strepitoso è il tempo! Certo, una decisione presa a marzo potendo accedere alla community di VU sarà sempre più informata di quella che avremmo presa in sua assenza, ma il potenziale partecipativo di questo processo è ancora una frazione di ciò che potrebbe essere. Staremo a vedere…
Bellissima festa a Novi: un pranzo per festeggiare il Natale con le Mondine. Si è mangiato (benissimo, come sempre quando ci sono di mezzo le signore), si è cantato molto e si sono ascoltati “pezzi” di teatro popolare in dialetto fatti dal Gruppo Padano di Piadena, che tra l’altro cantano BENISSIMO, sono una specie di mondine maschi. Una bellissima scoperta! Le mondine hanno anche fatto un “pezzo teatrale” a tema natalizio tutto loro, intitolato “Se i Re Magi fossero donne”. Da manuale Agnes che faceva il bue con un cartello “mucca pazza”. Grandiose. Buon Natale a tutte!
Lady Jessica era qui a Milano ieri per incontrare con noi un po’ di persone. Ci ha portato un’anteprima del suo disco, un “remix” di registrazioni d’epoca (raccolti negli anni 60) di canti popolari dell’aretino. Si chiama “In dote”, ed è BELLISSIMO, pieno di amore e rispetto per la tradizione di musica, lingua e cultura che, appunto, costituisce la dote della nostra Lady toscana, e di tutti noi. Uscirà a giorni per Suoni e Armonie, secondo me è una delle cose migliori mai fatte sulla musica popolare italiana. Come sono contento!