Io gridavo cose giuste

Il tour di 40 anni è partito stasera: gran bella atmosfera, sala piena e anche gli errori (ne facciamo, ne facciamo) sono l’occasione per farsi due risate. Cisco ha avuto un’idea geniale per la sigla iniziale, che si capisce guardando il video.

February 5, 2010     Alberto     40 anni     , , ,      3 comments | show

Vecchi amici, a quarant’anni

E così, ho passato un fine settimana con Cisco e Giovanni, in una casetta della bassa reggiana assediata da un nebbione impressionante. Abbiamo rievocato i vecchi tempi e ci siamo confrontati su quelli nuovi, abbiamo riso, cucinato (Cisco) e bevuto. E soprattutto abbiamo suonato insieme, cercando l’assetto di un concerto che nasce disarmato e fragile (due chitarre acustiche, una fisarmonica, una voce), e va incontro al mondo con quel poco che ha.

E’ stato bello, dopo oltre dieci anni, provare con Cisco e Gio. I miei vecchi compagni di palco hanno macinato vittorie e sconfitte rimanendo sempre due belle persone, e sono orgoglioso di chiamarli miei amici. E mi è venuto in mente l’Ulisse di Tennyson, in particolare la parte finale. Mi sono permesso di ritradurla perché in rete ho trovato solo la traduzione di Pascoli, bellissima ma dal linguaggio un po’ troppo datato, perfino più di noi. La dedico a Cisco e Gio, e a tutti noi quarantenni che non abbiamo ancora mollato il colpo.

[...] Venite, amici: non è troppo tardi per cercare
Un mondo nuovo. Spingete, state ai remi, e solchiamo
le onde mormoranti; ché ho deciso
Di andare oltre il tramonto, dove svaniscono
Le stelle occidentali, finché muoia.
Può darsi che ci inghiottano gli abissi:
Può darsi che approdiamo alle Isole Felici
E incontriamo, di nuovo, il grande Achille.

Abbiamo perso molto, molto resta; certo,
Non abbiamo più quella forza che a suo tempo
Scuoteva cielo e terra. Ma ciò che siamo, siamo:
La stessa tempra nei cuori degli eroi,
Resi deboli dal tempo e dal destino, ma decisi
A lottare, cercare, trovare, e non arrendersi.

January 28, 2010     Alberto     40 anni, Alberto     , ,      3 comments | show

To-dos for 2010: publish a book on user-generated government

The other thing I am going to do in 2010 is publish a book, my first. It will be probably called “Wikicracy”, and will deal with my experienc and thinking about user generated public policy. I started to write it in summer 2009, and I am bout to finish the first draft.

I don’t write just for people in my line of business, but for any intelligent individual who wonders why public policy seems unable to hold its ground as it confronts the problem of solving the problems of an ever more complex society. I claim that the problem may be seen as as a structural eyeballs deficit, and I suggest we try to solve it with the tools of mass collaboration, mediated by the Internet. This means managing a paradox: the networks of individuals linked by information exchanges are extremely powerful information processing entities, but by definition they cannot be controlled top-down. Yet the goals of public policy are set by the democratic process, and therefore exogenous to the networks themselves, at least in part. Is it possible to “persuade” these networks to move along a trajectory which is consistent with policy goals? I think it is. It’s difficult, but it can be done (in the book I also discuss the “how-to”)

Anyway it can’t be more difficult than writing the damned book. This is one of the hardest things I’ve ever done.

January 25, 2010     Alberto     Alberto, e-government 2.0     , , , , ,      4 comments | show

Data to the people: the British government releases its datasets

Good news: sir Tim Berners-Lee convinced the British Gov to release its data for the public to use (thus spake BBC). data.gov.uklaunched in September; as I write it sports 2,879 datasets, and counting (in fact no one knows exactly how big is the mountain of data the British government – and all governments really – is sitting on). Developers seem interested: there’s already 29 apps running in those data, including the pretty spectacular Cyclestreets. The Mayor of London Boris Johnson wants to play too: he’s announced the opening of a digital warehouse with an initial 200 datasets relevant for the capital.

I find it hard to overestimate the impact of this move. Not only for the myriad of services that become possible, but also because it builds a place where hackers and civil servants are allowed – and indeed must – interact. In so doing, it facilitates the “coming together” of two cultures, the administration and the internet culture, whose alliance can really be a powerful force for modernity and civilization building, like I wrote after Wikicrats.

What about us Italians? It would be interesting to hear the opinion of some of those digital civil servants out there…

(Hat tip: Alberto D’Ottavi)

January 22, 2010     Alberto     e-government 2.0     , , , , , , , , ,      comment

Boostrapping culturale e superpoteri

Un piccolo segno eloquente di una community che cresce: nell’estate 2008, quando Kublai era neonata, abbiamo fatto alcuni video per cercare di comunicare cosa volevamo fare, e in particolare chi sono i creativi, le persone che vogliamo valorizzare. Ci ho lavorato tre mesi. Nonostante collaboratori molto bravi e professionali sul fronte video, alla fine della strada l’unico luogo dove potevamo prendere il modo di raccontare questa storia era la mia testa.

Un anno e mezzo dopo, serviva un altro video. A questo punto la storia da raccontare è dispersa in tante teste invece che concentrata nella mia, quindi abbiamo deciso di lavorare con una specie di iperdelega: una persona della community (Chantal) ha realizzato il video, un’altra (Augusto) le ha fatto il briefing. Il mio lavoro è stato lanciare l’idea, individuare una persona a cui chiedere il primo consiglio, reperire un minimo di risorse e togliermi di mezzo. Il risultato non è Kublai come lo vedo io, ma come lo vedono loro, il che funziona molto meglio per questo tipo di comunicazione! E mi è costato: zero riunioni; una telefonata di due minuti di conferma finale; quattro email, contate. Dal momento in cui abbiamo detto “ehi, facciamo un video!” alla consegna sono passati quattro giorni e mezzo, di cui due e mezzo lavorativi. Sembra di avere i superpoteri! Niente da fare: quando condividi una cultura l’efficienza del sistema aumenta in modo spettacolare, come ha mostrato Annalee Saxenian. E se riusciamo ad imparare il trucco per costruire comunità che condividano una proposta culturale… sarà come avere in giardino la pianta di superarachidi, quelle che trasformano Pippo in Super Pippo. Ta-dah!

January 20, 2010     Alberto     e-government 2.0     comment

Paura e delirio su la Stampa e Nòva

Non leggo quasi più i giornali. E’ un gesto di autodifesa: serve a mettere un cordone sanitario tra il mio cervello e quella specie di allucinazione consensuale à la Matrix che mi arriva dalle cosiddette news. Ogni tanto però qualcosa leggo, un po’ perché ne ho letti due-tre al giorno per buona parte della mia vita (“la preghiera del mattino del laico”, diceva Hegel) e un po’ perché credo sia utile per capire la forma di pazzia da cui tanti sono afflitti.

Questa settimana ero a Torino, e nel mio albergo si trovava La Stampa – che io sono abitutato a pensare come un quotidiano magari compassato, magari provinciale, ma serio, anche troppo. E così – di prima mattina – mi sono trovato la giornata rovinata da un santino di Craxi, finanziatore dei movimenti di liberazione del sud del mondo. Interessante. A me risultava che Craxi e i suoi sono stati protagonisti di un megascandalo con cui i soldi della cooperazione italiana finivano a gente come Mengistu; e poi – fatto non irrilevante – la generosità di Craxi non era finanziata con i suoi soldi, ma con i nostri. Ma con una fonte affidabile come la “lepre marzolina”, come lo chiamava l’Economist – Francesco Cossiga il giornalista professionale Fabio Martini va tranquillo.

Ho provato a rifugiarmi in Nòva (una delle poche pubblicazioni che compro), che ha pubblicato sul numero di giovedì un’intervista a Brian Arthur in occasione dell’uscita del suo nuovo libro in traduzione italiana. Arthur è un pensatore autorevole e propone un’idea controversa: che l’innovazione tecnologica sia un processo analogo all’evoluzione in biologia. Con un soggetto simile, il tono dell’articolo (purtroppo non lo trovo online) era stranamente vacuo, come se fosse più interessato all’hype scientifico più che a presentare in modo equilibrato l’idea proposta nel contesto della discussione scientifica a cui contribuisce. In che cosa consiste esattamente una teoria evolutiva in biologia? Quali sono i suoi meccanismi fondamentali? Quali sono i loro analoghi nell’innovazione tecnologica, e possono funzionare nello stesso modo? Cosa ne pensano i pari di Arthur, le persone con le quali egli discute? Nemmeno un cenno. Casualmente ero con David, che a questo problema ha dato contributi fondamentali; gli mostrato l’articolo e lui ha ricostruito la discussione per noi.

Tra distorsioni (su Craxi) e svuotamenti di significato (su Arthur) sono state letture davvero poco gratificanti. Dopo alcuni anni di quasi totale astinenza dai media mi sembra di avere preso la pillola rossa – come Neo in Matrix – e di essermi svegliato nel mondo reale. Grazie all’organizzazione di Morpheus e della resistenza posso rientrare in Matrix, ma non mi sembra più reale come prima; posso leggere i giornali, ma metterli in discussione mi è diventato istintivo. Li leggo con una distanza critica incomparabilmente superiore al passato: ed è Internet a renderla possibile. Ragione di più per non darla per scontata.

(Tra l’altro, Arthur stesso rimarca la differenza tra la teoria di Darwin e la propria qui.)

January 18, 2010     Alberto     internet     , , , , , , ,      3 comments | show

To-dos in 2010: study (more) complexity economics

I still want to travel less, but the occasion is worth an exception. I am in Turin to follow David Lane’s course on what he calls “innovation in agent-artifact space”. David, I freely admit it, is one of my heroes. To begin with, he was in the economics program of the Santa Fe Institute – the cradle of complexity science and its multidisciplinary approach – from the very start: he was one of its directors after Brian Arthur got it its headstart. Sitting in one of his lectures is like riding in a rollercoaster designed by a sadistic architect: he darts from modelling ant behaviour in an anthill to flint axe bulding techniques in the Neolithic age. I hold on for dear life and hope my brain is still in one piece at the end of the lecture.

I’m convinced that the complexity approach to economics will bear fruit. It’s super-agile, because it borrows modeling strategies and hacks from biology, physics, computer science, network math, ethnography, you name it; and it’s very rigorous, because its champions tend to be better than traditional economists at math (though the latter are also very good in a different, more static kind of way). So I forge on, hoping to understand better the emergence phenomena unfolding right in my backyard – most recently the self-organization of the program for the Kublai Camp 2010. I’m stubborn enough that at some point I’ll see the light, I hope.

January 11, 2010     Alberto     complexity economics     , , , ,      3 comments | show

Buoni propositi per il 2010: fare un tour con Cisco e Giovanni

Da giovane suonavo in un gruppo, i Modena City Ramblers, che ha avuto un certo successo. E anche una cosa in più: per un breve tempo, nella seconda metà dei ruggenti anni 90 (Stiglitz dixit), è stato una (piccola) band generazionale.

Erano anni interessanti. La gente si arricchiva in borsa con il boom delle dotcom, Mani Pulite spazzava via la prima repubblica e i viaggi aerei a basso costo ci permettevano di visitare luoghi mai visti prima. Era un tempo di ottimismo e di espansione degli spazi di libertà. Era il nostro tempo.

Poi, negli anni 2000 i finanzieri hanno creato e poi fatto scoppiare bolle tossiche; la seconda repubblica è diventata quello che sappiamo; e i viaggi esotici sono venuti associandosi alle perquisizioni negli aeroporti e alla prostituzione infantile. Si costruisce e si lavora ancora, ma senza facili ottimismi, con la guardia alta e parecchie cicatrici; e se si può credere in qualcosa, questo qualcosa sono le persone. Non tutte.

Quasi tutti i fondatori se ne sono andati dai Modena City Ramblers. Io ho lasciato a maggio del 2000.

E nel 2010, Cisco, Giovanni e io torneremo a fare un tour insieme, dopo oltre dieci anni (l’ultimo fu a fine 1999). Non si tratta di una reunion (Cisco è l’unico che fa ancora il musicista di professione, Gio e io facciamo altro e ci sta bene così), e nemmeno di nostalgia, grazie. Abbiamo voglia di tornare a confrontarci con noi stessi, con la nostra generazione e con quelle che sono venute dopo: raccontando la nostra storia, che poi è quella di molti, attraverso le canzoni vecchie e quelle nuove. Senza nasconderci gli errori, e sono tanti, ma con l’orgoglio di non avere mai, mai seguito l’andazzo.

Il concerto si chiamerà “40 anni” in onore di una vecchia canzone e della nostra età attuale (facile). Prime date a febbraio. Non ho ancora nemmeno un sito a cui ridirigervi, state in contatto.

January 7, 2010     Alberto     40 anni, Alberto     , , , , ,      3 comments | show

Buoni propositi per il 2010: ridurre i viaggi di lavoro

In 2009 I travelled on business a lot. Too much. I am waiting the second six-months Dopplr report, but I think I am somewhere around 100,000 kms, with the consequences that you can imagine in terms of pollution and congestion. Well, as information transport technology go, motorways, trains and airplanes are spectacularly inefficient. It’s like propelling a boat by exploding dynamite aft of the vessel, and counting on the explosion’s shockwave to move it: it (kinda) works, but it iss damaging, dangerous and very, very coarse.

Gli esperti di mobilità non hanno ancora capito una cosa assolutamente ovvia: il sostituto dell’auto non è l’auto elettrica o a idrogeno. Non è il trasporto pubblico urbano. E’ internet, che sposta informazione senza spostare atomi (giusto qualche elettrone, che pesa mooolto meno di noi). Mobility experts are not getting something which should be absolutely obvious: the substitute technology for the car is not the electric (or hydrogen) car; nor is it public transport. It is the Internet, which is good at transporting information without moving atoms around (it does move a few electrons, but those are waaay lighter than us.

Let’s make a deal, in the interest of the planet and of our own well-being: let us all buy a 20 euro headphones and microphone, install Skype and Second Life for interacting with others. Above all, it would be a great idea to learn to coordinate with our colleagues in writing – and asinchronously. There’s quite a lot of great tools out there to help us – many of them free – so we can all enjoy working from our offices in the clouds. Let’s travel, by all means, but let’s do it to explore new or beautiful places, or to give a hug to a loved one. And let’s finally dispose of a really obsolete technology that everybody hates: the meeting.

Buoni propositi per il 2010: fare più feste

Grazie all’iniziativa di Nadia, abbiamo passato il capodanno nel modo più normale del mondo: facendo una festa. Dividendo cibo, bevande, musica e conversazione con amici (e amici di amici, che spesso sono la sorpresa più bella). E, sorpresa! Salta fuori che le reti sociali non sono solo quelle a cui si accede passando per un login; e che le parole “community” e “condividere” acquistano spessore e ricchezza di significati quando fai il dj per i tuoi amici con la tua musica preferita invece di limitarti a cliccare sul bottone “Share this!”.

Poi per carità, siamo tutti cittadini del web – basti pensare che, invece di accendere la televisione, abbiamo fatto il countdown mediante un widget installato su questo blog. Quindi, anche nel 2010 ci vediamo nella blogsfera, su Twitter e Facebook, ai vari barcamp etc. etc. Ma sapete una cosa? Faremo più feste. Andremo a trovare gli amici. Passeremo più tempo insieme. Passate quando volete, mi trovate quasi sempre.

(Grazie a Alberto e Federica per la cronaca su Twitter).

January 1, 2010     Alberto     Alberto     comment

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